DELLY.

Cuori nemici: Orietta.

1960. Casa Editrice Salani, Firenze.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Notizie su Delly.
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Delly  in realt uno pseudonimo collettivo, adottato da Jeanne-Marie Petitjean de la Rosire, nata ad Avignone il 13 settembre 1875, e suo fratello Frdric Petitjean de la Rosire, nato a Vannes nel 1876. 
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. 
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione. 
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria , la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi - ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925 - e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello. 
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Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly". 
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Il romanzo rosa,
Quello di Delly  stato considerato il prototipo del romanzo popolare, soprattutto di romanzi rosa. Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori. 
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PARTE PRIMA.
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Capitolo 1.
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Nella grande sala, dove don Alberto Farnella
si svegli, dopo la solita siesta, faceva
quasi fresco, nonostante la giornata caldissima.
Attraverso le lastre sporche della porta
a vetri, si scorgeva un angolo del giardino
ombroso, lasciato in abbandono. Le rame di
un vecchio fico, arrivando sino alla finestra,
impedivano alla luce viva del giorno estivo
di entrare nella stanza. Ma che importava
a don Alberto? La sua vista, cos debole che
non gli permetteva pi di leggere, lo lasciava
indifferente alle trascuratezze del suo unico
servitore campagnuolo.
Si svegli e sbadigli lentamente; scacci
con la mano bruna, ma scarna, una mosca
che gli s'era posata sui capelli radi e grigi:
allora la mosca cominci a passeggiargli sul
viso magro e ossuto, in cui il colore abbronzato
dal sole del Brasile cedeva al pallore
della malattia.
Un ometto rosso, curvo e zoppicante apparve
sulla soglia della porta che dava sul
vestibolo a vlta, lastricato di piastrelle di
marmo, alcune delle quali erano spezzate.
L'ometto indossava una specie di grembiule
a sacco tutto macchiato.
- Uno straniero  entrato nel giardino e
chiede di parlare col signor conte, - disse
con voce stridula.
Don Alberto si sollev sulla vecchia poltrona,
zoppicante come il servitore.
- Uno straniero?... Ha detto il suo nome?
- Mi ha dato il suo biglietto da visita...
Ma non  dei nostri posti: ha una parlata
forestiera. -
Luca, parlando, si avanz e con le dita
sporche di terra porse il biglietto al padrone,
che tent inutilmente di leggere il nome
che vi era stampato.
- Non ci vedo, - disse con impazienza.
- Com' questo signore?
- Pare una persona perbene, signor conte!...
Molto perbene.  vestito come nessuno
si veste qui da noi, e...
- Fatelo entrare! - interruppe don Alberto,
per tagliar corto alla verbosit di
Luca.
Si raddrizz nella poltrona, stir le pieghe
della vecchia veste da camera che indossava,
e mormor:
- Mi domando chi pu venire a trovarmi!
Non ho pi amici; non ho pi nessuno... -
Un passo fermo, risoluto, rison sui mattoni
del vestibolo: don Alberto volt la testa
e intravide una persona alta e snella.
Disse cortesemente:
- Scusatemi, signore, se non mi alzo...
La malattia mi costringe all'immobilit...
- Sono io che vi prego di scusarmi per
esser venuto a disturbarvi, - rispose una
voce armoniosa, in un buon italiano, ma con
spiccato accento inglese.
Don Alberto trasal; si chin verso lo straniero
e chiese con un tono sospettoso:
- Siete inglese?
- Ma s, signore... Il mio biglietto deve
avervi detto...
- Non ho potuto leggerlo: ci vedo poco.
- Sono lord Gualtiero Falsdone, marchese
di Shesbury.
- Lord Gualtiero Falsdone? Il figlio di...
di lord Cecil? - chiese il vecchio turbandosi
in viso.
- S, don Alberto. Vengo per sapere se
veramente non c' modo d'identificare quelle
due fanciulle: Orietta e Faustina.
- Ah, per questo?... Io, in altri tempi, non
ho potuto; ma forse ora c' una speranza. -
Lo sguardo di Gualtiero s'illumin.
- Una speranza, dite?
- S... Prendete una seggiola... se ne trovate
una solida! Vedete, mylord: qui, tutto
 in rovina, abbandonato... -
Un'espressione d'amarezza gl'incresp le
labbra, mentre soggiungeva:
- Intorno a me, come dentro di me! -
Gualtiero trov uno sgabello, quasi in buono
stato, e and a sedersi accanto al malato.
Poi domand:
- Qual' questa speranza, don Alberto?
- La madre di Bianca Darielli... di lady
Bianca Falsdone, poich questo era il cognome
a cui aveva diritto legittimamente,
divenne pazza dopo la morte della figlia...
Lo sapevate?
- S, lo sapevo.
- Essa  ancora nella casa di cura dove
la feci internare. Fino a questo momento il
suo stato non aveva presentato nessun miglioramento,
ma sono venuti poco fa ad avvertirmi
che  morente, colpita da polmonite,
e pare che la sua mente malata riacquisti la
lucidit.
- Dov' questa casa di cura? - domand
lord Shesbury precipitosamente. - Ci vado
subito. Nella lettera che scriveste a mio padre,
voi dicevate, non  vero, che donna Paola
era sola, vicino alla figlia, quando questa
dette alla luce la bambina?
- Almeno lo credo... Non potei scoprire
se era stata assistita da qualche altra persona...
Forse, se avesse uno sprazzo di lucidit
prima di morire, potreste sapere se osserv
un segno qualsiasi. Per esempio, quella
macchiolina rossa sotto il braccio che una
delle bimbe, quella che chiamammo, a caso,
Faustina, aveva ancora poco tempo prima che
io le mandassi tutt'e due a vostro padre.
- S,  una speranza... L'unica, vero?
- L'unica, e debole molto! Pu darsi che
donna Paola, nella commozione e nell'agitazione
di quei momenti, non abbia notato nulla.
Ma si pu tentare, tanto per non aver
niente da rimproverarsi. Io, ora, non sono
pi nulla, sono un essere mezzo morto, e,
personalmente, non m'importa pi niente di
sapere la verit.
- Come? Non desiderate sapere quale di
quelle due fanciulle  vostra figlia? Eppure
se, come immagino,  quella che noi chiamiamo
Orietta, potreste andarne davvero superbo. -
Don Alberto scosse la testa, e un sorriso
amaro schiuse le labbra aride, ombreggiate
dai folti baffi grigi.
-  troppo tardi. In altri tempi, avrei
potuto amare mia figlia... Ma nel timore di
amare la figlia di lord Falsdone, non ho voluto
affezionarmi a nessuna delle due. Ora
 troppo tardi! - ripet con tristezza.
Dopo un breve silenzio, lord Shesbury domand:
- Volete darmi l'indirizzo di quella casa
di cura?
- La Casa Sant'Anna, vicino a Perugia.
-  proprio a Perugia che ho preso alloggio.
- Allora  semplicissimo! Direte che son
io che vi mando... Sarebbe desiderabile, per
quelle due fanciulle, che la situazione fosse
chiarita. Presto saranno in et da marito...
Avete scorto nulla, nella loro fisonomia, nelle
loro maniere, che possa mettervi sulla buona
strada?
- A volte mi pare di vedere in Faustina
gesti ed espressioni di fisonomia che mi rammentano
mio padre e mia sorella.
- Si assomigliano ancora?
- S, ma Faustina, come bellezza e come
carattere,  soltanto un pallido riflesso di
Orietta. Questa  ardente, orgogliosa, capace,
credo, tanto di un'ardente passione, quanto
di un rancore inestinguibile... - e lord Shesbury
soggiunse, sorridendo: - Ne ho avuto
la prova! Quando arriv a Falsdone-Hall,
non l'accolsi molto bene, anzi fui scortese e
violento... Ebbene, ella me ne serba sempre
rancore! Invece, per mia sorella, che ha un
carattere un po' difficile per tutti, Orietta 
un'amica devota e affezionata. -
Don Alberto si pass la mano sulla fronte.
- Beatrice era tale e quale, - mormor.
- Le fu molto difficile perdonare... Perdon
soltanto quando vide tornare la cugina infelice
e abbandonata. Allora, quando Bianca,
ammalata, la mand a chiamare, ella chiese
a Dio il coraggio di rispondere... e disse:
S, vengo subito!.... Anche Beatrice era
un'anima ardente, bench questo ardore fosse
nascosto dall'orgoglio...
- Don Alberto, credo che Orietta sia vostra
figlia.
- Non importa! Non importa! Il mio cuore
 inaridito, il mio cuore  morto! Beatrice
lo ha ucciso, quando capii che essa amava
sempre quell'uomo, quel... Perdonatemi,
lord Shesbury; non voglio dimenticare che
era vostro padre.
- Don Alberto, negli ultimi anni della sua
vita egli s'era pentito amaramente.
- Che Dio abbia piet di lui! - disse il
malato con voce sorda. - Sto per morire,
e cerco di dimenticare l'odio, prima di comparire
davanti al Giudice Supremo. Ma  una
lotta difficile... Dite alle bimbe di pregare
per me... Orietta mi ha scritto, lo sapevate?
- S, me lo ha fatto sapere, rimettendomi
il denaro che le avevate mandato.  un carattere
altero, don Alberto; un'anima come
non ne vedo di simili fra le donne che conosco,
- disse Gualtiero con un sorrisetto sarcastico.
- Meglio cos! Se  mia figlia, ha ereditato
questa qualit da sua madre e da me.
Bianca era pi debole, pi rassegnata alla
volont degli altri... Mylord, andrete a Perugia
per vedere gli atti dello Stato civile,
comprovanti il matrimonio di vostro padre
e la nascita di sua figlia?
- Forse, ma soltanto dopo essere stato alla
Casa Sant'Anna.
- Fu vostro padre che, dieci anni or sono,
chiese informazioni sulle bambine?
- S, fu lui!
- Ma le stesse informazioni furono richieste
anche l'anno dopo.
- Come? In quale epoca? Mio padre mor
nel marzo del milleottocentosettanta.
- Aspettate che mi rammenti... Il curato
di Faletti me ne ha parlato l'altro giorno.
Un individuo, una specie di uomo d'affari,
giunto da Firenze, si present a lui e gli
chiese di vedere gli atti dello Stato civile riguardanti
la nascita delle due bambine. Il
curato lo mand a Perugia dove Bianca e
Beatrice si erano sposate e dove erano nate
le loro figlie. Il curato  vecchio, ma ha una
buona memoria e si ricorda che ci avvenne
nel settembre del milleottocentosettantuno.
- Allora quella volta non fu mio padre.
- Poco tempo dopo, gli scrisse il curato
di San Paolo, ad Aberly, chiedendogli un
estratto degli atti di battesimo di Orietta e
di Faustina Farnella. Egli li sped, ma spieg
come fosse impossibile sapere quale fosse
l'atto di nascita di ciascuna, e non so come
se la cav il curato di Aberly...
- Non lo so neanch' io. Bisogner che me
ne informi; ma non so spiegarmi perch
siano state chieste queste informazioni poco
dopo la morte di mio padre... Non lo sospettavo
neanche...  una cosa piuttosto
strana!
- S, chi poteva avere interesse a far ci?
Dal lato dei Farnella e dei Darielli, esse non
hanno pi nessun parente... Forse qualcuno
della vostra famiglia, spinto dalla curiosit,
mylord?
- Lo sapr, - disse brevemente lord Gualtiero,
che si alz, scusandosi di avere, forse,
stancato l'ammalato.
- Bah! Poco importa!... Per quello che
mi resta ancora da vivere!... Mylord, fatemi
sapere il resultato delle vostre indagini.
Sar felice di sapere che le fanciulle sono
uscite da questa situazione strana e imbarazzante.
Non posso fare altro per loro, che
augurarlo sinceramente... Siate buono con
loro, lord Shesbury! Del resto, quello che
state facendo mi dimostra che v'interessate
seriamente a quelle fanciulle.
- Nel modo pi serio, don Alberto. Andrei
ai confini del mondo, se sapessi di trovarvi
la soluzione di questo enimma! -
Lord Shesbury strinse la mano bruna e
scarna di don Alberto ed usc dalla stanza.
Don Alberto rest immobile, ascoltando il
rumore dei passi che si allontanavano, poi
mormor:
- Non ha la voce di suo padre: ha una
voce che mi piace, netta, imperiosa, leale;
il suo passo rivela una natura volontaria e
risoluta... Lord Falsdone era un debole, ed
anche Bianca... ed anche donna Paola, mentre
Beatrice... Beatrice non ha avuto la forza
di scacciare la passione dal suo cuore...
Anch'io sono un debole: non ho saputo vincere
l'odio e il dolore... Signore, perdonatemi!
Ho peccato per orgoglio! -
Si strinse forte le mani, torcendole per la
disperazione, chin la testa, e lacrime amare
di pentimento gli scorsero lungo le guance
incavate.


Capitolo 2.

La Casa Sant'Anna era un manicomio per
le persone di scarsi mezzi finanziari, un vecchio
lebbrosario riadattato, bene o male, all'uso
nuovo. Nonostante la bellezza del paesaggio
che lo circondava, i muri di colore
oscuro, con le finestrine a inferriata, davano
alla costruzione un aspetto desolato. Ma i
pazzi vi godevano un'aria pura, e i pi calmi
passavano lunghe ore nel giardino ombroso,
che essi medesimi coltivavano, perch il bilancio
dell'ospedale non permetteva la spesa
di un giardiniere.
Lord Shesbury fu ricevuto in un parlatorio
fornito di sedili impagliati. La direttrice, una
donna alta e magra, vestita con trascuratezza,
guard dapprima sospettosamente il visitatore,
ma divent subito gentile non appena
ne ebbe osservati il viso altero e l'eleganza
aristocratica. La signora Darielli stava molto
male, ma parlava ancora. Da qualche giorno
aveva riacquistato la lucidit di mente e aveva
nominato pi volte la nipotina, domandando
che cosa era avvenuto di lei. Se il signor
marchese voleva vederla, era quello il
momento opportuno, perch ella non aveva
che poche ore da vivere.
Lungo un corridoio scuro, invaso dagli odori
della cucina, lord Shesbury segu la direttrice
fino alla lunga corsia che serviva da
dormitorio. Un raggio di sole, entrando dalle
finestrelle aperte vicino al soffitto, arrivava
fino al letto su cui donna Paola agonizzava.
Gualtiero vide un viso magro e rugoso e alcune
ciocche di capelli grigi che sfuggivano
dalla cuffia. Le palpebre si schiusero, e due
occhi cupi guardarono l'intruso.
- Cara signora, ecco una visita per voi,
- disse la direttrice sorridendo. - Il marchese
di Shesbury che viene in nome di don
Alberto Farnella...
- Don Alberto Farnella? - ripet l'ammalata.
Parlava con difficolt, ma il suo sguardo
era lucido.
Lord Gualtiero disse alla direttrice:
- Signora, lasciateci, per favore. -
E la donna se n'and con un inchino.
Lord Shesbury sedette accanto al lettino
e si chin verso la vecchia signora.
- Donna Paola, io desidero farvi parlare
meno che sia possibile. Vi dir, in poche parole,
perch sono venuto da voi e vi rivolger
una sola domanda... -
Nell'ascoltare il racconto del giovane, donna
Paola si mostr prima sorpresa, poi commossa,
infine vivamente agitata... E ad un
tratto lo interruppe, e balbett come se stesse
per soffocare:
- Ma io... la riconoscerei, la mia nipotina...
Una macchia... una macchiolina rossa
sotto il braccio...
- Ah, la osservaste? - disse lord Shesbury
trionfante. - Secondo la balia, una
delle piccine aveva quel segno. Se esiste ancora,
sar facilissimo identificare Faustina
Falsdone... mia sorella.
- Vostra sorella? S... la figlia di quell'uomo
che uccise mia figlia... -
I lineamenti della morente si contrassero
e un lampo d'angoscia travers l'azzurro
cupo dei suoi occhi, mentre soggiungeva:
- La mia Bianca!... Era cos bella e lo
amava tanto! Avrei voluto conoscere la sua
bambina... Ma ora per me  finita!... -
Chiuse gli occhi e mormor:
- Direte a mia nipote che la benedico...
La macchiolina... Bisogna trovare la macchiolina
rossa...
- Dite un po', donna Paola: la vedeste
voi soltanto?
- No... la mostrai anche ad una giovane
domestica, che part la sera stessa per il suo
villaggio, dove i suoi genitori stavano per
morire, colpiti dall'epidemia... Rosa Martino,
a... Portalla... -
La povera donna, colpita da una soffocazione,
non pot pronunziare altre parole.
Lord Shesbury chiam e un' infermiera and
ad avvertire la direttrice. Lord Gualtiero le
disse di usare alla morente tutte le cure possibili,
che egli avrebbe pagato, e, quando fosse
morta, di onorarla con esequie dignitose,
per le quali avrebbe depositato una somma
presso un banchiere di Perugia. Domand
quindi le informazioni necessarie per farsi
condurre al villaggio di Portalla, e vi si rec
il giorno stesso in vettura.
Rosa Martino era sposata e madre di famiglia:
lord Shesbury la trov nella sua povera
casa e ottenne la conferma di quanto
aveva osservato donna Paola.
- S, signore! Era una macchia rotonda,
abbastanza grande, che risaltava sulla pelle
bianca della bimba. Oh, me ne rammento benissimo! -
Ricevette, sorpresa e felice, alcune monete
d'oro che quel signore le diede in cambio di
quell' informazione, di cui parve molto soddisfatto.
Il giorno dopo, lord Gualtiero and a Perugia,
per prender visione degli atti dello
Stato civile riguardanti le due fanciulle, e
il curato gli conferm che sette anni prima
erano state chieste informazioni da un uomo
di affari di Firenze, il quale aveva detto di
essere stato incaricato da un parente delle
fanciulle.
Lord Shesbury and, quindi, ad informare
don Alberto dei risultati della sua visita a
donna Paola, e, avendo saputo che questa era
morta due ore dopo che egli era stato a trovarla,
decise d'intervenire alle esequie come
rappresentante di sua nipote Faustina.
Adempiuto questo dovere, riprese il viaggio
di ritorno verso l'Inghilterra.


Capitolo 3.

Lord Shesbury, prima di partire per l'Italia,
aveva lasciato alla signora Rockton istruzioni
precise a proposito delle pupille. La
dama di compagnia doveva subito scegliere
per loro i migliori professori di musica, disegno
e letteratura, senza tralasciare l'equitazione.
Doveva procurare alle due fanciulle
distrazioni adatte alla loro et, senza per
altro lasciarle partecipare ai divertimenti
mondani della stagione londinese.
- Sembra che prenda sul serio il suo incarico
di tutore, - aveva fatto osservare lady
Pamela al signor Barford.
- Ve l'ho detto pi di una volta, amica
mia, che Gualtiero ha un carattere molto differente
da quello del padre... un carattere
che pu riserbarci delle sorprese... Badate:
quando torna, fingete di non saper nulla, nel
caso che fosse andato laggi a prendere informazioni
sulle fanciulle. State attenta, Pamela,
perch basterebbe un' inezia a fargli
capire che sapevate come stavano veramente
le cose. -
Rosa aveva seguito la madre a Londra contro
voglia ed era ricaduta nel suo umor nero,
che faceva sentire anche ad Orietta, bench
questa riuscisse a divagarla un poco. Orietta
aveva molta pazienza con quella bimba ammalata
e la convinse ad assistere a qualcuna
delle lezioni che davano a Faustina e a lei i
professori pi celebri di Londra.
- Ma, cara piccina, essi chiedono degli stipendi
enormi! - disse lady Pamela, quando
la figlia le ebbe espresso quel desiderio. -
Con quello che mi d lord Shesbury arrivo
appena a condurre una vita degna della nostra
situazione. Sai che tuo fratello  poco
generoso con noi, mentre sperpera il denaro
per istruire quelle due straniere...
- Fa bene!... - esclam impetuosamente
Rosa. - Ma sono certa, mamma, che potreste
benissimo pagarmi quelle lezioni... Il vostro
abito pi modesto, costa di pi!
- Mia figlia, ora, mi accusa di spendere
troppo per i miei vestiti? - disse arrabbiata
lady Pamela. - Rosa, sappi che in questi
ultimi anni ho dovuto ritardare il pagamento
di molte fatture, per farti fare le cure necessarie,
che costavano molto. Lord Shesbury,
al quale avevo chiesto un aumento di rendita,
mi ha risposto che la somma stabilita dal padre
gli pareva pi che sufficiente. Perci ho
dovuto arrangiarmi... Ora debbo ancora pagare
alcuni conti arretrati; perci, figlia mia,
 impossibile ch'io possa pagarti le lezioni
che mi chiedi... -
Rosa, ferita dall'allusione della madre alle
cure richieste dalla sua salute, ebbe una crisi
di collera che provoc un accesso di febbre.
Lady Shesbury, inquieta, le promise che le
avrebbe fatto dare tutte le lezioni che desiderava;
ma Rosa afferm che non aveva nessuna
voglia di sentirsi rimproverare un giorno
ci che le sarebbe costata! Avrebbe invece
domandato ad Orietta di ripeterle le lezioni
di quei professori, che la sorella del pi ricco
signore d'Inghilterra non poteva pagarsi!
Lady Pamela, allora, se la prese, non con
Rosa, ma con Orietta, mostrandole un viso
pi scuro del solito, e dominandosi soltanto
per timore di lord Gualtiero. Questi pareva
indifferente alla bellezza della pupilla, ma,
come tutore, s' interessava molto a Faustina
ed a lei, come lo dimostrava l'educazione che
faceva dar loro.
Faustina era felicissima di stare a Londra,
e Orietta, bench le piacesse molto Falsdone-
Hall, era stata contenta di lasciarlo, dopo
il drammatico incidente in cui aveva corso
pericolo di morte. Era anche molto contenta
di perfezionare la propria istruzione, cosa per
la quale Faustina non sentiva nessun entusiasmo.
Dopo le prime lezioni, i professori
dichiararono alla signora Rockton che la signorina
Orietta Farnella era una delle nature
pi riccamente dotate intellettualmente
ed artisticamente di quante ne avessero conosciute.
Per le due fanciulle la vita nella residenza
di Londra del marchese di Shesbury era molto
differente da quella condotta a Falsdone-
Hall. Orietta e Faustina restavano lontane
dalla corrente mondana a cui si abbandonava
con delizia lady Pamela. Le fanciulle facevano
passeggiate a piedi o in vettura con la
signora Rockton; assistevano ai concerti e
a qualche spettacolo adatto per la loro et;
visitavano le gallerie e i musei, ma non intervenivano
in societ, n ai piccoli ricevimenti
che dava lady Shesbury, due o tre volte
la settimana. Queste erano le istruzioni
di lord Gualtiero, e la dama di compagnia
le seguiva scrupolosamente.
Faustina ne provava un po' di dispetto, ma
Orietta non aveva nessun rimpianto. Le erano
piaciuti, soprattutto nei primi tempi, i
divertimenti e gli svaghi di Falsdone-Hall,
e aveva anche accolto volentieri gli omaggi
deferenti degli ospiti di lord Shesbury; ma
aveva nell'anima un' inquietudine, un turbamento,
un malessere indefiniti che le facevano
preferire una vita calma, regolata e studiosa.
La lontananza di lord Shesbury le dava
uno strano sollievo, ma dur soltanto quindici
giorni, e quando Rosa, una mattina, le
comunic che il fratello era arrivato la sera
prima, Orietta si lasci sfuggire un involontario:
Di gi!.
- Cara mia, non sarebbe davvero lusingato, se vi sentisse! -
esclam Rosa ridendo.
- Come vi sarete accorta, a Falsdone-
Hall tutte le signore giovani, meno giovani
e... mature, sono in ammirazione devota
dinanzi a lui! Sembra proprio che tra voi
due, esista sempre il brutto ricordo di una
volta! -
Orietta arross e rispose con impazienza:
- Difatti non c' simpatia, ma sono riconoscente
a lord Shesbury di quello che fa
per noi. Un altro, nel suo posto, avrebbe potuto
non ascoltare i desiderii del padre...
o avrebbe potuto provvedere alle due straniere
con minore generosit. S... lord Shesbury
 proprio generosissimo! -
Le labbra di Orietta, ben disegnate e di
un rosso ardente, fremettero, come se la fanciulla
fosse stata sconvolta da un'emozione
dolorosa. Ella si alz e disse:
- Se non avete bisogno di me, andrei a
disegnare un poco.
- Andate, cara Orietta, ma tornerete dopo
colazione per darmi la mia lezione d'italiano? -
Orietta baci in fronte l'amica e si diresse
per uscire; ma, mentre apriva la porta, il
canino di lady Rosa, che girellava nel salone,
disparve attraverso l'apertura.
- Oh, Fif  scappato! - esclam Rosa.
- Speriamo che Gualtiero non lo trovi, altrimenti
sarebbe capace di farlo uccidere, se
 di cattivo umore!... Acchiappatelo, Orietta!...
Presto, presto! -
Orietta corse lungo il corridoio, gi per lo
scalone dalle balaustre di quercia scolpita,
e travers il grande vestibolo inseguendo il
cane che era scomparso nel salone della Regina.
Quella stanza si chiamava cos perch c'era
un bel ritratto di Maria Tudor, regalato da
questa regina a un lord Shesbury suo contemporaneo.
Le tappezzerie pi sontuose di
Bruxelles, mobili costruiti dai pi grandi artisti
dell'epoca, tanti piccoli capolavori dovuti
al lavoro paziente di antichi artefici, facevano
di quella sala un vero museo. Due
porte ad arco, larghe e basse, le cui vetrate
riprendevano esattamente quelle preziosissime
che ornavano le finestre alte e strette del
sedicesimo secolo, si aprivano sul giardino.
Un tramezzo di quercia, intagliato come una
trina, e dietro il quale ricadeva una tenda
antica di broccato oro e porpora, divideva
questa sala dal magnifico giardino coperto,
i cui profumi si spandevano nella stanza.
Quando Orietta ne ebbe varcata la soglia,
scrse, vicino ad una delle porte aperte sul
giardino soleggiato, lord Shesbury che, seduto
su di una poltrona di legno scolpito,
fumava tranquillamente. Il cane gli corse incontro
e si nascose tra le sue gambe. Orietta
si slanci con le mani tese per atterrarlo, ma
Gualtiero si alz, si chin, prese la bestiolina
e la porse alla fanciulla che l'afferr con le
mani tremanti. Gualtiero gett la sigaretta
nel portacenere, e disse con un sorriso velato
d'ironia:
- Scommetto che avevate paura che lo
strozzassi?
- Mi pare, mylord, che avrei avuto motivo
di temerlo! -
Se il primo stupore le aveva arrossato un
po' le guance, ad un tratto una tempesta si
scaten nell'anima di Orietta, e i suoi occhi
turchini mandarono lampi incontrando
quelli di lord Shesbury, illuminati dagli ardenti
riflessi d'oro.
- Come?... Ancora quella vecchia storia?
Ero quasi un bambino, allora; e voi, Orietta,
avevate l'aria di sfidarmi... proprio come in
questo momento! -
Ella abbass gli occhi ed ebbe un piccolo
brivido. Odiava quello sguardo! L'odiava!
Quasi quasi, lo preferiva quando era ironico;
ma quando poi l'abbagliava cos, non lo poteva
proprio soffrire!
E perch lord Shesbury la chiamava semplicemente
Orietta, sopprimendo il signorina
che aveva adoprato fino allora? Perch
aveva quel tono gentile e indulgente, quella
voce dalle inflessioni calde e ammalianti?
- No, mylord... non voglio sfidarvi, -
disse, tentando di parlare con calma, di vincere
il turbamento e l'agitazione tempestosa
dell'anima. - Ma penso che quella vecchia
storia, come vi piace di chiamarla, ha fatto
soffrire molto la mia sensibilit di bimba...
Riconosco che il mio povero Nino era dalla
parte del torto, ma la punizione fu troppo
dura... e troppo subitanea.
- Ora ne sono convinto anch'io... e vi
chiedo scusa, Orietta. Volete che dimentichiamo
la mia vivacit... la mia violenza?
S, desidero farvela dimenticare... -
Era possibile che quella voce, che sapeva
prendere inflessioni cos dure e imperiose,
o cos freddamente ironiche, potesse diventare
tanto ammaliatrice?
- ... Non possiamo restare nemici in eterno...
Ma ne riparleremo: oggi ho molte cose
da comunicare a voi e a Faustina. Giacch
siete qui, le dir a voi, e voi le ripeterete a
colei che credete vostra sorella.
- Faustina non  mia sorella?
- No:  vostra cugina... ed  mia sorella.
- Che cosa volete dire? - mormor Orietta
stupefatta.
Vedendo che Gualtiero le offriva una poltrona,
ella obiett:
- Bisogna che vada a riportare il cane a
lady Rosa; poi andr a chiamare Faustina,
poich anch'ella ha diritto di sapere...
-  inutile! Le parler io, fra poco. E
quanto al cane, tenetelo pure con voi: ho
poca simpatia,  vero, per queste bestiuole,
ma resister al desiderio di strangolarla, bench
mi crediate un orco! -
Gualtiero pronunzi queste parole scherzosamente,
ma in tono lievemente sarcastico.
Orietta sedette col cane sulle ginocchia, e
lord Shesbury torn a sedersi sulla poltrona.
Allora, attenuando i torti del padre, e senza
parlare del fidanzamento interrotto con donna
Beatrice, le raccont il matrimonio di
lord Cecil Falsdone e la strana situazione
creata alle due cugine dalla nutrice.
Orietta ascolt senza interrompere, ma il
suo stupore e la sua emozione profonda si
manifestavano nello sguardo con cui fissava
lord Gualtiero. Quando questi ebbe finito,
ella mormor:
- Che cosa strana! Che cosa strana! -
Poi domand con voce ansiosa:
- Mio padre non v'ha detto che sarebbe
felice di rivedermi, mylord?
- No, Orietta. Vostro padre  un misantropo...
Un uomo che ha sofferto molto, godendo
di soffrire. Ora non pensa che alla
morte vicina e non desidera pi nulla al
mondo...
- Eppure dovrebbe trovare una consolazione
nel rivedere sua figlia vicino a lui, negli
ultimi giorni della sua vita... Ed io, ho
soltanto lui...
- Soltanto lui? Che cosa dite? Faustina
ed io non contiamo nulla, Orietta? -
Egli si chin e pos la mano su quella
della fanciulla, affondata nel pelo morbido
del cane addormentato. Ella intravide lo
splendore cangiante di quegli occhi e volt
i suoi da un'altra parte.
- Ho sempre creduto che Faustina fosse
mia sorella e le voglio bene, ma voi, mylord,
per me siete un estraneo...
- ... e non molto simpatico, vero?... Ed
io che desideravo trattarvi come una cugina,
poich siete cugina di mia sorella! Ma non
potreste tralasciare quel cerimonioso mylord?
- Oh, no, non potr mai! - disse Orietta
facendo un movimento brusco per il quale
il cane si svegli, e la mano di Gualtiero
lasci la mano della fanciulla.
Gualtiero sorrise e rispose:
- Ma s, lo potrete! -
Ella scosse la testa con un gesto di dubbio,
e per qualche momento restarono silenziosi.
Orietta, con le palpebre chine, carezzava
il cagnolino macchinalmente, ed il suo
corpo svelto, pieno di grazia armoniosa, circondato
dalle pieghe morbide del vestito di
lana bianca, s'affondava mollemente nell'ampia
poltrona, mentre la sua testolina dai riccioli
d'oro brunito, alcuni dei quali ricadevano
sul collo niveo e delicato, era appoggiata
all'alto schienale intagliato. Ma pur non
guardandolo in viso, la fanciulla sentiva lo
sguardo di lord Shesbury fisso su di lei, e
quel silenzio le divenne insostenibile:
- Allora anche lady Rosa  sorellastra di
Faustina? -
Tent di guardare Gualtiero... Era una
cosa ridicola provare quella vertigine... Una
cosa proprio ridicola!
- Certamente... Ditemi, avete osservato
una macchia rossa sotto il braccio di Faustina?
- S, la si vede molto bene...
- Dunque, nessun dubbio sulla sua identit...
Andate a darle la notizia, vi prego,
e ditele di venire da me. -
Si alz insieme con Orietta, e la sua mano,
con un gesto dolce e imperioso nello stesso
tempo, si pos sul braccio della fanciulla.
- Vostro padre mi ha dato l'autorit di
continuare ad essere il vostro tutore. Bisogner
che restiate mia pupilla ancora per tre
anni... Sar lungo, per voi?
- Molto lungo!... E, fortunatamente, non
sono io la vostra sorella, mylord!
- Vi sarebbe dispiaciuto?
- Moltissimo, perch mi pare che non sarei
stata mai indipendente!
- Vi piace tanto la libert?... Ma allora
come la conciliate col matrimonio?
- Non  la stessa cosa.
- Perch?
- Non saprei spiegarvela... -
Era vinta dall' impazienza vedendo il sorrisetto
sarcastico di lord Shesbury: ella fece
qualche passo verso la porta, mentre la voce
leggermente ironica di Gualtiero diceva:
- Vedete come tutto asseconda i nostri
desiderii? Anch' io preferisco essere soltanto
il vostro tutore... S, sarei stato dispiacentissimo
che Faustina non fosse stata mia sorella... -
Apr la porta del salone e la guard allontanarsi
attraverso il vestibolo; poi, con
aria pensierosa, torn a sedere e mormor:
- Ogni settimana, ogni giorno la sua bellezza
diventa pi maravigliosa... e i suoi
occhi hanno un'espressione che supera tutto
quello che si pu immaginare. 
 
Capitolo 4.

Lady Shesbury si alzava molto tardi, perch
ogni sera andava a qualche festa o a
qualche teatro, ed era pronta soltanto all'ora
della colazione. Quella mattina, quando scese
ben truccata, vestita con un delizioso abito
viola, il servitore indiano di lord Shesbury
le and incontro nel vestibolo.
- Sua Eccellenza - disse Ram-Sal - vi
prega, mylady, di andare un momento nel
salone della Regina. -
Lady Pamela sent un leggero brivido correrle
lungo la persona. Temeva la perspicacia
del figliastro e la sua gelida ironia, e
tremava, tutte quelle rare volte ch'egli, la
mandava a chiamare, d'aver fatto qualcosa
che gli dispiacesse, e che le venissero tolte
le rendite che lord Cecil aveva affidato alla
discrezione del figlio.
Per altro sapeva dissimulare tanto bene,
da assumere, non appena entrata nella stanza
dove l'aspettava lord Shesbury, un'espressione
calma e sorridente.
- Avete fatto un buon viaggio, caro Gualtiero?
- Non era un viaggio di piacere... -
Gualtiero sfior con le labbra la mano che
gli porgeva la matrigna, poi disse:
- Debbo rivolgervi una domanda: siete
voi che nove anni orsono avete fatto prendere
a Perugia informazioni sulla nascita
delle piccole Farnella? -
Bench Goffredo l'avesse preparata ad
aspettarsi questa domanda, lady Pamela riusc
a stento a nascondere il suo turbamento.
Che sguardo aveva Gualtiero per leggere nel
pensiero delle persone! Ma ella rispose con
molta calma e con uno stupore abilmente simulato:
- Io?... Che cosa volete dire, Gualtiero?
Io non ho chiesto nessuna informazione!
- Allora sar stato Goffredo.
- Goffredo? Buon Dio, e a quale scopo?
Che bisogno aveva Goffredo di domandare
informazioni su quelle piccole straniere?
- Eppure qualcuno ha chiesto informazioni
laggi... non so chi avrebbe potuto farlo,
all'infuori di voi o di Goffredo.
- Se avesse avuto quest' idea me ne avrebbe
parlato! Ma, ripeto, perch? Lord Cecil
ci ha detto che erano le figlie di un suo amico,
e noi lo abbiamo creduto, senza cercare
altro.
- Allora vi comunicher qualcosa di nuovo,
dicendovi che quelle due fanciulle non
sono sorelle, ma cugine?... Che Orietta 
figlia del conte Farnella, ma che Faustina
 nata dal matrimonio di mio padre con
donna Bianca Darielli? -
Lo stupore di lady Pamela avrebbe potuto
ingannare l'uomo pi perspicace: ella sostenne
la sua parte con molta bravura, mostr
quel tanto di dignit offesa e di dispiacere
ch'era giusto mostrare, venendo a conoscenza
di quell'unione che il marito le aveva
sempre tenuta nascosta, e accolse con esclamazioni
piene di naturalezza il racconto che
le fece Gualtiero di ci che era avvenuto in
conseguenza della trascuratezza della nutrice
Angiola.
- Dunque Faustina  vostra sorellastra,
come Rosa?
- Tale e quale.
- Ma Orietta rimane un'estranea.
- Certo, ma sempre mia pupilla, perch
il conte Farnella, che ha pochi giorni da
vivere, me l'ha affidata.
- Ah!... -
In questa esclamazione c'era quello che
lady Pamela non ardiva esprimere pi chiaramente...
e che lord Shesbury tradusse in
parole con freddezza sarcastica:
- Voi pensate che colui che m'affida questo
incarico  un imprudente? -
Ella protest col suo sorriso pi grazioso:
- Oh, Gualtiero, non volevo dir questo!
-  una cosa naturale, da parte vostra e
da parte di tutti coloro che la penseranno
come voi. Don Alberto non pu fare altrimenti...
e piuttosto che lasciare sua figlia
fra le tentazioni della miseria e dell'abbandono,
preferisce affidarla al mio onore. L'avvenire
dir s'egli ha avuto ragione... Adesso
andiamo da quelle fanciulle... -
Apr una porta nel tramezzo di legno intagliato,
alz la tenda di porpora e d'oro ed
entr con la matrigna nel giardino d'inverno,
in fondo al quale Rosa e Faustina comunicavano
animatamente la grande notizia
alla signora Rockton e ad Adalberto Nortley.
Faustina era raggiante... Sorella di lord
Shesbury! Quale fortuna incredibile, quale
onore per lei, che, fino a quel momento, era
stata ritenuta una piccola straniera, allevata
dalla generosit dei marchesi di Shesbury,
padre e figlio!
Orietta era invece quasi silenziosa, ed accolse
con freddezza i rallegramenti di lady
Pamela, che si felicitava con Faustina e con
lei di vederle uscite da una situazione imbarazzante,
che sarebbe divenuta difficilissima
quando si fossero sposate.
- Certamente! - disse lord Gualtiero. -
Ma io penso una cosa... Quando tutt'e due
hanno fatto la prima comunione, il curato
di San Paolo non avr avuto bisogno dei certificati
di nascita? E scrivendo a Faletti si
sar pure accorto che una di loro non era
figlia del conte Farnella!
- Non so, Gualtiero, quello che pu aver
fatto il reverendo Walton; comunque, non ne
ho mai inteso parlare. Quando la direttrice
del collegio mi ha chiesto dov'erano nate le
bambine, ho risposto che non lo sapevo, ma
che immaginavo fossero nate a Faletti, dove
dicevano di aver vissuto fino allora. Certamente
la signorina Burley lo avr detto al
curato, che avr fatto i passi necessari. Ma,
ripeto, io non ne ho mai saputo nulla. Forse
il reverendo Walton ha taciuto per discrezione,
pensando che ci saranno stati motivi
gravi per far passare le due bambine come
figlie del conte Farnella. -
Lady Pamela poteva parlare con disinvoltura,
perch il reverendo Walton, al quale
ella stessa aveva chiesto la discrezione, era
morto da vari anni, ed ella non aveva pi
da temere una rivelazione che altrimenti egli
non avrebbe potuto rifiutare a lord Shesbury,
fratello di Faustina e signore della parrocchia.
Parve che Gualtiero si accontentasse di
quella spiegazione, e lady Pamela ne fu sollevata.
Quella mattina lord Shesbury, che
era di ottimo umore, si mostr gentile con
le sorelle e s'intrattenne con Orietta pi di
quanto avesse mai fatto. Mentre la colazione
stava per finire, egli chiese alla matrigna:
- Che n' di Goffredo?... Naturalmente
sar a Londra. -
Quel naturalmente fu detto in modo
tale, che lady Shesbury non pot questa volta
nascondere il suo turbamento. Arross sotto
il belletto e distolse gli occhi da quello
sguardo enimmatico di cui temeva la chiaroveggenza.
- S... cio... va spesso a Rockden-Manor,
perch sua moglie sta peggio...
- Ma non ci si ferma, - disse Rosa -
perch lo vediamo spesso qui. Mi porta dei
libri e fa conversazione con Orietta e con me.
- Vi porta dei libri? Cara, me li farete
vedere, perch, su questo punto, non ho nessuna
fiducia in lui.
- Gualtiero! -
Lady Pamela non aveva potuto reprimere
questa esclamazione, e anche la signora Rockton
pareva stupefatta.
-  proprio cos! - disse lord Shesbury,
sorridendo ironicamente. - Ho la presunzione
di poter giudicare meglio sull'argomento
di quanto possa fare il mio esemplare
cugino. S, tacciatemi di presuntuoso... ma
sono convinto di aver ragione. Mi fido della
vostra lealt, Orietta, e vi prego di mostrarmi,
prima di leggerli, i libri che porta a Rosa
ed a voi il signor Barford.
- Lo far certamente, mylord, - rispose
Orietta, anch'essa abbastanza stupita.
Rosa guardava il fratello con aria perplessa
e parve immergersi in riflessioni profonde.
Lady Shesbury, che, almeno apparentemente,
aveva riacquistato la padronanza di
se stessa, lasci poco dopo la sala da pranzo
e torn nel suo appartamento.
Due ore dopo, elegantemente vestita da
passeggio, sal nella sua vettura e dette al
cocchiere l'indirizzo di un'amica che abitava
in Mayfair.
Scese davanti a un bel palazzo, travers
rapidamente il portone e un grande cortile,
ed entr in un altro fabbricato, maestoso
come il primo. Sal una scaletta, e, giunta
al primo piano, buss ad una porta: questa
si schiuse e comparve il viso intelligente e
astuto di Mario, il servitore di Goffredo.
- C' il signor Barford?
- S, mylady. -
Ella pass davanti al servo che si tir in
disparte, percorse un corridoio ed entr in
un elegantissimo salotto, dove Goffredo fantasticava,
guardando le spire leggiere del
fumo che uscivano dal suo sigaro.
- Ebbene, era proprio come pensavamo
noi!  andato laggi a prendere informazioni! -
disse lady Shesbury appena ebbe varcato la soglia.
- Ah!... E naturalmente non ha saputo
nulla di nuovo, - disse Goffredo con una calma
che fu subito turbata dalla risposta di
lady Pamela.
- E invece s! La nonna pazza ha riacquistato
la ragione in punto di morte e ha indicato
il segno che avrebbe fatto riconoscere
la sua nipotina: una macchiolina rossa sotto
il braccio. E quella che era stata chiamata,
a caso, Faustina, era proprio la vera Faustina.
- Ah!... - ripet il signor Barford.
Ma questa volta la sua fronte era solcata
da una ruga profonda.
- Gualtiero ha anche saputo che, dopo la
morte del padre, sono state chieste informazioni
su quelle bambine... Ha sospettato di
noi... mi ha interrogata. Ho saputo ben simulare...
ma certamente ne parler anche
a voi.
- Che importa? Non trover nessuna prova.
Rimpiango, Pamela, di aver avuto la debolezza
di cedere alla vostra curiosit, facendo
quell'inchiesta sulle bambine. Questi
sotterfugi, lo vedete, avrebbero potuto causarci
delle noie molto gravi con un uomo
come Gualtiero. Fortunatamente, come vi ho
detto altre volte, avevo preso tutte le precauzioni,
e se davvero non vi siete turbata alle
sue domande...
- No, no, assolutamente no! Ma la cosa
pi grave si  che temo che sospetti la verit...
su di noi! -
Il signor Barford si rialz ad un tratto con
le sopracciglia aggrottate, guardando con occhi
scintillanti lady Shesbury seduta in faccia
a lui su una poltroncina.
- Come fate a pensare questo?
- Dal modo con cui mi ha detto, parlando
di voi: Sar a Londra, naturalmente!,
sottintendendo: Perch ci siete voi!.
- Ah, si tratta soltanto di un sottinteso
che avete creduto di afferrare?... Per non
bisogna trascurare questo indizio... e bisogna
raddoppiare le precauzioni, amica mia!
Lord Shesbury  un demonio che pu servirsi
di tutti i mezzi che vuole, e se ha il minimo
sospetto, ci far sorvegliare accanitamente.
Questa vostra visita d'oggi  stata un'imprudenza...
- Ma poich credono che sia venuta dalla
signora Dorwell...
- Non sarebbe difficile sapere che la casa
dove abito ha due uscite, di cui una nel cortile
del palazzo dove abita la vostra amica...
Dunque, Pamela, accontentiamoci, per il momento,
di vederci a Falsdone-House, dove 
naturale che venga a trovare voi e Rosa. E
scrivetemi soltanto se c' urgenza, indirizzando
il vostro biglietto a Mario...
- Ci dovremo vedere cos poco? Goffredo,
sar un sacrificio troppo grande...
- Eppure  necessario, cara amica. Ne
sono addolorato quanto voi, credetelo... -
Goffredo rimise il sigaro in bocca e ne trasse
qualche boccata lenta di fumo, e, guardando
con tenerezza lady Pamela, soggiunse:
- Ma  necessario per la vostra reputazione.
Per amor vostro, Pamela, ho rischiato
tutto;  troppo chiedervi d'aver pazienza, a
vostra volta, finch saremo liberi di rivelare
il nostro affetto al Cielo e agli uomini?
- Perdonatemi, Goffredo! Perdonatemi!
Sono una donna irragionevole! - disse ella
alzandosi; e inginocchiandosi su un cuscino
accanto a Goffredo, gli prese la mano e gliela
baci. - Non dimentico nessuno dei sacrifizi
che avete fatto per me. Sarei desolata se aveste
delle noie per colpa mia, perci sar paziente,
caro, carissimo mio, perch quel terribile
Gualtiero non trovi nessuna traccia,
nel caso che avesse davvero qualche sospetto.
- S, faccio assegnamento sul vostro tatto
e sulla vostra abilit, Pamela. Bisogna riconoscere
che lord Shesbury  sempre stato poco
benevolo con me, ed  possibile che cerchi il
modo di recarmi danno. Ma non pu avere
che qualche sospetto vago che si dissiper davanti
al nostro contegno irreprensibile. -
Lady Pamela chiese, esitando:
- Siete sempre sicuro di Mario? Soltanto
lui potrebbe tradirci.
- Mario sa che conosco un suo segreto che
lo condurrebbe alla forca: ve l'ho raccontato
altre volte. Dunque  in mio potere:
d'altronde, credo che mi sia affezionato.
- Ha uno sguardo che non mi piace! -
Goffredo sorrise sarcasticamente.
-  un ragazzo intelligente e furbo, ma
 buono e mi serve con fedelt... Dite, Pamela:
Gualtiero  contento di sapere che
Faustina  sua sorella?
- A colazione era di umore allegrissimo...
e non  mai stato cos gentile con Orietta.
- Mai cos gentile? - ripet lentamente
il signor Barford, abbassando le palpebre
per nascondere un lampo di cattiveria.
- Che cosa vi dicevo?  stato cauto, finch
non ha avuto la sicurezza che l'estranea fosse
lei; ma ora... ebbene! Avremo presto una
giovane lady Shesbury.
- Lei? - Pamela sussult. - Lei, quell'Orietta che io... che
io odio? Credete che
Gualtiero, cos orgoglioso, vorr...
- Ma che dite?... Donna Orietta Farnella
appartiene, dal lato materno e paterno, a casate
nobilissime, e un marchese di Shesbury
pu sposarla senza abbassarsi.
- No, no, non potrei sopportarlo! - disse
lady Pamela con violenza. - Un trionfo simile,
una situazione cos bella per... un'intrigante
e un' impertinente come lei!... Oh,
Goffredo, non so quello che darei per impedire
una cosa simile!
- Calmatevi, amica mia, calmatevi!... -
disse Goffredo, liberando delicatamente la
sua mano da quella di lady Shesbury, i cui
anelli gli ammaccavano le dita. - Sono tutte
supposizioni, e con un uomo capriccioso ed
enimmatico come Gualtiero, c' da aspettarsi
molte sorprese... Aspettiamo gli avvenimenti
che, d'altronde, non potremmo impedire.
- Oh, se potessi fare del male a quella
ragazza! Se potessi far s che Gualtiero non
pensasse a sposarla! - disse lady Pamela
rabbiosamente.
- Via, via! Questi sono brutti pensieri...
dei pensieri molto brutti! - La voce di Goffredo
prese un tono di rimprovero pieno di
unzione. - Non voglio vederli nascere sotto
questa fronte... - e la sua mano s'appoggi
sulla frangetta di riccioli che copriva la fronte
piuttosto bassa di lady Shesbury. - Che
cosa v'importa di quella ragazza? Forse lord
Gualtiero avr per lei soltanto un capriccio!
Non pensiamoci pi! -
Ma lady Pamela scosse la testa e mormor
con asprezza:
- La odio, la odio!... Goffredo, non potete
immaginare quanto io la odii! Tutti i giorni
un po' di pi! -
Il signor Barford abbozz un sorrisetto
dolce e rispose con voce vellutata:
- Ah, cara Pamela, sareste forse un poco
invidiosa? Ma di che cosa poi, mi domando.
Siete sempre giovane, bella, affascinante...
Che volete di pi, mia amatissima? Che cosa
potete invidiare a quella fanciulla, che esce
appena dall'adolescenza, che non conosce la
vita, che non possiede nessuna delle vostre
seduzioni?... No, Pamela: Orietta, vicino a
una donna come voi, non  nulla! -
E il serpente, ancora una volta, tent va
con le sue adulazioni, e l'addorment in una
tranquillit inebriante.


Capitolo 5.

Lord Shesbury, appena tornato, ricominci
la vita di societ che conduceva abitualmente,
durante le sue permanenze a Londra. I saloni
dell'aristocrazia inglese e straniera si disputavano
la sua presenza e le pi belle signore
gli offrivano la loro ammirazione. Fra queste
c'era la signorina Porroby, che aveva la
fortuna d'incontrarsi pi spesso delle altre
con l'oggetto delle sue adulazioni, perch
lady Shesbury, secondando le sue mire, la
invitava a pranzo molte volte durante la settimana
e riteneva indispensabile la sua presenza
quotidiana all'ora del t. Questo, secondo
la volont di lord Gualtiero, era ora
servito ogni giorno nel giardino d'inverno,
e Orietta, Faustina e Rosa, quando la salute
glielo permetteva, dovevano essere presenti.
A volte interveniva qualche intimo, fra i
quali sir Piero, che faceva una corte rispettosa
ad Orietta, e spesso anche il signor Barford,
a cui lord Shesbury non aveva rivolto
nessuna domanda imbarazzante, trattandolo
con la solita cortesia fredda.
La vita di Orietta e di sua cugina trascorreva,
press'a poco, come una volta, salvo che
non intervenivano pi ad alcuni divertimenti,
a motivo del lutto di Faustina. Ma il ritorno
di lord Shesbury aveva portato un cambiamento
per Orietta, perch ora egli non era
pi indifferente n freddo verso la sua pupilla,
ma s'interessava ai suoi studi, le faceva
portare dei libri, di cui poi s'intratteneva
con lei; la interrogava su ci che ella
aveva visto nelle gallerie e ascoltato nei concerti
a cui la conduceva la signora Rockton.
Il suo modo di fare era quello di un tutore
gentile e serio; ma questo tutore aveva ventisei
anni, i pregi pi affascinanti e il prestigio
della sua elevata situazione sociale.
Aveva un'anima volontaria, degl'istinti di
dominatore e 1' incanto suadente, affascinante
del sangue slavo che scorreva nelle sue vene.
E soprattutto era innamorato, pazzamente
innamorato, lui, che fino allora aveva avuto
soltanto capricci, pi o meno vivaci, pi o
meno effimeri.
Ma nulla di questa passione si rivelava. Ci
sarebbe voluto un osservatore molto attento
per discernere la fiamma rapida che guizzava
nel suo sguardo, quando osservava Orietta.
Gualtiero conosceva il carattere altero e sensibile
della fanciulla e le prevenzioni che questa
aveva contro di lui. Sapeva che, questa
volta, doveva faticare per conquistare, e ci,
per un uomo gi stanco di tutte le premure
e di tutte le adorazioni femminili, era una
delle grandi attrattive di Orietta.
Qualche giorno dopo il ritorno di lord Shesbury,
questi consegn a Faustina un astuccio
con un grazioso braccialetto, dicendole:
- Bisogna che cominci a formare il vostro
scrigno di gioielli, cara! -
Lo stesso giorno Orietta trov in camera
sua un fascio di bellissime rose e di garofani
maravigliosi in un vaso cinese rarissimo,
che un intenditore avrebbe pagato a
peso d'oro. Ma ella ne ignorava il valore,
e pens che lord Shesbury era stato molto
delicato, mandandole dei fiori, invece di un
gioiello, come a Faustina.
Ci nonostante le cost fatica ringraziarlo
quando lo rivide all'ora del t, come, d'altronde,
le costava fatica anche parlargli. Eppure
che strana ebbrezza la invadeva quando
ascoltava la sua conversazione vivace, profonda
ed originale, mentre bagliori dorati
s'accendevano in quegli occhi di cui era cos
difficile sfuggire la seduzione e la dolcezza
imperiosa.
In un pomeriggio in cui lord Shesbury
l'aveva condotta con Faustina e la signora
Rockton a visitare il museo di Kensington,
Orietta si avvide che cominciava a cedere al
fascino di lord Gualtiero. Ella aveva gi visitato
il museo con la dama di compagnia,
ma questa volta la cosa fu molto diversa:
lord Gualtiero sapeva infondere la vita nei
quadri davanti ai quali si fermava, e Orietta
lo ascoltava con attenzione profonda, fissando
gli occhi in quelli di lui che esprimevano una
tenerezza appassionata.
Orietta si sent ad un tratto afferrare dalla
vertigine, come le era accaduto la sera della
festa a Falsdone-Hall: una specie d'angoscia
le strinse la gola, e gli occhi le si chiusero.
- Siete stanca? - domand premurosamente
lord Shesbury. - Come siete pallida!
- Un poco... s, mylord.
- Andiamo, allora. Torneremo un altro
giorno. -
La signora Rockton gett ad Orietta un'occhiata
malevola. Era invidiosa di lei, della
sua alterezza, delle sue doti, dell' interessamento
che le dimostrava lord Shesbury, e le
serbava rancore per la riservatezza cortese
con cui era trattata da lei. Ma nascondeva
questi suoi sentimenti, soprattutto ora che
lord Shesbury era cos gentile con la sua bella
pupilla.
Mentre la carrozza li riconduceva a Falsdone-House, Orietta
rest silenziosa e parve
assorta nell'osservare il movimento delle strade
dove passava la loro carrozza, la cui eleganza,
il cui lusso severo e le persone che
vi erano dentro, richiamavano l'attenzione di
tutti. Molti salutavano lord Shesbury e guardavano
con curiosit le due fanciulle, la cui
storia bizzarra aveva sorpreso la societ aristocratica
e mondana londinese, suscitando
infiniti commenti. Orietta destava l'ammirazione
generale, e ognuno pensava che, legittimamente
o no, ella era destinata ad essere
amata da lord Shesbury.
Orietta, che era sempre turbata dall'attenzione
che risvegliava, ne soffriva oggi pi degli
altri giorni; perci prov un vero sollievo
quando si ritrov nel vestibolo di Falsdone-
House e pot congedarsi da Gualtiero, ringraziandolo
nel modo pi breve che l'educazione
consentiva. E quando fu in camera sua,
tent d'interrogare se stessa su quel turbamento
strano.
Tent... perch, davvero, non leggeva pi
chiaramente in se stessa. Una cosa sola era
certa: ella cedeva al fascino che quell'uomo
diffondeva intorno a s... ella dimenticava
ci che egli era stato, ci che in fondo era
ancora! S, per sfuggire a quel potere, sarebbe
bastato pensare alla freddezza con cui
egli trattava Rosa, alle ironie con cui bersagliava
gli uni e gli altri, all'aridit del suo
cuore, e a quel suo scetticismo orgoglioso, di
cui ella aveva tanto sentito parlare... E poi
sarebbe bastato pensare ad Apsra... alla
morte di Apsra... che aveva fatto nascere
in lei un sospetto cos spaventevole...
Tuttora, quando ripensava alla baiadera,
si sentiva invasa da un'emozione penosa, in
cui v'era dell'angoscia e della collera... E
una sofferenza strana le stringeva il cuore.
Ormai lord Shesbury non trovava nella sua
pupilla che una freddezza quasi scontrosa:
Orietta si sforzava di assumere quest'atteggiamento,
per essere invulnerabile allo sguardo
che temeva. Quando un giorno Gualtiero,
vedendo che essa ormai montava bene a cavallo,
la condusse a Hyde-Park con la signora
Rockton e Nortley, Orietta pens che
sarebbe stato inutile rifiutare, ma durante
tutta la passeggiata fu cos seria che, tornando,
la signora Rockton le domand:
- Vi sentite male, donna Orietta? -
Ora la chiamavano cos, perch questa era
la volont di lord Shesbury.
- Ma no, no davvero! - rispose ella freddamente.
- Donna Orietta - disse Gualtiero - 
un po' pensierosa. L'aria di Falsdone-Hall
far rifiorire il suo sorriso abituale, per la
mancanza del quale tutti soffriamo. -
Nella voce del giovane c'era un' ironia sottile
ed anche un gentile rimprovero che Orietta
sent. Ella divent rossa e pens con un
misto di rabbia e di dispetto:
Che cosa m'importa, se pensa che sono
maleducata? Ci che soprattutto mi preme,
 che non s'immagini che sono ammaliata
da lui come tutte le altre!
Giunti nel cortile di Falsdone-House, lord
Shesbury aiut Orietta a scendere da cavallo,
e le disse:
- Venite un momento in giardino: debbo
dirvi qualcosa. -
Ella, col cuore stretto dall'emozione, lo
segu nel giardino, pieno di profondi recessi
e saturo del profumo delle aiuole fiorite. I levrieri
correvano davanti a loro, e Gualtiero
ed Orietta, camminando uno a fianco dell'altra,
nella luce velata dalle nebbie del mattino,
formavano una coppia incantevole.
Pareva che lord Shesbury non avesse fretta
di parlare: contemplava quel profilo delicato,
le ciglia che palpitavano sulla guancia vellutata,
i riccioli morbidi, sfuggenti di sotto al
cappellino, circondato da un velo bianco. Finalmente
disse:
- Orietta, ho ricevuto per voi una domanda
di matrimonio. -
Ella alz gli occhi un momento ed egli vide
che era stupita, ma non commossa.
- Oh!... E chi  che ha pensato...
- Sir Piero Melville... Egli appartiene ad
un'ottima famiglia,  molto ricco ed  un bravissimo
giovane... Riflettete se quest'offerta
vi conviene.
- Sono troppo giovane per pensare al matrimonio,
mylord. Ditelo a sir Piero, e ringraziatelo
di aver pensato a me.
- Come? Non volete neanche rifletterci?
- No, non ce n' bisogno! -
I due interlocutori parlavano con lo stesso
tono di voce calmo e, in apparenza, indifferente.
- Benissimo; gli comunicher la vostra
risposta. Ne sar dispiacente... -
Orietta fece un gesto di dubbio:
- Mi conosce cos poco... -
Gualtiero sorrise, e nei suoi occhi brill
un bagliore pi vivo.
- L'amore s'impadronisce di noi anche all'improvviso,
Orietta. La donna che io amo,
l'ho amata dal primo momento in cui l'ho
veduta. -
Orietta sent un dolore acuto stringerle il
cuore: fece macchinalmente qualche passo,
poi, quando riusc a parlare con voce sicura,
disse:
- Posso risalire in casa, mylord?
- Avete tanta fretta di lasciarmi?... Non
siete una pupilla molto gentile, Orietta! C'
sempre qualcosa contro di me, qui dentro? -
e tocc leggermente col dito la fronte della
fanciulla, che si scost da lui e rispose
con freddezza:
- Credo di aver saputo vincere il rancore
a cui alludete, mylord.
- Allora che cos'? Antipatia? Un'antipatia
invincibile? -
E si chin su lei, tentando di guardarla
negli occhi.
- Credo che si tratti di questo,, - rispose
Orietta con la stessa freddezza.
Gualtiero rise sarcasticamente.
- Che sincerit ammirevole! Vi siete messa
in mente di darmi una lezioncina, Orietta?...
Ma voi dimenticate che avete l'inesperienza
di una bambina... Siete sempre molto
dispiacente di dovermi qualcosa?...
- Molto dispiacente, mylord! - rispose
la fanciulla con violenza, rialzando il viso
divenuto improvvisamente scuro.
- Ebbene, non appena saremo tornati a
Falsdone-Hall, cio fra una quindicina di
giorni, vi affider un lavoro... Riordinare e
copiare gli appunti che ho preso durante i
miei viaggi: poich non posso permettervi
di guadagnarvi la vita fuori di casa, ve la
guadagnerete lavorando per me.
- Vi ringrazio, mylord, - disse Orietta
arrossendo di contentezza.
Ella non vide l'ironia carezzevole che passava
nello sguardo di lord Shesbury, ma avvert
il sarcasmo della sua voce, quando le
rispose:
- Felicissimo di farvi un piacere, cara
bambina! -
Era la prima volta che la chiamava cos,
ed ella ne fu irritata. Tornarono in silenzio
verso il palazzo, e nel vestibolo lord Shesbury
salut la fanciulla e la segu con lo
sguardo mentre ella saliva agilmente e con
grazia armoniosa il grande scalone. Poi si
allontan mormorando:
- No, no, n sir Piero n gli altri me la
prenderanno! La bella orgogliosa mi amer
e cadr ai miei piedi come tutte le altre! -


Capitolo 6.

La sola idea di poter presto tornare a Falsdone-Hall,
aveva avuto un influsso benefico
sulla salute di Rosa, a cui noceva il clima
di Londra; la fanciulla era felicissima di tornarvi
presto e anche Orietta se ne rallegrava,
bench rimpiangesse le lezioni che col non
avrebbe potuto avere.
- Bisogna che profitti molto di quelle che
potr ancora prendere, - essa diceva - e
debbo studiare quanto pi posso. -
E infatti studiava tanto, che le sue forze
non resistevano alla fatica: perdeva l'appetito,
la vivacit, diventava pallida. In compenso,
per, lo studio l'aiutava a vincere l'indefinibile
malessere interno, l'inquietudine
vaga del suo cuore.
Indefinibile, s... In una cappella cattolica,
vicino a Falsdone-House, officiava un
prete, conoscitore di anime, al quale Orietta
si era confessata, riconoscendosi colpevole di
un rancore troppo tenace e di un orgoglio
troppo ribelle. Ma come spiegare quel turbamento,
quell' inquietudine, quel timore?
Era sempre freddamente riserbata con lord
Shesbury, ma pareva che egli non se ne avvedesse
neppure. L'aveva condotta di nuovo
a cavalcare in Hyde-Park, le aveva fatto visitare
un altro museo e la collezione storica
che egli stesso possedeva in una delle gallerie
di Falsdone-House. Conversava con lei su
molti argomenti attinenti alla letteratura e
all'arte. Soltanto con molta fatica e con continua
tensione di tutto il suo spirito, Orietta
riusciva a dominare le impressioni che quell'incantatore
svegliava nell'anima sua. Qualche
volta sentiva anzi di non riuscirvi, e la
fatica dello studio si aggiungeva alla lotta
interna, alterando la salute della fanciulla.
Un pomeriggio, mentre ella, nel giardino
d'inverno, porgeva una tazza di t a lord
Shesbury, questi, che stava parlando con la
signorina Porroby e col signor Barford, s'interruppe
per dire:
- Orietta, avete l'aspetto stanco: studiate
troppo?
- S, Gualtiero, proprio cos! - esclam
lady Rosa. - Gliel' ho detto, ma mi ha risposto
che bisognava profittasse, pi che fosse
possibile, delle lezioni.
- Anch'io ho detto la stessa cosa a donna
Orietta, - soggiunse la signora Rockton.
Orietta rispose con un po' d'impazienza:
- Non  nulla! Un po'di stanchezza, che
l'aria buona di Falsdone-Hall far passare
subito. -
E per sfuggire allo sguardo di lord Shesbury,
si volt, tornando verso la tavola.
- Siete una studiosa cos appassionata,
cara donna Orietta? - disse allegramente
la signorina Porroby. - Si vede che siete
molto giovane! Fra qualche anno le vostre
idee cambieranno: ora siete ancora nell'et
in cui lo studio diverte.
- Anche voi volete dire che sono sempre
una bambina?... - disse Orietta guardando
Violetta con irritazione repressa.
La signorina Forroby sorrise gentilmente:
- No, non proprio una bambina!... Ma
qualcun altro ha fatto questa osservazione? -
Prima che Orietta avesse potuto rispondere.
lord Shesbury disse con un sorrisetto
ironico:
- Sono io che le dico che  una bambina,
quando non si mostra ragionevole, e ci non
le piace! Se fosse ancora il demonietto di
una volta, son sicuro che mi strapperebbe gli
occhi!
- Oh, lord Shesbury! - esclam Violetta
protestando e guardando con eloquenza i begli
occhi splendenti di allegra ironia che fissavano
il viso altero e scontroso di Orietta,
che in quel momento rassomigliava alla piccola
Orietta di una volta.
- Ho detto se, signorina Porroby. Non
temete! I miei occhi sono al sicuro!
- Fortunatamente!... - disse Violetta a
voce bassa e appassionata.
Orietta volt la testa, e il suo sguardo incontr
quello del signor Barford, dolce, dolcissimo,
quasi compassionevole. Pi che con
le parole, il signor Barford le esprimeva con
gli occhi la sua benevolenza, perch a Londra
ella non aveva mai avuto occasione di
vederlo da solo. Orietta non arrivava a capire
se egli le fosse simpatico, ma tutti lo
stimavano, ed essa era disposta a fare come
gli altri.
Quel pomeriggio, dopo avere accompagnato
Rosa nel suo appartamento, Orietta incontr
nel corridoio Goffredo Barford, che le disse:
- Ho dimenticato di dare alla cara Rosa
una piccola stampa antica che ho scovata
da un antiquario. Vorreste consegnargliela
voi, donna Orietta?
- Volete entrare? Rosa sarebbe felicissima
di ringraziarvi.
- No, verr domani. Mi pare stanca! Ma
anche voi, figliuola mia, non avete una bella
cera: in questo, lord Shesbury ha ragione. -
Il viso della fanciulla si contrasse leggermente:
- Non  nulla... Passer...
- Se studierete meno... e se non vi affliggerete
troppo... per qualche parola poco gentile...
 vero!  una sciocchezza trattarvi
come una bambina, voi che avete il cuore e
l'anima di una donna!  una sciocchezza
offensiva per voi, donna Orietta! -
Essa lo guard stupita e perplessa, e Goffredo
continu a voce bassa, dolce, carezzevole:
- S, offensiva, lo ripeto... poich pare
ch'egli si prenda giuoco di voi, della vostra
fierezza giovanile, della freschezza dell'anima
vostra. Ora ci mi pare intollerabile. -
Il sangue afflu al viso di Orietta, che mormor
con voce fremente:
- Vi pare?
- Ahim, s, e quella civettuola di Violetta
che lo segue, caricando la dose, per adularlo!
Donna Orietta, capisco che ci vi offenda!...
Lord Shesbury vede nelle donne soltanto dei
giocattoli, che debbono esser felici di servire
di bersaglio al suo spirito beffardo. S, ha
una concezione molto deplorevole della natura
femminile, ed  mio dovere avvertirvene,
figlia mia, poich nessuno lo fa, e di consigliarvi
ad esser guardinga... molto guardinga...
Questo  il mio consiglio paterno. -
Goffredo aveva preso la mano di Orietta
e la stringeva; la fanciulla lo ascoltava con
l'aspetto calmo, ma col tumulto nel cuore;
poi disse riconoscente:
- Vi ringrazio, signore. Seguir il vostro
consiglio... e non mi sar difficile, perch
non nutro nessuna simpatia per lord Shesbury.
- Ma non si pu fare a meno d'ammirare
quell'incantatore. Ecco dov' il pericolo!...
Diffidate, diffidate, figlia cara; e se per caso
aveste bisogno di aiuto o di consiglio, pensate
che Goffredo Barford  l'amico pi sicuro
e devoto. -
E se ne and, dopo aver pronunziato con
fervore queste ultime parole.
Orietta rest sola, affranta da un'angoscia
che la faceva rabbrividire, come se un vento
ghiacciato le avesse sfiorato la persona.
 
PARTE SECONDA.


Capitolo 1.

Orietta entr, quella mattina, nella biblioteca
di Falsdone-Hall, dove lord Shesbury
l'aveva mandata a chiamare per darle le
istruzioni necessarie sul lavoro da fare. Dalle
porte-finstre aperte sulla terrazza entrava
l'aria, rinfrescata da una pioggia notturna,
e il profumo delle aiuole fiorite. Davanti ad
una grande scrivania intarsiata e ornata di
bronzi, lord Shesbury scorreva le lettere che
il segretario apriva e gli passava. Vedendo
comparire Orietta, la salut con un cenno
amichevole e disse:
- Vi prego di scusarmi: finisco di leggere
la corrispondenza. Pochi minuti soli; intanto
sedetevi a quel tavolo: lavorerete l. -
Orietta represse a stento un movimento di
stupore e di contrariet. Non avrebbe pensato
mai di dover lavorare in quella stanza
nella quale stava cos spesso lord Shesbury,
tanto pi che, dopo aver ricevuto quella proposta,
aveva riflettuto e non ne era pi cos
contenta. Temeva di esser costretta a ricorrere
a lui per le spiegazioni necessarie, mentre
desiderava stargli lontana, soprattutto
dopo i consigli del signor Barford. Ma non
poteva ritirarsi, dopo aver lasciato veder tanto
desiderio di sdebitarsi in qualche modo
della generosit di lord Shesbury. Da una
settimana, cio da quando erano arrivati a
Falsdone-Hall, ella aspettava di giorno in
giorno, con ansia, che lord Gualtiero mantenesse
la sua promessa, e quella mattina, finalmente,
tornando da una passeggiata a cavallo
fatta con lui, con Faustina, la signora
Rockton e Adalberto Nortley, egli le aveva
detto, aiutandola a scendere dalla sua cavalcatura:
- Orietta, venite fra un'ora nella biblioteca,
dove vi far vedere qual  il lavoro che
avete accettato di fare. -
Era gi penoso per lei trovarsi sola con
Gualtiero, figurarsi ora che sapeva di dover
andare ogni giorno nella biblioteca, per lavorare
sotto gli occhi di lord Shesbury!
Orietta si era seduta macchinalmente davanti
alla tavola indicatale, su cui c'era una
piccola giardiniera di Svres, piena di rose
maravigliose; il calamaio era un capolavoro
di cesello, e la penna d'oro un gioiello degno
della manina aristocratica che avrebbe dovuto
adoprarla. Ma queste attenzioni di lord
Shesbury per la sua bella segretaria aumentavano
il turbamento da cui era stata invasa
Orietta appena entrata. Ella tent di distrarsi,
pensando a lord Cecil che, in quella medesima
stanza, si era mostrato cos buono con
quelle due bambine, una delle quali era sua
figlia.
Ma la fanciulla udiva una voce armoniosa,
dal tono imperioso e reciso, indicare al segretario
le risposte da dare alle lettere ricevute,
con una precisione e una prontezza
che rivelavano una intelligenza veramente
superiore.
S,  di certo un essere superiore, pensava
Orietta almeno da alcuni lati; ma moralmente
che cos'? Un essere impastato di
orgoglio, d'egoismo, di scetticismo, se si deve
prestar fede a Rosa, al signor Barford e ai
discorsi che ho inteso fare da altre persone,
da quando sono sotto il suo tetto... S, ho
l'impressione che sia un essere pericoloso.
Un brivido leggero le corse lungo la persona:
per quanto strano ci potesse sembrare,
quella stessa Orietta che, bambina,
sfidava coraggiosamente il giovane lord Gualtiero,
orgoglioso e violento, aveva ora paura
di quel lord Shesbury, gentile e premuroso
per la sua pupilla.
Perch si occupa tanto di me? ella si
era domandata pi di una volta, con angoscia,
dopo che il giovane era tornato dall'Italia.
Perch pensa ai miei studi pi di
quanto non pensi a quelli di Faustina? Perch,
per esempio, quando cavalchiamo insieme,
sta vicino a me, e lascia che Nortley
faccia da cavaliere a sua sorella e alla signora
Rockton?
E rammentandosi le parole del signor Barford
e un'osservazione fatta una volta da
Rosa, Orietta si formava questa convinzione:
lord Shesbury si burlava della sua alterigia
e tentava di domarla per impadronirsi dell'anima
sua inesperta. Era un giuoco da gran
signore; il giuoco di uno che si divertiva,
abituato a veder piegare tutti sotto il fascino
della propria seduzione. Voleva che la sua
pupilla, troppo indipendente e troppo orgogliosa,
diventasse tra le sue mani una cosa
informe, che dopo avrebbe buttata lontano
con disprezzo.
Questi pensieri avevano accresciuto in lei
la volont di resistere; e rimpiangeva di
avere accolto la proposta di lord Shesbury
che, necessariamente, avrebbe dato origine a
rapporti pi frequenti fra loro. Fady, il levriere,
le si era avvicinato, ed essa ne accarezzava
la bella testa posata sulle sue ginocchia.
Lord Shesbury fin di scorrere la corrispondenza,
conged il segretario, prese alcuni quaderni
sulla scrivania e si alz avvicinandosi
ad Orietta.
- Ecco i miei appunti di viaggio. Bisogna
copiarli, inserendovi al loro posto le note
scritte in margine. -
E seguit a darle altre spiegazioni che
Orietta ascolt attentamente, tentando di dimenticare
chi era che parlava. Lord Gualtiero,
seduto vicino alla fanciulla, sfogliava
le pagine manoscritte, coperte d'una calligrafia
piena di forza, in alcuni punti poco
leggibile, perch qualche brano era stato
scritto alla scarsa luce di lampade improvvisate,
o in momenti pericolosi per il viaggiatore.
- Certamente - disse lord Gualtiero
- incontrerete qualche difficolt, ma io vi aiuter a superarla.
- Mylord, non potrei fare questo lavoro
nel mio appartamento? - disse Orietta che
aveva dovuto fare un grande sforzo per formulare
questa domanda.
- Perch? -
Un lieve rossore color le guance di Orietta.
- Mi pare che sarei pi tranquilla...
- Sbagliate! Qui avrete tutta la tranquillit
che vi occorre, e potrete rivolgervi a me
ogni volta che avrete dei dubbi. -
Orietta non insistette: sapeva da Rosa e
dagli altri che lord Shesbury non tornava
mai sopra le decisioni prese; del resto, il
suo tono, bench cortese, indicava una volont
ferma. Ella ne fu irritata e divenne
ancora pi rossa in viso.
Lord Shesbury non dette a vedere di essersene
accorto: si alz, torn alla sua scrivania,
e Orietta cominci a scrivere.
Ella si avvide subito che il lavoro era molto
interessante, perch quegli appunti, buttati
gi alla svelta in uno stile sobrio ed
efficace, rivelavano un osservatore di prim'ordine,
una mente profonda. Orietta ne fu cos
affascinata che dimentic dove era... e trasal
quando lord Gualtiero si avvicin.
- Non stancatevi, Orietta. Per oggi basta. -
La fanciulla alz la testa, e i suoi occhi
brillanti parevano due stelle luminose, perch
era sotto l'impressione di un racconto
tragico, fatto con semplicit commovente.
- Non sono stanca affatto, mylord... tuttoci  tanto interessante!
- Ah, vi piace?... Credete che questi appunti
meritino di esser pubblicati?
- Se lo meritano?... Ma certamente! -
Dopo questo slancio d'entusiasmo, Orietta
non pot fare a meno di ridere, e soggiunse:
-  vero che il mio parere conta poco!...
Avrete dei giudici migliori di me, mylord!
- No, non credo, perch essi non avranno
la vostra sincerit, il vostro cuore ardente,
nulla di quanto c' in un'anima come la vostra! -
Orietta chin la testa sui quaderni. Quale
dolcezza strana e vellutata acquistavano i
suoi occhi! E com'era profonda e calda la
sua voce! Perch... perch gli aveva lasciato
scorgere l'entusiasmo suscitato da quegli appunti?
- Andiamo, basta:  l'ora della colazione. -
Orietta si alz macchinalmente e lo segu
nel salone rotondo dove lady Shesbury, Rosa
e Faustina aspettavano con la signora Rockton
e Nortley; era presente anche il signor
Barford, arrivato da Londra quella stessa
mattina.
Quando Gualtiero e Orietta uscirono insieme
dalla biblioteca, lady Pamela e la signora
Rockton repressero a stento un movimento
di stupore. Non ignoravano che lord
Shesbury aveva offerto alla sua pupilla di
aiutarlo a riordinare i suoi appunti di viaggio,
e Rosa aveva detto loro che la fanciulla
aveva cominciato la mattina stessa il suo lavoro;
ma non immaginavano, come non lo
aveva immaginato Orietta, che il lavoro stesso
dovesse esser fatto nella stanza dove abitualmente
stava lord Shesbury.
- Siete qua, Goffredo?
- Sono arrivato in questo momento, caro
Gualtiero. Se volete darmi ospitalit per stanotte,
domattina proseguir per Rockden-Manor. -
Goffredo strinse la mano affusolata, offerta
senza slancio.
- Certamente... e tornate ad occupare il
vostro appartamento, come di solito!... Che
cosa c' di nuovo a Londra? -
Il signor Barford cominci a raccontare
le novit, e prosegu durante la colazione,
con la sua solita piacevole spigliatezza. Gualtiero
rispondeva spiritosamente e, secondo il
suo solito, un po'ironicamente; era d'umore
allegro, quella mattina, e fece i complimenti
a Rosa per l'abito che indossava.
- Quella guarnizione di tulle bianco 
molto elegante e vi sta bene, cara Rosa...
- L'ha fatta Orietta! - disse Rosa con
gli occhi brillanti di piacere.
- Ah, se l'ha fatta Orietta... non mi maraviglio
pi! Tutte le fate l'hanno benedetta,
il giorno della sua nascita! -
La fanciulla arross, e Rosa approv calorosamente:
- Avete proprio ragione, Gualtiero!
- Siete un'ottima amica, Rosa! Vedo che
Orietta sapeva quello che faceva affezionandosi
a voi... Faustina, perch mi guardate
con quell'aria di cane bastonato? Devo fare
un complimento anche a voi, giacch sono
in vena di farne? -
Anche Faustina arross, sotto lo sguardo
canzonatore del fratello, e guard con gelosia
sua cugina.
Orietta vide quello sguardo e ne fu penosamente
impressionata. Da qualche tempo si
era accorta che Faustina non era pi con lei
come una volta e temeva che la colpa fosse
in gran parte della dama di compagnia. Si
era accorta che la signora Rockton era astuta
e falsa, e che nutriva verso di lei un'ostilit
segreta, mascherata da un'affabilit che non
si smentiva mai. Forse, per cattiveria, metteva
su Faustina contro la cugina, persuadendola
che lord Shesbury s'interessava pi
ad Orietta che alla sorella.
Povera Faustina! pensava Orietta con
amarezza. Ha un carattere cos debole!
Quel pomeriggio Gualtiero condusse le sorelle
e Orietta a fare una passeggiata in vettura
fino ad Aberly. Lady Pamela, inquieta,
aveva tentato di obiettare che forse Rosa
avrebbe avuto paura, perch lord Shesbury
aveva sempre dei cavalli focosi e amava guidare
a rapida andatura.
Ma Rosa protest:
- Sono sicura che mi piacer molto! Oh,
no, non avr paura, perch ho fiducia di
Gualtiero, e so che guida benissimo! -
Lord Shesbury guard con simpatia il visetto
scarno, illuminato dalla prospettiva di
un divertimento non ancora goduto.
- Rosa, siete una vera Falsdone!... S,
avete ragione di fidarvi di me... Nessun cavallo,
sotto la mia mano, ha mai avuto velleit
di ribellarsi. Salite accanto a Faustina,
e voi, Orietta, qui ... -
E tese la mano alla fanciulla perch sedesse
accanto a lui.
L'elegante vettura si allontan al trotto
dei bellissimi sauri, la cui foga era trattenuta
da lord Shesbury con grande abilit.
Sulla strada di Aberly egli spinse i cavalli a
un'andatura pi veloce e, di tanto in tanto,
guardava Orietta. Sotto il cappello di paglia
bianca, attorno a cui svolazzava un velo di
tulle, il viso delizioso della fanciulla pareva
palpitare di gioia, tutto roseo per l'aria che
lo sferzava. Avvicinandosi ad Aberly, Gualtiero
domand, sorridendo:
- Vi piace la velocit, Orietta? -
Ella alz gli occhi scintillanti.
- Oh, s! Come sapete padroneggiare i
cavalli!  impossibile aver paura con voi!
- Vi piacerebbe saper guidare?
- Credo che mi piacerebbe molto.
- Allora v'insegner! -
La vettura giunse ad Aberly, pass sotto
la vecchia porta inquadrata fra le due torri
rotonde, e s'inoltr in una delle stradette
della citt vecchia. I viandanti salutavano
con ossequiosa premura. Ed ecco apparire
un gruppo di fanciulle accompagnate da una
donna alta e gialla: era il collegio Burley,
guidato dalla signorina Fanny. Proprio come
una volta, ma oggi Orietta non faceva parte
del piccolo gregge vestito di un goffo abito
di percalle grigio: vestita elegantemente di
batista bianca ricamata, Orietta sedeva accanto
a quel lord Shesbury, che, al tempo del
primo incontro, non aveva neppure degnato
di uno sguardo la fanciulletta confusa tra le
altre allieve del collegio. La signorina Burley
fece allineare le allieve contro il muro,
ed ella stessa vi si addoss mentre si sprofondava
in un inchino.
Orietta prov una soddisfazione segreta
per questo incidente, soprattutto dopo avere
incontrato lo sguardo umile e deferente con
cui la signorina Fanny la guardava e guardava
poi lord Shesbury.
-  forse il collegio dove siete state educate
Faustina e voi?
- S, mylord. -
Egli aggrott le sopracciglia in un modo
tale, che lady Pamela si sarebbe impensierita
molto se lo avesse veduto.
- Avete sofferto molto, l dentro?
- S, molto.
- Perch non vi sentivate nel vostro ambiente?
- S, per questo, ma anche perch ero
rinchiusa, murata fisicamente, moralmente
e intellettualmente... S, ho sofferto moltissimo! -
La voce della fanciulla tremava.
- Non avete trovato un'amica? Le vostre
maestre non vi volevano bene?
- No, mylord... Credo anzi che mi odiassero. -
E Orietta soggiunse con un sorriso velato
d' ironia:
- Non avevo un carattere docile e non
sopportavo tutto come Faustina, che le signorine
Burley mi portavano sempre per esempio.
- Ah, Faustina!... Naturalmente!... -
Nella voce di lord Shesbury c'era un disprezzo
ironico.
- Insomma, siete stata infelice, per colpa
di lady Shesbury. Bene: tenteremo di rimediare
a questo... errore. -
La vettura s'inoltrava sotto un bel viale
d'ippocastani che riuniva Aberly vecchia con
la citt termale. Questa era nel periodo pi
animato della stagione. Tutte le teste si scoprivano
e s'inchinavano al passaggio della
vettura guidata dal marchese di Shesbury;
tutti gli sguardi si fissavano su lui e sulla
fanciulla, di una cos rara bellezza, che gli
era seduta accanto. Si domandavano:
- Chi ? -
E i membri dell'aristocrazia londinese, bene
informati, spiegavano:
-  una pupilla di lord Shesbury, alla
quale egli s'interessa molto. -
La carrozza si ferm davanti al principale
albergo della citt termale: Gualtiero aiut
le fanciulle a scendere, mentre il domestico
reggeva i cavalli; poi domand a Rosa, sorridendo:
- E la vostra impressione qual' , Rosetta?
- Oh, che gita deliziosa!... Ma la povera
Faustina aveva sempre paura che ci faceste
ribaltare! -
Lord Shesbury sfior con lo sguardo beffardo
il viso sconvolto di Faustina.
- Allora, cara, bisogner che rinunziate
a salire nelle mie carrozze, quando guido io.
- Oh, non fino a questo punto! - balbett
Faustina. - Mi abituer... Mi dispiacerebbe
di...
- No, non avr la crudelt d'imporvi questo
supplizio! - ribatt ironicamente Gualtiero.
Faustina, rossa e confusa, gett un'occhiata
di collera a Rosa e ad Orietta.
Il direttore dell'albergo si avanz, inchinandosi
profondamente; lord Shesbury ordin
di servire il t sulla grande terrazza
fiorita che si stendeva davanti all'albergo,
e dov'era riunita, a quell'ora, la societ pi
elegante di Aberly. Molti dunque poterono
ammirare, o invidiare, donna Orietta Farnella,
e osservare le premure discrete che
lord Shesbury aveva per lei.
- Oh, cara! Com' stato gentile Gualtiero,
non  vero? - disse allegramente Rosa,
quando, pi tardi, si trov sola nel suo appartamento
con Orietta. - Credo di non essergli
pi cos indifferente, e che mi dimostri
un po'd'interessamento...
- S, difatti, mi pare; e ve lo meritate,
cara Rosa! - rispose Orietta con affetto.
- Con voi, poi,  gentilissimo... I suoi
occhi cambiano espressione, quando vi guarda...
S, cambiano espressione... - ripet
Rosa, come riflettendo.
- Che idea! - disse Orietta, tentando di
sorridere.
Ma il cuore le batteva pi forte, e l'ebbrezza
che aveva provato in quel pomeriggio
divenne pi viva facendola fremere.
 
Capitolo 2.

Il giorno dopo cominciarono ad arrivare a
Falsdone-Hall gl' invitati, i quali si sarebbero
dati il turno sino alla fine della stagione
delle cacce.
Faustina, a motivo del lutto, non poteva
prender parte ai ricevimenti, e Orietta, sempre
buona e priva d'egoismo, avrebbe voluto
restare con la cugina, che si assoggettava
malvolentieri al suo isolamento; ma lord
Shesbury si oppose.
- Donna Paola Darielli era per voi una
cugina lontana, e basta che ne portiate il
lutto vestendo di bianco; perci prenderete
parte a tutte le nostre riunioni.
- Ma Faustina ne sar tanto addolorata,
mylord!
- Se fosse al vostro posto, Faustina non
si priverebbe di nessun divertimento per voi.
Non voglio incoraggiare il suo egoismo, ed
ella dovr accontentarsi della compagnia della
signora Rockton. -
Orietta cap che era inutile insistere; ma
da quel momento sent che l'animosit della
cugina verso di lei si accentuava in un modo
che le era estremamente penoso.
Fra i primi ospiti di Falsdone-Hall c'era
la signorina Porroby; ella era stata invitata
personalmente da lord Shesbury, prima di
lasciare Londra, e questo invito aveva aumentato
le speranze di Violetta, bench nel
contegno del giovane non ci fosse nulla che
potesse lasciarle immaginare di essere sulla
strada del trionfo.
C'era anche il capitano Finley, parente dei
Falsdone. Guglielmo Finley era quel ragazzo
che, solo, aveva osato protestare una volta
quando Gualtiero aveva tagliato i capelli di
Orietta, e aveva detto: Che peccato!. Trovandosi
nelle Indie si era ammalato, verso
la fine dell' inverno e, dopo aver passato qualche
mese in Francia con la famiglia, era andato
a Falsdone-Hall per rimettersi completamente
in salute. Quel giovanotto biondo,
dal carattere dolce, ma debole, e di cuore generoso,
era sempre stato il cugino prediletto
di Rosa. La giovinetta fu felicissima di rivederlo
e molto lieta dello stupore ch'egli
dimostr quando la vide tanto cambiata.
Ma l'attenzione del capitano Finley si distolse
presto da Rosa perch, non appena
vide Orietta, ne ricevette un' impressione fulminea.
E non era il solo, del resto, perch gli
ospiti maschili di Falsdone-Hall non nascondevano
la loro ammirazione per la pupilla
del marchese di Shesbury.
La bellezza di Orietta, in quegli ultimi
mesi, aveva infatti acquistato un fascino maraviglioso:
la fanciulla diventava donna, e
nel suo sguardo profondo si leggevano tutti
i moti ed i palpiti della sua anima ardente.
Mantenendo la sua grazia naturale e semplice,
ella aveva acquistato la disinvoltura
degli usi di societ; il suo spirito vivace, il
suo fine intuito, i doni naturali della sua
mente supplivano alla cultura che ancora le
mancava, per formarsi la quale ella per studiava
ogni giorno, aiutandosi con le opere
letterarie che le indicava lord Shesbury e con
le conversazioni che aveva con lui e con alcuni
degli ospiti.
-  una fanciulla che ha brillantissime
doti intellettuali e fisiche, - aveva affermato
Maurizio Prynne, il celebre critico.
Queste lodi, ed altre ancora pi entusiastiche,
giungevano all'orecchio di lady Pamela
e di Violetta, acuendone l'invidia e
l'odio sordo contro la contessina Farnella;
ma il peggio, per la signorina Porroby, era
il contegno di lord Shesbury verso Orietta.
Egli le faceva apertamente la corte, una
corte rispettosa che per non passava inosservata,
venendo da un uomo poco uso a prodigare
le sue attenzioni. All' infuori di ci
che si riferiva ai suoi doveri di padrone di
casa, pareva che per lui non esistesse nessun'altra
donna.
Ed era noto che tutte le mattine Orietta
passava un'ora o due nella biblioteca, intenta
a riordinare il racconto dei viaggi di
lord Shesbury, e sotto la direzione di lui.
La gente si domandava quale scopo avesse
lord Gualtiero comportandosi cos. Pensava
a sposare la sua pupilla, o voleva soltanto
soddisfare un capriccio?
In ogni modo, era opinione generale che
egli la facesse un po' da padrone, allontanando
dalla fanciulla gli omaggi troppo spinti
degli ammiratori, neanche il pi presuntuoso
dei quali avrebbe ardito atteggiarsi a
rivale del marchese di Shesbury.
Le donne, per quanto la maggior parte fossero
gelose, trattavano con molta gentilezza
Orietta, per rendersi gradite all'ospite.
Una quindicina di giorni dopo la passeggiata
ad Aberly, la fanciulla ricevette una
lettera, la cui calligrafia non le era ignota,
e, mentre ne apriva i suggelli, si ramment...
Era la calligrafia di una delle signorine Burley...
S, la signorina Fanny le scriveva una lettera
umilissima, supplichevole, per chiederle
d'intercedere presso lord Shesbury: Sua Eccellenza,
alla quale apparteneva la casa dove
era il collegio, aveva dato ordine al suo intendente
di farne sloggiare le signorine Burley,
proibendo che fosse concessa loro un'altra
casa in affitto ad Aberly.
 per noi una rovina! diceva la signorina
Fanny.
Ha fatto questo per me... per punirle!
pens subito Orietta.
E una sensazione di gioia orgogliosa le sal
al cervello.
Per lei... per lei, quell'uomo, la cui minima
attenzione era accolta come un dono
dalle donne pi desiderate, dimostrava tanto
interessamento, lasciando capire, con discrezione,
ma molto chiaramente, che ammirava
la bellezza della sua pupilla.
E la fanciulla, per quanto avesse un'anima
forte, si lasciava inebriare dall'orgoglio di
quella conquista: si agitava in lei un tumulto
di sentimenti che non sapeva definire.
A volte le tornavano in mente i consigli
del signor Barford e tentava d'opporsi al
dominio che l'avvinceva; ma bastava uno di
quegli sguardi dolci e ardenti con cui la fissava
cos spesso Gualtiero, perch ella ricadesse
subito sotto l'affascinante potere.
Fin di leggere la lettera della signorina
Burley, e pens:
La mostrer a lord Shesbury, ed egli far
ci che vorr, perch, in fondo, quella gente
non m'interessa.
Scese in biblioteca, perch era l'ora del
suo lavoro.
Gualtiero fumava, in piedi, sulla soglia di
una delle porte-finestre, e, udendo un passo
leggero sul folto tappeto di Smirne, si volt.
- Ho ricevuto or ora questa lettera, mylord:
volete leggerla? - disse Orietta.
E and a sedersi al suo posto, pensando:
Perch la signorina Burley non ha scritto
a Faustina, che  la sorella di lord Shesbury,
invece di rivolgersi a me, che sono un'estranea?...
Ha indovinato forse il motivo per cui
 stato dato quell'ordine?
Gualtiero si avvicin e gett sprezzantemente
la lettera sul tavolo.
- Non rispondete!... Zitta, Orietta, non
aprite bocca! So che siete capace d'intercedere
per dovere... e non vorrei respingere
una vostra preghiera. -
Le ciglia brune si abbassarono e palpitarono
sotto lo sguardo che faceva correre un
fremito delizioso e pauroso nelle vene di
Orietta.
- Le informazioni che ho preso hanno
confermato la cattiva opinione che avevo di
quelle signore, da quanto me ne avevate detto
voi. Non parliamone pi... e lavoriamo. -
Sedette vicino a lei e fin di raccontarle a
voce il suo viaggio nell'India settentrionale,
mentre Orietta prendeva appunti con sicurezza
e rara comprensione. Poi lord Gualtiero
le parl di una nuova opera lirica e
le lesse qualche brano di uno studio sui pittori
del sedicesimo secolo.
- Posseggo alcuni ritratti dovuti al pennello
dei pi celebri fra questi artisti. Rosa
vi ha fatto visitare la galleria, perci li avrete
gi veduti. Ma venite a vederli un'altra
volta con me: sar un cicerone un po' pi
erudito di mia sorella, - soggiunse Gualtiero
sorridendo.
Infatti era un vero godimento sentirlo parlare
degli artisti che avevano dipinto quei
ritratti e delle persone raffigurate. Orietta
avrebbe lasciato trascorrere ore ed ore in
quell'incantesimo... e gli sguardi appassionati
che a volte si posavano su lei, dicevano
chiaramente che anche lord Shesbury prolungava
con delizia quei momenti.
Quando si fermarono davanti al ritratto di
lord Cecil, Orietta mormor commossa:
- Ah, com'era dolce e buono, lord Shesbury!
Era sempre tanto affettuoso con me,
molto pi che con Faustina. Se avesse saputo
che era sua figlia!...
- Gli sareste piaciuta di pi ugualmente!
Faustina  una ragazza insignificante, bisogna
convenirne, mentre voi... Ma voglio risparmiare
la vostra modestia. -
Sorrise, vedendo che Orietta arrossiva.
- Ecco mia madre... Come vi pare?
- Molto graziosa; e che fisonomia dolce e
simpatica! -
Gualtiero osserv per un momento il ritratto
di lady Shesbury e il suo sguardo si
vel di commozione. Poi mormor:
- Dicono che abbia sofferto molto... -
e, parlando come fra s, soggiunse: - Spero
che mia moglie sar felice... -
Orietta sussult: rammentava ch'egli, una
volta., le aveva detto nel giardino di Falsdone-House:
La donna che amo, l'ho amata dal primo
momento in cui l'ho vista!
Chi era? La fanciulla se l'era domandato
spesso, con una strana angoscia. La signorina
Porroby? No, Orietta non aveva esperienza,
ma non poteva ingannarsi sull'ironia indifferente
con cui lord Shesbury trattava Violetta,
anche quando sembrava che le facesse
la corte. N aveva mai osservato o sentito
dire che egli si curasse di qualcun'altra.
Eppure le aveva detto chiaramente: La
donna che amo!... ed anche oggi pensava
ad una sposa futura che sperava di render felice.
- Che ve ne pare di questo personaggio? -
Orietta trasal di nuovo, udendo quella voce
sarcastica, e divent rossa accorgendosi che,
assorta nei suoi pensieri, stava fissando il
ritratto di Gualtiero.
- Ero sopra pensiero... - mormor.
- Me ne sono accorto! -
Lord Gualtiero rise, con quel tono allegro
e giovanile a cui si abbandonava, a volte,
quando era con lei.
- Andrebbe bene alla signorina Porroby
ed alle sue simili, restare in ammirazione
davanti al mio ritratto. Ma voi!... Ah, no!
Ed ora venite, perch debbo farvi vedere alcune
cose molto interessanti. -
Apr la porta che metteva in comunicazione
la galleria con l'ala Rinascimento del
castello, e Orietta esit un istante, prima di
varcarne la soglia.
Egli, che aveva notato l'esitazione di lei,
disse, ridendo:
- Suvvia, Orietta, non abbiate paura dell'orco:
egli vuole soltanto farvi vedere i suoi
tesori, poi vi render la libert... per il momento! -
Orietta non ard rifiutare e lo segu nella
sala delle Chimere, i cui capolavori conquistarono
la sua ammirazione. La sala dei Cigni
la incant e rimase lungamente a guardare
le tappezzerie di Bruxelles, su cui gli
uccelli bianchi navigavano fra le onde azzurre
dai riflessi argentei.
- Che maraviglia! Che lavoro stupendo!
- Ne ho altre, quasi uguali, destinate all'appartamento
della futura lady Shesbury. -
Di nuovo! Ma perch a queste parole ella
si sentiva stringere il cuore?...
- Guardate: nei cassettoni del soffitto 
riprodotto l'uccello leggendario che figura
nello stemma dei marchesi di Shesbury, e lo
ritroverete sui bracciuoli di queste poltrone,
scolpite da uno di quegli artisti italiani del
secolo decimosesto dei quali ignoriamo il
nome. Il lampadario di Venezia riproduce
anch'esso dei cigni in mezzo a fiori acquatici. -
Orietta, con gli occhi e lo spirito abbagliati
da tante visioni maravigliose, ascoltava e
guardava come rapita in un sogno. Gualtiero
la condusse nel 'parterre che si stendeva
lungo l'ala Rinascimento: boschetti, porticati,
pergole di viti, di rose, di caprifoglio,
gettavano un'ombra deliziosa; altri rosai abbracciavano
i tronchi dei cipressi e dei pioppi
d'Italia; alcuni scalini di marmo scendevano
fino a una grande vasca ovale, in cui nuotavano
i cigni. L vicino, ai piedi di una statua
di Diana, un pavone allargava la coda sontuosa.
Quel parterre era un posto riservato, in
cui nessuno poteva entrare senza l'invito di
lord Shesbury, e Orietta non vi era mai entrata
fino a quel giorno.
Attraverso i giardini, Gualtiero e la fanciulla
giunsero alla grande terrazza su cui
alcuni ospiti passeggiavano chiacchierando,
mentre altri aspettavano nei saloni l'ora della
colazione vicina. Il vecchio duca di Farmouth,
interrompendo una conversazione sulle
ceramiche antiche (argomento molto interessante
per un collezionista come lui), mormor
all'orecchio della sua interlocutrice:
- Se fossero fidanzati, non si comporterebbero
in modo diverso.
- Speriamo che lo diventino.
- S, speriamolo, perch sarebbe una cattiva
azione, se lord Shesbury prendesse in
ischerzo quella bella fanciulla! -
Nel salone rotondo Orietta trov lady Rosa,
che l'accolse con un po' di freddezza. Orietta
aveva gi notato il cambiamento dell'amica,
e se ne chiedeva il motivo.
- Avete lavorato bene, donna Orietta? -
chiese Violetta col suo sorriso pi dolce.
- Benissimo, signorina Porroby.
- Perci avevate bisogno di prendere un
po' d'aria... I giardini sono incantevoli, con
questo sole velato...
- Incantevoli... - ripet Orietta, fissando
la signorina Porroby con uno sguardo scintillante
di malizia.
Ah, davvero, che gusto pensare che quella
civetta era furibonda, nonostante le sue smorfie
complimentose! Perch Orietta si accorgeva
benissimo che Violetta e le altre erano
gelose dell'interesse che lord Gualtiero dimostrava
per lei...
In quel momento qualcuno domand a lady
Shesbury notizie del signor Barford che, dodici
giorni prima, a Rockden-Manor, s'era
fatta una distorsione a un piede, e perci
non si era pi visto a Falsdone-Hall.
- Non ne so nulla, - rispose lady Pamela.
Invece ella riceveva le notizie segretamente
e fingeva d'ignorarle.
Lord Shesbury, che entrava nel salone col
capitano Finley, e aveva udito la domanda,
disse subito:'
- Mi ha scritto stamani: dice che sta meglio
e spera d'esser guarito per la gran festa
che daremo prossimamente.
- Ci sono stati annunziati divertimenti
interessantissimi, - disse la duchessa di
Farmouth, una signora vecchia ed elegante,
spiritosissima, e di una bont ammirevole.
- Vostra Grazia vuol parlare dei quadri
viventi? - disse il capitano Finley. - S,
credo che sar uno spettacolo superbo.
- Perch ci prendete parte anche voi, Guglielmo?
- domand Rosa con sarcasmo.
Finley rise bonariamente.
- No, Rosetta, non ho questa pretesa: ci
saranno altre persone che faranno pi effetto
di me... -
Il suo sguardo, pieno d'ammirazione, si
volse verso Orietta. Lady Rosa strinse le labbra
e chin le palpebre per nascondere la luce
che le si era accesa negli occhi.
- Quali saranno i quadri viventi? - domand
lord Shesbury sedendosi su di una
sedia accanto ad Orietta.
- Permettete che manteniamo il segreto?
- disse Violetta con voce supplichevole.
- Mantenetelo, mantenetelo pure, signorina
Porroby! Sono convinto che voi, Finley
e gli altri, avete tanto gusto e senso artistico
da poterci presentare uno spettacolo eccezionale...
Guglielmo, dopo colazione giocherete
al polo con noi? -
Il capitano Finley arross leggermente.
- Ci sono le prove, ed io faccio da regista.
- Ne prenderanno un altro. Oh, laggi!
Rodswin, sapete fare il regista? -
Lord Rodswin, nipote del duca, di Farmouth, aveva ventidue
anni, e passava per
esser l'erede pi timido di tutta l'aristocrazia.
inglese. Tocc a lui a diventar rosso fino
alle orecchie, balbettando:
- Io... credo di s, lord Shesbury!
- Allora prenderete il posto di Finley, che
si divertir di pi alla partita di polo. -.
Orietta not sulle labbra di Gualtiero un
sorrisetto di gelida ironia, e pens con malcontento
e irritazione:
Come l'odio, quando assume quell'aria!
Perch vuole impedire a quel povero capitano
Finley di occuparsi dello spettacolo che pare
lo interessi tanto?


Capitolo 3.

Lady Shesbury e Violetta erano state le
principali organizzatrici della festa, alla quale,
per, avevano collaborato abilmente altri
ospiti di Falsdone-Hall, e non avevano potuto
esimersi dall'acconsentire al desiderio
generale che donna Orietta Farnella prendesse
parte alla rappresentazione.
Orietta aveva vivacit, slancio, molto gusto
e molte idee, e quando furono discussi i
soggetti per i quadri viventi, ne furono approvati
molti fra quelli consigliati da lei, fra
i quali uno che rappresentava la Regina della
Notte, col suo corteo di stelle, avvolta dalla
luce lunare. Fu stabilito che ella sarebbe
stata la regina; inoltre doveva recitare una
particina corta., ma interessante, in un lavoretto
scritto dal critico Maurizio Prynne, il
quale ebbe perfino una discussione con lady
Shesbury che voleva la parte principale per
Violetta, mentre egli pensava alla signorina
Farnella. Il critico port la discussione davanti
al tribunale di lord Shesbury, e ne ebbe
questa risposta:
- Caro Prynne, lasciate questa consolazione
alla signorina Porroby! Soffrir gi
abbastanza di non avere, a questa festa, lo
scettro della bellezza. -
Prynne, maliziosamente, rifer queste parole
a lady Pamela, e si divert molto vedendo
accendersi in quegli occhi azzurri, che
a volte erano cos carezzevoli, un lampo di
collera e di dispetto.
- Ella non pu soffrire la troppo bella
Orietta! - confid Prynne a Michele Falkerine,
un russo cinquantenne, musicista appassionato,
che lord Shesbury aveva conosciuto
a Pietroburgo. - E la signorina Porroby! Come guardano la
signorina Orietta quelle due donne! Se potessero farla a
pezzi, sarebbero felici!
- S, le donne gelose sono tigri, e se non
possono attaccarsi al corpo, sbranano la reputazione,
quando possono... Ma non credo
che ardiranno toccare quella fanciulla a motivo
di lord Shesbury. -
Prynne scroll la testa e mormor:
- Se egli seguita a contenersi cos, e non
annunzia il suo fidanzamento, sar lui che
noter seriamente alla reputazione di donna
Orietta. -
Chiusa in un cerchio di divertimenti e di
occupazioni, Orietta non aveva pi molto tempo
per pensare e, del resto, non lo tentava
neppure. In quel momento desiderava stordirsi,
e questo desiderio diventava sempre
pi forte a motivo dell'animosit, appena velata,
che le dimostrava Faustina, e della freddezza
spesso aspra di Rosa. Per quanto il
carattere di Orietta fosse dignitoso e nobile,
una fanciulla di diciott'anni, senza guida,
non poteva vivere impunemente in quell'atmosfera
di eleganza, di piaceri mondani, di
omaggi e d'ammirazione, soprattutto subendo
l'influsso di un uomo come lord Shesbury.
No, Orietta non voleva riflettere: si abbandonava
all'ebbrezza, alla gioia di essere ammirata,
soprattutto da lui, che era il pi orgoglioso,
il pi difficile a conquistare. Se a
volte ella tentava di riprendersi, pensando ai
motivi che aveva di diffidare, bastava che lo
rivedesse, per dimenticare tutto.
Un pomeriggio fu data nel parco una festa
campestre brillantissima: v'intervenne una
gran folla d'invitati, e Violetta, come zingarella
che prediceva la buona fortuna, ottenne
un gran successo. Orietta e Rosa vendevano
i fiori, ed Orietta indossava un vestito leggero
di seta viola, con un gran colletto di trina
che lasciava libero il collo dalla linea purissima.
Tutti gli uomini andavano da lei a comprare
un fiore per mettere all'occhiello, e il
capitano Finley, quando ebbe ricevuto il suo
bel garofano rosa del banco, si volse alla cugina,
che aveva seguito con lo sguardo pungente
le agili dita di Orietta, fioraia improvvisata.
- E voi, Rosa, che cosa mi vendete?
- Nulla, caro! - rispose la giovinetta con
voce stizzita.
- Nulla?... Ma io voglio comprarvi qualcosa.
-  inutile. Quello che potrei vendervi io,
sciuperebbe la bellezza del vostro garofano. -
E gli volt quasi le spalle.
Guglielmo rest un momento sconcertato,
poi guard Orietta strizzando un occhio, come
per dire: Povera Rosa!  sempre insopportabile!.
Ma proprio in quel momento Rosa
si volt e sorprese quel cenno; divenne pallida,
barcoll e dovette appoggiarsi al banco.
- Che cosa avete, cara? - domand Orietta
inquieta.
Ma la giovinetta respinse quasi sgarbatamente
la mano che voleva sorreggerla.
- Nulla... Un po' di stordimento... Chiamate
un domestico, Guglielmo; voglio andarmene.
- Vi accompagner, - disse Orietta.
- Posso accompagnarvi io! - esclam con
premura il capitano Finley.
- No, nessuno! Non voglio nessuno! Fate
venire la mia poltrona, Guglielmo. -
Poco dopo se ne and, senza una parola,
senza neppure guardare Orietta.
Che cosa pu avere? pensava Orietta addolorata
. Era la mia unica amica!
Ma non ebbe il tempo di fare altre riflessioni:
la gente si contendeva a caro prezzo i
fiori del suo banco, ed ella non sapeva come
fare ad accontentare i compratori, ognuno
dei quali voleva un fiore all'occhiello, messo
dalle sue mani.
Quando il banco fu spoglio, ella pens che
soltanto lord Shesbury non si era avvicinato.
In quel momento egli era vicino alla tenda,
dietro alle cui portiere rialzate c'era la
bella zingara, e la sua mano era tra le mani
di Violetta, che, probabilmente, stava leggendogli
un oroscopo immaginario. La signorina
Porroby guardava lord Shesbury con occhi
pieni di ardente adorazione, e certo egli se
ne compiaceva, perch restava appoggiato
al sostegno della tenda sorridendo allegramente.
Orietta volt gli occhi indispettita e mise
in un sacchetto gi quasi colmo le monete
d'oro che riempivano il vassoio; poi, con un
sorriso, salut i suoi ammiratori e si avvi
ad un padiglione vicino, dov'era stato preparato
un comodo salotto per coloro che non
volevano sedersi all'aperto.
Consegn il sacchetto alla duchessa di Farmouth,
che doveva raccogliere gl'incassi delle
vendite, e approfittando dell'entrata di un
gruppo di signore, usc dal padiglione da una
porticina laterale. Un po' di silenzio, di solitudine...
S, ne aveva proprio bisogno, per
riposare il cervello febbricitante e calmare
il tumulto dell'anima.
Camminava senza mta per un sentiero del
bosco, e i suoi piedini, calzati di camoscio
bianco, calpestavano leggermente il muschio
e l'erbetta che spuntava a stento sul terreno
roccioso. Ad un tratto si trov davanti al
lago, quasi nello stesso punto dov'era stata
assalita da Apsra.
Aveva ripensato spesso a quell'aggressione,
tentando di scoprire i motivi di quell'odio che
aveva letto, innanzi, cos chiaramente negli
occhi dell'indiana, e pi di una volta aveva
rivisto col pensiero la bella baiadera avvolta
nei veli neri, ornata di rubini color del sangue:
e sempre si era sentita invadere l'anima
da una sofferenza, da un'angoscia profonda.
Ma non le era mai pi balenato il sospetto
che lord Shesbury avesse potuto essere l'uccisore
di Apsra. No, per quanto misteriosa
fosse ancora per lei la natura di quell'uomo,
ella intuiva che Gualtiero non sarebbe mai
stato capace di macchiarsi di una colpa simile.
Ma nello spirito della fanciulla, che cominciava
ad aprirsi alla scienza dolorosa della
vita, era apparsa ora quella verit che l'istinto
le aveva fatto intuire: Apsra era stata
amata, da lord Shesbury, che forse la rimpiangeva
tuttora!
Poi c'era quell'altra... quella che egli aveva
amata fino dal primo istante... Chi?...
Ma chi dunque?
Orietta si era avvicinata alla riva del lago
e seguiva macchinalmente con lo sguardo le
evoluzioni dei cigni, il volo delle libellule sull'erba
della sponda, i giuochi della luce sull'acqua
dai riflessi di smeraldo. Perch quei
pensieri, perch quei fremiti, perch quei ritorni
dolorosi verso il passato? Perch la
paura dell'avvenire le stringeva il cuore con
un senso d'abbandono e di solitudine?
Faustina e Rosa mi tolgono il loro affetto...
Mio padre non mi vuol bene... Non
ho nessuno... nessuno! E avrei tanta sete
d'affetto e saprei dare con tanta dolcezza il
mio cuore!
Un singhiozzo le strinse la gola.
Due forme agili saltarono fuori dal bosco
e le corsero incontro: erano i levrieri di lord
Shesbury e il suo, il cucciolo che Gualtiero
le aveva fatto regalare da Rosa.
Si volt e vide lord Shesbury che usciva
dal bosco.
- Che state facendo, piccola fuggiasca?
Avevate bisogno di una cura di solitudine,
dopo un pomeriggio tanto movimentato?
- S, ero un po'nervosa e stanca...
- Lo capisco benissimo: avete avuto tanti
compratori! Io non ho voluto accrescerne il
numero, ma bisogna che offriate un fiore anche
a me, Orietta!
- Li ho finiti, mylord. -
La fanciulla chin gli occhi sotto la fiamma
ardente di quello sguardo che l'abbagliava.
- Voglio questi. -
Ed accenn i tre garofani color porpora
che la fanciulla aveva in petto.
Orietta glieli porse con mano tremante:
egli si chin, li prese e baci lievemente le
dita affusolate.
- Grazie, Orietta carissima, amatissima!
No, no, non movetevi! Bisogna che vi dica
quello che siete per me... -
Le aveva preso la mano e gliela stringeva
con forza tra le sue.
- Mylord! -
La fanciulla rialz la testa, chiamando a
raccolta tutto il suo ardire e tutta la sua
energia, per vincere il turbamento profondo
di tutto l'essere.
- Non offendetevi, Orietta! Vi amo e vi
chiedo di diventare la marchesa di Shesbury. -
E poich Orietta, per la sorpresa, era rimasta
senza parole, Gualtiero ripet con voce
calda e appassionata:
- Vi ho amata... dal primo momento che
vi ho rivista, quando salivate il viale degli
ippocastani con un fascio di fiori tra le braccia. -
Ella sussult e divent ancora pi rossa.
Allora, quella donna, ch'ella invano si domandava
chi fosse, era lei... lei?
La gioia le diede le vertigini, la fece quasi
svenire.
- Siamo stati un poco nemici... Ma ora
lo avete dimenticato, non  vero? -
Dimenticato? Non rammentava pi nulla!
Quello sguardo di fiamma, quel sorriso dolce
e inebriante, pareva distruggessero ogni ricordo
del passato.
- Ditemelo, Orietta!
- S, lo credo.
- Ve lo far dimenticare del tutto. -
Ella tent di riprendersi e volt gli occhi,
rispondendo:
- Non pensate, mylord, che forse i nostri
due caratteri potrebbero non andare d'accordo?
- Credo, al contrario, che potremo essere
gli sposi pi felici del mondo.
- Voi lo credete? Io no! Io no! -
Strapp la mano dalla stretta di Gualtiero,
indietreggi fremendo, raddrizzandosi con un
sussulto di energia e d'orgoglio.
- Non ho un carattere pieghevole, n mi
lascerei dominare. Ho istinti d'indipendenza
che un giorno vi ho confessati, e, su certi
punti, sarei molto esigente. -
Una fiamma calda accendeva l'azzurro cupo
dei suoi occhi, che non si abbassavano pi
sotto lo sguardo del giovane.
- Una volta, quando vostro padre mi offr
un altro cane, nel posto di quello che avevate
ucciso, risposi con indignazione: Un
altro? Mai! Un altro non sarebbe Nino. Lui
era il mio amico: mordeva tutti e voleva bene
soltanto a me. Ebbene, lord Shesbury, qualcosa
di quella bambina rimane ancora in me.
Per quanto inesperta sia, temo che sia troppo
chiedere ci alla vita e agli uomini. Ma non
posso esser diversa! -
Il suo viso si accendeva di luce ardente sotto
l'ombra del cappellino bianco, guarnito di
glicine.
- Voi temete che non vi ami... come Nino,
unicamente, fedelmente... con una passione
esclusiva? -
Il sorriso di Gualtiero era lievemente ironico,
ma il suo sguardo era cos luminoso,
che Orietta, in una specie di vertigine, dovette
abbassare il suo.
- Se  questo che vi tormenta, rassicuratevi!
Sono capacissimo di provare un amore
cos, per voi! Quanto alle vostre idee d'indipendenza,
ci metteremo d'accordo. Credetemi,
Orietta: apprezzo la vostra natura
energica, intrepida e leale... S, ho conosciuto
adulazioni troppo vili, lusinghe troppo
banali... ho conosciuto troppe debolezze... -
Le sue labbra si rialzarono sprezzantemente.
- Voi, posso stimarvi. Dopo, quando
conoscerete meglio la vita, capirete tutto il
senso e il valore di questa parola, detta da
un uomo come me. -
Il suo sguardo pensieroso vag per un momento
sul lago illuminato dal sole, poi si
pos sulla fanciulla.
- Sono riuscito a persuadere la mia nemica
di una volta? - domand Gualtiero con
un tono d'insistente preghiera. - Ha ella
altre obiezioni da fare, o bisogna che le ripeta:
Orietta, vi amo e vi voglio... mia
amatissima! Se tentaste di sfuggirmi, verrei
a cercarvi sino ai confini del mondo? -
Le prese di nuovo la mano, ed ella non
cerc di liberarla. Le sue parole, il suo sguardo,
risvegliavano in lei un'eco ardente, la facevano
sussultare di gioia inebriante. Poco
prima ella si sentiva mancare sotto il peso
della solitudine, per la mancanza di un affetto,
ed ecco che le si offriva un amore appassionato,
l'amore di quel gran signore altero,
sprezzante e pieno di fascino, del quale
le donne si disputavano l'attenzione.
Un'ondata di gioia orgogliosa invase l'anima
di Orietta, travolgendo tutte le incertezze,
tutti i ricordi tristi. Pens appena ad
Apsra della quale aveva rievocato poco fa
l'immagine paurosa. Vide soltanto il trionfo
di Orietta Farnella, fidanzata del marchese
di Shesbury, e la rabbiosa gelosia delle altre
donne, soprattutto della signorina Porroby;
vide unicamente il bel viso d'uomo chino su
lei; gli occhi cangianti di luci d'oro che l'ammiravano
con amore! Orietta, la superba, non
si ribell contro le parole imperiose: Vi voglio!,
e quando Gualtiero ripet: Vi ho
persuasa?, ella rispose con voce soffocata
dalla commozione:
- S... sar vostra moglie, lord Shesbury. -
Le labbra di Gualtiero si posarono lungamente
sulla mano tiepida, un po' tremante.
- Far in modo che non dobbiate rimpiangerlo
mai, Orietta carissima! -
Poi si rialz e la guard in silenzio, con
quell'aria di passione dominatrice che la soggiogava.
- Quando sono giunto qui, ho veduto delle
lacrime nei vostri occhi... Perch?
- Pensavo all'indifferenza di mio padre...
e mi dicevo che avrei voluto riempire la mia
vita con un grande affetto.
- Ed io sono venuto a domandarvi il vostro
cuore. Ed ora quel cuore cos ardente
ed esigente, che vuole un amore esclusivo e
forte,  mio! - Nel sorriso incantevole e
dolce di Gualtiero apparve una sfumatura
d'ironia. - Orietta, avete un'anima intransigente,
ma, in voi,  una cosa che mi piace.
Ora ritorniamo dai nostri ospiti: stasera parteciper
loro il nostro fidanzamento, poich
avevo gi chiesto il consenso di vostro padre. -
Gualtiero si chin per raccogliere i garofani
color porpora che erano caduti a terra,
quando aveva preso la mano di Orietta, e se
li mise all'occhiello. Poi tornarono lentamente
nel punto dove si svolgeva la festa, e
Orietta continuava a sognare il suo sogno
vertiginoso, camminando a fianco di Gualtiero,
che non lasciava un momento con lo
sguardo il profilo purissimo di quel viso e
la bella bocca fremente di emozione. Di tanto
in tanto i loro sguardi s'incontravano e
Orietta si sentiva quasi soffocare di gioia.
La festa stava per terminare, e tutti notarono
il ritorno dei due giovani; alcuni sguardi
osservatori notarono anzi che i garofani,
dal petto di Orietta, erano passati all'occhiello
di lord Shesbury, e che la fanciulla
era visibilmente commossa e raggiante.
Violetta, con una segreta e furente disperazione,
fu tra le prime a fare queste osservazioni,
ma ella che teneva il buffet con lady
Pamela, seppe dominarsi e conservare il sorriso,
mentre Gualtiero e Orietta si avvicinavano.
- Sciampagna, Pelton! - disse lord Shesbury
al maggiordomo.
E dette una moneta d'oro a Violetta.
- Signorina Porroby, faremo un brindisi
all'avverarsi delle profezie che mi avete fatte
poco fa. S, lady Pamela; la vostra graziosa
cugina mi ha predetto che nella mia vita sar
felice in tutto, specialmente in amore. -
Il sangue afflu al viso di Violetta: esasperata
dall'interessamento molto palese che
Orietta ispirava al suo tutore, decisa a giocare
l'ultima carta, ella si era mostrata di
una civetteria provocante e, con la scusa di
predire a Gualtiero il futuro, gli aveva fatto
una vera dichiarazione d'amore, audacissima,
alla quale lord Shesbury non aveva risposto
se non con quel sorriso ironico ch'ella gli vedeva
ancora sulle labbra.
- Oh, caro Gualtiero, non occorre esser
profeti per predirvi quello che vi ha predetto
Violetta! - disse soavemente lady Pamela.
- Ma la signorina Porroby ci ha messo
tanta eloquenza, tanto ardore, da rendere
quelle predizioni convincentissime! -
Violetta tentava, con ogni forza, di dominarsi,
ma non poteva vincere il tremito della
bocca, n il turbamento dei suoi occhi sotto
lo sguardo freddamente sarcastico di lord
Shesbury.
Egli prese una delle coppe riempite dal
maggiordomo e l'offr ad Orietta; poi ne offr
una alla matrigna ed una a Violetta.
- E allora, brindiamo al mio fidanzamento
con donna Orietta Farnella. Vi prego di bere
con noi... -
Lady Pamela e sua cugina, bench si aspettassero
il colpo, restarono per un momento
senza parole, ma riuscirono a dominare i loro
sentimenti e ad offrire gli auguri di prammatica
con molti complimenti lusinghieri.
- Come sar contenta, Rosa! - esclam
lady Shesbury stringendo calorosamente la
mano di Orietta. - La cara piccina vi ama
tanto! -
Ma Orietta pens, con uno stringimento
al cuore:
Povera Rosa! Forse la mettono su contro
di me, e non so pi se mi ama o se mi
odia!


Capitolo 4.

- Orietta, avete l'aspetto di una persona
che ha dormito male. -
Gualtiero era seduto vicino alla sua fidanzata
nella biblioteca dove la fanciulla, era
andata a lavorare, nel dopopranzo del giorno
seguente al loro fidanzamento. Chino sui morbidi
capelli biondi scuri che sfioravano quasi
i suoi d'un biondo dorato, egli osservava la
fisonomia stanca e gli occhi leggermente cerchiati.
Orietta sorrise un po'confusa.
-  vero... Da ieri mi trovo di fronte a
un tale cambiamento nella mia esistenza...
- E soprattutto non siete sicura ch'io possa
farvi felice... -
Ella non rispose, ma Gualtiero vide il suo
sguardo velarsi e una leggera contrazione percorrere
quel viso purissimo che egli contemplava
con ardore.
- Voi rammentate sempre che sono stato
cattivo con voi... e forse quello che avete
sentito dire da chi crede di conoscermi? -
Le labbra di Gualtiero si avvicinarono ai
riccioli di seta che ricadevano sulle tempie
di Orietta, e vi si posarono a lungo.
- Una volta, amatissima, ve li ho stupidamente
tagliati... Nessuno dei gioielli che
potr offrirvi sar prezioso come questi... -
E le baci dolcemente la guancia che ardeva.
- Qui, la mia mano vi ha colpita, ma ora
non penserete che a questo bacio, non  vero,
tesoro mio? -
L'angoscia, il rammarico di una decisione
troppo affrettata che avevano tormentato tutta
la notte Orietta, svanirono dinanzi agli
sguardi e alle parole di Gualtiero. Ella era
sotto il dominio di quell' incanto pericoloso
che lord Cecil aveva intuito doversi sviluppare
nel figlio adolescente, e quell' incanto
era reso irresistibile dalla passione. L'altera
Orietta diventava schiava, curva sotto il giogo
amoroso del conquistatore del quale aveva
voluto sfidare il potere.
Dalle porte-finestre socchiuse entrava la
voce degli ospiti del castello, riuniti sulla
grande terrazza per l'ora del t, e si udiva
il riso nervoso e forzato della signorina Porroby
che scherzava con lord Rodswin sulle
sue abilit di regista.
- Orietta, quale parte avete nei quadri
viventi? -
Con una mano dolcemente imperiosa Gualtiero
aveva costretto la fanciulla ad appoggiargli
la testa sulla spalla, e le sorrideva
guardandola negli occhi affascinati.
Anche Orietta sorrise e rispose:
-  un segreto!
- Non ci debbono essere segreti per il vostro
fidanzato!
- Ebbene, sar la Regina della Notte, circondata
di stelle. Queste saranno Vera Dornof,
la signora Trevor, lady Vittoria ed altre
signore e signorine.
- La Regina della Notte? Dovrete esser
vestita di scuro, ma ci vorr almeno qualche
gioiello per rischiarare quell'oscurit. Bisogner
scegliere qualcosa di adatto... Delle
opali, forse. Ne ho alcune bellissime. -
Si alz, apr un piccolo mobile e ne trasse
un cofanetto d'argento cesellato che pose sul
tavolo, vicino ad Orietta.
- Guardate... -
Alzato il coperchio, Orietta vide delle pietre
lattee dai riflessi di fiamma, d'azzurro,
di porpora ardente.
- Come sono belle! -
Gualtiero prese una collana e la fece scorrere
fra le dita.
- S, credo che sar adattata... -
Mise la collana attorno al collo di Orietta,
e sulla pelle di una bianchezza vellutata, le
pietre scintillarono maravigliosamente.
- Mia bella Regina della Notte, vi adornerete
con questi gioielli. Ve li mander la
sera della festa... Ed ora bisogna raggiungere
i nostri ospiti. -
Rimise la collana nel cofanetto, lo richiuse
nel mobile e torn vicino ad Orietta, che metteva
in ordine i taccuini d'appunti di lord
Shesbury.
- Lasciate stare, carissima: ci penser
Ram-Sal. Egli  preciso e intelligente, un
servitore davvero prezioso. -
Orietta guard Gualtiero con uno sguardo
un po' triste.
- Pare tuttavia che non siate sempre molto...
paziente con lui! -
Lord Shesbury sorrise, prese la mano della
fidanzata e la baci.
- S, sono un padrone difficile, ma Ram-Sal
ha un culto per me e potrei calpestarlo,
tormentarlo, ucciderlo, senza che smettesse
di adorarmi come una divinit.
- Gualtiero, non dovete abusare del vostro
potere... -
Essa lo guardava con una preghiera ardente
negli occhi: il timore che egli le aveva
sempre ispirato la riafferrava ad un tratto
fino all'angoscia.
- No, Orietta cara, non ne abuso... ne
uso. -
Gualtiero sorrideva un po' ironicamente, e
con un gesto carezzevole faceva scorrere lungo
il dito affusolato della fanciulla l'anello
di fidanzamento che le aveva infilato poco
prima. Il magnifico zaffiro scuro, sotto il riflesso
della luce, mandava lampi azzurri.
- L'ho scelto del colore dei vostri occhi, -
aveva detto Gualtiero - ma non uguaglia
la loro bellezza. -
Una voce, di fuori, esclam:
- Oh, finalmente ecco il caro signor Barford!
Siete guarito, spero? -
Orietta trasal; qualcosa nel suo spirito si
oscurava al pensiero di ritrovarsi di fronte
a Goffredo Barford! Egli le aveva dato consigli
e avvertimenti: che cosa avrebbe detto
del modo con cui ella li aveva ascoltati? Che
cosa avrebbe detto del suo strano voltafaccia?
Che cosa avrebbe pensato, sapendo che
s'era fidanzata con l'uomo del quale aveva
detto a Barford: Non ho nessuna simpatia
per lord Shesbury?
Sulla terrazza tutti si affollavano attorno
a Goffredo, che ricompariva per la prima
volta a Falsdone-Hall dopo l'incidente. Zoppicava
ancora e s'appoggiava a un bastone.
- Sedetevi, caro amico, - disse lady Shesbury,
indicandogli una poltrona vicino a s.
- Un momento, Pamela: ecco lord Shesbury
e la sua graziosa fidanzata, coi quali
voglio rallegrarmi. -
And loro incontro, affabile, sorridente, e
lo sguardo che incroci quello di Orietta dimostrava
soltanto cordialit.
- Sono felicissimo, caro Gualtiero, che
abbiate saputo scegliere cos bene... Donna
Orietta, sono molto lieto di diventare un vostro
cugino molto devoto. -
Il ringraziamento mormorato da Orietta
fu coperto dalla risposta sarcastica di Gualtiero.
- Sono lusingato che approviate la mia
scelta, Goffredo, e che la benediciate... S,
sono proprio lusingato!... -
Alcuni adulatori risero ed anche il signor
Barford rise, dicendo allegramente:
- La mia benedizione? Ve la do con tutto
il cuore, amico mio! -
Poi and a sedersi accanto a lady Pamela,
e scambi con lei una rapida occhiata. Lady
Shesbury stringeva nervosamente le labbra,
ma Goffredo continu a sorridere guardando
i fidanzati che tutti circondavano come sovrani.
Il capitano Finley, pallidissimo, guardava
Orietta con uno sguardo doloroso, e
Rosa, con le mani strette convulsamente, fissava
il giovane ufficiale con dolore e con collera.
Goffredo guard ad uno ad uno i vari personaggi,
con molta attenzione, poi s'appoggi
al bracciuolo della poltrona e disse sottovoce
a lady Shesbury:
-  una cosa interessantissima!... Arrivo
troppo tardi, ma non bisogna mai perdere la
speranza... -


Capitolo 5.

Quando Faustina seppe il fidanzamento
della cugina, ne rimase stupita; poi ne prov
dispetto, perch l'invidia era stata abilmente
istillata in quell'anima debole e superficiale,
che altrimenti non se ne sarebbe
affatto preoccupata.
Quanto a Rosa, dapprima ne fu felicissima,
e Orietta ritrov in lei l'amica affettuosa di
una volta, ma subito dopo torn ad esser
fredda e di cattivo umore. Orietta, un giorno,
si risolse a chiedergliene il motivo, ma
non ne ottenne che una risposta ostinata.
- Non ho nulla contro di voi. Che idee
vi mettete in testa?
- Eppure non siete pi la stessa, Rosetta.
- Non sono pi la stessa? -
Una risata ironica sfugg dalle labbra della
giovinetta.
- Credo piuttosto, Orietta, che voi siate
abituata, ora, a troppi omaggi, a troppe adulazioni,
e vi pare che io non vi faccia abbastanza
complimenti e non vi lusinghi come
gli altri. -
Orietta, questa volta, si lasci sfuggire un
movimento d'impazienza.
- Questa  una cattiveria, Rosa! Sapete
bene che mi  cara soltanto la vostra affezione. -
E se ne and, mentre negli occhi di lady
Rosa passava l'ombra di un rammarico doloroso,
ch'ella non vide.
Questa delusione rese ancora pi caro ad
Orietta l'amore di Gualtiero, spingendola a
godere una rivincita orgogliosa nell'ammirazione,
nell'adulazione che circondavano la
fidanzata di lord Shesbury. Ella visse in una
specie di ebbrezza febbrile i dieci giorni che
mancavano alla grande festa, per la quale
erano stati diramati numerosi inviti. Orietta
era gi una giovane regina, che tutti incensavano,
e vedeva il fascino della propria bellezza
accrescersi del prestigio goduto personalmente
da lord Shesbury.
Gualtiero aveva stabilito che il matrimonio
dovesse celebrarsi un mese dopo il fidanzamento,
e le pi grandi Case di Londra e di
Parigi avevano ricevuto le istruzioni per il
corredo e i vestiti. Del resto la giovane lady
Shesbury avrebbe avuto modo di completare
personalmente la sua scelta, perch gli sposi,
dopo la stagione delle cacce, sarebbero andati
a Neuilly per trascorrere qualche tempo
in un grazioso palazzetto antico che lord
Shesbury aveva comprato durante il suo ultimo
viaggio in Francia.
- Sar una cornice ideale per la mia amatissima
Orietta, - egli diceva alla fidanzata.
Orietta aveva scritto al padre, e ne aveva
ricevuto questo biglietto:
Carissima figlia, vi mando il mio consenso,
e chiedo a Dio di render felice questa
unione. La felicit, ohim, non  di questo
mondo, ma un po' di gioia d il coraggio di
sopportare il dolore.
S, venite a trovarmi con vostro marito...
se dopo il matrimonio farete un viaggio in
Italia. Io spero di poter vivere fino a quel
giorno.
Orietta fece leggere la lettera a Gualtiero
mentre passeggiavano in giardino, un dopopranzo.
- Povero babbo! Quanta misantropia si
legge in queste poche righe! - disse con tristezza.
- Deve aver sofferto molto! Ma per
colpa di chi? Forse di mia madre? -
Gualtiero fece un gesto come per dire:
Non lo so!, perch non aveva mai raccontato
alla fanciulla quello che lord Cecil era
stato per donna Beatrice.
Orietta prosegu pensierosamente:
- Non so nulla della mia famiglia!  doloroso! -
Gualtiero le mise una mano ferma e tenera
sulla spalla.
- Cos io sar tutto per voi, carissima.
- Tutto? S, potete esserlo, se volete.
- Lo voglio con tutta l'anima mia! -
Quella voce, piena d'ardore, fece correre
un fremito di gioia nelle vene di Orietta.
Ma ad un tratto quella gioia svan: i fidanzati
stavano percorrendo il viale in fondo al
quale si vedeva il padiglione indiano, e la
fanciulla rivide la bella Apsra e pens con
un brivido d'angoscia:
Tutto per me? Forse era tutto anche per
lei!
Distolse lo sguardo dagli occhi di lui, che
erano pieni d'amore: Gualtiero sorrise e disse
sottovoce:
- Orietta, saremo tanto felici! -
E lasciandole la spalla, prese il braccio
candido e ben modellato, velato da una larga
manica di tulle, e lo appoggi al suo.
Camminavano lentamente, nella dolcezza
tiepida di quel pomeriggio. All' incrocio di
un viale si trovarono di fronte il signor Barford e Maurizio
Prynne e proseguirono con
loro verso il castello. Lord Shesbury discuteva
col critico sulle ultime pubblicazioni;
Goffredo, di tanto in tanto, diceva qualche
parola, ma Orietta restava silenziosa. Quando
si trovava in presenza del signor Barford,
provava sempre un inesplicabile senso d'imbarazzo,
bench nulla, nei modi e nella fisonomia
di Goffredo, lasciasse indovinare il minimo
biasimo.
Lord Shesbury entr col cugino e con Prynne
nella biblioteca, per far loro vedere alcune
stampe antiche di cui avevano parlato, e
Orietta and nel salotto rotondo dov'erano
riuniti gli ospiti pi giovani. Quando lord
Shesbury e i suoi compagni la raggiunsero,
ella era seduta sopra un piccolo divano, ridente,
animata, in mezzo a un circolo allegrissimo.
- Che cos' che vi diverte tanto? - domand Gualtiero.
Il circolo si apr per lasciarlo passare, e
Orietta rispose:
- Il signor Burke ci sta raccontando una
storia proprio buffa! -
Piero Burke era un giovane possidente dei
dintorni, conosciuto per il suo umorismo e
la sua immaginazione, ricca di fantasia. Egli
s'inchin, e stava per ritirarsi, perch, alcuni
giorni prima, nel salotto da fumare,
lord Shesbury gli aveva troncato in modo
brusco il finale umoristico di uno di quei racconti
di cui aveva il segreto.
- Continuate, Burke. -
E Gualtiero sedette accanto alla sua fidanzata,
pronto ad ascoltare.
Il signor Barford, col suo passo elastico
che quasi scivolava, raggiunse vicino ad una
delle porte-finestre aperte Rosa e la signorina
Porroby che erano rimaste sole, mentre tutti
gli altri circondavano Orietta. Egli sedette
vicino alla cugina e le prese nella mano carezzevole
le dita magre e tremanti.
- Rosetta, non vi unite ai cortigiani della
vostra amica? - le chiese sottovoce.
Rosa ebbe un sussulto, e Violetta, che aveva
inteso, si lasci sfuggire una risatina cattiva
e rispose in vece sua:
- Non vi pare che siano abbastanza numerosi?
Quella piccola Orietta diventer pazza
per l'orgoglio.
- Eh... forse, s! Basterebbe anche meno
per far girare una testolina giovane. Cara
Rosa, il vostro aspetto non  bello come prima.
Che cosa accade in questo cuoricino? -
La voce di Goffredo era diventata appena
un mormorio. Il viso pallido della giovinetta
si color e le sue labbra tremarono, ma ella
rispose laconicamente:
- Non accade nulla, Goffredo. -
Il signor Barford scosse la testa, la sua
mano strinse pi forte quella di Rosa e il
suo sguardo si pos sul capitano Finley, che
faceva parte del gruppo che circondava lord
Shesbury ed Orietta.
- Povera Rosa! Povera e cara Rosetta! -
mormor Goffredo.
La fanciulla arross ancora di pi e ritrasse
la sua mano.
- Che cosa vi piglia? Mi sono forse lagnata
di qualcosa?
- No, siete troppo altera e troppo coraggiosa,
figliuola cara... Voi cercate di lottare,
e di perdonare...
- Di perdonare? Che cosa?  colpa sua
se tutti l'ammirano? - disse con voce fremente.
- Cara animuccia incomparabile, che non
vuol vedere i torti degli altri!
- I torti? Quali torti? -
Il signor Barford scosse la testa e guard
con compassione il visetto pallido e contratto.
- Lasciamo quest'argomento doloroso! 
meglio che non perdiate le vostre illusioni,
Rosetta!
- Quali illusioni? Su... su di lei?
- S.
- Che cosa sapete?
- Ebbene, ella aveva incoraggiato discretamente
sir Piero a farle la corte, per poi
rifiutarlo..., e da alcune parole di Guglielmo,
ho capito che anche con lui aveva fatto lo
stesso. -
La mano di Rosa si contrasse sul bracciuolo
della poltrona.
- Non lo credo, - rispose con voce sorda.
- Neppure io voglio crederlo, per quanta
fiducia abbia nella sincerit di Finley. -
Goffredo tacque. Si accarezz con un gesto
lento la barba bionda, fissando lo sguardo su
quell'angolo del salone dove Piero Burke continuava
il suo racconto, fra l'ilarit degli
ascoltatori. Si udiva in mezzo agli altri il
riso leggero e grazioso di Orietta, i cui sguardi,
animati dall'allegria, avevano uno splendore
abbagliante. Vicino a lei, appoggiato
alla spalliera del divano, anche lord Shesbury
rideva, e il suo sguardo non lasciava
mai la fidanzata.
- Burke, avete delle idee pazze, ma vi riesce
di renderle quasi verosimili, - disse Gualtiero quando il
narratore ebbe finito di parlare.
- Immagino che nella nostra festa di
gioved vi avranno dato una parte comica?
- Avr questo piacere, mylord... insieme
con la signorina Porroby, la quale ha pure
una parte divertentissima.
- Ignoravo che aveste attitudine per il genere
comico, signorina Porroby! Finora vi
ho ascoltato soltanto nelle parti drammatiche,
in cui siete maestra. -
Era un complimento, o un'allusione mordace?
Nessuno lo cap, e neppure Violetta.
- Che cosa fate laggi in penitenza, con
Rosa e con quel caro Goffredo che sembra il
consolatore degli afflitti? -
Questa volta il tono di lord Shesbury era
nettamente sarcastico.
Mentre Violetta e lady Rosa arrossivano,
Goffredo si alz e si avvicin, senza che sul
suo viso sorridente si vedesse nessun'ombra
d'imbarazzo.
- No, non consolo nessuno, caro Gualtiero!
Disgraziatamente non ho il potere di
sanare le ferite morali... Ma qualche buon
consiglio pu, a volte, essere utile. -
Orietta batt le palpebre: le era parso che
Goffredo Barford l'avesse guardata alla sfuggita,
pronunziando queste ultime parole.
- Qualche buon consiglio? Ah, s, s!... -
E lord Shesbury sorrise con un sorrisetto
insultante che fece provare ad Orietta uno
strano imbarazzo. Ma Goffredo, senza scomporsi,
disse con bonomia:
- Non credete alla loro efficacia?
- Ma che dite? Al contrario, credo che
sappiate operare conversioni meritorie... soltanto
con l'esempio. Ma come? Un uomo dabbene
come voi! Un uomo irreprensibile, di
una moralit cos austera! Che cosa siamo
noi tutti, dite, dinanzi a questo ammirevole
Barford, come lo ha chiamato l'altro
giorno il colonnello Parwill? -
Gualtiero, rivolgendosi a quelli che lo circondavano,
parlava con tono di seriet, eppure
ognuna di quelle parole faceva ad Orietta
l'impressione di una frecciata offensiva
lanciata sul viso a Goffredo.
Questa volta, per qualche momento, il sorriso
spar dalle labbra del signor Barford;
il suo viso calmo impallid e gli occhi si
abbassarono leggermente, ma subito dopo li
rialz e sostenne lo sguardo freddo di Gualtiero.
- Voi esagerate, mio caro, - replic.
- Non fatemi inorgoglire! Non sono un uomo
perfetto, ma cerco di migliorarmi e di fare
un po' di bene nel mondo.
- Ne fate anzi molto! - esclam Violetta
avvicinandosi. - Meritate tutte le lodi che
vi ha fatto lord Shesbury. Non pensate cos
anche voi, donna Orietta? -
Orietta esit, prima di rispondere. Ella
aveva capito che quelle lodi erano invece sarcasmi
offensivi, e non doveva approvarli. Non
aveva motivo per associarsi alle ironie beffarde
di Gualtiero verso un uomo del quale
tutti riconoscevano la virt e il merito. Perci
rispose a Violetta:
- Mi pare che il signor Barford meriti
davvero quelle lodi.
- Le pare... non ne  sicura. -
Gualtiero guard la fidanzata con un bagliore
ironico negli occhi.
- Ma quando conoscerete meglio Goffredo,
ne sarete sicura.
-  un amico ottimo e devoto, - disse
una voce secca.
Rosa si avanzava verso il gruppo, coi lineamenti
tesi e gli occhi febbricitanti.
- Oh, anche voi, fanciullina? - disse ironicamente
lord Shesbury. - Ma vi hanno
proprio beatificato all'unanimit, Goffredo!
- Sedetevi, Rosetta. Mi pare che non stiate
bene, oggi! - disse il signor Barford.
- Ma ha voluto lo stesso portare il suo
sassolino per erigere il vostro monumento.
Fortunato Goffredo! Auguriamoci, per, che
la statua non abbia i piedi d'argilla.
- Le statue di questo mondo hanno tutte
i piedi d'argilla, - disse Goffredo con umilt
grave.
In quel momento entr lady Pamela insieme
con altri ospiti, e il signor Barford si
ritir un poco dietro la poltrona di Rosa e
nello stesso tempo guard Orietta; il suo
sguardo conteneva una compassione cos profonda,
che la fanciulla ebbe un sussulto d'angoscia.


Capitolo 6.

La vigilia della festa si sparse fra gl' invitati
la voce che lord Shesbury per poco non
era rimasto vittima di un incidente. Il pesante
baldacchino d'ebano, drappeggiato di
broccato viola, che sovrastava il suo letto,
era caduto ad ora tarda della notte. Gualtiero,
che aveva vegliato sino a tardi in biblioteca,
finiva in quel momento di spogliarsi;
altrimenti sarebbe rimasto schiacciato.
- Colpa dei domestici che avrebbero dovuto
verificare i sostegni del baldacchino, -
rispose lord Shesbury a coloro che domandavano
come aveva potuto avvenire il pericoloso
crollo.
Pareva che il pericolo corso non lo avesse
affatto impressionato e canzon Orietta, per
l'aria sconvolta del suo viso.
- Sono vivo e verde, come vedete... Non
 la prima volta che sfuggo a un pericolo di
questo genere. Vi rammentate, Goffredo, l'incidente
di vettura di cinque anni or sono?
- Se me lo rammento!... I cavalli presero
la mano proprio sull'orlo del burrone... Aveste
l'abilit di far rovesciare la carrozza, saltando
nello stesso tempo a terra, altrimenti...
- ... Altrimenti oggi sareste voi il marchese
di Shesbury. -
Le palpebre di Goffredo sbatterono appena,
ma sorrise leggermente e rispose:
- Grazie al Cielo non lo sono, mio caro
Gualtiero!
- Ma mi pare di aver sentito dire che
quella volta si trattava di un attentato? -
chiese il capitano Finley.
Lord Shesbury afferm con un cenno della
testa.
- Difatti, sotto i finimenti dei cavalli furono
trovate alcune spine disposte con tale
abilit, che non dovevano penetrare nella
carne delle bestie e renderle furiose se non
dopo un certo tempo che correvano.
- Oh,  una cosa obbrobriosa! - disse
Orietta inorridita.
- E non fu scoperto l'autore di quell'attentato
delittuoso?... - domand Maurizio
Prynne.
- Mai!
- Peccato! L'avrei veduto volentieri penzolare
da una forca! - disse Violetta.
- Oh, signorina Porroby, - rispose Goffredo
con tono di rimprovero - non mi piace
sentire una donna esprimere certi desiderii!
- Perch? Un miserabile come quello, capace
di un attentato cos vile! Avreste avuto
piet di lui, voi?
- Signorina Porroby, - interruppe Gualtiero
- voi dimenticate con chi parlate. Barford
 la carit personificata, e stende la sua
indulgenza anche sui pi grandi delinquenti,
confessando forse, con umilt, che neppure
lui potrebbe resistere alla tentazione se il demone
del delitto gli saltasse addosso.
- Avete reso in modo perfetto il mio stato
d'animo, Gualtiero, - rispose con calma il
signor Barford. - Nessuno sa quali istinti,
buoni o cattivi, siano in noi. Non condanniamo
dunque gli altri senza remissione.
- Se per combinazione l'autore di questo
attentato venisse scoperto, farebbe bene a
prendervi come avvocato, - disse Gualtiero.
Poi, volgendosi verso la fidanzata, soggiunse:
- Venite, voglio farvi vedere le miniature
di cui vi ho parlato ieri. -
Orietta lo segu nella biblioteca, ove egli
apr un mobile e ne trasse alcuni libri di
preghiere, decorati dai pazienti miniatori del
Medio Evo.
Orietta gli pos una mano sul braccio.
- Gualtiero, vorrei domandarvi una cosa.
Perch siete tanto cattivo col signor Barford? -
Egli si volt e guard il viso preoccupato
della fanciulla, nel cui sguardo c'era un rimprovero.
- Vi dispiace, Orietta?
- S... perch m' doloroso pensare che
nutrite un'animosit contro un uomo stimato
e onorato da tutti. Se me ne spiegaste il motivo...
- Ve lo spiegher... pi tardi. Per ora
mi  impossibile. Guardate, cara, questo 
il messale del secolo dodicesimo che volevo
farvi ammirare. -
Orietta si sent ferita da quel modo di evitare
una spiegazione, e la sera, quando fu
sola, libera dall' influsso di quello sguardo
innamorato, ripensando a quelle parole di
lui, giudic offensiva la noncuranza di Gualtiero,
e pens, con un fremito di collera, che
egli l'aveva trattata come una bambina curiosa e indiscreta.
Rammentava anche altre circostanze in cui,
dopo il fidanzamento, egli aveva dato prova
del suo carattere volontario e autoritario, che
nascondeva sotto il velo seducente dell'amore.
Fremendo d'orgoglio, Orietta pensava:
Vorr diventare anche per me un despota,
il padrone assoluto della mia volont e della
mia anima?
Ah, perch aveva commesso la pazzia di
amarlo? Perch? Perch?...
Eppure era stata avvertita: oltre quello
che sapeva per prova e quello che aveva sentito
dire di lui e del suo carattere difficile,
c'erano stati i consigli del signor Barford.
Il signor Barford!... Nel suo cervello febbricitante,
Orietta cercava il motivo per il
quale lord Shesbury odiava Goffredo, e ad
un tratto credette di averlo trovato.
Invidia... invidia di un essere che si abbandonava
ai piaceri mondani, di un essere
egoista e scettico, colpevole, forse, di errori
che la giustizia umana, ahim, non pu punire,
contro un uomo la cui vita irreprensibile,
il cui valore morale, la cui carit da
tutti conosciuta dovevano essere per lui un
rimprovero vivente.
Una voce interna le gridava:
No, no, Gualtiero, nonostante tutti i suoi
difetti, non  capace di un sentimento cos
basso!
Ma non era illusione anche questa? Poteva
dire di conoscere quella natura cos mutevole
e capricciosa, che per lei restava enimmatica
come il primo giorno?
Eppure l'amo, l'amo, nonostante la paura
che ho di questo mistero! pensava arrossendo.
Cadde in ginocchio e supplic:
Dio mio, abbiate piet di me! Dove andr
a finire?
Ma nessuna luce rischiar l'anima sua, occupata
dall'orgoglio che faceva ostacolo all'aiuto
divino.
E l'orgoglio fece di nuovo peccare Orietta,
quando il giorno dopo, guardandosi nello
specchio, ella vide riflessa l'immagine della
Regina della Notte.
Un velo nero, tessuto d'argento, avvolgendola
di pieghe vaporose, le cadeva intorno
alla persona: le opali splendevano di bagliori
iridati nell'oro dei capelli, sul candore del
collo, fra le pieghe dei veli; gli occhi, come
due stelle maravigliose, illuminavano il viso
giovane e ardente, imporporato dal sangue
impetuoso.
Nel salone che serviva da camerino alle
artiste s'alz un mormorio d'ammirazione.
- Incomparabile!... - disse la gentile signora
Trevor, vestita da stella; ed era sincera,
com' sincera un'anima che non ha mai
provato l'invidia. - Abbiamo fatto bene a
chiuder lo spettacolo col quadro della notte:
dopo aver visto voi, donna Orietta, tutto il
resto sarebbe parso insignificante. -
Violetta disse a denti stretti, aprendo una
porta:
- Siamo pronte, capitano Finley. -
Ed usc per prima, seguita da Orietta. Guglielmo
Finley rest immobile davanti a quell'apparizione
miracolosa, ma Orietta, senza
dare a vedere di essersene accorta, disse allegramente:
- Suvvia, venite ad indicarci la posa. -
Ma il povero Finley ne era assolutamente
incapace: non aveva occhi altro che per la
Regina della Notte, e si attir qualche osservazione
scortese da parte di Violetta, la quale
era una stella molto nervosa.
Finalmente il sipario si alz: dalla galleria,
piena di spettatori, si alz un oh! soffocato.
Infatti, lo spettacolo era di una rara
bellezza. Lady Shesbury, che aveva avuto carta
bianca dal figliastro, aveva saputo metter
su uno spettacolo ch'era una maraviglia e
dava l'impressione di un sogno... Nel chiarore
argentato della luna, passavano ombre
fantastiche, voli d'angeli, animali strani imitanti
quelli preistorici; in mezzo alla scena,
la Regina della Notte, circondata di stelle,
era inondata dalla luce lunare, che dava un
maraviglioso splendore al suo viso, alle spalle
leggermente scoperte e alle braccia, di un
candore delicato, che reggevano i veli attorno
alla persona...
Orietta stava immobile, in una posa elegante,
in cui si univano una nobilt ed una
grazia incantevoli, e teneva gli occhi bassi
per non vedere tutti quegli sguardi fissi su
lei, perch, nonostante la disinvoltura acquistata
in societ, era ancora timida, specialmente
nelle occasioni in cui Violetta ed altre
fanciulle sapevano sfoggiare una sapiente
sfrontatezza mondana.
La Regina si avanzava, circondata dalle
sue stelle: era stato stabilito qualche giorno
prima, che quel quadro si sarebbe chiuso con
un balletto, di cui Falkerine, il musicista
russo, aveva scritto rapidamente la musica,
indicando i passi; e tutti avevano tenuta segreta
la cosa, perch fosse una sorpresa.
La visione era abbagliante: le stelle, vestite
di veli scintillanti, ornate di gioielli che
gettavano lampi di luce, compivano delle evoluzioni
intorno ad Orietta; la Regina della
Notte ballava in un raggio di luna, e i veli
neri che l'avviluppavano, mandavano riflessi
argentei e facevano risaltare il candore vellutato
delle spalle e delle braccia. Ad ogni
movimento le opali maravigliose lanciavano
bagliori di fuoco e d'azzurro. Essa ballava
con grazia e flessibilit armoniose, e pareva
sfiorasse appena il suolo coi piedini calzati
di broccato d'argento. Orietta, ora, guardava
la sala... cercava colui di cui aspettava l'approvazione.
I loro sguardi s'incontrarono:
ma che cosa lesse in quelli di lui? Quale pensiero
dava a quegli occhi un'espressione cupa,
che le faceva correre un brivido d'angoscia
lungo la persona?
Ad un tratto cap: nei suoi veli neri tessuti
d'argento, ella doveva rammentargli
Apsra... Apsra che aveva danzato su quellostesso palcoscenico, qualche mese avanti,
il giorno prima di morire.
Orietta dovette chiamare a raccolta tutte
le sue forze, per vincere l'emozione violento
che l'afferrava. Continu a ballare macchinalmente,
senza guardare il punto della sala
dov'era Gualtiero; ma quando cal il sipario
fra gli applausi entusiastici, ella non
aveva pi energia, tanto che, appena giunse
nel salotto vicino, cadde quasi svenuta su di
una poltrona.
Molti si avvicinarono a lei premurosamente:
le fecero respirare dei sali, e Falkerine disse:
- Vado a chiamare lord Shesbury.
- No, no! Non  nulla... Le luci, il caldo...
Baster un po' di riposo, - rispose
Orietta, e tent di sorridere, di vincere quel
malessere pi morale che fisico.
Ma un fiotto di sangue imporpor il viso
di Orietta, quando ella ud pronunziare queste
parole:
- Ecco lord Shesbury. -
Gualtiero si avvicin e chiese subito, inquieto:
- Che c'? Che vi  accaduto, Orietta?
- Un leggero malessere... Faceva tanto
caldo in sala!
- Infatti il caldo deve aver dato noia a
molte persone... Vi farebbe bene respirare
un po'd'aria pura... Volete fare due passi
in giardino? -
Orietta fece un cenno affermativo e si alz,
appoggiandosi al braccio che Gualtiero le offriva.
I presenti li guardarono uscire, e Falkerine mormor,
riassumendo l'opinione generale:
- Sarebbe impossibile trovare una coppia
fisicamente meglio assortita!
- S,  vero... ma moralmente? - domand
Prynne.
- Ah... moralmente!... Uhm, non saprei
davvero!
- Questo matrimonio far di lei un' infelice,
- disse con voce sorda il capitano
Finley.
Violetta alz le spalle e mormor con rabbia
repressa:
- Che cosa possiamo saperne, noi? -
Gualtiero ed Orietta erano usciti sulla terrazza
e s'incamminavano verso i giardini,
dove s'avviavano altri gruppi di persone, cercando
un po' di refrigerio. La notte era calda,
rischiarata dalla luna quasi piena; dalle
aiuole saliva il profumo dei fiori, e un alito
di brezza tiepida recava, di tratto in tratto,
gli aromi silvestri del parco e della foresta.
- Non avete fresco? - domand lord Shesbury.
- No, grazie, sto benissimo. -
Poi restarono silenziosi: in fondo alla prima
terrazza, Gualtiero volt a sinistra, e
Orietta lo segu macchinalmente. Risalirono
il viale degl'ippocastani centenari, passarono
davanti al piccolo chiosco giapponese, sulla
cui soglia Orietta aveva rivisto lord Shesbury
la prima volta dopo il suo ritorno al castello.
Allora non avrebbe potuto immaginare che,
in un giorno molto vicino, sarebbe diventata
la fidanzata di colui che le era tanto antipatico.
Ed ora, invece, lo amava, lo amava con dei
brividi di timore, con dei sussulti di fierezza
che volevano sfuggire al giogo dominatore.
Intuiva che quello spirito autoritario, quell'affascinante
conquistatore aveva, fino allora,
incontrato nelle donne soltanto debolezza,
adorazione cieca, sottomissione passiva
di schiave. Ed ora esigeva di trovare tutto-
ci anche in lei?
Come s'ingannava, se pensava questo!...
Glielo aveva pur fatto capire, quando egli
le aveva chiesto di diventare sua moglie.
Pensava egli forse che, padrone com'era del
cuore di lei, avrebbe potuto dominarne anche
la volont e il giovanile orgoglio?
Camminavano in silenzio, e Orietta, col
cervello ancora offuscato, andava come in sogno.
Ad un tratto vide che erano arrivati sul
piazzale dell'ala Rinascimento, davanti alla
grande vasca di marmo.
La luce pallida della luna striava d'argento
l'acqua immobile, illuminava misteriosamente
i boschetti, i cipressi neri, i pergolati
carichi di rose... Gualtiero disse sottovoce:
- Vi sentite meglio?
- S, un poco.
- Sediamoci qui un momento. -
Sedettero sulla panchina, e per un pezzo
il silenzio non fu interrotto; Gualtiero teneva
la mano posata sulla spalla di Orietta,
e la fanciulla sent che fremeva, ed ella pure
rabbrivid, afferrata da un'angoscia segreta.
- Toglietevi questi veli... -
Si chin su di lei e la sua voce era sorda,
alterata.
- Non posso vedervi vestita cos! -
Stese la mano, ed afferr con forza la
stoffa leggera che si strapp.
Orietta si butt indietro:
- Gualtiero! -
Lo guardava, stupefatta, con sgomento, e
poi con ribellione.
- Levateveli! - egli ripet.
Egli tolse gli spilli con dita nervose e fece
cadere il velo argentato che si afflosci intorno
ad Orietta, prima che ella avesse vinto
il suo stupore.
Allora la fanciulla esclam:
- Perch? -
Egli non rispose: circond col braccio le
spalle di Orietta e avvicin a s la testolina
che resisteva.
- Perch? - domand Orietta di nuovo,
con la voce tremante d'ansia e di ribellione.
- Perch non posso vedervi intorno questi
veli scuri, mia amatissima. -
Appoggi il viso sui riccioli morbidi, fra
cui le opali brillavano di luci iridate, poi li
baci mormorando:
- Per quella volta, amor mio... per quella
volta! -
Orietta soffocava sotto la violenza della
commozione e non sapeva pi che pensare...
che credere...
Un rumore di passi e un fruscio di foglie
ruppero il silenzio.
Gualtiero si alz e si pose in ascolto; e
poich il rumore si ripet, egli disse con voce
altera, piena di contrariet:
- Vado a vedere chi  quell' indiscreto che
si permette di venire fin qui. -
Fece qualche passo. Si ud una detonazione,
seguita da una fuga precipitosa.
Orietta gett un grido e si slanci verso
lord Shesbury, il quale si volt tranquillamente
verso di lei.
- Gualtiero, che cos' stato? Hanno sparato
su voi?
- Molto probabilmente. In ogni modo la
pallottola non mi ha colto, mi ha sfiorato
soltanto. Non preoccupatevi, cara Orietta. -
Prese la mano gelida della fanciulla.
- Lo vedete, sono illeso, e quel delinquente
ha fallito il suo scopo... Ed ora torniamo
dentro.
- Ma... non lo fate cercare?
- A che scopo? Pu sfuggire facilmente,
approfittando della confusione della festa. -
Prese la mano di Orietta sotto il braccio
e la condusse verso l'ala Rinascimento, della
quale era illuminata una sola finestra al pianterreno.
La fanciulla non parlava, stupita da quel
sangue freddo, e segu lord Shesbury nella
sala dei Cigni, dove erano accese alcune candele
del lampadario veneziano.
- Andate a cambiarvi d'abito, Orietta. Ci
ritroveremo fra gli ospiti, ma vi prego di non
far parola con nessuno di questo incidente.
- Ma, Gualtiero, che cosa ne pensate?...
Avete qualche nemico?
- Certamente. Anche le persone migliori
ne hanno; e per quanto non possegga l'umilt
di mio cugino Barford, non ho neanche la
pretesa di esser fra quelli. -
Orietta fu irritata da quel tono ironico,
in un momento simile; ma Gualtiero continu:
- Perci non sfuggo alla sorte comune,
ed ho... almeno un nemico.
- Sospettate di qualcuno? -
Un lampo travers lo sguardo di Gualtiero.
- S, - disse risolutamente.
- Allora... potete accusarlo?
- Ancora no.
- Ma se ricominciasse? - domand Orietta
con angoscia.
Gualtiero alz le spalle con noncuranza.
- Bah! Gli sfuggir un'altra volta. Non
preoccupatevi, mia cara... -
Le prese le mani e gliele baci lungamente.
- Dimenticate il mio scatto di poco fa;
ma non potevo sopportare di vedervi... -
S'interruppe, baci di nuovo le dita tremanti,
e ripet:
- Non preoccupatevi, Orietta! -


Capitolo 7.

Dopo aver fatto uscire Orietta da un corridoio
interno che conduceva alla galleria dei
Ritratti, lord Shesbury torn nei salotti di
ricevimento. Pareva cercasse qualcuno, e, vedendo
lord Rodswin, gli domand:
- Avete veduto Barford? -
Il giovane rispose negativamente e Gualtiero
continu a cercarlo di stanza in stanza;
finch entr nel salotto da giuoco. Goffredo
Barford era impegnato in una partita di poker.
Lord Shesbury gli si avvicin e gli mise
una mano sulla spalla: Goffredo ebbe un leggero
movimento di sorpresa e alz gli occhi
per vedere chi lo chiamava.
- Ah, siete voi, caro amico! Stiamo giocando
una partita interessantissima...
- Ed egli ha una fortuna sfacciata, -
disse uno dei giocatori, un po' di malumore.
- S, lo riconosco...
- Avrete il tempo di prendere la vostra
rivincita, sir Thomas...
- Il tempo?  un'ora che giochiamo, lord
Shesbury, e questa  l'ultima partita.
- Oh, allora!... Goffredo, quando avrete
finito, venite a raggiungermi nella biblioteca:
debbo chiedervi un consiglio.
- Sempre a vostra disposizione, caro Gualtiero. -
Venti minuti dopo, il signor Barford entrava
nella stanza vastissima, rischiarata da
una luce blanda, dove il cugino lo aspettava.
Gualtiero era in piedi, vicino a un candelabro
di bronzo, e, avvicinandosi a lui, anche
Goffredo si trov sotto la luce.
-  accaduto un fatto grave, Goffredo, -
disse lord Shesbury senza tanti preamboli. -
Nel giardino di ponente  stato sparato contro
di me un colpo di rivoltella. -
Il signor Barford sussult con sorpresa
indignata.
- Contro di voi... contro di voi!
- S, contro di me.  il secondo attentato
in due giorni.
- Come il secondo?
- Il baldacchino che croll sul mio letto,
era stato abilmente danneggiato, in modo che
cadesse durante la notte.
-  possibile?... - disse Barford con la
voce soffocata dall'orrore. - Come avete fatto
a saperlo?
- Lo ha scoperto Ram-Sal.
- Ma  obbrobrioso! Chi ha potuto...
- Ecco quello che bisogna scoprire. Conto
su voi, Goffredo, per aiutarmi a smascherare
colui che mi perseguita col suo odio.
- Naturalmente, caro amico! Chi vi offende
 mio nemico. Ma avete qualche indizio...
qualche sospetto?
- Nulla. L'inchiesta che ho fatto fare sull'incidente
di ieri non ha dato finora nessun
risultato, e stanotte  stato facilissimo all'assalitore
di fuggire, perch con tutta questa
gente come si possono ritrovarne le tracce?
- Certo... certo! -
Il signor Barford scoteva la testa, e il
suo viso aveva un'espressione costernata.
- Eppure bisogna sapere! Bisogna assolutamente
arrivare a sapere!
- S, e tanto per me, quanto per voi.
- Per me?
- Certamente. Non pensate, caro mio, che
se questi tentativi si ripetono, qualcuno pu
sospettare di voi? Si direbbe: A chi giova
il delitto? Ma soltanto al signor Barford!.
Dunque voi avete interesse quanto me a scoprire
l'autore di questi attentati. -
Goffredo era rimasto annichilito dallo stupore:
alz la mano con un gesto d' indignazione
ed esclam:
- Voglio sperare che quell'idea abominevole
non verrebbe in mente a nessuno!
- Credete che la reputazione d'uomo integro,
di cui godete, potrebbe rendervi immune
da quel sospetto?... Eh, basta tanto
poco per rovinare una buona riputazione!...
Basta un sassolino contro i piedi d'argilla,
e il monumento crolla! Ma ammettiamo pure
che nessuno sospettasse di voi, in caso ch'io
morissi di morte violenta...
- Ma, caro Gualtiero, non  per una simile
ragione che mi dedicher, anima e corpo,
alla ricerca del colpevole. Lo far unicamente
perch  mio dovere e perch vostro
padre vi ha affidato a me! - disse Goffredo
con calore.
- Benissimo. Non mi aspettavo meno da
voi. Per ora non faccio nessuna denunzia;
voi farete la vostra inchiesta, ed io la mia.
S'intende che non dovete parlarne con nessuno.
Due persone sole conoscono la verit
sull'attentato di ieri... e donna Orietta era
presente, poco fa, quando mi  stato sparato
quel colpo di rivoltella.
- Ah, donna Orietta era presente? - ripet
Barford; e soggiunse subito: - Si sar
spaventata!
- S, ma ha un'anima energica. Allora,
Goffredo, siamo intesi? Silenzio... e inchiesta
segreta. Avete qualcuno a cui affidarla.?
- Ho Mario, il mio cameriere particolare.
 intelligente e scaltro; posso dargli questo
incarico senza spiegargli la ragione dei fatti.
- Avete fiducia di lui?
- Fiducia assoluta. Mi  affezionato e d
quando  al mio servizio non posso che dirne
bene.
- Allora agite per il meglio. Andiamo a
raggiungere gli ospiti. -
Nelle sale di ricevimento era incominciato
il ballo. Orietta aveva indossato l'abito di
tulle bianco che aveva prima di vestirsi per
lo spettacolo, e tutti la circondavano, parlando
con ammirazione della Regina della
Notte, e rimpiangendo ch'ella avesse lasciato
i veli neri.
- Eravate divinamente bella! - dicevano
tutti.
Orietta faceva uno sforzo per sorridere,
parlava macchinalmente, e il suo pallore colpiva
coloro che la guardavano. Ci nonostante
accett l'invito del capitano Finley e
ball, con animazione fittizia e una luce febbrile
negli occhi.
Passando vicino a Gualtiero, incontr il
suo sguardo scintillante, e poco dopo egli
la raggiunse nel salone cinese dove si riposava,
parlando con Finley, con Prynne e con
alcune signore. Gualtiero la invit per un
valzer, che la fanciulla ball come in un sogno,
vedendo soltanto quegli occhi appigionati
che non l'abbandonavano un istante, e
udendo soltanto quella voce calda e affascinante
che le mormorava parole d'amore.
Orietta, la mattina dopo, si svegli molto
tardi: aveva dormito appena due ore di un
sonno agitato, pieno d'incubi, nei quali vedeva
Apsra, Violetta e Goffredo Barford che
perseguitavano implacabilmente Gualtiero e
lei; e queste allucinazioni, unite alla stanchezza
e all'angoscia della nottata, l'avevano
lasciata affranta. Nondimeno s'alz, si vest
e scese da Rosa per sapere come stava, perch
la giovinetta era voluta rimanere alla
festa sin quasi alla fine.
Nel corridoio Orietta incontr il cameriere
particolare del signor Barford, il quale si
tir rispettosamente da parte per lasciarla
passare, mentre Orietta diceva fra s:
La fisonomia di quell'uomo mi  proprio
antipatica!
Rosa non era alzata: pallida e stanca si
lasci abbracciare da Orietta, dichiarando che
era annoiata di tutte le feste, e che quei quadri
plastici erano ridicoli.
- S. anche quello che ha mandato in estasi
tutti quegl'imbecilli... Anche il vostro,
mia cara! -
L'intenzione offensiva era tanto evidente,
che Orietta non pot fare a meno di rispondere,
un po' irritata:
- Allora, le intelligenze superiori come la
vostra faranno benissimo a non assistere a
spettacoli di quel genere. -
Le labbra di Rosa tremarono, il suo pallido
viso si contrasse, ma ella rispose con la stessa
voce aspra:
- Avete voluto imitare Apsra. Era molto
pi bella di voi, nel suo genere.
- Non ho voluto imitare nessuno; e se
voi... o qualcun altro ha creduto trovarvi
una rassomiglianza, si  sbagliato di grosso,
credete a me! -
La voce di Orietta fremeva per la violenta
commozione; poi la fanciulla si alz e soggiunse:
- Rosa, voi parlate in modo da mostrarmi
una malevolenza che mi addolora molto, ma
che non sopporter oltre. -
E s'incammin verso la porta; ma, mentre
stava per aprirla, una voce soffocata
esclam:
- Orietta! -
Rosa era seduta sul letto, con le mani tese
e gli occhi supplichevoli nel visetto stravolto.
Orietta esit qualche secondo, poi torn verso
la giovinetta, che le afferr le mani con
dita febbricitanti, e mormor:
- Perdonatemi... Lo so che non ne avete
colpa... Ma io... io... -
I singhiozzi la soffocavano. Appoggi la
testa sul petto di Orietta ed essa l'abbracci.
Rosa pianse dirottamente, poi si calm
e, respingendo l'amica, soggiunse:
- Andate, Orietta, lasciatemi. Sono molto
nervosa: perci vi ho detto quelle cose cattive...
Dimenticatele, vi prego... dimenticatele! -
e ricadde con la testa sui cuscini.
Orietta l'abbracci e usc dalla camera,
penosamente commossa da quella scena che
le rivelava quale lotta dolorosa avvenisse nell'anima
della giovinetta.
Chi  che la mette su contro di me? si
domandava Orietta; e pens subito a lady
Pamela e alla signorina Porroby...
Poich l'ora della colazione s'avvicinava,
Orietta s'avvi verso la galleria traversando
il salotto cinese. C'era qualcuno nella stanza:
il signor Barford stava guardando un
vaso antico, e udendo un rumore di passi
si volt.
- Siete voi, donna Orietta? Sto contemplando
questo magnifico esemplare dell'arte
orientale. Ho letto uno studio interessantissimo
sull'argomento e mi  venuto voglia di
venire ad osservare con comodo queste sfumature
ammirevoli... Ma, cara donna Orietta,
vi sentite poco bene?
- No... ma sono stanca, perch ho dormito
poco... e sono addolorata.
- Addolorata?... Perch? -
Le si avvicin e le prese la mano.
- Forse avrete osservato che, da qualche
tempo, Rosa  cambiata con me?
- S... infatti. Lo si vede chiaramente.
- Non  vero? E mi tormento invano per
ricercarne il motivo.
- Eh, il motivo!... Figlia mia, Rosa  in
vidiosa della vostra bellezza... del vostro successo. -
Orietta fece un gesto di sorpresa e d'incredulit.
- Rosa invidiosa? Non l'avrei mai creduta
capace di un simile sentimento. -
Goffredo sorrise benevolmente.
- Siete ancora molto ingenua, e credete
che tutti abbiano un'anima nobile come la
vostra... Ohim, la realt  assai diversa!
Donna Orietta, da qualche tempo voi vivete
nel sogno... -
La fanciulla arross, perch questo era proprio
lo stato d'animo di cui aveva coscienza.
Goffredo continu con voce bassa e commossa:
- S, un sogno... pericoloso. Povera figliuola!
Voi correte verso la rovina, verso
l'infelicit!
- E perch? -
Orietta si raddrizz con un movimento
d'orgoglio, ma un brivido le corse lungo la
persona.
- S... verso l'infelicit. Bisogna che ve
lo dica, Orietta:  mio dovere. Ho lottato
a lungo prima di risolvermi, perch m'era
doloroso accusare un parente; ma non posso
lasciare che una fanciulla innocente come voi
precipiti in un abisso... -
Le sue mani stringevano le dita tremanti
di Orietta.
- Vi dir tutto... tutto quello che so.
Potete trovarvi oggi alle sei al cancello dei
Cervi? Nessuno ci disturber.
- Verr! -
La fanciulla pronunzi risolutamente questa
parola, ma tremava tutta.
- Mia povera figliuola! - mormor Barford.
- Che cosa darei per risparmiarvi queste
sofferenze! Oh, almeno che vi salvi da una
sorte che sarebbe terribile, per un essere nobile
e sensibile come voi! -
Poi, abbandonando quelle piccole mani che
erano divenute fredde tra le sue, usc dal
salotto.
Quando Orietta, dopo qualche istante, entr
nel salone rotondo, aveva una fisonomia
tanto stravolta, che lord Shesbury le domand,
dopo averle baciato la mano:
- Vi sentite male?
- Un poco.
- Avreste dovuto riposarvi.
- Mi riposer nel pomeriggio. -
Ella cercava di non guardarlo, parlando.
perch aveva paura di quegli occhi, il cui
potere incantatore aveva, da qualche settimana,
quasi distrutto la sua volont.
Ed oggi, per l'appunto, pareva che quegli
occhi la guardassero con insistenza strana,
tanto che ella pens con un fremito:
Si direbbe che intuisca i miei dubbi, le
mie inquietudini... le rivelazioni che deve
farmi il signor Barford.
Finita la colazione, Orietta disse, alzandosi,
che sarebbe andata a riposarsi fino all'ora
del pranzo, e Gualtiero l'accompagn
nel vestibolo.
- Sono certo che vi angustiate pensando
a quell'attentato, - le disse a voce bassa.
- Non dovete preoccuparvi; si tratta certo di
un pazzo, e lo scopriremo presto, credete
a me.
- Avete saputo nulla?
- No, nulla. Ma state tranquilla, cara.
Ho preso le mie precauzioni, e il mio fedele
Ram-Sal veglia su me. -
Baci la mano fredda e tremante e torn
fra gli ospiti, mentre Orietta saliva il sontuoso
scalone di quercia scolpita, ornato di
tappezzerie antiche.
Quando fu nel suo salottino, vi trov una
profusione di rose t, i suoi fiori preferiti,
mandatele da Gualtiero. L'aria era impregnata
dell'aroma delicato, che oggi per dava
ad Orietta un senso di vertigine. And in
camera sua, si stese sul divano e chiuse gli
occhi, dicendo fra s:
Bisogna che non pensi pi, per un po' di
tempo..., bisogna che riacquisti la calma.
Ma i pensieri continuavano ad urtarsi nella
mente febbricitante... tanti, tanti pensieri,
alcuni dei quali erano orribili!
Che cosa aveva voluto dire Goffredo Barford?
Che cosa doveva rivelarle? Perch quell'uomo
serio e prudente si decidesse a parlare,
bisognava che temesse per lei qualcosa
di pericoloso.
Un destino veramente spaventevole... spaventevole...
Che cosa? Ma che cosa, insomma? Ah, doveva
saperlo, mentre era ancora in tempo!
Doveva saperlo ad ogni costo!
Le ore passavano lente, interminabili. Faustina
venne a prendere sue notizie, e se ne
and, senza una parola affettuosa, e quell' indifferenza
la colp ancora pi profondamente,
perch in quel momento un affetto sincero le
sarebbe stato di grande aiuto. Perdeva tutto,
tutto... e le restava soltanto l'amore di Gualtiero.
Ma quello che avrebbe saputo fra poco,
farebbe forse cadere in rovina anche quell'ultimo
appoggio.
Alz gli occhi e vide il grande crocifisso
d'avorio appeso sul letto. Trasal e pens:
Dio!... Mi rester l'aiuto di Dio!
Ma la sua fede, tanto viva e profonda per
l'innanzi, s'era un po' affievolita in quell'atmosfera
di divertimenti, di adulazioni, e
sotto il dominio di un amore troppo terreno.
Non seppe, in quel momento, chieder l'aiuto
di cui aveva tanto bisogno, e si perse di nuovo
nelle sue fantasticherie angosciose, finch
fu l'ora di vestirsi per andare all'appuntamento.
Da qualche ora cadeva una pioggerella fine
fine: Orietta si cambi le scarpe, indoss un
vestito scuro, poi usc dal suo appartamento,
e, passando da una porta di servizio, entr
nei giardini. Bisognava che facesse in modo
di non incontrare lord Shesbury.
Il cancello dei Cervi non era molto lontano
dal castello: era un'uscita che serviva
quasi soltanto ai giardinieri, e dava sopra
un sentiero ombroso, ma pieno di fango nella
stagione delle piogge.
Goffredo aspettava Orietta in un piccolo
chiosco rustico: le and incontro, le prese
l'ombrello e la fece sedere sopra la panca di
legno.
- Sono dispiacente di avervi fatta uscire
con questo tempo, ma non era possibile parlare
tranquillamente nel castello. Avete riveduto
Gualtiero?
- No... Gli ho detto che volevo riposare
fino all'ora del pranzo.
- Benissimo... benissimo! Allora, figlia
mia, bisogna che vi dica... -
Sedette accanto ad Orietta che, pallidissima,
lo guardava ansiosamente.
- Bisogna che vi faccia conoscere l'uomo
al quale vi siete fidanzata in un istante di
smarrimento. Prima di tutto sappiate che il
giovane di oggi  uguale al ragazzo di una
volta: violento, indomabile, orgoglioso, egoista
fino alle midolla delle ossa. Ma questo
non  nulla...
- Non  nulla? - ripet Orietta, debolmente.
-  stato un cattivo fratello, freddo, indifferente,
a volte duro, con una povera bimba
ammalata. Questo lo sapete, perch Rosa
vi avr detto... -
Orietta fece un cenno affermativo.
- ... cattivo e severo oltre ogni limite, 
anche verso i domestici. E questo ancora 
niente. -
Il signor Barford, dopo una breve pausa,
continu:
- Dal punto di vista religioso, ostenta lo
scetticismo, ma in sostanza, in quell'anima
che conosco bene, perch l'ho pazientemente
studiata, esiste un abisso d'empiet... e una
perversit che mi sgomentarono, quando potei
finalmente leggervi dentro. -
Altra pausa, durante la quale Goffredo
Barford avvolse con uno sguardo compassionevole
il viso teso e gli occhi pieni d'angoscia
della fanciulla.
- Perversit, mancanza di scrupoli, crudelt
raffinata verso le donne che lo amarono
e che egli finse di amare. Ah, figlia mia, se
potessi raccontarvi tutto quello che so sulle
disgraziate vittime di quel terribile seduttore!...
Vi dir questo soltanto: mentre era
nelle Indie, si fece amare da una principessa,
bella fra le belle. La vedeva di nascosto, perch
i sudditi della ranie non le avrebbero permesso
di ricevere un inglese. Poi, stanco di
quel capriccio, fece in modo che gl' indiani
fanatici venissero a sapere che la principessa
lo amava. Un giorno i portatori del palanchino
condussero la sciagurata verso un punto
della foresta dov'era stata vista una tigre,
e la principessa mor vittima della belva...
anzi di due belve! -
Orietta si drizz, appoggiandosi le mani sul
petto ansimante.
- Non  possibile, no, no!... - disse con
voce rauca.
- Ohim, me 1' ha raccontato il capitano
Finley, che era in grado di saperlo, e potrete
farvelo confermare da lui... E quanto
ad Apsra...
- Apsra?... - ripet Orietta sordamente.
- L' ha uccisa lui!
- No!... - esclam Orietta, quasi senza
voce.
- Me lo ha detto uno dei servitori della
baiadera... Avevo dei sospetti, e mi  riuscito
di farlo parlare. La uccise con una pugnalata,
perch era stanco dell'affetto di lei,
troppo passionale... e certamente anche perch,
innamorato di un'altra, voleva immolarle
colei che l'aveva preceduta, quell'Apsra
di cui era stato innamorato sino alla follia,
e che ormai era un essere trascurabile...
che non serviva pi a nulla! E la fece sparire
dal mondo!
- No, no! -
Orietta si copr il viso con le mani, con
un gesto d'orrore.
-  spaventevole, quello che dite!... Spaventevole!
- Povera figliuola! Povera figliuola! -
La voce di Goffredo era untuosa, dolce
come una carezza.
- Oh, perch non posso risparmiarvi rivelazioni
tanto atroci? Ma bisognava vi mostrassi
l'abisso verso il quale correvate. Avrei
dovuto parlarvi pi chiaramente a Londra,
quando vi consigliai a diffidare, ma non credevo
che gli avvenimenti si sarebbero svolti
con tale rapidit! E poi m' capitato quell'incidente
al piede... altrimenti avrei potuto
impedirvi di concludere quest' infelice...
questo terribile fidanzamento. -
Orietta si tolse le mani dal viso: i suoi lineamenti
erano sconvolti.
- Posso romperlo!
- Teoricamente, s; ma voi non sapete,
figlia mia, quale carattere spaventoso si nasconda
sotto l'aspetto cavalleresco di lord
Gualtiero! Non rinunzier mai a voi, non
foss'altro che per orgoglio. In qualunque posto
fuggiate, vi raggiunger; qualunque cosa
facciate, vi avr! In voi non ama che la vostra
bellezza: che cosa gl' importa del vostro
cuore, dell'anima vostra, della vostra
coscienza illibata? -
Orietta si alz impetuosamente, bench vacillasse
dall'emozione.
- E io... non voglio! Non voglio neppure
rivederlo! Mai pi! -
Era sconvolta dall'angoscia, il dolore sommergeva
l'anima sua.
- A volte avevo tanta paura di lui, di
tutto quello che m'era- sconosciuto del suo
carattere. Era questo... era questo!
- S, un istinto avvertiva il vostro cuore
sensibile: quel cuore che egli avrebbe spezzato
con tanta volutt... quando il suo capriccio
si fosse rivolto da un'altra parte. Nessun
uomo disprezza pi profondamente le
donne, nessuno, pi di lui, ne parla con tale
sarcasmo offensivo... Anche di voi... l'ho
inteso io!
- Lo avete inteso? -
Le parole uscivano a fatica dalle labbra
riarse.
- S, povera figlia cara! -
Orietta si tocc la fronte con la mano che
ora bruciava.
-  spaventoso! Che cosa devo fare? Oh,
signor Barford, consigliatemi voi! Voi che
siete cos buono e che mi avete dimostrato
tanto interessamento. -
Egli le pos sul braccio una mano carezzevole.
- Non vedo che un mezzo, e poich immaginavo
che dopo quello che vi avrei detto,
avreste voluto staccarvi per sempre da lui,
ho preparato, per ogni buon fine, la vostra
fuga e il vostro rifugio. Una vettura, guidata
da un uomo fidato, vi aspetta qui vicino,
e vi condurr a Rockden-Manor, dove
Elena, la mia direttrice di casa, vi accoglier
affettuosamente. Vivrete ivi nascosta per un
po', finch potr ricondurvi da vostro padre.
- Da mio padre? Ohim, egli  morente,
ed ha gi rifiutato di prendermi con s!
- Spero che, quando sapr tutta la verit,
non rifiuter pi. In ogni modo, a Rockden-Manor,
sarete sotto la mia protezione, circondata
da tutte le cure, da tutte le attenzioni
desiderabili, e potete fidare sulla mia devozione,
fanciulla cara. A voi decidere quale
strada dovete seguire: la salvezza che io vi
offro, o l'esistenza miserabile, vicina ad un
uomo che si far giuoco della vostra sensibilit, della vostra
fierezza, del vostro cuore innamorato.
- No, questo no!... Conducetemi via, signor
Barford! Non voglio rivederlo mai pi!
- Allora, venite. -
Goffredo usc dal chiosco, si guard intorno
e disse alla fanciulla:
- Non c' nessuno; andiamo presto fino
alla strada! -
Passarono il cancello, e dopo aver percorso
qualche diecina di metri, videro la carrozza
chiusa, su cui c'era un uomo d'et vestito da
cocchiere. Il signor Barford fece salire Orietta,
le strinse lungamente la mano e mormor:
- Coraggio! Siete salva! Egli non penser
a cercarvi in casa mia! -
Chiuse lo sportello e disse al cocchiere:
- Andate, Drake! -


Capitolo 8.

In quello stesso momento, lord Shesbury,
nella biblioteca, parlava con Adalberto Nortley,
che aveva mandato a chiamare.
- Ho dato incarico a Ram-Sal di sorvegliare
Mario. Barford ne parla tanto bene,
che dev'esser suo complice. Del resto, quell'uomo
non mi  mai piaciuto. Ma mentre
Ram-Sal pensa a Mario, non pu sorvegliare
Barford; bisognerebbe che ve ne occupaste
voi, Nortley.
- Volentieri, mylord.
- Avete gi saputo darmi informazioni
utili su di lui, che ho unito ad altre non
meno edificanti. Ora  necessario scoprire
l'autore di quegli incidenti nei quali per
poco non ho perduto la vita. Come vi ho detto
stamani, nel momento in cui fu sparato il
colpo di rivoltella, Barford stava giocando:
perci aveva incaricato un altro dell'esecuzione
materiale del delitto.
- Evidentemente! Credo come voi, mylord,
che sia bene tener d'occhio il servitore:
penser io a pedinare il padrone.
- S, ma siate cauto, perch  l'uomo pi
furbo che ci sia al mondo. Voi, per, amico
mio, siete abile... -
Gualtiero batt amichevolmente la mano
sulla spalla del compagno.
- Vi sono devoto, mylord, e se quel miserabile
conseguisse il suo abominevole scopo,
non avrei riposo finch non vi avessi vendicato,
consegnandolo alla Giustizia. -
Il viso allegro e simpatico di Nortley appariva
commosso, come lo sguardo che fissava
su lord Shesbury.
- S, conosco il vostro affetto, amico mio,
e so che posso fare assegnamento su voi. Ora
andate e riflettete a quale sia il mezzo migliore
per sorprendere quei due. Io vado a
chieder notizie di donna Orietta. -
Quando Gualtiero buss alla porta del salottino
della fidanzata, nessuno rispose; allora
egli entr e son il campanello per chiamare
la cameriera.
- Domandate a donna Orietta come sta,
e intanto chiedetele se potr scendere per il
pranzo! -
Ma nessuno rispose, quando la cameriera
buss alla porta di camera: la ragazza entr
e vide che la stanza era vuota.
- Donna Orietta non c', Eccellenza! -
disse la cameriera.
Si sar sentita meglio, e la trover gi
fra gli ospiti, pens lord Shesbury.
Ma nei saloni e nella biblioteca, dov'erano
riuniti tutti gl'invitati a motivo della pioggia,
Orietta non c'era, e nessuno l'aveva veduta.
Gualtiero pens che fosse da Rosa, e mand
un servitore a dirle che l'aspettava nella
biblioteca; ma neppure Rosa aveva veduto
Orietta, da prima della colazione. Faustina,
interrogata, rispose che era andata a vedere
come stava la cugina, subito dopo la colazione,
ma da allora non l'aveva pi riveduta.
Gualtiero cominci ad essere preoccupato,
soprattutto dopo che ebbe visitato la cappella,
dove pensava che Orietta potesse essersi sentita
male, mentre pregava. Torn nell'appartamento
della fanciulla ed esamin la camera: ma non trov 
alcun indizio che gli spiegasse
quella scomparsa misteriosa.
Che si sia sentita male ad un tratto?
pens. Ma dove... dove?
Coloro che giudicavano lord Shesbury incapace
di commuoversi, avrebbero cambiato
idea, se avessero potuto vederlo durante questa
ricerca della fidanzata.
Fece chiamare Shirley, il maggiordomo, e
gli ordin di cominciare subito un' inchiesta
segreta fra la servit, per sapere se qualcuno
avesse veduto donna Orietta durante il pomeriggio.
Soltanto un fattorino disse di averla
veduta uscire verso le sei da una porta di
servizio.
Da una porta di servizio? Perch? Ammettendo
che avesse voluto andare a prendere
un po' d'aria, nonostante il cattivo tempo,
perch non era uscita da una delle tante porte
del castello?
Voleva forse uscire di nascosto? si do
mand lord Shesbury sempre pi stupito ed
ansioso.
Bisognava dunque cercarla fuori, ed egli si
fece aiutare nelle ricerche da Nortley e da
Ram-Sal; ognuno di loro prese una direzione
diversa attraverso i giardini allagati dalla
pioggia. Ma quando si ritrovarono nel posto
stabilito, nessuno aveva trovato nulla. La
pioggia, sempre pi forte, aveva cancellato
le tracce dei passi.
Allora lord Shesbury si sent afferrare dall'angoscia,
ma non volle che nessuno sapesse
della sparizione inesplicabile di Orietta, e
quando scese a pranzo, dopo essersi vestito
in gran fretta, nulla, nel suo viso, faceva capire
il tormento che lo angosciava. A coloro
che gli domandarono notizie di Orietta, e fra
questi Barford, egli rispose con calma che
ella era ancora un po' stanca. Poi cambi subito
argomento di conversazione e si ritir
presto, dopo aver fatto cenno a Nortley di
seguirlo.
Il giorno dopo, gli ospiti di lord Shesbury
seppero che Orietta era dovuta partire all'improvviso,
chiamata al capezzale del padre
morente. E nelle prime ore del pomeriggio,
un messaggio da Rockden-Manor avvert
il signor Barford che sua moglie era morta
durante la notte.
Goffredo stava giocando a biliardo col duca
di Farmouth: scosse la testa e mormor:
- Povera Valeria! Povera donna!
-  una liberazione per lei e per voi,
amico mio, - disse il duca. - Avete la coscienza
d'aver fatto il vostro dovere; e lo
avete fatto in un modo ammirevole! -
Molte altre voci approvarono calorosamente.
- Ho fatto il possibile per render meno
penosa una situazione cos triste, - rispose
modestamente il signor Barford.
Poi si conged da tutti, e lord Shesbury,
tendendogli la mano, disse con freddezza:
- Fateci sapere quando avranno luogo le
esequie.
- Certamente, caro amico, certamente! -
E and nel salotto accanto a salutare lady
Pamela, che era stata informata dell'accaduto.
Gualtiero lo segu e gett un'occhiata sul
viso della matrigna. Le labbra di lady Shesbury tremavano
leggermente, pronunziando
qualche parola di condoglianza, ma nei suoi
occhi brillava un lampo di gioia che stup
Gualtiero.
Quando il signor Barford fu uscito dalla
sala, si alz un coro di lodi sul carattere
ammirevole di quell'uomo, schiavo di un
dovere, adempiuto con tanta nobile semplicit.
- Finalmente  libero! - disse una voce.
- Ha quarant'anni ed  in tempo a crearsi
una nuova famiglia.
- A meno che non se la sia gi creata...
in sordina! - ribatt la voce sarcastica di
lord Shesbury.
Si ud un coro di proteste.
- Oh, mylord! Lo pensate davvero?
- Bah, chi lo sa! Ma voi, siete liberi di
crederlo l'uomo pi perfetto del mondo...
almeno fino a prova contraria. -
E con queste parole lord Shesbury rientr
nella sala da biliardo, dopo avere scambiato
una rapida occhiata con Nortley. Anche questi
per suo conto si allontan dal salone e,
dopo un quarto d'ora, torn e, avvicinandosi
a Gualtiero, gli disse all'orecchio:
-  andata a raggiungerlo. -
... Lady Pamela entr nel salotto di Goffredo
con le mani tese e gli occhi splendenti.
- Caro... finalmente... finalmente siete
libero! Libero!... Avevo paura che gli altri
capissero la mia gioia.
- No, non siete capace di una indelicatezza,
Pamela! Calmatevi, amica mia! Mi dispiace
vedervi gioire di questa sciagura. Mi
dispiace molto! Mario, preparatemi una valigia
soltanto, per adesso. Domani porterete
il resto del mio bagaglio.
- Resterete molto, laggi?
- Per forza, amica cara. Avr tante disposizioni
da dare... E poi sono in lutto,
e non posso tornare fra i vostri ospiti.
-  vero! Per verrete a passare qualche
ora qui, di tanto in tanto?
- Naturalmente!... Non vi abbandoner,
cara Pamela. Permettete un momento? Devo
dire una parola al fido Mario... -
Goffredo spar nella camera accanto, e torn
quasi subito.
- Ecco fatto... Ditemi, Pamela, che cosa
pensate di quella... storiella che ci ha raccontato
lord Shesbury?
- Quale storiella?
- Ma... la partenza di Orietta.
- Ah, gi!...  molto strana davvero; e
Rosa  stupita e furibonda perch Orietta
non l'ha neppure salutata, prima di partire.
-  proprio inverosimile... E Faustina?
- Neppure lei ha riveduto la cugina, n
ha saputo che dovesse partire.
- Eh, eh, c' qualcosa sotto!
- S... ma che cosa?
- Non lo so... non lo sappiamo nessuno.
- Da un po' di tempo era pensierosa, stanca,
e pareva si sforzasse di mostrarsi allegra.
- Che ci sia stato qualche litigio tra i due
bei fidanzati... Col carattere di Gualtiero,
non  difficile! C' da domandarsi perfino...
se la fanciulla non sia fuggita. -
Lady Shesbury ebbe un risolino secco.
- Oh, Goffredo! Una ragazzina senza un
soldo, e con la prospettiva di un matrimonio
simile...
- Non credo che abbia un carattere capace
di pensare a questo!... Gualtiero pu
averla urtata in qualche modo; oppure possono
avere svelato ad Orietta quale sia la
vera natura di lui... Allora non mi farebbe
maraviglia che fosse fuggita, ferita nell'orgoglio,
impaurita dall'avvenire... Ma sono
ipotesi, e poi a noi non ce ne importa, non
 vero?
- Anzi, sarei felice che aveste indovinato,
perch ci saremmo sbarazzati di lei... E
quella povera Rosa!  tanto disperata, che
ne fa una malattia!
- Lo so... Ma dite, Pamela, il capitano
Finley  partito?
- S, stamani; perch?
-  una coincidenza... Non si potrebbe
quasi pensare...? -
Lady Shesbury alz le mani al cielo.
- Giusto! Probabilmente  andata proprio
cos! Avr litigato con Gualtiero e si sar
fatta rapire da Finley! Ah, quella Santarellina!
Quella bella sprezzante! Il povero Guglielmo
n'era cos innamorato!... -
Il signor Barford si lisciava la barba con
aria meditabonda.
- S, pu essere! Finley  un uomo capace
di fare una pazzia... Si saranno messi
d'accordo...
- Quando lord Shesbury lo sapr!...
- Non vorrei esser nei panni di quel caro
Guglielmo! - disse Barford sorridendo.
- Se abbiamo indovinato, sar un bello
scandalo!
- Forse Gualtiero lo sa di gi.
- Dev'esser furibondo! Lui! Abbandonato
dalla fidanzata! Imparer, cos, a scegliersi
la moglie fra le nostre signorine inglesi,
quando vedr cosa gli  capitato con quella
straniera!
- Che volete? La giovent fa sempre qualche
pazzia. Ed ora, Pamela amatissima, salutiamoci,
perch debbo andare. -
Un istante dopo, lady Shesbury scendeva
la scaletta segreta, apriva la porta nascosta
che dava nel salone cinese...e trovava Gualtiero
seduto in una delle poltrone d'ebano,
nell'atteggiamento di uno che aspetta.
- Mi avete fatto paura, Gualtiero! Non
mi aspettavo di trovare qualcuno... in questa
stanza. -
Lord Shesbury si alz, incroci le braccia
e la guard con una tale aria di disprezzo
glaciale, che lady Pamela chin gli occhi.
- Non sapevo che conosceste questa scala.
- L'ho scoperta per caso... Dovevo dire
qualcosa a Goffredo, e sono passata di qui
per fare pi presto.
- Difatti  comodissimo... per continuare
a parere irreprensibili agli occhi degli altri.
- Che cosa volete dire? - balbett ella.
- Lo sapete benissimo. Quello che vi rimprovero,
lady Shesbury, non  tanto la vostra
condotta colpevole (questo riguarda voi e la
vostra coscienza), quanto l'ipocrisia di cui
siete stata capace. In ogni minima occasione
avete criticato le altre donne, siete stata sempre
la prima a scagliare la pietra contro il
prossimo; con una perfdia abilissima avete
saputo unire la vostra civetteria perversa
ad un' apparente moralit di cui facevate
grande sfoggio, degna, in questo, del vostro
complice. Ma egli  maestro in quest'arte...
ed in quella di gettarvi polvere negli occhi.
- Che cosa intendete dire?
- Ve lo dir, ma prima di tutto, ecco
quello che ho deciso: cesserete di andare dal
signor Barford e di avere rapporti con lui.
Se non obbedite alla mia volont, vi caccer
dal castello, rivelando a tutti la verit sul
l'irreprensibile lady Shesbury e l'ammirevole
Goffredo Barford. -
Lady Pamela, atterrita, stette un momento
senza poter parlare, poi balbett:
- Io... io non so quello che pensiate,
Gualtiero! Non ho nulla da rimproverarmi.
Non ho mai avuto nulla da rimproverarmi.
- Mio padre non la pensava cos! Alcune
frasi ch'egli mi ha detto, m'hanno fatto capire
che vi giudicava una civetta pericolosa
e finta.
- Egli ha osato...
- Mi ha detto che sapeva che avevate cercato
di gettarvi tra le braccia di Goffredo,
nello stesso tempo in cui giuravate di amare
vostro marito.
- Questa  una menzogna spudorata! -
L'indignazione di lady Shesbury era sincera.
- Come... come ha potuto pensare una cosa
simile?
- Gliel' ha detto Goffredo stesso, o meglio
lo ha insinuato.
- Non  possibile! Non  possibile! Deve
aver capito male!
- Per diverse volte questa... menzogna fu
insinuata nella mente di mio padre, insieme
con altre menzogne, affinch egli perdesse la
stima che aveva di voi; poich tanto sono
sicuro dell'accusa che vi faccio oggi, altrettanto
sono sicuro che allora Barford mentiva.
Il suo giuoco abominevole oggi  chiaro
per me. Sapeva che eravate innamorata di
vostro marito, ed egli si era innamorato di
voi: allora vi calunni presso mio padre con
abilit infernale. Nello stesso tempo vi staccava,
a poco a poco, da vostro marito, esagerando
le sue colpe ed anche, probabilmente,
inventandole di sana pianta. Oh, gli ci volle
del tempo, per conseguire il suo scopo! Quella
mente perversa doveva provare un godimento
feroce a ingannare la fiducia del cugino
e la vostra! I suoi intrighi ottennero
questo risultato: mio padre morendo lo nomin
mio tutore e gli lasci una rendita ragguardevole,
mentre il vostro avvenire materiale
e quello di sua figlia erano lasciati alla
mia discrezione, perch Barford era arrivato
a farvi odiare da vostro marito e a fargli
dubitare della legittimit di Rosa.
- Non  possibile! - ripet lady Pamela
con voce rauca.
- Mio padre me l'ha detto prima di morire.
Allora ero troppo giovane per riflettere;
tuttavia l'antipatia istintiva che avevo
per Goffredo mi fece palesare qualche dubbio;
ma non insistetti, perch mio padre lo
respinse energicamente. Dopo ci ripensai, e
mi domandai se quell'uomo avesse avuto interesse
a diffamarvi presso il cugino. La mia
avversione per lui, e un certo dono d'osservazione,
che tutti mi riconoscono, mi spingevano
a studiarlo ogni volta che lo incontravo,
e arrivai a scoprirne la falsit, senza
sapere ancora fino a che punto arrivasse. Allora
mi venne quest' idea: forse viveva una
doppia esistenza! E da quel momento, persone
fidate e abili furono incaricate di scoprire
se il mio sospetto fosse fondato. Fu una
ricerca difficile: Goffredo agiva con molta
cautela, e varie volte i miei agenti furono sul
punto di abbandonarla, affermando che nella
vita di Barford pareva non ci fosse nessun
mistero. Ma il caso li favor. L' ammirevole
Barford, sotto il nome di signor Smith,
aveva preso in affitto una vecchia casa in
mezzo ad un parco, in un quartiere di Londra
molto lontano dalla sua residenza abituale,
e di tanto in tanto vi si fermava per
cinque o sei giorni, durante i quali frequentava
i caff malfamati dei dintorni, beveva,
giocava e conduceva una vita di baldoria. Poi
tornava nel suo appartamento in Mayfair e
ridiventava... 1'irreprensibile signor Barford. -
Lady Shesbury si copr il viso con le mani
e balbett:
- Non posso crederci! Non posso crederci!
- Vi far leggere i rapporti dei miei agenti,
cos saprete anche che, mentre vi giurava
un amore fedele (poich ve lo giurava, ne
sono certo), concedeva il suo affetto alla signora
Falbourne, a lady Grazia Oswen e
forse ad altre sulle quali non ho informazioni. -
Lady Pamela lasci ricadere le mani, mostrando
un viso stravolto e due occhi lampeggianti.
- Ah, se poteste darmene le prove!... -
disse con un grido di rabbia.
- Ve le dar!  stato diffcilissimo avere
queste informazioni, perch era riuscito a
convincere le sue vittime che era necessaria
la discrezione pi grande per non nuocere
alla sua riputazione di uomo esemplare. Sono
convinto che avr agito ugualmente con voi,
perch mi  sfato difficilissimo scoprire la
verit perfino sotto il mio stesso tetto. -
Lady Pamela non rispose, ma, sotto il belletto,
il sangue le infiammava la faccia.
- Vi aveva promesso di sposarvi dopo la
morte di sua moglie?
- S, - ella mormor.
Gualtiero rise sarcasticamente.
- Sono persuaso che anche in questo si
burlava di voi, ma  una cosa che vi riguarda.
Come vi ho detto poco fa, finch sarete
in casa mia, vi proibisco di avere rapporti
con lui.
- Credete che potrei rivederlo, se ci che
m'avete detto  vero?... - esclam lady Pamela
rabbrividendo.
- Credo che quell'individuo sia furbo,
astuto pi di quanto si possa immaginare,
e potrebbe benissimo ingannarvi un'altra volta.
Perci resterete sotto la mia sorveglianza
finch non sapr ch' partito. Dopo state
attenta a non parlare col suo domestico: 
sorvegliato e lo saprei subito. -
Dopo queste parole, lord Shesbury indic
una sedia alla matrigna, ed anch'egli sedette,
ed aspettarono. Per venti minuti restarono
cos; lady Pamela sussultava nervosamente,
e la sua fisonomia esprimeva, a volta a volta,
la collera, l'abbattimento, l'eccitazione.
Ad un tratto ella disse con la voce alterata:
- Gualtiero, vi giuro sulla testa di mia
figlia che ho veramente amato vostro padre,
e che egli mi ha fatto molto soffrire.
- Quanto a questo, vi credo, lady Shesbury.
- E sono stata colpevole verso di lui soltanto
poco tempo prima che morisse.
- Voglio credervi anche in questo.
- Grazie! - mormor lady Pamela.
In quel momento entr Adalberto Nortley.
- La vettura  partita, mylord.
- Benissimo. -
E rivolgendosi alla matrigna, soggiunse:
- Siete libera. -
Si alz, aspett che fosse uscita, e usc anch'egli
con Nortley dalla stanza, dopo aver
chiuso a chiave tutte le porte d'accesso.
- Cos non potr servirsi della scala segreta
per veder Mario, - disse all'amico -
ed il mio fedele Ram-Sal sorveglier dall'altra
parte.
- Credete, mylord, che, dopo quello che
le avete detto, penserebbe ancora...?
- Chi lo sa! Quella donna  stata lungamente
sotto il dominio di un essere pieno di
finzione, ed ella stessa ha una natura priva
d'ogni nobile sentimento. Rifletter, dir a
se stessa che, odiando Barford, ho inventato,
o comunque esagerato; desiderer di rivederlo,
per avere una spiegazione, e quasi certamente
potrebbe ricadere sotto il suo giogo.
- Ma egli torner qui...
- Se ritorna, lo ricever io... e in modo
tale, che partir per sempre, - disse lord
Shesbury con sorda veemenza.
Poi la sua voce prese un' intonazione angosciosa:
- Ma Orietta... Orietta dov' ? Dove cercarla?
 a Rockden-Manor? Sempre pi mi
convinco che  lui che me l'ha presa, per vendicarsi,
o, peggio ancora, perch ne  innamorato... -
Gualtiero, con gli occhi scintillanti di collera
spaventevole, batt il pugno sul tavolo.
- Bisogna salvarla! Appena Mario sar
partito, Ram-Sal andr laggi e cercher di
sapere... Ma  un abominio, pensare che forse
ella  in casa di quel miserabile! Ah, se
ne fossi certo, lo costringerei a rendermela
subito, anche a costo di distruggere la casa
per ritrovarla!
- Ma, ammettendo che l'abbia fatta sparire
lui, potrebbe anche averla condotta da
qualche altra parte, pensando appunto che,
nel caso che egli venisse sospettato, si supporrebbe
subito che la tiene nascosta in casa sua!...
- A meno che, da giocatore abile, non abbia
l'audacia di tenerla con s; lo credo capacissimo
di questo, e Rockden-Manor pu
avere delle stanze segrete. Ecco perch dico
che se fossi sicuro che donna Orietta si trova
l, farei demolire la casa... -
I due giovani traversarono la galleria di
marmo, che una schiera di servitori aveva
gi rimesso in ordine; e Nortley osserv:
- Peccato che ieri sia piovuto, altrimenti
avremmo potuto trovare le tracce di passi,
o qualche indizio di lotta, perch donna
Orietta non si sar lasciata condurre via
senza opporre resistenza.
- Che cosa ne sappiamo? - disse bruscamente
lord Shesbury. - Invece, quando il
servo l'ha veduta uscire dalla porta di servizio,
andava forse da lui... Con quali menzogne,
con quali astuzie quell'uomo sar riuscito
ad attirarla, lei cos leale, cos fiera?
Non lo sappiamo; ma  certo una cosa terribile... -
Le sue labbra fremettero, il suo
sguardo divenne cupo e minaccioso. - Una
cosa terribile... Nortley, ora dobbiamo aspettare
l'esito delle indagini di Ram-Sal. S, bisogna
aspettare... aspettare, mentre vorrei
ridurre in polvere quel miserabile... e lei...
lei... -
Signore! pens Nortley, trasalendo al
suono di quella voce dura ed aspra. Temo
che gliene serber un rancore mortale!


Capitolo 9.

Orietta, risvegliandosi, credette per un
po' di tempo d'esser tuttora in un sogno.
Che cos'era quella camerona rotonda, coi
mobili antichi di quercia massiccia?... Che
cos'era quel letto, dove si trovava distesa,
fra le colonne di quercia che sorreggevano
un baldacchino di velluto violetto scolorito,
con le frange d'argento annerito?
Poi riacquist la memoria, e con la memoria
la sofferenza; e fu riafferrata da quella
sensazione d'angoscia e di sgomento che non
l'avevano pi abbandonata da quando il signor
Barford le aveva rivelato quale essere
pericoloso fosse quel lord Shesbury che avrebbe
dovuto presto sposare.
No, quella fuga in vettura non era un sogno,
e neppure l'arrivo, sul far della notte,
lungo il cupo viale di noci, che conduceva a
Rockden-Manor. Al rumore della vettura era
apparsa una donna che aveva aiutato la fanciulla
a discendere.
- Siate la benvenuta, signorina... Io sono
Elena Drake, la direttrice di casa del signor
Barford... - aveva detto con voce melliflua.
Poi la donna aveva condotto Orietta verso
una porta ad ogiva che dava sul vestibolo,
illuminato da una grande lampada. Salita
una scala di quercia erano arrivate al primo
piano, e, attraverso corridoi che s'intersecavano
da ogni parte, erano giunte in quella
camera in cui ella si risvegliava ora.
S, Orietta rammentava tutto questo: Elena,
una donna magra e alta, coi capelli grigi,
vestita di nero, le aveva servito un pranzo
squisito, che ella non aveva potuto assaggiare.
Allora la direttrice le aveva portato
una tazza di t, consigliandola ad andare a
letto. Cos aveva fatto, e aveva dormito profondamente,
risvegliandosi in quel momento.
No, non ho sognato... ohim, no! pens
con un fremito d'angoscia.
Fu bussato alla porta, ed Elena entr con
un sorriso sulle labbra sottili.
- Avete dormito bene, signorina? - domand,
avanzandosi come se scivolasse.
- Ho dormito... s, grazie; ma ho la testa
un po' pesante.
- Passer, quando avrete bevuto una tazza
di t: vado a prendervela. -
Usc, e torn quasi subito con un vassoio
preparato con eleganza, che pose accanto al
letto sopra una tavola antica.
- Quando vorrete alzarvi, signorina, sonate
il campanello: vi far io da cameriera,
perch qui, di servit, non ci siamo che mio
marito ed io, e una donna di fatica. -
Orietta la ringrazi, col fermo proposito
di non disturbarla: non era molto lontano il
tempo in cui si serviva da s. E appena le
fosse stato possibile, avrebbe dovuto mettersi
a lavorare per vivere.
Ma non era questo pensiero che la tormentava...
No, era pronta a subire tutto, pur
di sfuggire a lord Shesbury, pur di dimenticare
quell'essere senza cuore e senza piet.
Orietta si alz tardi e in un armadio trov
della biancheria semplice, ma elegante, di
foggia antica, e in un altro mobiletto alcuni
oggetti da toelette, anche questi di forma
antica, tutti montati in argento, con le cifre
A. B..
Quando si fu vestita, Orietta apr una delle
strette finestre, ornate di vetrate, che davano
su di un folto giardino ancora gocciolante
per la pioggia che era caduta fino allora.
Orietta si sporse, e vide che la sua camera
era in una torre rotonda, che faceva parte
del corpo principale della costruzione, la
quale doveva risalire a tre o quattro secoli
prima.
L'impressione, con quel tempo, era lugubre,
e Orietta richiuse la finestra rabbrividendo.
Pens alla povera pazza che da quindici
anni viveva rinchiusa l dentro, e disse
fra s:
S, dev'esser molto doloroso per il signor
Barford vivere in questa casa tanto triste,
solo con quella infelice...
Orietta sedette e rimase assorta nei suoi
dolorosi pensieri, finch Elena torn ad apparecchiare
per la colazione.
- Come, signorina: siete gi alzata? Perch
non mi avete chiamato?
- Era inutile che vi disturbassi: dovete
avere abbastanza da fare!... Come sta la povera
signora Barford? -
Elena esit, poi disse con tristezza:
 Stamani non vi ho detto nulla, signorina,
perch non volevo impressionarvi appena
svegliata; ma la mia povera padrona,
la quale da diversi giorni stava peggio, 
morta stamani all'alba.
- Oggi? Povera donna, almeno non soffre
pi! Ha riacquistato un po' la lucidit,
prima di morire?
- No, signorina, anzi sragionava pi del
solito, purtroppo. Ho mandato ad avvertire
il signor Barford che sar qui nel pomeriggio.
Egli ha avuto una vita molto triste! -
Elena, con le mani incrociate sul grembiule
nero, scoteva la testa.
- Nessuno potrebbe immaginare quello che
ha sofferto, vedendolo cos calmo, cos gentile
con tutti, e sapendo che conduce una
vita cos esemplare, - prosegu. - Ma io
lo so! Sono stata la sua balia, signorina, e
qualche volta si confidava con me.
- Egli  molto buono e molto servizievole, -
disse Orietta con gratitudine.
-  ancora migliore di quanto possiate
pensare! - esclam Elena, alzando gli occhi
al cielo. - Vi assicuro ch' il migliore di
tutti gli uomini. -
Elena prepar la tavola e si scus di non
poter servire la colazione della signorina nella
sala da pranzo.
- Mio marito sta facendo una gran pulizia,
perch il giorno dei funerali avremo gente
a pranzo.
- Quando avranno luogo?
- Probabilmente fra due o tre giorni. Ci
saranno tutti i proprietari dei dintorni e le
personalit del paese, perch il mio padrone
 molto stimato e molto amato... -
Queste parole: Tutti i proprietari dei dintorni,
fecero sussultare Orietta; ci sarebbe
stato anche lord Shesbury, che era il parente
pi prossimo di Goffredo... sarebbe venuto
in questa casa ed ella lo avrebbe sentito sotto
il medesimo tetto. Sent stringersi il cuore
da un'angoscia dolorosa, e la sua mano si
contrasse sul bracciuolo della poltrona.
Elena seguit con voce lenta e triste:
- La signora  morta improvvisamente, e
non sono stata in tempo a far chiamare il
ministro anglicano di Fengtown. La signora
Barford apparteneva a quella religione, ma
quando il padrone le chiedeva se voleva vedere
il ministro, ha sempre rifiutato. Ci ha
dato molto da fare, la povera signora! -
La direttrice sospir a lungo.
- Era agitata? - chiese Orietta.
- A volte, molto... Bisognava allora sentire
quello che diceva contro di me e contro
suo marito! Povera disgraziata!... Ho fatto
quello che ho potuto per renderle la vita meno
dolorosa, ma ella aveva delle idee fisse... veramente
terribili. -
Elena tacque, come assorta nei suoi ricordi
tristi, poi continu:
- Non voglio parlarvi pi di cose malinconiche,
signorina... Ditemi se avete bisogno
di qualcosa, e se desiderate niente. Ho messo
nei cassetti la biancheria che apparteneva
alla madre del signor Barford, ed i suoi oggetti
da toelette...
- Grazie, per ora non ho bisogno di nulla.
Soltanto, se poteste portarmi un libro da leggere,
per passare il tempo nel pomeriggio?
- Vi porter alcuni libri; non ne mancano
davvero, qui. -
Orietta si fece forza e mangi qualcosa
per vincere la debolezza fisica, e dopo colazione
apr un libro, per occupare la mente
e non pensare ai ricordi dolorosi del passato
e alle inquietudini per l'avvenire. Il primo
capitolo le piacque, ma via via che leggeva,
trovava cose che la urtavano, e fin col chiudere
il libro indispettita. Tutti gli altri libri
erano come quello: non contenevano parole
ardite, n scene arrischiate, ma erano pieni
d'immoralit, nascosta con perfidia, sotto
una superficie severa e dignitosa. Soltanto
un'anima delicata e un' intelligenza superiore
potevano accorgersi del veleno nascosto sotto
quelle apparenze innocenti.
Quella donna ha preso in biblioteca ci
che le  capitato sotto mano, pens Orietta.
Aspetter il signor Barford, che mi dar
opere migliori.
Allora le torn in mente la raccomandazione
strana fatta da lord Shesbury a lei ed
a Rosa:
Non leggete niente di quello che vi porter
Goffredo, senza aver chiesto il mio consiglio.
Che ironia! Proprio lui ardiva far nascere
il sospetto su quell'uomo dabbene, su quell'uomo
cos serio! A tutti i suoi difetti si aggiungeva
anche il vizio odioso della calunnia?
Eppure le era parso tanto leale! Era dunque
un ingannatore abile e pericoloso!
Orietta ricadde nei suoi pensieri tristi, domandandosi
se suo padre l'avrebbe accolta,
se l'avrebbe difesa contro lord Shesbury, nel
caso che questi volesse costringerla a sposarlo...
Suo padre aveva pochi giorni da vivere,
e se fosse morto, ella si sarebbe trovata
sola, in bala della collera e della vendetta
di un uomo orgoglioso e senza scrupoli, che,
aveva detto il signor Barford, le correrebbe
dietro sino ai confini del mondo!
Egli  ricco, e potente... pensava la fanciulla
con disperazione ed io sono povera,
sola, senza amici... No, ho il signor Barford!
Lui solo pu aiutarmi e consigliarmi.
E la riconoscenza sommergeva come un'onda
quel senso di sfiducia che era sempre unito
ai suoi sensi di stima per Goffredo.
Poi pens a Rosa che l'aveva tanto dolorosamente
delusa. Che cosa avrebbe pensato
della sua sparizione? Che cosa avrebbero pensato
gli altri?
Forse ad un accidente?... Rosa ne sarebbe
stata addolorata? Povera Rosa! Eppure era
buona! Ma l'avevano messa su contro di lei!
E lui che cosa pensava?... Immaginava che
ella avesse voluto fuggirlo?... Forse ancora
no, perch era sicuro del dominio che esercitava
sopra di lei! Era difficile che immaginasse
che una donna scelta da lui, fosse
capace di abbandonare il titolo di marchesa
di Shesbury, per andare a vivere una vita
di stenti!
All'ora del t, Elena comparve col vassoio
e disse che il signor Barford chiedeva se la
signorina Farnella poteva riceverlo.
Orietta rispose affermativamente, sollevata
all'idea di rivedere quel viso amico, e quando
egli entr, gli porse la mano con atto
spontaneo e caloroso.
- Vi siete riposata, figlia cara? - domand
il signor Barford, sedendosi accanto
ad Orietta.
- S, un poco... Ma debbo ringraziarvi
ancora, signore. Ieri ero troppo confusa per
farlo come meritate.
- Niente, niente!... Faccio il mio dovere.
Avrei voluto offrirvi un'ospitalit migliore.
La casa  vecchia, triste... ancora pi triste,
oggi, per il lutto della mia povera Valeria.
- La voce di Goffredo divent pi
bassa e malinconica. - Che vita dolorosa,
povera creatura! Ora riposa in pace. Fra tre
giorni l'accompagner all'ultima dimora. -
Tacque, come assorto in pensieri dolorosi,
poi domand:
- Vi manca niente? Elena mi ha detto che
vi ha portato alcuni libri...
- S... Ma certamente li ha presi a caso,
e non ho potuto continuare a leggerli.
- Quella povera donna non ne capisce
niente! - disse Goffredo contrariato. - Rimedier
a questa... sciocchezza, donna Orietta.
Desiderate qualcos'altro?... Tutto  a vostra
disposizione, compreso il padrone e i suoi
servitori. -
Orietta lo ringrazi, provando uno strano
senso d'imbarazzo.
Goffredo continu, abbassando leggermente
le palpebre sullo sguardo in cui s'era accesa
una fiamma:
- Se credete, non parleremo, per ora, del
motivo per cui siete qui:  meglio, povera
figliuola, che ci pensiate il meno possibile!
Inoltre io avr molto da fare, almeno per
due o tre giorni. Dopo sar pi tranquillo
di spirito e vedremo insieme quello che converr
fare, e intanto sapremo anche come ha
preso la cosa lord Shesbury.
- Avete ragione, non parliamone, - disse
Orietta rabbrividendo.
- Avrei desiderato, se il tempo si rimette,
che prendeste un po' d'aria nel giardino e nel
parco; ma in queste giornate dolorose ci saranno
molti estranei che vanno e vengono,
e sar pi prudente che restiate in camera
vostra. Quando gl' invitati venuti per i funerali
avranno lasciato Rockden-Manor, uscirete
dalla vostra prigione, figliuola cara! Ma
voglio che frattanto non abbiate nulla da desiderare. -
E si conged da Orietta, che gli espresse
novamente la propria riconoscenza.


Capitolo 10.

Passarono per la fuggiasca tre giorni di
clausura monotona. Elena le aveva portato
un lavoro all'uncinetto e Goffredo alcuni libri
sui quali non c'era nulla da criticare.
Egli andava nel pomeriggio a farle visita, e
si fermava a lungo, chiacchierando di mille
cose, senza mai parlare dell'argomento che
interessava tanto Orietta. Il signor Barford
le dimostrava un'attenzione rispettosa, una
benevolenza piena d'affetto, ma ci nonostante
Orietta sentiva, a volte, rinascere in
s quel vago imbarazzo che l'afferrava di
tratto in tratto, quando nella voce e nello
sguardo di Goffredo avveniva un cambiamento
che ella non riusciva a spiegarsi. Era
come un lampo, a cui Orietta non pensava
pi dopo un istante, dinanzi alla seria dolcezza
di quegli occhi grigi, o ascoltando le
osservazioni, degne di una mente elevata, che
veniva facendo Goffredo Barford.
Anche la direttrice parlava con la prigioniera,
e pareva una donna intelligente e relativamente
istruita; faceva sempre scivolare
nella conversazione le lodi del padrone e ne
vantava calorosamente i meriti e le virt,
raccontando quanto egli avesse sofferto, dopo
avere sposato la signorina Valeria Fenbroke.
- Era una povera donna, una donna debole
e falsa; prima di diventar pazza, gli
aveva procurato ogni sorta di dolori... Perci
vorrei che il mio degno e caro padrone
trovasse ora una donna che lo facesse felice
com'egli si merita, - disse Elena portando
agli occhi il fazzoletto.
- Credete che pensi a riprender moglie? - chiese Orietta.
- Non lo so... Forse s.  ancora giovane, e tutti hanno tanta
stima di lui. Molte
donne sarebbero orgogliose di essere da lui
prescelte. -
Il terzo giorno dopo l'arrivo di Orietta, ebbero
luogo i funerali della signora Barford.
Ma nessuna eco ne giunse alle orecchie della
fanciulla; solamente dopo colazione alcuni
ospiti, profittando del bel tempo, uscirono
in giardino a fumare, e allora, di tratto in
tratto, le loro voci giungevano fino alla prigioniera
volontaria... Ad un tratto la fanciulla
sussult: una voce indimenticabile,
dal timbro armonioso, domandava:
- Avete intenzione di fermarvi a lungo
qui, Barford? -
Ella non ud la risposta di Goffredo. Poco
gliene importava, d'altra parte... Ascoltava
ancora, dopo che aveva taciuto, l'eco di quella.
voce che la taceva fremere in tutto l'essere.
Egli era l... vicino! Sarebbe bastato che
ella chiamasse...
Ma che pazzia! Ella odiava lord Shesbury,
che s'era burlato della sua ingenuit, acchiappandola
come un povero uccellino nelle
sue reti di cacciatore spietato, di libertino
senza cuore.
Orietta s'alz e chiuse la finestra con mano
tremante, poi ricadde a sedere sulla poltrona
e tent di leggere; ma invano: l'idea che
egli fosse cos vicino le era insopportabile.
Verso le sei comparve Goffredo, il quale
non parl della cerimonia funebre, n di coloro
che vi erano intervenuti. Forse, entrando,
aveva visto il viso ancor pi sconvolto di
Orietta. Le offr di condurla a passeggiare
in giardino, ed ella accett.
Era un giardino triste, troppo ombroso,
che il marito di Elena coltivava come poteva,
perch aveva molte mansioni in quella casa.
Goffredo se ne scus, dicendo:
- La malattia della mia povera moglie mi
aveva reso cos dolorosa la permanenza in
questa casa, che ho trascurato ogni lavoro.
Del resto, ha un aspetto poco allegro di suo,
non vi pare? -
Orietta si volt e guard la costruzione
antica, annerita dai secoli. Il corpo principale
era affiancato a destra dalla torre rotonda,
per buona parte ricoperta da una folta
edera, in cui si trovava la camera della fanciulla.
A sinistra si staccava un'ala pi corta
e massiccia, in cui al primo piano, era una
finestra munita di una solida inferriata.
- S,  un'abitazione triste; - disse Goffredo
- ed  inoltre lontana da ogni altra
abitazione, in un paese coperto di paduli e
di foreste. La tengo, perch da quattro secoli
appartiene ai Falsdone. Veramente soltanto
la torre risale a quell'epoca: le altre costruzioni
sono posteriori. -
Parlando della vecchia casa con la compagna,
Goffredo condusse la fanciulla lungo i
viali ancora umidi per le piogge recenti. Muraglie
altissime, coperte di edera e di semprevivi, circondavano il
giardino, nel quale,
per mancanza di luce, pochi fiori potevano
vivere. In fondo al giardino c'era una cancellata,
in cui si apriva una porticina che
conduceva nel bosco.
-  prudente che ci fermiamo qui, - disse
Goffredo. - Il bosco  aperto a tutti e
le precauzioni non sono mai troppe. Potrete
fare un po' di moto nel giardino che  abbastanza
vasto... Del resto, far in modo che
restiate qui meno tempo che sia possibile. -
Tornarono indietro a passi lenti, parlando
amichevolmente. Quando furono davanti al
castello, Orietta alz di nuovo lo sguardo a
quella finestra con l'inferriata che pareva,
nel muro di pietra scura, il finestrino di una
prigione.
Forse la povera pazza era chiusa l dentro?...
ella pens.
Goffredo vide quello sguardo e ne indovin
il significato, perch disse con tristezza:
- S, era la camera di Valeria. Un giorno
tent di buttarsi dalla finestra e fui costretto
a far mettere un' inferriata. -
L'evocazione dell' infelice demente strinse
il cuore di Orietta, che segu macchinalmente
Goffredo in un gran salone, ammobiliato nello
stile del secolo prima, dove Elena serv
il t. La fanciulla godette qualche momento
di pace, seguendo la conversazione interessante
e variata del signor Barford, ma quando
fu sola, fu di nuovo afferrata dallo sconforto,
dall'angoscia, dall' incertezza che da
tre giorni non l'abbandonavano.
Bisognerebbe che facessi qualcosa, che mi
movessi, pens. Domani parler col signor
Barford e gli domander se ha trovato il
modo di farmi uscire da questa situazione
imbarazzante.
Non ebbe bisogno di farlo, perch il giorno
dopo Goffredo le disse:
- Donna Orietta, ho riflettuto molto alla
vostra situazione, pensando tutto, studiando
tutto...  una situazione difficile... molto
difficile! -
Orietta impallid e fiss lo sguardo ansioso
su quel viso grave e perplesso.
- Avete riconosciuto, come me, che la protezione
di mio padre sarebbe effimera, data
la sua salute? E poi, non conoscendo il carattere
di lord Shesbury, mi crederebbe, vi crederebbe?
- Mi sono detto tutto ci, donna Orietta.
Ho pensato anche che la vostra giovent e la
mancanza di esperienza vi noceranno molto
nel cercare una posizione che vi permetta di
vivere. Inoltre lord Shesbury vi perseguiter
con la sua vendetta. Ha un'anima vendicativa
e senza piet, e non sar contento finch
non vi avr ridotta alla miseria, alla disperazione,
finch non vedr calpestata la vostra
alterigia e spezzato il vostro cuore. Io lo conosco,
ahim, lo conosco!...
- Mio Dio, mio Dio, che cosa debbo fare? -
esclam Orietta, congiungendo le mani.
- Come sfuggirgli? Signor Barford, non potete
trovare il mezzo di salvarmi? -
Lo guardava con occhi ardenti e supplichevoli.
Egli le prese la mano e gliela strinse
dolcemente.
- Ci ho pensato tutti questi giorni, e l'ho
trovato, figlia mia. Resta a sapersi se vi piacer.
- Oh, far tutto, pur di sfuggirgli!
- Ebbene, vi ci vorrebbe una protezione
sicura, contro cui non potesse andare neppure
l'uomo pi potente del mondo... Una
protezione garantita dalle leggi... -
Goffredo tacque per un istante; Orietta lo
ascoltava con ansiet.
- ... Voglio dire la protezione di un marito. -
Ella sussult di stupore:
- Un marito? -
Egli continu con voce lenta, carezzevole,
persuasiva:
- Orietta, sono il vostro unico amico, ma
nonostante la differenza d'et, non posso offrirvi
la salvaguardia della mia amicizia senza
andar contro all'opinione pubblica e alle
convenienze sociali. D'altronde, non essendo
il vostro tutore, quella protezione non avrebbe
nessuna base legale. Se volete accettarmi
per marito... allora avr la legge dalla mia
parte, e potr difendervi contro tutto e contro
tutti.
- Voi?... Voi?... -
Essa lo guardava stupefatta.
- Capisco la vostra sorpresa, cara Orietta.
Sono vedovo da poche ore, e non sono giovanissimo.
Ma sapr circondarvi di tutte le
cure e di tutto l'affetto che meritate. Vicino
a me, dimenticherete il vostro triste sogno,
povera figliuola... povera figliuola cara! -
La voce di Goffredo aveva delle intonazioni
di tenerezza commossa; le sue mani stringevano
la manina fremente.
- Davvero, io... io...  una cosa che,non
mi aspettavo... Signor Barford, siete di una
bont ammirevole, ma io non posso accettare
il vostro sacrificio...
- Un sacrificio? Ma sarebbe una felicit
per me! Una grande felicit!... Orietta, ho
avuto modo di apprezzare il vostro carattere
nobile e so che sarete una compagna perfetta
per l'uomo fortunato che sposerete. Se mi
accettate, spero di meritarmi il vostro affetto...
- Oh, ne sono certa! - disse Orietta con
vivacit. - Vi ripeto che siete il migliore
fra tutti gli uomini, ma forse un giorno potreste
rimpiangere... Voi potreste fare un
matrimonio molto pi ricco... perch io non
ho un soldo di mio!
- Voi valete tutti i tesori della terra,
Orietta! La vostra giovinezza, la vostra bellezza,
i doni della vostra intelligenza, non
li contate nulla? Ditemi che sarete mia moglie,
e farete di me l'uomo pi felice del
mondo.
- Non posso rispondervi subito... Debbo
riflettere...
- Capisco; ma pensate che il tempo stringe...
Lord Shesbury pu scoprire il vostro
rifugio... -
Orietta fu percorsa da un brivido.
- Oh, voglia il Cielo di no!
- Spero infatti che non gli verr in mente
di cercarvi qui, ma se vi fermaste troppo a
lungo, crescerebbe il pericolo, mentre, appena
celebrato il matrimonio, io vi condurrei
lontano dall'Inghilterra... e non avreste pi
nulla da temere, Orietta carissima.
- Ma... come fareste a... sposarmi?
- Il reverendo Wilson, l'ottimo curato di
Rockden, ci sposer qui, senza nessuna difficolt...
La sua discrezione  sicura. In due
giorni posso ottenere l'autorizzazione al matrimonio;
sarebbe imprudente domandare il
consenso di vostro padre, ma, lasciando l'Inghilterra,
andremmo subito a raccontare tutto
a don Alberto, perch le spiegazioni a voce
sono le migliori.
- Se il consenso non  necessario...
- Non  affatto necessario, - afferm il
signor Barford.
- Ebbene... vi dar la mia risposta stasera,
va bene?
- Certamente! Mi manderete un biglietto
per mezzo di Elena per dirmi s o no.
- Benissimo... E, in ogni modo, grazie,
grazie dell'amicizia che avete per una povera
abbandonata, che senza di voi non avrebbe
nessun aiuto al mondo.
- Cara, cara!... - mormor Goffredo.
Si chin, baci la mano di Orietta, e questa
non pot reprimere un sussulto: quante
volte, in quelle ultime settimane, altre labbra
si erano posate ardenti e innamorate su
quella stessa mano! E una volta, nel parterre,
davanti alla vasca, egli le aveva baciato
i capelli mormorando:
Per quella volta... per quella volta, amor
mio!
Questi ricordi le stringevano il cuore fino
a soffocarla.
Goffredo, rialzando il capo, le vide il viso
fremente, lo sguardo come perduto nei ricordi
dolorosi, e una luce strana, malefica,
minacciosa gli brill negli occhi. Ma augur
la buona notte ad Orietta con la solita untuosa
dolcezza e le ripet che la sua vita le
apparteneva, se la voleva.
Quando fu sola, e si mise a riflettere alla
proposta del signor Barford, una disperazione
spaventevole s'abbatt sulla fanciulla.
Aveva lasciato Falsdone-Hall durante l'eccitazione
causata dalle rivelazioni di Goffredo;
poi, aveva tentato d'imporsi la calma,
aspettando che questi trovasse il mezzo
di liberarla da lord Shesbury. Ma questa decisione...
da prendersi ora, subito... una decisione
che impegnava tutta la sua vita, era
una cosa terribile! S, lei, Orietta Farnella,
che aveva detto di s senza riflettere, alla
domanda di un altro, trovava ora invece tanto
spaventosa questa nuova domanda!
Avrebbe avuto la sicurezza... certo... sposando
un uomo di una elevatezza morale,
come quella di Goffredo Barford, che le aveva
dato tante prove della sua simpatia e della
sua bont cavalleresca. Egli per lei correva
il rischio di farsi un nemico di lord Shesbury,
certamente di avere delle gravi noie, e spingeva
la sua devozione sino ad offrirle il suo
nome cos stimato, un focolare, un affetto
protettore che la salvaguarderebbe da ogni
dispiacere, da ogni pericolo...
L'et? Non ci pensava: il suo aspetto era
giovanile e pareva godesse una salute perfetta.
Allora perch esitava? Perch la sua anima
si ribellava pensando: Devo accettare...
Non c' nessun motivo perch io rifiuti un
avvenire cos onesto, una protezione cos nobile?
Se almeno avesse potuto aspettare qualche
giorno, qualche settimana! Ma capiva che era
impossibile. Anche Goffredo doveva passar
sopra a tutti gli usi sociali, a tutte le solite
convenienze, sposandosi cos subito dopo la
morte della moglie!
E pensando alla povera pazza, Orietta rabbrivid.
Ah, pregherebbe il signor Barford di
non farla abitare in quella casa, dove l'avrebbe
sempre perseguitata il ricordo dell' infelice
Valeria.
Lo pregherebbe?.Allora si preparava ad accettare?
S, la ragione le diceva imperiosamente:
Sei costretta! Altrimenti cosa ne
sar di te?, ma il cuore...
Il cuore era straziato, soffocato dall'amarezza
dei ricordi, e quando la sera Orietta
scrisse la parola: Accetto, sent come se
qualcosa le si spezzasse dentro, e cominci
a singhiozzare in silenzio.
 
Capitolo 11.

Due giorni dopo la sparizione di Orietta,
cominci a spargersi la voce che la fanciulla
era andata a raggiungere il capitano Finley.
La partenza improvvisa dell'ufficiale rendeva
verosimile quella voce. Per altro vi furono
anche molti increduli, che pensavano:
Non si lascia un lord Shesbury per un
Guglielmo Finley, per quanti meriti questi
possa avere.
Comunque, Nortley rifer quella voce a
Gualtiero, che disse subito:
- Bisogna sapere da dove viene... Forse
 stata lady Pamela... Ho indovinato, da
un pezzo, che odia Orietta. -
Ma l'inchiesta, abilmente condotta, rivel
che il primo a spargere la voce era stato il
cameriere personale del signor Barford.
- Benissimo:  un indizio prezioso sulla
colpevolezza di Goffredo e la complicit di
Mario, - disse lord Shesbury. -  chiaro
che tentano di sviare i sospetti. Prender
subito informazioni, d'altra parte, per sapere
se Finley  andato a Londra, come mi ha
detto, e se  solo. Ma faccio molto affidamento
sulle ricerche di Ram-Sal. -
E con un lampo di collera negli occhi,
Gualtiero soggiunse:
- Purch arriviamo in tempo a salvarla
da quel miserabile! Fortunatamente Orietta
 fiera ed energica, ma chi sa quale tranello
egli ha inventato per conseguire il suo scopo!
Da un essere come quello c' da aspettarsi
di tutto! -
Nulla, nell'atteggiamento e nella fisonomia
di Gualtiero, tradiva la forza delle sue emozioni.
Lady Shesbury, invece, dopo il colloquio
col figliastro, era diventata molto nervosa,
e i suoi lineamenti portavano la traccia
delle nottate insonni, delle crisi di rabbia
in cui cadeva ripensando alle rivelazioni di
Gualtiero, e dei dubbi che la tormentavano
sulla veridicit dei fatti che questi le aveva
rivelati.
Gualtiero, sin dall' infanzia, aveva trattato
Goffredo con una freddezza che rasentava
l'animosit, soprattutto negli ultimi tempi;
e non tralasciava nessuna occasione di prenderlo
di mira col suo spirito mordace. Non
si poteva dunque supporre che l'odio e la
collera lo avessero spinto a calunniare Goffredo?
A queste preoccupazioni di lady Pamela se
n'era aggiunta un'altra: Rosa era stata novamente colpita da
quegli accessi di febbre che, da qualche tempo, erano
diventati rari, ed era divenuta irritabile e di cattivo umore.
Non voleva veder nessuno, e bisognava lottare
perch si nutrisse. Lady Pamela seppe
quale fosse il motivo di questo cambiamento
il giorno dopo i funerali della signora Barford, 
ai quali ella non aveva assistito, perch
il figliastro le aveva fatto sapere che la sua
presenza sarebbe stata inutile.
Rosa, quel giorno, chiese alla madre, guardandola
con occhi lustri di febbre:
- Mamma, credete che Guglielmo ed Orietta
siano partiti insieme? -
Lady Shesbury ebbe un sussulto di sorpresa.
- Chi te l'ha detto, cara?
- Ho inteso lady Vittoria e la signora
Trevor che ne parlavano l'altro giorno. Ma
voi lo credete?
- Ma... io... non lo so. Questa partenza
di Orietta  misteriosa e la spiegazione data
da Gualtiero  poco verosimile... Ma non c'
nessun motivo di credere che Guglielmo...
- L'ammirava tanto!... - disse Rosa con
voce aspra.
- S... ma ella lo trattava come tutti gli
altri... E poi non si rinunzia cos facilmente
a diventare la moglie di lord Shesbury...
Amava Gualtiero... e, riflettendo bene, credo
che la partenza di Guglielmo Finley e quella
di Orietta siano una semplice coincidenza. -
Lady Pamela tentava di riparare il male
che aveva fatto, poich, avendo indovinato
l'affetto che Rosa aveva per il cugino, con la
complicit di Goffredo e di Violetta, aveva
eccitato la gelosia della figlia contro Orietta,
della quale il capitano Finley si era innamorato
appena l'aveva veduta. Voleva staccare
Rosa da quella fanciulla che odiava, e
l'opera era a buon punto; ma le emozioni
avevano scosso la salute della giovinetta ed
ora lady Pamela temeva delle complicazioni.
Bisognava tuttavia che si occupasse degli
ospiti di Falsdone-Hall, ma ora il suo brio
era forzato. Violetta faceva di tutto per aiutarla;
ella aveva sentito rinascere le speranze,
dopo la partenza misteriosa di Orietta
Farnella: pensava che se tra i fidanzati c'era
stata qualche contrariet, poteva anche darsi
che si rompesse il fidanzamento... e che forse
fosse gi rotto... La bella signorina Porroby
si sarebbe allora rimessa nella fila di coloro
che avrebbero tentato di far dimenticare a
lord Shesbury la troppo affascinante straniera.
Frattanto Violetta manovrava con grande
abilit: non civettava con Gualtiero, evitava
di rammentare Orietta e organizzava con intelligenza
i divertimenti per gli ospiti di Falsdone-Hall, affinch lord
Shesbury si distraesse
e non avesse modo di pensare troppo alla
fidanzata lontana.
Ci riusciva? Non arrivava a capirlo! Quando
era in mezzo ai suoi ospiti, lord Shesbury
era un padrone di casa cortese, gentile, con
quella sfumatura solita di altera disinvoltura,
ma si sentiva che era distratto, indifferente:
Maurizio Prynne diceva: lontano
da noi.
Cinque giorni dopo la sparizione di Orietta,
Gualtiero, verso la fine del pomeriggio, era
nel salone dei Cigni, assorto nei suoi tristi
pensieri, quando da una delle porte che davano
sul parterre comparve silenziosamente
Ram-Sal, vestito all'europea. Egli s'inchin,
toccandosi la fronte con ambedue le mani.
- Che c' di nuovo? - gli chiese con vivacit
lord Shesbury, mentre una fiamma
d'angoscia gli accendeva lo sguardo.
- Signore, ho veduto e udito molte cose.
- Racconta, Ram-Sal. -
L'indiano s'inginocchi sopra un cuscino,
ai piedi del padrone, e cominci a parlare a
voce bassa. Quando ebbe finito, gli occhi di
Gualtiero brillarono di collera violenta, pi
terribile perch repressa.
- Benissimo! Andremo a disturbare la festa! -
disse a voce bassa, mentre sulle labbra
compariva un sorriso d'ironia fredda e
crudele.
- Domani alle undici il reverendo Wilson
benedir la nostra unione, - aveva detto
Goffredo ad Orietta.
Quando la fanciulla si svegli, dopo un
sonno pesante, la sua mente corse subito
alla cerimonia che si doveva celebrare fra
poco, e il cuore le si strinse.
 possibile?  possibile davvero?
Ma s! Stava per diventare la moglie di
Goffredo! Un anello ornato d'uno smeraldo,
che era appartenuto alla mamma del signor
Barford, aveva preso il posto del maraviglioso
zaffiro, ch'ella si era tolta, fuggendo
da Falsdone-Hall, e che avrebbe rimandato
a lord Shesbury, con qualche parola di spiegazione,
quando avesse lasciato l'Inghilterra.
Perch sono cos abbattuta, cos angosciata?
si domandava la fanciulla. Il signor
Barford  buono, delicato, e con lui
sar felice... soprattutto quando avr dimenticato.
S, ma prima di dimenticare, di liberarsi
da quella malia, avrebbe dovuto lottare a
lungo e dolorosamente, perch il suo cuore
non sapeva darsi a met.
Eppure l'odio... delibo odiarlo, averne
ribrezzo, dopo quello che so di lui! pensava
con disperazione.
Si alz, ma la sua testa era sempre pesante.
Quando Elena le port il t, disse:
- Vorrei andare un po' in giardino: spero
che l'aria mi faccia bene.
- Certo, signorina. Restateci pi che potete:
il signor Barford sta riguardando alcuni
conti, e il prete sar qui soltanto verso
le undici. -
Orietta lasci la camera, portando con s
la sua borsa da lavoro, perch non le piaceva
stare senza far nulla, soprattutto ora che il
suo animo era tormentato da pensieri dolorosi.
Nel vestibolo vide i bauli del signor
Barford, gi pronti, perch la partenza era
stata fissata per dopo colazione. Mario stava
chiudendone uno, e vedendo la fanciulla, la
salut rispettosamente, mormorando fra s,
con un sorrisetto di compassione:
In ogni modo, fa un certo effetto pensare
che quella poveretta  appena... S, ne ho
fatte molte di diavolerie durante la mia vita,
ma...
Orietta and in giardino, dove qualche raggio
di sole penetrava a stento, e passeggi
qua e l malinconicamente. Poi sedette e cominci
a lavorare; ma il suo pensiero correva
sempre a Falsdone-Hall, e il ricordo di
Rosa, di Faustina... e di un'altra persona
soprattutto, assillava il suo spirito, stanco
per aver troppo pensato, troppo lottato, troppo
sofferto.
Si alz, passeggi su e gi, poi torn a sedersi.
Moveva macchinalmente l'uncinetto, e
avendo finito il gomitolo di lana, prese la
borsa per cavarne fuori un altro, ma si avvide
che questo era caduto per terra. Un canino,
col quale ella giocava qualche volta,
se n'era impadronito... Volle prenderglielo,
ma la bestiuola fugg col gomitolo in bocca,
e Orietta gli corse dietro, attraverso i boschetti
e i viali. Il canino spariva, ricompariva,
come per burlarsi di lei.
Finalmente lo vide nascondersi in un cespuglio
di rododendri, che era proprio sotto
la finestra a inferriate della camera in cui
aveva vissuto la povera Valeria.
Mentre la fanciulla si avvicinava, il canino
ricomparve, ma non aveva pi il gomitolo
in bocca: sgambett, scodinzol, come soddisfatto
dello scherzo.
- Birichino! Bisogna che vada a cercare
la lana l dentro, ora! -
Orietta si chin, allontan i rami e mise
dentro la testa, non senza spettinarsi alquanto:
il gomitolo era poco lontano, vicino ad
una bottiglia di vetro scuro.
Poco male, mi pettiner di nuovo, pens
la fanciulla, allontanando un altro ramo per
afferrare il gomitolo.
Le parve che dentro la bottiglia ci fosse
qualcosa di bianco. La prese e guard: era
carta.
Qualche bottiglia vecchia che  stata buttata
l dentro! La dar ad Elena.
And a sedersi sotto una pergola, e macchinalmente,
tanto per fare qualche cosa,
tolse il tappo, che quasi le si ruppe tra le
mani, e trasse fuori il foglio. Era un pezzetto
di carta da tappezzeria a rigoline rosa
scolorite; guardandolo da vicino, Orietta vide
che era coperto da uno scritto minutissimo,
tracciato col lapis. Lesse queste parole:
Colui che trover questo biglietto, se non
 un complice del miserabile Goffredo Barford,
lo consegni al magistrato del distretto,
affinch mi sia resa la libert e mi sia fatta
giustizia.
Orietta si lasci sfuggire un'esclamazione
sorda. Che cosa significavano quelle parole?
Ma pens subito:
Le ha scritte quella povera pazza, che
come tante altre infelici al pari di lei, aveva
la mania della persecuzione.
Per altro, uno sgomento strano s'era impadronito
della fanciulla, insieme con un desiderio
ardente di continuare la lettura... di
vedere quello che la demente rimproverava
al marito.
D'altra parte, chiunque avrebbe potuto
leggere quel foglio, perch chiunque avrebbe
potuto trovarlo, pens per calmare i suoi
scrupoli.
E Orietta lesse:
Forse non si creder a quello che scriver,
perch mi si fa passare per pazza; ma
non ci sar nessuno che possa riconoscere
il tono della verit nelle affermazioni di una
disgraziata prigioniera, vittima della cupidigia
e dell' ipocrisia pi abominevoli?
Quando Goffredo Barford mi chiese in
isposa, vivevo con sir Rodolfo Fenbroke,
l'unico parente che mi fosse rimasto. Ero
graziosa, senza esser bella, ed ero l'unica
erede di mio zio. Barford mi piaceva, e ben
presto me ne innamorai. Egli fingeva d'aver
per me una grande passione; mio zio lo stimava
molto ed era felice di questo matrimonio
che mi faceva entrare nella nobilissima
e antichissima famiglia dei Falsdone; perci
era passato sopra al fatto che il pretendente
aveva pochissimi mezzi di fortuna.
Diventai la signora Barford e per un
anno fui felice... fino al giorno-in cui il caso
mi rivel che quell'uomo, che avevo ammirato
come la perfezione stessa, conduceva nascostamente
un'esistenza vergognosa e abbietta.
Disperata, corsi da mio zio e gli raccontai
quello che avevo scoperto. Sir Rodolfo,
che mi amava teneramente, fu sconvolto al
pari di me... tanto pi ch'egli era convalescente
di una polmonite che mi aveva dato
molto pensiero. Mand a chiamare Goffredo
e chiese spiegazioni. Questi neg sfrontatamente,
nonostante le prove scritte che gli mostrava
sir Rodolfo.
-  un' invenzione di Valeria, - egli
afferm. - Da qualche tempo ho gi notato
in lei un'esaltazione strana... e, per dire le
cose come stanno, uno squilibrio mentale che
m'impensierisce.
- Valeria  sanissima di mente, - ri-
batt mio zio - e voi credo che siate un
grande ipocrita.
- Voi m'insultate, sir Rodolfo, - disse
Goffredo, con tono di dignit offesa. - Ma
bisogna perdonare molto ad un uomo vecchio
e ammalato. Ne riparleremo quando starete
bene. -
E usc dalla camera lasciando mio zio
in uno stato di agitazione che a mala pena
riuscii a calmare.
Allora abitavamo presso sir Rodolfo, in
un suo possesso della contea di Stafford. Mio
marito andava spesso a Londra; era tesoriere
di molte associazioni caritatevoli e diceva che
le sue assenze erano motivate da queste sue
cariche. Fino allora lo avevo creduto, ma
ohim, dopo seppi la verit!
La sera dopo quel colloquio con Goffredo,
la febbre assal novamente mio zio, ed io vegliai
nella stanza accanto, stendendomi vestita
sul letto, per poter andare spesso a vedere
come stava. D'altronde, non avrei potuto
dormire.
Verso l'una del mattino, sentii il rumore
di una porta che si apriva pian piano: credetti,
dapprima, che fosse il cameriere, un
uomo molto affezionato, che venisse a vedere
come stava il padrone. Nondimeno, desiderando
accertarmi se lo zio s'era addormentato,
scesi dal letto e m'affacciai sulla porta
di comunicazione che io avevo lasciata socchiusa.
Vicino al letto dove dormiva sir Rodolfo
vidi Goffredo che stava versando qualcosa
nella tazza di tisana preparata sul comodino;
accanto a lui c'era Elena Drake, la sua balia,
che egli mi aveva fatto prendere come
cameriera. Questa mi vide, avvert Goffredo
e si gett su di me, cos improvvisamente che,
sbalordita dallo stupore, non ebbi il tempo
n la presenza di spirito di gridare. Mi afferr
per la gola con una mano, mi mise
l'altra sulla bocca e mi respinse nella stanza
da cui ero uscita. La sua forza era superiore
alla mia e, del resto, Goffredo corse ad aiutarla...
Mi trasportarono nell'appartamento
che abitavamo mio marito ed io in un'altra
ala del castello e, quando fummo l, quel
mostro mi disse:
- Da questo momento vi far passare
per pazza, dicendo che la morte di vostro zio,
avvenuta stanotte, ha provocato la crisi che
prevedevo da qualche tempo. Fra poco Drake
e sua moglie vi condurranno in carrozza a
Rockden-Manor, dove d'ora innanzi vivrete
sotto la loro sorveglianza. -
Ero imbavagliata e non potei rispondere:
solo con gli occhi potevo esprimere l'orrore
e lo spavento che provavo.
Mio zio era morto?... Allora era veleno
quello che Goffredo aveva versato nella tazza?
E perch ayevo visto, mi facevano sparire
dal mondo!
Spunt l'alba, sorse il giorno: allora entr
Elena, che mi si avvicin e mi mise sul
viso un fazzoletto imbevuto di cloroformio;
ed io persi, dopo pochi istanti, la coscienza.
Quando riaprii gli occhi, ero in una carrozza
chiusa, sempre legata e imbavagliata,
ed Elena mi sedeva accanto.
Cos entrai a Rockden-Manor, che avevo
visto una volta sola, e che mi aveva fatto
un'impressione lugubre. Mi rinchiusero in
una stanza con le finestre munite d'inferriate,
mi tolsero il bavaglio e mi sciolsero
dai lacci. Elena mi port da mangiare e alle
mie domande, alle mie minacce, oppose un
mutismo assoluto. In seguito, non abbandon
pi questa tattica: mi trattava come se fossi
stata davvero demente, e quando, spinta dalla
disperazione, dissi quello che pensavo di
Goffredo e di lei, ella giunse perfino a picchiarmi.
Otto giorni dopo il mio arrivo in quella
casa, mi svegliai, una mattina, con un senso
di stordimento, e quando volli alzarmi, la debolezza
me lo imped. Entr Elena e non potei
parlare: non mi riusciva di muovere la
lingua! Pensai che forse stavo per morire,
e ne fui felice.
Poco dopo, Goffredo entr nella camera
accompagnato da uno sconosciuto: questi si
avvicin e mi rivolse alcune parole alle quali
non potei rispondere. Compresi che era un
dottore. Parl con Goffredo, scosse la testa
con compassione... poi uscirono. A poco a
poco riacquistai l'uso della parola e delle
membra, e quando Goffredo torn solo, dopo
due ore, potei dare sfogo alla mia indignazione.
Egli m'interruppe, dicendo con calma:
- Il dottore di Rockden ha costatato che
siete in uno stato di ebetismo, succeduto alla
crisi furiosa che mi ha costretto a condurvi
via dalla casa di vostro zio. Da oggi resterete
rinchiusa qui, come demente, per tutta
la vita. Sir Rodolfo, come vi ho detto, 
morto, e voi siete l'unica erede, ma, secondo
le clausole del nostro contratto di matrimonio,
ed anche in conseguenza del vostro stato
mentale, io amministro le vostre sostanze e
posso adoprarle liberamente. -
E con queste pa'role Goffredo usc, lasciandomi
sbalordita da tanto cinismo; e non
lo rividi mai pi!
Da allora sono passati molti anni: non
so quanti, perch sono isolata dal mondo,
ed Elena non mi d n libri n giornali. Non
ho che il lavoro all'uncinetto per distrarmi,
e non esco mai da questa stanza, in cui entra
soltanto Elena.
Ho tentato di gettarmi su lei, per poterla
atterrare e fuggire; ma  forte e sta in guardia.
Ad ogni tentativo, m'ha picchiato senza
misericordia!
Io guardo sempre, di dietro alle inferriate,
sperando di veder passare qualcuno a
cui chiedere aiuto, ma nessuno si avvicinava
a questo triste Rockden-Manor. Allora ho
pensato di scrivere quest'accusa contro il miserabile
Barford: in una piccola soffitta, che
d in camera mia, ho trovato un rotolo di
carta da tappezzeria, e un pezzetto di lapis
che ho gelosamente conservato. Perch Elena
non lo trovi, lo nascondo in una fessura.
Quant'anni?... Chi sa!... La mia salute
s'indebolisce, e soffro di mali di testa. Ho
delle crisi di disperazione, seguite da abbattimenti
spaventevoli. Mi domando spesso perch
non mi uccide, come ha ucciso mio zio.
A volte sento di perdere la ragione... Diventer
pazza davvero? Elena mi ha tolto il
lavoro a uncinetto, e non ho nulla che mi
aiuti a passare le giornate atroci e interminabili.
E lui, il mostro, che cosa fa, in questo
frattempo?... Ah, Signore Iddio, abbiate
piet di una disgraziata!
S, divento pazza! Prima di diventarlo
completamente, chiuder questo foglio in una
bottiglia che Elena ha dimenticato nella mia
stanza, e la butter dalla finestra. Un giorno,
passando la testa fra le sbarre, ho visto,
qui sotto, un cespuglio di rododendri. Porse
qualche estraneo trover la bottiglia e quel
demonio sar smascherato.
Valeria Barford.
 
Capitolo 12.

La calligrafia era minutissima, le righe serrate,
e qualche volta il segno del lapis si
scorgeva appena, ma Orietta, ricostruiva facilmente
le parole illeggibili e leggeva con
avidit e con orrore crescente. Quando ebbe
finito, un sudore ghiacciato le imperlava la
fronte. Era possibile? No, no, quella disgraziata
era davvero pazza, mentre scriveva
quelle parole! Barford non poteva essere cos
odioso n colpevole di tali delitti...
Ma se fosse stato?... Se...
Nella mente sconvolta di Orietta si riaffacciava
il ricordo di quella sensazione strana
(sfiducia, inquietudine?) che aveva sempre
provato fin da quando aveva conosciuto Barford.
Ma, d'altra parte, tutti coloro che lo
conoscevano, lo stimavano come un uomo dabbene,
come l'essere pi onesto che ci fosse
al mondo... Soltanto lord Shesbury non si
univa al coro delle lodi... lord Shesbury che
Goffredo aveva ricoperto d'obbrobrio agli occhi
della fidanzata!
Dio mio! E se avesse mentito?...
Un' angoscia spaventosa s'impadron di
Orietta. Come fare a sapere la verit?... E
quel matrimonio?... Quel matrimonio da lei
accettato e che stava per esser celebrato fra
breve?
Era impossibile, con quel dubbio atroce
nel cuore!
Dubbio?... No, ella era quasi convinta...
Era quasi certa che il racconto di quel dramma
terribile era veritiero...
Ma allora era caduta in un tranello?
Sarebbe abominevole! pens la fanciulla
rabbrividendo. Come crederlo? Eppure...
Una porta si apr, poco distante da lei, e
ne usc Elena, forse per andare a cercarla
in giardino.
Il matrimonio! Orrore!... Che cosa doveva
fare? Come poteva sfuggire?
Direbbe che aveva cambiato idea... che non
era ancora decisa. E poich non sarebbe potuta
restare neanche un'ora di pi in quella
casa dall'aspetto sinistro, avrebbe chiesto al
prete di condurla subito al convento delle
Benedettine, che era lontano un miglio da
Aberly.
S, era l'unico mezzo! Ne ringrazi Iddio
che le aveva dato 1' idea.
Nascose la carta in tasca, e, dominando la
sua emozione, usc di sotto la pergola.
- Mi cercavate, Elena? - domand, con
voce tremante.
- S, signorina.  arrivato il reverendo
Wilson... Vi duole sempre la testa? Il vostro
viso  sconvolto.
- S, non mi sento bene. -
E ad un tratto Orietta pens:
Che mi abbiano dato qualche sonnifero?
Ed anche la prima sera che sono arrivata?
Forse per impedirmi di riflettere? Da quando
sono qui, infatti, ho sempre avuto lo spirito
annebbiato.
Entr nel vestibolo con Elena, e di l nel
salone dove Goffredo e il prete aspettavano,
come pure Mario e Drake che dovevano servire
da testimoni.
Il reverendo Wilson and incontro ad
Orietta e disse:
- Sono felicissimo, signorina Farnella, di
essere stato scelto dal signor Barford per
benedire la sua unione con voi. Non potevate
trovare uno sposo migliore, pi degno
di stima e di fiducia, e vicino a lui dimenticherete
presto i dolori e le disillusioni che
egli mi ha narrato. -
Con un'occhiata Orietta osserv il prete:
era un vecchio dalla fisonomia mite e dall'aspetto
sottomesso. Lo spavento l'afferr,
pensando:
E se non volesse fare quello che gli domando?
Se l'altro si opponesse? Egli, come
tutti, crede che il signor Barford sia una
perfezione...
Ma in un carattere come quello di Orietta,
il pericolo esaltava l'energia, e senza guardare
Goffredo, per timore che indovinasse il
ribrezzo che le ispirava, ella disse risolutamente:
- Sono dispiacentissima, reverendo, di dovervi
dichiarare che non mi sono ancora decisa
a fare questo matrimonio... -
Il prete si lasci sfuggire un'esclamazione
soffocata, e Goffredo disse con calma:
- Perch?... Che cos' accaduto?
- Non  accaduto nulla... -
Fu costretta a guardarlo, nel rispondere,
ma riusc a vincere l'emozione violenta e continu:
- Avevo molto esitato, prima di dire di
s... e dopo ho sentito che non avevo inclinazione
per il matrimonio.
- Questa  una fanciullaggine, Orietta! -
Goffredo si avvicin e le prese la mano:
la fanciulla riusc a padroneggiarsi e non la
ritir, perch bisognava fare in modo che non
sospettasse nulla.
-  una fanciullaggine...  un'immaginazione,
figliuola cara!  impossibile che accetti
questo rifiuto, dopo che m'avete dato
la vostra promessa.
- Eppure bisogner che l'accettiate, signore!
E poich non posso restare sotto il
vostro tetto, chiedo al reverendo Wilson di
condurmi con s e farmi accompagnare al
convento delle Benedettine, dove mi fermer
per un po' di tempo. -
Orietta vide in quell' istante un rapido cambiamento
sul viso di Goffredo... qualcosa di
cos malvagio vi apparve, che la fanciulla ne
fu spaventata.
- Il reverendo Wilson si guarder bene
dal cedere ai capricci di una bambina... un
poco irragionevole, - disse Goffredo con una
voce pi melliflua del solito. - Vi confesso,
Orietta, che non vi avrei creduta capace di
ci; ma voi siete troppo intelligente e troppo
buona per ostinarvi in queste idee... cos
strane.
- Sono assolutamente risoluta, signore.
Non  una fanciullaggine, ma una decisione
ferma... Dunque, reverendo, spero che mi
accontenterete?... - chiese, rivolgendosi al
prete.
Ma questi esit, stupefatto, e balbett:
- Ma, figlia mia, io... Voi vi siete fidanzata
col signor Barford...
- I fidanzamenti si rompono...
- Certamente, ma nella vostra inesperienza,
non pensate ad una cosa, - disse Goffredo
sempre calmo. - Siete fuggita da Falsdone-Hall
e vi siete rifugiata in casa mia.
Da alcuni giorni vivete sotto il mio tetto...
e ci vuol dire che, se non mi sposate, la
vostra reputazione  irrimediabilmente rovinata! -
Orietta divent pallida e indietreggi: interrog
con lo sguardo spaventato il prete,
e questi fece un cenno affermativo.
- Vedete? - disse Goffredo. - Per voi,
sarebbe il disonore; per me, la disperazione,
dopo avere intravisto la felicit. Non potete
far questo per qualche idea, per qualche fantasia...
cio senza un motivo serio. -
Come in un lampo, Orietta intravide la
verit. Era un tranello! Il miserabile aveva
disposto tutto in modo che ella non potesse
sfuggirgli!
Questo pensiero sferz la sua energia. Bisognava,
pi che mai, fuggire ad ogni costo
da quella casa maledetta!
- S, lo far, perch sarebbe una colpa
ricevere il Sacramento del matrimonio al solo
scopo di sfuggire a qualche dispiacere, per
quanto penosi possano essere. Il mondo mi
giudicher come vuole: mi resta la mia coscienza
e la certezza che Iddio mi approva
in questo istante!
- Siete una bambina presuntuosa! I giudizi
del mondo sono spietati e vi perseguiteranno
in qualunque posto andiate, e Dio non
pu approvarvi, perch rompete una promessa
fatta liberamente.
- In questo caso, accetto di subirne la
pena, ma sono risoluta a non sposarmi... Reverendo,
acconsentite a condurmi dalle Benedettine? -
Ella si rivolgeva di nuovo al prete, ma questi
esit e guard il viso calmo del signor
Barford, prima di rispondere.
- Ma, figlia mia, io non mi ricuso di farlo...
quando avrete riflettuto ancora un po'.
- S, bisogna che ella rifletta seriamente
per qualche giorno, - disse Goffredo. - Diciamo
quattro giorni... Se da qui ad allora
la sua risoluzione non cambia, la condurr
io medesimo al convento. -
Orietta sent gelarsi il sangue nelle vene.
- S, cos va bene! - disse il prete. -
Questa  davvero la soluzione migliore! -
Ma Orietta esclam vivacemente, con voce
affannata:
- No, no, non debbo restare qui un minuto
di pi! Il signor Barford m'ha fatto
capire che ci sono stata anche troppo... Bisogna
che entri subito in quel convento. Volete
condurmi, reverendo? -
Guardava il reverendo Wilson con uno
sguardo di preghiera cos commovente, che
egli fu intenerito.
- Non posso ricusarvelo... Non vi pare,
signore?
- Invece dovete ricusare! - disse fermamente
il signor Barford. - Questa fanciulla
si  affidata a me, lasciando Falsdone-Hall,
ed io ne sono in un certo modo responsabile.
- Eppure, poich  maggiorenne... non
potete impedire... -
Maggiorenne? Che cosa diceva quel prete?
Goffredo non protestava... Ma ella sorprese
l'occhiata inquieta ch'egli le rivolse. Doveva
protestare? L'istinto le sugger di lasciare il
curato in un errore che poteva giovarle.
- Posso impedire che una disgraziata fanciulla
si trovi in grave imbarazzo, - disse
Goffredo con disinvoltura. - E sono risoluto
a farlo con tutte le mie forze.
- Ardireste tenermi prigioniera? - disse
Orietta raddrizzandosi altera e intrepida,
pronta a tutto, piuttosto che restare a Rockden-Manor.
- Prigioniera?... Che parola, figlia cara!
No, voi siete libera, ma avete bisogno di una
protezione... e qui avete la mia!
- Avr quella delle suore.
- Suvvia, calmatevi, bimba ostinata! Da
qualche tempo avete subito molte emozioni,
e non c' da maravigliarsi se ne provate il
contraccolpo. La vostra esaltazione...
- Ah, no, non vorrete mica far passare
per pazza anche me! -
Orietta gli gett in faccia queste parole,
e vide per qualche secondo Goffredo fremere,
abbassando gli occhi sotto lo sguardo di lei.
- Che idea strana, figliuola mia! Perch
ho parlato di esaltazione...
- Ma avete adoprato la stessa parola per
vostra moglie, quando ella e suo zio scoprirono
la vostra orribile ipocrisia! E il giorno
dopo la faceste partire, dicendo che era pazza,
e la conduceste qui, dove rest prigioniera
fino alla morte! -
Questa volta la fisonomia. di Goffredo si
sconvolse, e Orietta, spaventata, incontr il
suo sguardo bieco e furibondo. Ma fu un lampo;
poi quello sguardo ritorn dolce, benevolo,
perfino pietoso.
- Davvero, mia povera figliuola? Ma ci
state raccontando una storia molto drammatica.
Il reverendo Wilson ne  profondamente
commosso, non  vero? -
E guard il prete, scotendo la testa e strizzando
l'occhio, come per dire:
 meglio non contradirla!
Il prete, congestionato dall'emozione, guardava
stupito e ansioso ora Goffredo, ora la
fanciulla.
Orietta si sent afferrare dallo spavento.
Se quell'uomo fosse riuscito a farla passare
per pazza, come Valeria? Era cos diabolicamente
astuto! Dio mio, Dio mio, bisognava
che se ne andasse a qualunque costo!
- Conducetemi via, reverendo! - grid
Orietta giungendo le mani. - Conducetemi
via, in nome di tutto ci che avete di pi
caro! -
In quel momento la porta che dava sul vestibolo,
e che era rimasta socchiusa, fu aperta
bruscamente: tre uomini si slanciarono nel
salone con la rivoltella in pugno.
Si udirono alcune esclamazioni soffocate,
ed Orietta grid:
- Gualtiero! -


Capitolo 13.

Era difatti lord Shesbury, seguito da Nortley e da Ram-Sal.
Per tre giorni l'indiano era rimasto nascosto
a Rockden-Manor: agile come una serpe
e dotato di un udito finissimo, egli scivolava
dappertutto, sentiva tutto! Poi, il giorno
innanzi, era andato a fare il suo rapporto
a lord Shesbury, e sul cader della notte aveva
introdotto il padrone e Nortley nel castello,
facendo loro scalare le mura del giardino.
La casa vecchissima era piena di nascondigli,
di stanzette oscure in cui avevano
potuto nascondersi la notte. Ram-Sal aveva
sentito dire a quale ora sarebbe stato celebrato
il matrimonio, e tutt'e tre erano scivolati
nel vestibolo per intervenire al momento
opportuno.
Barford, diventato livido, indietreggi davanti
al cugino, mentre Drake e Mario gettavano
occhiate sgomente verso la porta.
Ma la rivoltella di Nortley li costrinse a
star fermi.
Il curato di Rockden, stordito, balbett:
- Lord... lord Shesbury...
- S, signore; lord Shesbury che viene a
smascherare questo impostore e a riprendere
la propria fidanzata. -
Goffredo, che aveva gi ritrovato la sua
presenza di spirito, esclam indignato:
- Voi m'insultate, mylord! Ma ci non
mi stupisce: avete sempre cercato di calunniarmi,
di screditarmi...
- Basta con le menzogne! - interruppe
duramente Gualtiero. - La vostra commedia
 finita, emerito furfante! Ho le prove
della vita ignobile che conducevate, passando
per l'uomo pi rispettabile del mondo! Lady
Pamela lo sa... e potr darle altri particolari
stupefacenti sul suo caro Goffredo, che
aveva promesso di sposarla, e che ho sorpreso
nel momento in cui stava per sposare
clandestinamente donna Orietta Farnella...
Tacete! - soggiunse con voce imperiosa lord
Shesbury, vedendo che il cugino stava per
aprir bocca. - Unione clandestina e illegale!
La dispensa matrimoniale che vi ha mostrato,
reverendo, afferma che donna Orietta  maggiorenne?
- S, mylord.
-  una menzogna! Donna Orietta ha diciott'anni
ed occorre il consenso paterno.
- Non avevo tempo di chiederlo, perch
volevo salvarla dai vostri raggiri! - disse
Goffredo con arroganza. - Ecco perch mi
son valso di questo piccolo inganno, molto
comune e senza importanza.
- Ah, senza importanza?... Davvero? Sapevate
che non si sarebbero chiesti troppi
particolari ad un uomo cos stimato come
Goffredo Barford! Come non si potrebbe immaginare
che egli ha tentato, per tre volte,
di fare assassinare da un complice il parente
di cui  l'erede...
-  una menzogna! - esclam Goffredo
indignato.
Orietta gett un grido d'orrore e il reverendo
Wilson, pallido e spaurito, pareva chiedersi:
Ma sono tutti matti?
Mario era diventato livido, e quando lord
Shesbury lo fiss, volt gli occhi da un'altra
parte.
- Ecco il complice! - disse Gualtiero,
accennando il servitore di Goffredo.
- Mylord... no, no!... Vostra Eccellenza
s'inganna! - balbett Mario che, nonostante
il suo sangue freddo abituale, si era profondamente
turbato.
- Basterebbe il vostro contegno a farlo
capire, anche se non ci fossero altre prove...
Ed altri complici sono, almeno nel rapimento
di donna Orietta, quelle due persone l. -
Lord Shesbury accenn a Drake e a sua
moglie.
- Un rapimento? Di quale rapimento mi
state parlando? - esclam Goffredo sarcasticamente.
- Donna Orietta  venuta via
di sua spontanea volont... Non  vero, donna
Orietta? -
Da quando era comparso Gualtiero, Orietta
non aveva fatto un gesto n pronunziato una
parola. Pallida, gelida, non aveva mai guardato
lord Shesbury e neppure questi le aveva
mai rivolto uno sguardo. Alla domanda di
Goffredo, ella fremette d'imbarazzo e di dolore.
Ma lealmente rispose, per quanto la risposta
le fosse penosa:
- S, sono partita di mia spontanea volont,
dopo aver creduto, ohim, alle calunnie
odiose con cui avevate messo il terrore
nell'anima mia.
- Ed avevate accettato anche volontariamente
di diventare mia moglie?
- Dopo che avete usato degli stessi mezzi
ipocriti e bugiardi... Ma poco fa mi  capitato
tra le mani un documento che mi ha rivelato
la verit sul conto vostro. Lord Shesbury ne prender visione... -
Orietta cav di tasca il rotoletto di carta
e lo porse a Gualtiero. Questa volta i loro
occhi s'incontrarono e Orietta lesse in quelli
di lui un disprezzo cos orgoglioso che la fece
rabbrividire.
-  perch avete letto questo, che rifiutate
di sposare quest'uomo? -
La voce di lord Shesbury era di una freddezza
glaciale.
- S. Avevo accettato con difficolt, ma
egli mi aveva dimostrato che per me non
c'era altra via d'uscita.
- Naturalmente! Aveva disposto tutto a
questo scopo! Ebbene, Goffredo Barford, ecco
le mie condizioni: lascerete l'Inghilterra coi
vostri complici, e non vi rimetterete pi piede,
sotto pena ch'io vi denunzi alla Giustizia,
smascherandovi davanti a tutti.
- Con quale diritto mi ponete queste condizioni?
Quali prove avete contro di me?
- Ne ho gi molte, ed altre ne avr. Donna
Orietta, rifiutando poco fa di mantenere
la promessa di sposarvi, promessa che le avevate
strappata con le vostre menzogne, ha
detto alcune parole, che mi mettono sulla
traccia di altre infamie... forse di qualche
delitto. State attento che, frugando nel vostro
passato, io non possa scoprirvi qualcosa
di peggio, che mi autorizzi a trattarvi come
l'ultimo dei miserabili.
- L dentro - disse Orietta accennando
il rotolo di carta che lord Shesbury aveva in
mano - troverete le prove che cercate. Quest'uomo
ha avvelenato sir Rodolfo Fenbroke
ed ha tenuto rinchiusa la moglie per quindici
anni, facendola passare per pazza, mentre
era sanissima di mente. -
Il reverendo Wilson si lasci sfuggire una
esclamazione d'orrore e Goffredo gett sulla
fanciulla uno sguardo carico d'odio, e gi
apriva la bocca per parlare quando Elena,
ad un tratto, esclam:
-  una menzogna spudorata! La signora
Barford era pazza, completamente pazza!
- Forse lo  diventata negli ultimi anni,
a motivo della segregazione, ma non lo era
quando l'avete condotta qui dopo la morte
di sir Rodolfo.
- Come potete saperlo? Chi  che pu saperlo?
- disse Goffredo con arroganza sarcastica.
- Il medico di Rockden ha accertato
il suo stato d'ebetismo...
- Ci sono dei mezzi per ridurre la gente
in quelle condizioni...
- Benissimo!... Gravate pure la mano su
colui che ha affrontato tutti i rischi per salvarvi,
per darvi una protezione decorosa e
un'esistenza tranquilla...
- Basta!... - interruppe imperiosamente
lord Shesbury, con gli occhi scintillanti di
collera repressa. - Sar come ho detto!...
O lasciate l'Inghilterra domani, o vi strapper
la maschera in faccia a tutti, denunziandovi alla Giustizia,
cosa che potrebbe
aver conseguenze gravi per voi. Vi avverto
che voi e i vostri servitori sarete sorvegliati,
e sapr se la mia volont sar stata eseguita.
Reverendo Wilson, voi non parlerete di ci
che avete inteso, fino al giorno in cui credessi
opportuno pregarvi di comparire come testimone.
- Certamente, mylord! - balbett il prete,
al quale pareva di vivere in una specie
d'incubo.
- Voi, andate subito a prendere la cappa
e il cappello di donna Orietta, - disse lord
Shesbury rivolgendosi ad Elena.
Poi salut il curato di Rockden e gli disse:
- L'opera vostra  ora inutile, reverendo.
Potete andare, se credete... -
Il reverendo Wilson s'inchin ed usc dalla
stanza. Goffredo con le braccia incrociate
e la bocca stretta, guardava lord Shesbury
col furore selvaggio della belva che non vede
scampo di salvezza.
- Ancora una parola: - disse Gualtiero
con la stessa voce imperiosa - nel caso che
aveste l'intenzione di ripetere i vostri attentati
delittuosi contro di me, vi avverto che
tutte le prove che ho contro di voi e il racconto
delle vostre ultime gesta, saranno stese
in un rapporto che affider ad uno dei miei
uomini d'affari. Questi ricever l'ordine di
consegnare quel rapporto alla Giustizia nel
caso che io dovessi morire di morte sospetta.
In questo modo sar sicuro che dopo di me,
i beni e i titoli dei marchesi di Shesbury non
cadranno nelle mani di un miserabile che disonora
il nome dei Falsdone. -
Poi gli volt le spalle, fingendo di non vedere
il lampo d'odio di quello sguardo, e
disse ad Orietta:
- Venite! -
La fanciulla, cercando di farsi forza, ma
tutta tremante, lo segu nel vestibolo, dove
comparve subito Elena con la cappa e il cappello
di Orietta; questa se li mise, respingendo
con un gesto di repulsione l'aiuto della
donna, che era ora diventata ossequiosa, ed
usc con lord Shesbury da quella casa dall'aspetto
sinistro, seguiti tutt'e due da Nortley
e da Ram-Sal che impugnavano sempre la
rivoltella. Nel viale cupo dei noci, un uomo
usc da dietro un albero, scambi qualche
parola con lord Shesbury e scomparve. Era
uno dei detectives incaricati da lui precedentemente
di cercare informazioni su Barford,
ed al quale Gualtiero, dopo il rapporto di
Ram-Sal, aveva telegrafato perch venisse a
sorvegliare Goffredo e i suoi servitori finch
avessero lasciato l'Inghilterra.
In fondo al viale aspettava una carrozza
di Falsdone-Hall, secondo gli ordini lasciati
da lord Shesbury il giorno prima. Questi, che
durante il percorso del lungo viale, non aveva
detto una parola ad Orietta, l'aiut a montare
in vettura e sedette vicino a lei. Nortley
sedette di fronte a loro, Ram-Sal sal
accanto al cocchiere e l'equipaggio si allontan.
Allora Orietta riusc, con uno sforzo, a
sollevarsi dall'annientamento in cui era caduta
dopo tante emozioni, tante angosce e
forse anche pi per motivo del contegno di
Gualtiero verso di lei, e disse con voce fremente:
- Mylord, vorrei che mi faceste condurre
al convento delle Benedettine. Ho bisogno
di pace... ho bisogno di riflettere... Certamente
sarete convinto, come me, ch' preferibile
ch'io resti l.
- Per ora verrete a Falsdone-Hall, e nel
pomeriggio avremo una spiegazione sull'argomento. -
Il tono era cos secco e freddo, che Orietta,
colpita al cuore, rest senza parole. Incontr
lo sguardo di Nortley e vi lesse tanta compassione,
che pens rabbrividendo:
Dio mio!... Lord Shesbury dev'essere terribilmente
in collera con me; e orgoglioso
com', chi sa che cosa avr immaginato per
vendicarsi?
Gualtiero svolse il rotolo di carta che aveva
in mano e cominci a leggere. Quando ebbe
finito, lo porse a Nortley.
- Leggete, caro amico. -
E s'affond fra i cuscini della vettura, assorto
in profonde riflessioni, finch Nortley
gli restitu la carta dicendo con commozione
indignata:
-  spaventevole! Disgraziata! Quel miserabile
merita dieci volte la forca!
- Certamente! E voi sapete, Nortley, perch
non lo consegno alla Giustizia. Questo
documento sar preziosissimo, nel caso che
fossi costretto ad agire contro quel mostro.
Da solo, potrebbe esser creduto scritto da
una pazza, ma insieme agli altri fatti che
possiamo provare, acquista un grande valore.
Barford  nelle nostre mani; e far in
modo di farglielo sapere, perch, intelligente
e furbo com', capir subito ch' inutile resistere,
e che la prudenza gli consiglia d'obbedire
subito al mio ultimatum. -
Poi lord Shesbury tacque finch, quando
furono vicini a Falsdone-Hall, disse, rivolgendosi
ad Orietta:
- Fra poco rivedrete vostra cugina, e forse
anche Rosa. All'una, all'altra, a tutti, direte
che siete stata rapita per ordine di Barford,
mentre facevate una passeggiata in
giardino, e che siete stata condotta a Rockden-Manor
dove quell'uomo voleva costringervi
a sposarlo. Naturalmente, voi avete rifiutato... -
Oh, l'ironia crudele di quella
voce e di quello sguardo! - ... Io sono arrivato
in tempo e vi ho liberata. A questa
trama potrete aggiungere i particolari indispensabili,
affinch la cosa sembri verosimile.
Non dimenticate di dipingere Barford com' 
realmente, con tutta la sua, ipocrisia. Bisogna,
in una parola, che la vostra reputazione
esca intatta da quest'avventura spiacevole. -
Le guance di Orietta erano in fiamme, e
il cuore le batteva cos forte da soffocarla.
Lord Shesbury soggiunse con un tono di
fredda cortesia:
- Vogliate ricevermi nel pomeriggio, per
conoscere le mie decisioni. -
Orietta chin la testa, perch nessuna parola
sarebbe potuta uscire dalla sua gola.
Quando la vettura si fu fermata nel cortile
d'onore, Gualtiero aiut la fanciulla a scendere,
l'accompagn nel vestibolo fino ai piedi
dello scalone e la salut come avrebbe potuto
salutare un'estranea che gli fosse stata indifferente.
Era l'ora della colazione, e tutti
gli ospiti erano riuniti nella sala da pranzo,
perci Orietta pot giungere nel suo appartamento
senza incontrare nessuno. L cadde
sfinita in una poltrona, affranta dallo sconforto,
dai rimpianti dolorosi e dallo strazio
del suo cuore.


Capitolo 14.

Verso le tre, lord Shesbury comparve nel
salottino, dove Orietta, per darsi un contegno,
lavorava a un ricamo, cominciato prima
della sua fuga.
La signora Rockton e Faustina erano andate
a trovarla, ed ella era riuscita con molta
fatica a rispondere in modo soddisfacente alle
loro domande, soprattutto a quelle pi abili
e pi insidiose della signora Rockton. La
dama di compagnia aveva fatto delle grandi
esclamazioni di maraviglia sentendo accusare
il signor Barford. Era possibile? Un uomo
cos dabbene! Un uomo cos nobile e virtuoso!
No... non poteva crederlo! Oppure doveva
essere stato colpito da un momento di follia...
S, era chiaro! Gli era andato il sangue
alla testa: forse Orietta aveva civettato
un po'con lui?
- Mai! - disse la fanciulla con fierezza e
indignazione. - Quell'uomo aveva saputo nascondere
molto bene la sua finzione, perch
nulla mi aveva fatto neanche immaginare
quali intenzioni avesse verso di me!
- Comunque, pare che tu avessi incoraggiato il capitano
Finley, - disse Faustina.
- Io?... Io?... Chi  che ha detto questa
menzogna?
- Non lo so, ma la voce  corsa e si supponeva
perfino, per spiegare la tua sparizione,
che tu fossi andata a raggiungerlo. -
Mio Dio, pens Orietta come sono punita
d'aver dato ascolto a quel miserabile!
A poco a poco vedeva sfilare davanti a s
tutte le conseguenze della sua penosa avventura.
Gli ospiti di lord Shesbury, forse lo
stesso lord Shesbury, avevano creduto che si
fosse disonorata commettendo qualche sciocchezza,
e quel disonore ricadeva su lei... Non
aveva vissuto cinque giorni sotto il tetto del
signor Barford, dopo esser fuggita con lui?
Certamente lord Shesbury sarebbe andato fra
poco a dirle questo, annunziandole la rottura
del loro fidanzamento, che, del resto, ella
stessa aveva spezzato, consentendo a sposare
Goffredo ed a metter l'anello di sua madre
(se pur era vero che fosse di sua madre) nel
posto di quello che le aveva messo in dito
Gualtiero.
Il magnifico zaffiro era restato a Rockden-
Manor, nel mobile dove Orietta lo aveva riposto
in attesa di poterlo rimandare a lord
Shesbury; e quanto all'anello di Goffredo, lo
aveva buttato con orrore in fondo a un cassetto
appena giunta nel suo appartamento.
Oh, perch non poteva liberarsi, con la
stessa facilit, della vergogna che le gravava
addosso come un pesante fardello?
Gualtiero, l'orgoglioso, sarebbe ora venuto
da lei irritato, e giustamente irritato. Doveva
esser vendicativo, e forse, in questo,
l'odioso Barford non aveva mentito. E sotto
altri rapporti, fin dove erano calunniose le
sue affermazioni? La morte di Apsra...
Non era stata sfiorata lei stessa dal sospetto
tremendo?... E nell'avventura tragica della
principessa indiana, qual'era la verit, quale
la menzogna?
Quando lord Shesbury buss alla porta del
salotto, Orietta era immersa in questi pensieri
angosciosi. Per quanto il colpo fosse
sommesso, ella sussult, e la sua voce tremava
nel dire:
- Avanti! -
Egli entr e sedette a qualche passo da lei.
- Vi siete un po' rimessa dalle emozioni
di stamani? - le domand con fredda cortesia.
- No... ancora no. Mi ci vorr del tempo.
Potrete ben pensare, mylord, che in questi
cinque giorni ho vissuto nell'angoscia, nel
tormento, nel dubbio... Potete anche pensare
che non ho ceduto, senza lotta, alla domanda
di quell'uomo! -
Una vampa di rossore le saliva al viso,
fissando lo sguardo altero sul viso impassibile
di lord Shesbury. In quegli occhi dai riflessi
cangianti, ella non ritrovava pi la carezza
amorosa, la fiamma ardente che l'avevano
cos spesso abbagliata.
- Prima di tutto, stabiliamo bene una
cosa, - disse Gualtiero con voce netta e
glaciale. - Vi credo incapace di mentire,
Orietta; perci non vi faccio l'offesa di dubitare
che non abbiate conservato tutta la
vostra fierezza dinanzi a Barford. Se non ne
fossi certo, voi non sareste qui. Quanto alle
vostre lotte morali e alle vostre angosce, che
me ne importa? Vedo soltanto il fatto semplice
e brutale: siete fuggita da casa mia,
voi, la mia fidanzata, per rifugiarvi da quell'uomo,
e dopo quattro giorni, ventiquattr'ore
dopo la morte di sua moglie, gli avete promesso
di sposarlo. Mi dovete spiegare le ragioni
del vostro modo di agire. E, prima di
tutto, perch siete fuggita? -
Perch? Dio mio, come dirglielo?... Eppure
egli aveva il diritto di conoscere il motivo di
una condotta tanto strana!...
- Il signor Barford aveva tentato, molte
volte, di farmi pensar male di voi. Il giorno
dopo la festa, mi dette appuntamento nel
chiosco del cancello dei Cervi, per darmi spiegazioni
precise... Mi avevate ferita nell'anima...
resa inquieta, e non era la prima volta...
In certi momenti avevo timore di voi...
e del vostro carattere...
- Credevo di essermi comportato in modo
da rassicurarvi, - disse Gualtiero con sarcasmo,
mentre un lampo gli brillava negli
occhi. - Volete alludere alla vivacit con cui
ho strappato quel velo che... non mi piaceva?
- S, ma ci sono altre circostanze... Temevo
il vostro spirito dominatore... temevo... -
Fece uno sforzo per continuare, e
arross ancora di pi, sotto quello sguardo
freddo e sardonico. - S, temevo che foste
incapace di avere per me l'affetto che desideravo,
perch... pensavo che avevate amato
Apsra e che non l'avreste mai dimenticata.
- Ah, eravate gelosa di Apsra? Non ce
n'era motivo, ve lo assicuro! -
Nella voce di Gualtiero c'era un'ironia
sdegnosa.
- Egli aveva indovinato la mia inquietudine,
e vi dipinse sotto l'aspetto pi spaventoso...
Giunse perfino a dirmi che... che
Apsra non era morta di morte naturale.
-  vero!
-  vero? -
Orietta guard lord Shesbury con spavento.
- Apsra si  uccisa.
- Allora non siete stato voi che...
- Che cosa? Quell'essere immondo ha osato
accusarmi? -
Gli occhi di Gualtiero scintillarono d'indignazione.
- S...
- E voi lo avete creduto?
- Perdonatemi, Gualtiero... Ma vi avevo
veduto cos sconvolto... quando avevo indosso
quei veli neri... Non sapevo che cosa
pensare! S, qualcosa si ribellava in me contro
quell'accusa che vi veniva lanciata... -
Orietta abbass gli occhi tremando, sotto
quello sguardo pieno di collera e d'orgoglio.
- S... ma, ci nonostante, lo avete creduto! -
disse Gualtiero con ironia. - Capisco
che siate fuggita lontano da un tale
individuo. Forse quell'ottimo Barford non si
 limitato a questa sola accusa... Non mi ha
descritto come un carnefice di donne, come
una specie di Barba bl che dove passa semina
cadaveri, o almeno fa sanguinare i
cuori di quelle disgraziate che lo hanno
amato? -
Ella chin la testa affermando... Aveva
un groppo alla gola che le soffocava le parole.
- Vi ha dato altri particolari su quell'argomento?
- Mi ha parlato di una ranie indiana...
- Avrei ucciso anche questa?
- No, ma avreste fatto in modo che alcuni
indiani fanatici l'abbandonassero a morte
certa, quando voi avevate cessato d'amarla.
- Ah, benissimo!... Naturalmente, non vi
chiedo se avete creduto anche questo! Non si
poteva dubitare della parola di un Goffredo
Barford. Era meglio abbandonare, senza controllare
la verit di quelle affermazioni, l'uomo
al quale eravate legata da una promessa
di fidanzamento, lasciarlo senza spiegazioni
come l'ultimo dei miserabili, senza curarvi
dell'insulto che gli facevate... - La collera
vibrava nella voce di Gualtiero, accendendo
una fiamma paurosa nel suo sguardo. - Questo
 un insulto che un uomo come me non
riceve senza chiederne riparazione, donna
Orietta. Vi avevo giurato che vi amavo: non
avevate il diritto di dubitare di me, senza
avere delle prove...
- S, riconosco di avere avuto torto! -
esclam Orietta.
Il tono, l'atteggiamento di lord Shesbury
cominciavano a far nascere in lei una ribellione
orgogliosa.
- Torto fino ad un certo punto, per, -
prosegu. - Vi conoscevo poco, in altri tempi
vi eravate comportato da malvagio verso
di me; poi avevo visto che non eravate affettuoso
con Rosa, come dovrebbe essere un fratello...
E non era anche naturale che fossi
inquieta e preoccupata a motivo di quella
donna che avevate circondata di mistero...
a motivo di tutto quello che non conoscevo
della vostra vita? Potete rimproverarmi di
aver ceduto troppo facilmente alle insinuazioni
del signor Barford, ma non dovete dimenticare
che egli era creduto l'uomo pi
degno di stima che ci fosse al mondo. Non
sarebbe passato per la mente di nessuno, io
credo, di mettere in dubbio la sua parola...
- No, era meglio mettere in dubbio la
mia! - disse lord Shesbury in tono di mordace
ironia. - Ma se mi aveste amato davvero,
Orietta, non avreste prestato fede alle
fandonie di Barford, che non vi dava la pi
piccola prova di quanto affermava. -
Se ella lo avesse amato? E che cos'era allora
quello strazio che l'aveva fatta tanto soffrire
a Rockden-Manor, e di cui ella soffriva
ancora? Ma non l'avrebbe mai confessato a
quell'orgoglioso che voleva schiacciarla sotto
i suoi spietati rimproveri!
- Lo ripeto: ho avuto torto!... - disse
Orietta alteramente. - Ma voi mi avevate
dato motivo di temere, e, giovane e inesperta,
ho perduto la testa e per poco non sono stata
vittima della mia impetuosit. Vi prego di
perdonarmi e di lasciarmi ritirare presso le
Benedettine, come vi ho chiesto stamani...
Dopo quanto  successo, credo che non mi
resti altro da fare!
- Credete davvero che non vi resti altro
da fare? Dimenticate che, se voi avete preso
leggermente la vostra promessa, io non
ho rotto il nostro fidanzamento. Come vi ho
detto poco fa, mi avete gravemente offeso,
fuggendo e rifugiandovi a Rockden-Manor;
ed ancor pi gravemente mi avete offeso accettando
di sposare Barford, mentre eravate
sempre la mia fidanzata; l'ultima offesa, e
la pi atroce,  stata, di prestar fede alle calunnie
di quel miserabile. Per tutte queste
offese, voi mi dovete una riparazione... E
quale altra riparazione v' , all' infuori del
matrimonio? Considerate che se voi rifiutaste
di sposarmi, sarei costretto a pensare che
mi credete ancora l'ignobile individuo, che
Barford vi aveva dipinto.
- Oh, in questo caso, sareste in errore!
Non ho pi nessun dubbio in proposito!
- Allora siamo d'accordo...
- Sul matrimonio?... No, no! -
Orietta balz in piedi: i suoi occhi scuri,
pieni di collera, si fissarono sul viso altero
di lord Shesbury e videro uno sguardo freddo
e dominatore.
- Non voglio sposarvi, mylord...; perch
sento che siete in collera con me, e che non
dimenticherete mai...
- Difatti, mi sarebbe difficile, e non nego
neppure di serbarvi rancore; per, moralmente,
non siete libera di rifiutare. Si tratta
per voi d'un impegno d'onore: mi dovete una
riparazione per l'ingiuria che mi avete fatta,
e questa riparazione la esigo.
- La esigete! - disse Orietta fremendo
di ribellione.
Anche lord Shesbury si era alzato, e si trovarono
uno di fronte all'altro, pieni d'orgoglio
e di sfida.
- S, la esigo! Io perseguo uno scopo personale,
ma agisco anche nel vostro interesse,
perch non dovete dimenticare che per voi
non c' via d'uscita. Con la vostra credulit
e la vostra leggerezza, avete compromesso
la vostra reputazione in modo tale, che se io
ora non vi sposassi, se ne concluderebbe che
vi credo colpevole. Ora, mi dispiacerebbe
troppo che la donna che avevo scelto per compagna
fosse ingiustamente disonorata. Questo
motivo, aggiunto agli altri che vi ho gi
esposti, giustifica la mia decisione di concludere
queste nozze. -
Ogni parola di lord Shesbury penetrava
nell'anima di Orietta come un dardo acuminato.
L'umiliazione, lo sconforto, la ribellione,
lottavano in quell'anima giovane e ardente
che un perdono generoso, un po' d'indulgenza,
un po' di bont avrebbero facilmente
conquistata.
- Non voglio la vostra compassione, lord
Shesbury! -
Dritta sulla persona, tutta fremente, con
gli occhi scintillanti, Orietta doveva in quell'istante
rammentare a Gualtiero la bambina
di una volta, pronta alle collere selvagge.
- Se mi si accusa ingiustamente, sapr
sopportarlo, perch sono innocente! Ma non
diventer vostra moglie, sapendo che mi serbate
rancore. Questo mai... mai!
- Non si tratta di quello che potete preferire
voi. V'impongo di adempiere alla promessa
di matrimonio fattami liberamente;
altrimenti vi riterr una donna che manca
alla parola data e che rifiuta di riparare i
suoi torti.
- Ebbene, sia! Vi do la riparazione che
esigete!... - esclam Orietta con la voce vibrante
di collera. - Ma badate, lord Shesbury!
Non sar una donna docile, pronta
ad inchinarmi dinanzi alla vostra volont!
Rammentatevi, anche, che sono, come voi,
uno di quegli esseri che non dimenticano
quando sono stati feriti nel cuore, come voi,
ora, avete ferito me.
- Non temete! Rammenter tutto! -
Nello sguardo di Gualtiero s'accese una
fiamma d'irritazione e d'orgoglio, e sulle sue
labbra spunt un sorriso di sarcastico disprezzo.
- Certamente, vi avranno anche avvertita
che sono un padrone senza piet... che considero
le donne come tante schiave, come giocattoli,
come esseri senz'anima?  quasi vero,
perch le donne stesse mi hanno dato modo
di vederle sotto quest'aspetto. Un po' di ribellione
non mi dispiace, e la collera, del resto,
vi si addice mirabilmente. Resistete, dunque,
alle mie volont ogni volta che ne proverete
il desiderio.
- Sar pi spesso di quanto potreste desiderarlo! -
esclam Orietta fuori di s per
quel sarcasmo sdegnoso.
- Tutte le volte che vorrete! Siamo intesi!
La data del matrimonio resta quella che era
stata fissata, cio fra dieci giorni. Vi sentite
in grado di scendere a pranzo, stasera?
- Avrei bisogno di riposarmi ancora.
- Allora, domani. Ho fatto in modo che si
diffondesse la versione del vostro rapimento.
Barford non ha interesse che si sappia la verit,
perch, facendolo, correrebbe il rischio
ch'io non avessi nessun riguardo per lui. Non
l'ho denunziato per ratto di minorenne, unicamente
per un riguardo verso di voi; perci,
dal momento che siete sempre la mia fidanzata,
potrete ricomparire fra i miei ospiti,
senza sentirvi imbarazzata minimamente. -
S'inchin davanti ad Orietta, che rimase
immobile, col viso teso, le labbra strette.
- Non mi offrite la mano? - domand
Gualtiero con ironia.
La fanciulla scosse la testa e indietreggi:
il suo sguardo, in quel momento, aveva
l'espressione selvaggia di quello della bambina
che una volta aveva sfidato il giovane
lord Falsdone.
- Vi ho detto che mi avete ferita in fondo
al cuore... Mi  impossibile, in questo momento,
fare l'atto che mi richiedete. -
Orietta era pallidissima, e quel pallore aumentava
l'alterazione del suo viso, causata
dalle emozioni e dalle angosce di quegli ultimi
giorni.
Lord Shesbury stava per rispondere mordacemente,
ma la guard e tacque; la fiamma
dello sguardo sarcastico si vel, ma la
voce rest fredda per rispondere:
- Come volete. -


Capitolo 15.

Appena la porta si richiuse dietro a Gualtiero,
Orietta cadde, quasi svenuta, sulla poltrona.
Durante quella scena, i suoi nervi avevano
subito una tensione cos forte, che la fanciulla
rest a lungo affranta, senza pensiero.
A poco a poco riprese coscienza e ricominci
a soffrire per l'orgoglio umiliato, per la
ribellione che la sconvolgeva. Oh, s, l'aveva
umiliata! In questo, Barford aveva ragione:
egli era vendicativo e senza misericordia
quando lo toccavano nell'orgoglio. Orietta
capiva che non le voleva pi bene, e che teneva
a sposarla soltanto per vendetta, per
averla in suo potere... e forse perch il suo
amor proprio avrebbe sofferto, se si fosse saputo
che ella aveva preferito a lui Goffredo
Barford.
Il rossore dell'umiliazione sal al viso della
fanciulla. In quale avventura spaventevole si
era buttata! Da qualunque parte si voltasse,
vedeva un abisso. Se non sposava lord Shesbury,
la sua riputazione era perduta; se lo
sposava, avrebbe dovuto vivere vicino ad un
uomo il quale, non soltanto la sposava senza
amore, ma con l'animo pieno di rancore!
Non c' via d'uscita! S, ha ragione!
pensava Orietta, torcendosi le mani che bruciavano.
Fu bussato alla porta e Orietta fece uno
sforzo per assumere un'espressione pi calma.
Era Sara Haggard, la cameriera di lady
Rosa, ed era venuta a dire a donna Orietta
che la sua padroncina, sentendosi poco bene,
non poteva lasciare il suo appartamento e
la pregava di andare a trovarla.
- Direte a lady Rosa che fra un minuto
sar da lei, - rispose la fanciulla.
Sara se ne and, dopo aver salutato rispettosamente,
ma Orietta lesse in quello sguardo
una curiosit quasi insolente. Pens con un
brivido:
S, egli ha ragione! Se si rompesse questo
fidanzamento, mi lapiderebbero... moralmente!...
Sposandomi, impedisce che si facciano
insinuazioni calunniose. Mi salva! Dunque,
dovrei essergli riconoscente...; invece io
sento, contro di lui, soltanto collera e amarezza!
Capisco bene che non agisce per generosit,
ma soltanto per vendicarsi e tenermi
sotto il suo dominio.
Suvvia, bisognava calmarsi, allontanare,
almeno per il momento, i pensieri dolorosi!
Si bagn il viso con l'acqua fresca e scese
da Rosa.
La giovinetta era in letto, e tese le braccia
all'amica mormorando:
- Mia povera cara! -
Orietta l'abbracci teneramente... Aveva
ritrovato ad un tratto la Rosa di una volta,
affettuosa, fedele.
- Quali emozioni dovete aver provate!...
Quell'orribile Goffredo! Chi avrebbe potuto
immaginare che fosse un ipocrita cos odioso?
- Cara Rosetta, ho sofferto tanto per quest'avventura
penosa, che vi prego di non parlarmene
mai... mai!
- Oh, s, cara, volentieri! Ma che aspetto
stanco, avete! Vi cureremo, vi ameremo tanto,
per farvi dimenticare! -
Orietta rest tutto il pomeriggio con Rosa
che fu affettuosa come non era mai stata.
Verso le sei, comparve lady Shesbury. La
truccatura sapiente nascondeva lo strazio
causato dalle rivelazioni di Gualtiero, l'ultima
delle quali (il ratto e il sequestro di
Orietta per opera dell'onoratissimo signor
Barford) non era stata una delle meno rudi,
per quella donna fiduciosa, innamorata e gelosa
della giovane italiana fino a odiarla. E
questa gelosia non era diminuita! Una fiamma
si accese nello sguardo di lady Shesbury,
quando vide Orietta seduta accanto a Rosa,
ma domand gentilmente alla fanciulla come
stava, e non fece nessuna allusione agli avvenimenti
che l'avevano tenuta lontana qualche
giorno da Falsdone-Hall. Gualtiero aveva
imposto questa linea di condotta alla matrigna
ed agli ospiti.
- La mia fidanzata, cos delicata e impressionabile,
ha sofferto molto per quest' incidente
penoso, - egli aveva detto. - Desidero
perci che non le se ne parli, n che se
ne faccia parola in sua presenza. -
Bench tutti, a Falsdone-Hall, fossero stupefatti
per l'avventura di Orietta e per il
crollo della statua dai piedi d'argilla, che si
chiamava Goffredo Barford, e bench in ogni
conversazione si parlasse di questi fatti strani,
nessuno avrebbe osato trasgredire un ordine
di lord Shesbury. Furono respinte le
insinuazioni di qualche cattiva lingua, o di
qualche donna gelosa, fra le quali Violetta,
che tendevano a screditare Orietta. Il duca
di Farmouth dichiar perentoriamente che
la fidanzata di un uomo come lord Shesbury
era insospettabile.
Quando Orietta ricomparve fra gli ospiti
di Falsdone-Hall, fu dunque accolta con le
stesse premure, la stessa ammirazione, la
stessa affettuosit di prima, e ci le rese facile
assumere il suo nuovo contegno. Poich
Orietta aveva deciso di reagire, di allontanare
i ricordi troppo soavi, come i timori
troppo commoventi... aveva risoluto che, a
costo di calpestare il suo proprio cuore, lord
Shesbury non doveva credere che ella avesse
paura, n che soffrisse molto. Ne sarebbe
stato troppo contento! No! Ella si sarebbe
mostrata calma ed allegra, si sarebbe divertita,
avrebbe accolto gli omaggi e l'ammirazione
che la circondavano, ovunque fosse. Che
importava se doveva sforzarsi? Ci si sarebbe
abituata; e certamente il suo cuore si sarebbe
allontanato, corazzandosi contro tutto ci che
lord Shesbury avesse tentato per farla soffrire.
Non avevano pi parlato del loro ultimo
colloquio, e nel castello c'era tanto movimento,
tante distrazioni, che nessuno notava
la freddezza con cui si trattavano reciprocamente
i due fidanzati.
Lady Pamela aveva bisogno di stordirsi;
ed anche Violetta, quasi pazza di rimpianto
e di gelosia. Erano inoltre arrivati nuovi
ospiti, fra i quali alcuni principi della famiglia
reale. In quell'atmosfera di divertimenti
e d'animazione, era facile che i fidanzati
potessero stare lontani uno dall'altro.
Qualche volta, per altro, per salvare le apparenze,
Gualtiero faceva con Orietta una
breve passeggiata nei giardini. Parlavano di
letteratura, di viaggi, d'arte con molta disinvoltura,
e soltanto due giorni prima della cerimonia
nuziale, Gualtiero fece allusione alle
nozze, per chiedere ad Orietta se avrebbe
avuto piacere di partire subito per il continente.
- Certo, non ho niente in contrario, -
rispose con freddezza la fanciulla.
E pensare che si era ripromessa tanta gioia
da quel viaggio! Come si sarebbe svolto, ora,
accanto a quell'uomo cos freddo, che nutriva
per lei soltanto rancore, e che ella odiava?
Ah, tutti m'invidiano! pensava Orietta,
vedendo gli sguardi che si posavano su lord
Shesbury. E anch'io sono stata, per un momento,
affascinata da lui... Ma, ohim, quale
risveglio dopo il sogno!
... Quello stesso giorno, Ram-Sal si present
al padrone, mentre questi scriveva nella
biblioteca. Lord Shesbury, con un cenno,
lo autorizz a parlare, e l'indiano, inchinandosi
profondamente, disse:
- Signore, Mario  qui e chiede di parlarvi.
- Mario?... Mario il domestico di...? - S, signore.
- Che vuol dir ci? Ramsay mi ha scritto
che quei quattro miserabili avevano lasciato
l'Inghilterra. Fallo entrare, ma avanti frugalo
accuratamente... -
Pochi minuti dopo, l'indiano ricomparve,
seguito da Mario.
- Per qual motivo siete tornato, dopo la
proibizione fatta a voi e ai vostri complici? -
domand bruscamente lord Shesbury.
Mario salut con ossequio e rispose con
voce netta:
- Vengo a fare una confessione completa
a Vostra Eccellenza.
- Perch?
- Perch voglio vendicarmi del signor
Barford, che ha tentato di farmi avvelenare
da Elena prima della partenza. Se non avessi
sospettato... non la scampavo... come quella
povera signora Barford.
- La signora Barford?
- S, mylord. Quando il signor Barford
ha voluto sbarazzarsi di lei, per sposarne
un'altra, Elena le ha somministrato una droga.
Ma se Vostra Eccellenza me lo permette,
racconter tutto fin dal principio.
- Parlate, - rispose laconicamente lord
Shesbury.
- Ero da cinque anni al servizio di lord
Cecil, quando un giorno il signor Barford
mi mand a chiamare e mi rivel che era a
conoscenza di un segreto della mia vita, un
segreto che, rivelato, avrebbe potuto condurmi
all'ergastolo. Ignoro come avesse fatto
per saperlo, ma nessuno pu eguagliarlo per
l'astuzia e la scaltrezza, come dovetti riconoscere
in seguito. Da quel giorno io fui in
suo potere, come appunto egli si era prefisso.
Gli ci voleva un uomo svelto, intelligente,
senza scrupoli per le faccende losche o delittuose
che stava preparando. Confesso che
la coscienza non mi dava troppi rimorsi, ma
quell'uomo mi tolse ogni scrupolo.
Diventai una spia, stipendiata da lui, perch mi pagava
generosamente. Gli riferivo
tutto quello che diceva e faceva il mio padrone,
ma anch'io m'istruivo sul conto del
signor Barford. Seppi cos che egli, mentre
eccitava lady Shesbury contro il marito, raccontava
a lui menzogne sulla moglie, in modo
da allontanarli l'uno dall'altra, a poco a
poco, facendosi amare da lady Shesbury. Ah,
ella fu accalappiata e non fu la sola... Vostra
Eccellenza, forse, sa...
- So... Ma la signora Barford?
- Ebbene, mylord, la signora Barford era
diventata pazza soltanto negli ultimi cinque
anni, ma prima lo era... quanto lo ero io!
Il mio padrone, quando si divertiva a bere
un po' di pi del ragionevole (sempre quando
era solo col suo fedele Mario), si abbandonava
a confidenze intime. Seppi cos che aveva
affrettato la morte di sir Rodolfo Fenbroke,
e che aveva fatto passare per pazza
la moglie, sanissima di mente, perch temeva
che ella lo denunziasse, e perch voleva goderne
da solo le ricchezze. Ma non voleva
farla morire, perch, finch ella era viva, poteva
continuare a promettere alle sue vittime
il matrimonio, per quando sarebbe rimasto
vedovo. Inoltre, egli diceva, ci lo faceva
godere di una fama di rispettabilit.
- Infame individuo!... - mormor lord
Shesbury, disgustato.
- Ma quanto a donna Orietta, egli voleva
sposarla, prima di tutto perch sapeva che
non gli avrebbe dato retta in nessun altro
modo, ed anche perch odiava Vostra Eccellenza.
Perci Elena aveva ricevuto l'ordine,
appena donna Orietta fosse entrata a Rockden-Manor,
di mescolare nel cibo della prigioniera
il veleno gi preparato per quest'uso.
- E quella donna ignobile lo fece?
- Lo fece, mylord. Ascoltai una discussione
che ella ebbe col marito su quell'argomento;
Drake non valeva pi di lei, ma
aveva paura, e le diceva che sarebbero finiti
sulla forca, se ella avesse fatto ci. Ma Elena
rispondeva cinicamente che, dopo tutto quello che avevano fatto, non rischiavano nulla
a continuare, perch non li avrebbero impiccati
che una volta sola.  una creatura spaventevole,
Eccellenza, che avrebbe ucciso tutto
il genere umano, per devozione al signor
Barford.
- Avete mai veduto la signora Barford?
- Mai, mylord. Soltanto Elena entrava in
quella stanza; ma negli ultimi anni, quando
passavo sotto la finestra, la sentivo qualche
volta gridare e gemere. Lui, pareva che non
se n'accorgesse neanche, e non mi parlava di
lei altro che quand'era ubriaco. Allora tutta
la cattiveria gli veniva a galla, e addio ipocrisia
! La maschera cadeva e appariva l'uomo
cos com'era... tanto che a volte ne avevo
nausea, per quanto in basso io stesso sia
potuto cadere!
- Ha incaricato voi, per tre volte, di uccidermi? -
Il viso del servitore si contrasse e divenne
terreo.
- Mylord... io... Vostra Eccellenza prender
in considerazione che vengo spontaneamente...
- S, parlate con sincerit.
- Lo confesso, mylord... Ogni volta, mi
aveva promesso una forte somma, che, a dire
il vero, mi dette sempre, dicendo:
- Quando sar diventato lord Shesbury
ti far ricco e ti nominer mio intendente. -
Questa promessa mi aveva abbagliato, e
poi non avevo scrupoli! Ne ebbi qualcuno,
quando vidi che donna Orietta aveva acconsentito
a sposare quel mostro. Ebbi il torto
di parlarne con Elena, e certamente il signor
Barford pens che avrei potuto diventare pericoloso,
se la mia coscienza si risvegliava.
Ecco perch, l'altro giorno, ha tentato di farmi
avvelenare! Ma qualcosa mi aveva messo
in sospetto: feci finta di non essermi accorto
di nulla, e m'imbarcai con lui e coi Drake...
A Boulogne li lasciai, dicendo che, forse, sarei
partito per l'America... Invece ripartii
per l'Inghilterra, risoluto a raccontare tutto
per dare a Vostra Eccellenza un'arma di pi
nelle mani, nel caso che volesse far punire,
come si merita, quel delinquente.
- Va bene! Rammenter che vi siete confessato
spontaneamente, per dovete lasciare
l'Inghilterra come vi ho ordinato.
- Partir domattina per Nuova York, mylord.
- Scrivete quello che mi avete rivelato,
e firmate. -
Ram-Sal, che ad un cenno del padrone era
rimasto in piedi, dietro a Mario, fece sedere
costui ad una tavola. Lord Shesbury rilesse
ci che il cameriere aveva scritto, poi lo conged
e chiuse la confessione preziosa con
gli altri documenti riguardanti Goffredo Barford.
Il viso di Gualtiero era cupo, addolorato:
egli mormor con collera:
- Ella  stata sul punto di sposarlo! Come
ha fatto a non intuirne l'ignominia? Mi sarei
forse ingannato? Sarebbe anch'ella una
donna come tutte le altre? -
S'avanz fin sulla soglia di una delle portefinestre,
e proprio in quel momento un gruppo
di giocatori di tennis, fra i quali era
Orietta, arrivava sul terrazzo. Rossa, animata,
con gli occhi scintillanti, la fanciulla
era circondata da una piccola corte maschile,
ma il pi premuroso era uno dei principi,
ospiti di lord Shesbury. Parve che, alla vista
di Gualtiero, quegli occhi tanto splendenti si
velassero di un'ombra; quel sorriso giovanile
e fresco disparve dalle belle labbra: poi le
palpebre si abbassarono, fremendo. Orietta
aveva visto negli occhi cangianti dai riflessi
d'oro, quella fiamma ardente che ella conosceva
cos bene, ma che non aveva pi vista
da quando Gualtiero era andato a cercarla
a Rockden-Manor.
Fu un lampo fuggitivo. Lord Shesbury rispose
sorridendo all'ospite principesco che
parlava, entusiasmato, di una partita giocata
con donna Orietta, che questa era riuscita
a vincere con un colpo strabiliante. Poi i giocatori
andarono nei loro appartamenti a cambiarsi
d'abito.
Orietta conged la cameriera, dicendo che
si sarebbe vestita da sola: tutto il suo brio
fittizio era caduto.
Lo spavento le saliva su per le vene: ella
aveva paura di Gualtiero... Non di quel
Gualtiero ch'ella aveva visto irritato, senza
piet; ma di quell'altro: dell' incantatore pericoloso,
che ella aveva conosciuto, che le
aveva preso il cuore e aveva fatto di lei una
schiava innamorata... Ah, eppure ella non
voleva ricadere a nessun costo sotto il giogo
di quel padrone orgoglioso, che non l'aveva
mai amata, come aveva dimostrato con la sua
gelida durezza, ma che voleva tenerla sotto
il suo dominio, per vederla, vinta, ai suoi
piedi. Mai, questo... mai!
Egli ama in voi soltanto la vostra bellezza.
Che gl' importa del vostro cuore, dell'anima
vostra, della vostra coscienza illibata?
Queste parole di Goffredo le tornavano ora
in mente e vi si stampavano in caratteri di
fuoco. Forse, neppure in ci, il miserabile
aveva mentito?
E domani l'altro... domani l'altro diventer
sua moglie! pens Orietta con un fremito
d'angoscia.


Capitolo 16.

Il giorno dopo, avanti colazione, lord Shesbury
mand a chiamare la matrigna e, nella
biblioteca, la inform minutamente di quanto
Mario aveva rivelato. Gualtiero voleva
cos distruggere l'attaccamento, l'illusione,
il dubbio che ancora potevano rimanere nel
l'anima di lady Pamela riguardo a Goffredo
Barford. Fu infatti l'ultimo colpo! Pallida e
disfatta, ella risal nel suo appartamento e
mand a dire che un malessere improvviso
le impediva di scendere per la colazione.
Lord Shesbury mise a cognizione anche
alcuni ospiti, fra i quali il duca di Farmouth,
parente suo e di Goffredo, delle confessioni
di Mario e dell'atto di accusa scritto
dall' infelice Valeria. Disse che non aveva voluto
denunziare Barford alla Giustizia a motivo
dell'enorme scandalo che quel processo
avrebbe sollevato nel regno, sia per la personalit
del colpevole, sia per la posizione
delle donne che erano state vittime della sua
furfanteria, ma soggiunse che lo avrebbe
fatto sorvegliare per impedirgli d'ora innanzi
di nuocere.
Gli ascoltatori approvarono e promisero
il segreto, dicendo che si sarebbero limitati
a dire la verit sul carattere di quel delinquente
vizioso, sfatando la leggenda dello stimabilissimo
signor Barford.
I preparativi per la cerimonia del giorno
seguente erano terminati. Le cameriere avevano
portato nell'appartamento di Orietta
l'abito nuziale di sontuoso broccato bianco e
il velo di punto d'Inghilterra che aveva ornato
la madre di lord Gualtiero, la bella
principessa russa, morta di dolore. Lord
Shesbury aveva mandato alla fidanzata una
collana, a molte fila, di maravigliose perle
orientali, che egli desiderava portasse alla
cerimonia. S, tutto era pronto per il sacrificio.
Orietta, quella mattina, era andata dal
cappellano, cercando di aprirgli il suo cuore,
di parlargli delle sue angosce, del suo sconforto;
ma, da due mesi, la sua anima era dominata
dall'orgoglio... Dapprima, dall'orgoglio
di lottare contro la volont e contro il
potere di lord Shesbury; dopo dall'orgoglio
di vedersi scelta da lui, di vedersi ammirata,
circondata di attenzioni, di sentire che era
invidiata dalle altre donne e posta dagli uomini
su di un piedistallo, non soltanto per
la sua bellezza, ma anche per essere stata
prescelta da uno dei primi signori d'Inghilterra...
E poi ancora dall'orgoglio ferito dagli
ultimi avvenimenti, dal rancore superbo
di Gualtiero e da quella volont dura e imperiosa
che la costringeva a mantenere la promessa
fatta fidanzandosi. Dal profondo dell'anima,
dove si annidano gl' istinti cattivi,
che l'educazione e i principii religiosi tengono
a freno, era tornato a galla il temperamento collerico e
ribelle che, in qualche
momento, faceva di Orietta bambina un piccolo
demonio. L'avvicinarsi del momento in
cui si sarebbe unita a Gualtiero, pareva sovreccitare
quei sentimenti poco lodevoli. Perci,
quando il vecchio cappellano le parl dell'ubbidienza,
della devozione e dell'affetto che
ella doveva a suo marito, Orietta rispose con
veemenza:
- No, Padre mio, non debbo affezione ad
un uomo che mi sposa per spirito di vendetta
e da cui, moralmente, tutto mi divide! Egli
vorrebbe ridurmi a una pasta molle sotto le
sue dita; vorrebbe annientare la mia volont
con la sua volont, e fare dell'anima mia
un'anima pavida e schiava. Questo non sar
mai, mai!... -
E con queste parole Orietta se n'and, lasciando
il vegliardo stupito e sconvolto davanti
alle tempeste di quell'anima cos giovane;
egli pensava, per altro, che forse i
timori della fanciulla potevano essere giustificati,
perch nessuno conosceva bene la
natura enimmatica di lord Shesbury.
In queste disposizioni d'animo, Orietta, il
giorno dopo, entr nella cappella di Falsdone-Hall,
a braccio del duca di Farmouth
che teneva il posto di suo padre.
Durante la cerimonia, ella s'irrigid contro
ogni emozione: il suo cuore rest chiuso
alle parole, piene di fede, con cui il prelato
dava agli sposi la benedizione nuziale. Pallidissima,
fredda come una bella statua, Orietta
assist ai riti liturgici quasi incoscientemente,
con questo solo pensiero nel cervello:
Voglio fargli vedere che se gli do questa
riparazione ch'egli mi ha imposta, non intendo
con questo di chinar la testa davanti
a lui, e che sapr soffrire con dignit!
Dopo la cerimonia, gl' invitati andarono a
salutare gli sposi nella galleria di marmo.
Il vestito della sposa suscitava l'ammirazione
e l'invidia delle donne; gli uomini trovavano
che Orietta, nonostante il suo pallore non
era mai stata cos incantevole.
- Nella galleria di ritratti dei Falsdone, -
diceva il duca di Farmouth - ci sono
molte belle donne, alcune delle quali addirittura
incantevoli, ma questa le eclissa tutte...
proprio come lord Gualtiero pare abbia
ereditato tutte le belle qualit dei suoi
antenati. -
Lady Rosa appariva commossa, ed era vestita
di bianco come le altre damigelle d'onore:
Faustina, Natascia Sanzof e lady Vittoria,
la nipotina del vecchio duca. Nei primi
giorni del fidanzamento, Orietta aveva chiesto
a Gualtiero di essere accompagnata all'altare
da una delle contessine Sanzof, ed
egli aveva acconsentito, come acconsentiva
allora a tutti i desiderii che ella esprimeva.
Orietta pure aveva scelto la Svizzera e l'Italia
come viaggio di nozze, e aveva indicato
quali erano le citt dove desiderava fermarsi.
Io le conosco tutte, carissima, aveva detto
Gualtiero. E sar sempre felicissimo d
rivedere con voi quelle che sceglierete, oppure
di farvele conoscere.
Quanto poco tempo era trascorso, da quando
egli parlava cos, ed ella lo ascoltava ebbra
di gioia. Oh, s, pochissimo tempo!
Orietta and a levarsi il velo e scese a colazione;
dopo la quale, gl' invitati si sparsero
nella galleria, nei saloni, nei giardini. La
nuova lady Shesbury scomparve, dopo aver
abbracciato Rosa e Faustina e stretto la
mano a lady Pamela, e raggiunse l'appartamento
che d'ora innanzi avrebbe abitato nei
suoi soggiorni a Falsdone-Hall. Quest'appartamento
si componeva delle stanze che venivano
dopo la biblioteca, nell'ala meridionale
del castello, e di una parte del primo piano.
La decorazione datava dal diciottesimo secolo
ed era sontuosa ed elegante; perci Gualtiero
vi aveva fatto fare pochissime modificazioni.
La prima moglie di lord Cecil aveva abitato
quell'appartamento, ma quando lady Pamela
aveva chiesto di abitare quelle stanze, rimaste
chiuse dopo la morte di lady Sandra, lord
Cecil glielo aveva ricusato categoricamente.
Orietta si ferm in un salottino, che era
famoso come una delle maraviglie del castello.
Il soffitto a cupola era decorato di pitture
delicatissime, raffiguranti alcune ninfe
che danzavano intorno alla statua dell'Amore.
Sopra le porte erano pannelli dipinti, con
altre ninfe che scherzavano tra i fiori o dormivano
in riva ad uno stagno. Le sculture
in legno, i bronzi cesellati erano tante maraviglie,
degne di stare a pari con le tappezzerie
di Beauvais, coi mobili di Riesener e
di Oeben, eseguiti dai due celebri ebanisti
per una lady Shesbury di quel tempo, la quale
aveva trascorso la prima giovinezza alla
Corte di Francia.
Ma Orietta non prest attenzione a tutte
quelle cose belle, e si avvicin ad una portafinestra
per sentire sulla fronte ardente il
bacio dell'aria umida, rinfrescata da una
pioggia notturna.
Ormai era cosa fatta! Ella si chiamava ora
lady Shesbury, e fra poco sarebbe partita con
lui... sarebbe rimasta sola con lui! Fino a
quel momento, nel succedersi incalzante delle
distrazioni, non aveva avuto il tempo di pensare
a questo, anzi aveva fatto di tutto per
non pensarci. Ma bisognava pure arrivare a
quel momento: sola con lui! Orietta rabbrivid
d'angoscia e di sgomento, pi ancora
che per il fresco umido che le carezzava il
collo delicato su cui splendevano le bellissime
perle...
Sola! Nessuno avrebbe avuto il diritto di
difenderla, di mettersi tra lei e lui... Nessuno,
poich don Alberto Farnella, ahim,
non contava pi nulla, come se fosse gi
morto! Lord Shesbury era padrone di condurla
dove avesse voluto e d'imporle quel
genere di vita che avesse preferito.
Padrone? No, no, no! pens Orietta in
un impeto di ribellione.
Si volt, udendo il rumore di una porta
che si apriva, e sussult vedendo Gualtiero
gi vestito da viaggio.
- Che imprudenza, Orietta! Perch state
vicino alla finestra, con quest'umidit, e vestita
cos leggermente?
- Non ci ho pensato... Avevo caldo...
- Ragione di pi... Potreste buscarvi un
malanno.
- Sarei dispiacentissima di darvi questa
noia. -
Orietta pronunzi queste parole con tutta
l'ironia di cui fu capace, ma senza guardare
quegli occhi, di cui aveva visto la fiamma
abbagliante.
- Sarebbe qualcosa pi di una noia, dovete
riconoscerlo!
- Difatti... molto di pi!... Sarebbe una
grande seccatura... lo capisco bene!
- Perch prendete questo tono, Orietta?
Abbiamo avuto un grave dissapore, ma io
desidero vivamente farvelo dimenticare.
- Ah, e voi lord Shesbury, dimentichereste?... -
Questa volta lo guard con una tale aria
di sfida, che Gualtiero fremette di collera.
- Perch ne dubitate?
- Perch mi avete detto che mi serberete
sempre rancore.
- Dipender da voi farmi cambiare sentimento.
- Da me? Come?
- Ebbene, prima di tutto dovreste lasciare
quell'atteggiamento combattivo, che mi rammenta
troppo una certa bambina impertinente,
della quale non vorrei ritrovare il
brutto carattere in mia moglie...
- Sar spiacevole per voi, ma quella bambina
esiste ancora in me e non ha nessuna
voglia di sparire.
- Allora bisogner che io domi quel demonietto;
e sar un' impresa facile, ne sono
sicuro. -
E Gualtiero si avanz, pronunziando queste
parole, mentre l'ironia e la collera fiammeggiavano
nel suo sguardo.
- Coi sistemi di una volta?... - chiese
Orietta con una voce ironica, che le si strozz
nella gola.
- No, cara, non sar tanto scortese, bench,
per dire il vero, vi comportiate, in questo-
momento, con l'incoscienza di una bambina.
Ma siete passata attraverso tante emozioni,
siete cos giovane e inesperta, che dimentico
tutto e vi perdono, Orietta... Pensiamo
soltanto a volerci bene. -
Gualtiero stese la mano con un gesto d' imperiosa
carezza sui morbidi capelli, nella cui
acconciatura alcune perle lucevano fra i fiori
nuziali. Ma Orietta si tir indietro bruscamente,
con uno sguardo di fierezza selvaggia,
mista a spavento.
- Io non dimentico... io non dimenticher
mai! Amarci?... Il mio cuore non si d cos,
per un ordine..., e voi avete fatto tutto ci
che era necessario per allontanarlo da voi.
Vi ho proposto, con lealt, di rompere il nostro
fidanzamento; non avete voluto, e mi
avete costretta moralmente a mantenere la
mia promessa. Ebbene, sappiate che ora sento
per voi soltanto repulsione, peggio ancora... -
Tremava dalla testa ai piedi, ma abbass
gli occhi sotto lo sguardo di Gualtiero in
cui saliva un temporale di collera.
- Badate a quello che dite, Orietta! -
Lord Shesbury era impallidito, e il suo
sguardo era di una violenza insostenibile.
- Le vostre parole sono gravi... e se rispecchiano
il vostro pensiero, la nostra esistenza
ne subir le conseguenze.
- Rispecchiano il mio pensiero, - rispose
Orietta a voce bassa.
Lord Shesbury fece qualche passo per la
stanza, e torn verso la fanciulla che era
restata immobile, nel suo atteggiamento di
sfida.
- Qualunque sia l'opinione che avete di
me, non sono uomo da prevalermi dei miei
diritti, dopo le parole che avete pronunziate.
Voi mi avete insultato di nuovo, Orietta, e
nel modo pi offensivo. Ve lo dichiaro lealmente:
mi vendicher... e il giorno in cui
mi chiederete perdono, prima di accordarvelo,
prender la mia rivincita! -
E detto questo, le volt le spalle e usc
dalla stanza.
Orietta, quasi svenuta, s'appoggi al muro.
Il terrore, lo sgomento, s'impadronirono di
lei: che cosa aveva voluto dire? Quale vendetta?
Ma entr una cameriera, ad annunziarle
che lord Shesbury la pregava di prepararsi
per la partenza; e Orietta, con uno sforzo
energico, impose al suo viso una maschera
altera e impassibile... una maschera che da
ora innanzi avrebbe dovuto portare sempre,
qualunque fosse stato lo strazio del suo cuore.


Capitolo 17.

Gualtiero fece qualche variazione all' itinerario
del viaggio che era stato fissato durante
il fidanzamento. Lord e lady Shesbury andarono
direttamente in Italia e si fermarono
qualche giorno a Firenze.
Gualtiero condusse sua moglie a visitare i
musei e i monumenti celebri, e fu un cicerone
molto erudito, un compagno irreprensibilmente,
ma freddamente cortese, com'era
sempre stato da quando erano partiti da
Falsdone-Hall.
Il giorno dopo esser giunti a Firenze, Gualtiero
condusse Orietta al teatro della Pergola,
dove cantava la bella Carlotta Dosi,
la cui voce calda e appassionata si accordava
a maraviglia col fuoco ardente de' suoi
occhi neri. Orietta vide quegli occhi fermarsi
sul loro palco, quasi attirati da un incantesimo,
e vide che suo marito sorrideva guardando
Carlotta. Durante l'intervallo, egli
disse a sua moglie:
- La Dosi  molto brava, non  vero? L'ho
conosciuta alcuni anni or sono, e aveva gi
una voce bellissima, che ora per si  sviluppata
in volume ed in forza. Quanto poi
alla sua bellezza,  nel pieno fulgore. S, 
davvero una splendida donna. -
Orietta sent come una stilettata al cuore,
ma seppe nascondere il sentimento doloroso
che s'era svegliato in lei. Si sforzava, di
fronte a Gualtiero, a mantenere sempre un
contegno di garbata indifferenza, interessandosi
per alla conversazione e a tutto quello
ch'essi guardavano insieme. Tutt'e due avevano
adottato un contegno di correttezza
mondana, che non abbandonavano mai, neppure
quando erano soli, cosa che, all' infuori
dei pasti e della passeggiata, era piuttosto
rara.
Il giorno dopo la serata alla Pergola, lord
Shesbury, che doveva condurre sua moglie
alle Cascine, giunse un po'in ritardo.
Si scus gentilmente, soggiungendo:
- Ho fatto un po' tardi, chiacchierando
con Carlotta Dosi: ha una casa molto graziosa
e nel suo giardino credo che ci siano
le pi belle rose di Firenze. Ella ha voluto
farmele ammirare. -
Orietta non rispose, ma quella punta acuta
che le aveva trafitto il cuore la sera prima
in teatro, le penetr con pi forza nel cuore
palpitante. Che cosa le importava s'egli andava
a trovare quella Carlotta, della quale
aveva ammirato con tanto calore la voce e
la bellezza? No, nulla le importava di quanto
egli avrebbe potuto fare!
Lo stesso giorno, sul finire del pranzo,
lord Shesbury domand alla moglie:
- Volete venire alla Pergola, stasera?
- No, grazie... sono un po' stanca, - rispose
Orietta seccamente.
Egli non insist, e poco dopo la salut ed
usc.
 andato da lei, pens Orietta con un
piccolo brivido, sedendosi sola sola nel salotto
del loro appartamento. Vuol vederla
e sentirla di nuovo!
Fece di tutto per distrarsi, ma le lunghe
ore della sera e della notte quasi insonne furono
assillate dai begli occhi appassionati di
Carlotta, fissi su lord Shesbury. Sul far del
mattino, cadde in una sonnolenza pesante,
in cui le parve di vedere, come in un incubo,
Apsra che si slanciava contro di lei, col pugnale
in mano, con le pupille fiammeggianti
d'odio... Vicino a lei Goffredo Barford soghignava:
Vi avevo avvertita! Non vi amer mai!
Egli spezza il cuore di tutte coloro che lo
amano, ed esse muoiono di disperazione!
Si svegli tremando, e non pot riaddormentarsi.
Quei ricordi odiosi non l'avrebbero lasciata
mai? Quando avrebbe potuto trovar pace la
sua anima sconvolta, che si dibatteva in un
tale caos di sentimenti?
Era domenica, ed ella pens di assistere
alla Messa cantata nella chiesa della Santissima
Annunziata. Sotto l'impressione di
quella notte penosa, preg con maggior fervore
di quanto non avesse fatto in quegli
ultimi tempi. Ma mentre supplicava Dio di
darle la forza di sostenere quella vita dolorosa,
le parve che una voce interna le sussurrasse:
E tu, tu per la prima, non sei colpevole?
A questo pensiero, il suo orgoglio si ribell.
Colpevole?... Che le saltava in testa, ora?...
Aveva, s, creduto con troppa facilit ai racconti
di Barford... ma, in fondo, lord Shesbury
non gliene aveva dato il motivo? E dopo,
non era stato cattivo con lei; non l'aveva
umiliata?
La voce interna seguitava:
Lo hai sfidato col tuo contegno, con le tue
parole. Aveva il diritto di offendersi della tua
fuga che faceva soffrire il suo amor proprio,
che feriva il suo cuore, se egli ti amava.
Egli, amare lei? Suvvia! Amava troppo se
stesso, il bel Gualtiero, il bell' idolo incensato
da tutti! Gli era piaciuta per un po' di tempo,
s'era divertito ad abbagliarla, a farla cadere
nella sua rete... e soprattutto avrebbe
voluto domare il suo orgoglio; fare di lei
un'adoratrice cieca, una schiava senz'anima.
Non aveva egli stesso confessato, durante il
colloquio tempestoso che aveva avuto con lei,
tornando da Rockden-Manor, ch'egli cos considerava
le donne?
Parole dettate dalla collera, che tradivano
il suo pensiero, mormorava la voce.
No, no! Egli pensava proprio cos, ed ella
non doveva cedere, non doveva abbassare la
sua fierezza davanti a lui; doveva tenergli
testa a qualunque costo! Per ora lo aveva
fatto, e non era caduta nel tranello ch'egli
le aveva teso, quando le aveva offerto il perdono...
Il perdono?! Ma se pochi giorni prima
aveva detto che le avrebbe sempre serbato
rancore? Ella non aveva accettato il suo
perdono, e non se ne pentiva.
La voce interna tacque, soffocata dall'orgoglio.
Orietta usc dalla chiesa, senza che la sua
anima avesse trovato un po' di pace. Sal nella
carrozza che l'aspettava, e dette ordine che
la riconducessero all'albergo.
Lo splendido equipaggio (lord Shesbury,
nei suoi viaggi, si faceva sempre seguire dalle
sue carrozze e dai suoi cavalli preferiti),
la bellezza maravigliosa e l'eleganza aristocratica
della giovane signora, richiamavano
l'attenzione dei viandanti. Orietta, indifferente,
lasciava vagare lo sguardo pensoso e
malinconico, quando tutt'a un tratto trasal:
un'amazzone e un cavaliere sorpassarono la
vettura, e il cavaliere salut. Era lord Shesbury,
e l'amazzone... Quel personale dalle
forme sviluppate, ma ben modellato nell'abito
nero, quei folti capelli scuri che sfuggivano
di sotto al cappellino... S, doveva esser
Carlotta Dosi.
Ebbene, che passeggi quanto gli pare con
quella donna! Non me ne importa proprio
nulla! pens Orietta, ma le tempie le martellavano
per la forte emozione.
Quando, dopo aver cambiato vestito, entr
in salotto, qualche minuto prima della
colazione, lord Shesbury stava leggendo i
giornali. Si alz, le baci la mano e le domand:
- Siete andata a sentire la Messa alla
Santissima Annunziata?
- S,  stato un bellissimo uffizio... E voi
avete fatto una bella passeggiata?
- Molto bella. La Dosi  un'amazzone provetta,
ma il mio focoso Maometto fa paura
al suo cavallo. Mi dispiace che ieri sera non
l'abbiate sentita cantare: ha sorpassato se
stessa, e me l'ha confessato durante la cena.
La sala era in delirio...
- Ah, davvero? - disse Orietta con calma;
e, sedendosi, aggiunse: - Volete darmi
un giornale, Gualtiero? -
Quattro giorni dopo lasciarono Firenze,
diretti a Perugia, da dove si sarebbero recati
a Faletti.
Orietta non aveva visto Gualtiero che durante
i pasti e nella breve passeggiata del
pomeriggio, ed egli non le aveva pi offerto
di condurla a teatro: finito il pranzo, la
salutava ed usciva. Quelle giornate erano
parse interminabili alla giovane sposa, ma
ella si ripeteva con energia ostinata che era
bene che fosse cos, perch la presenza di
Gualtiero le era insopportabile.
Orietta aveva scritto al padre per annunziargli
la loro visita, e part da Perugia in
vettura, insieme con Gualtiero, giungendo nel
pomeriggio nel piccolo villaggio dove aveva
trascorso l'infanzia. La carrozza pass davanti
alla casetta di Angiola, e Orietta ripens,
con commozione profonda, agli anni
felici e spensierati, vissuti in quella povera
casa, dove a volte mancava perfino il necessario.
La contadina, buona e semplice, le aveva
voluto bene con tutto il cuore... E quell'affetto
non valeva pi dell'opulenza che la
circondava ora, mentre la sua anima si ribellava,
ferita a morte?
Le lacrime le salirono agli occhi, ma ella
si fece forza e non pianse. Ah, mai, mai, egli
doveva vederla piangere!
La carrozza si ferm davanti alla villa Farnella,
e Orietta, e Gualtiero oltrepassarono il
cancello arrugginito che era sempre aperto.
Anche la porta che dava sul vestibolo era
aperta. Nell'ombra fresca della sala, il vecchio
servitore rosso, zoppo e curvo dormiva
disteso per terra.
- Vediamo se don Alberto  nella stessa
sala dove mi ha ricevuto l'anno scorso, -
disse Gualtiero, guardando con disgusto l'uomo
che era avvolto in un grembiule unto, e,
dalle vecchie pantofole scalcagnate, mostrava
i piedi nerastri.
Lord Shesbury apr una porta, e Orietta
lo segu col cuore stretto da quell'abbandono,
da quella rovina, che erano forse conseguenza
della rovina di un'anima.
Don Alberto era nella sala buia, voltato
verso il giardino pieno d'ombra, che s'intravedeva
appena attraverso i vetri polverosi.
La sua testa, coi radi capelli grigi, era appoggiata
sopra un guanciale d'indiana, e le
palpebre erano chiuse sugli occhi che non
vedevano quasi pi.
- Chi c'? - domand.
- Vostra figlia e vostro genero, don Alberto,
- rispose Gualtiero.
- Ah, mia figlia!... Avvicinatevi, figlia
mia! -
Orietta, commossa, gli prese la mano che
egli le stendeva con un movimento incerto.
- Sono felicissima di conoscervi, padre
mio! -
Egli trasal e una fiamma s'accese nel suo
sguardo spento.
- La voce di Beatrice!... Avete la stessa
voce! Quanti ricordi mi risvegliate! -
Il suo viso scarno fremeva.
Strinse le dita di Gualtiero nella mano
ghiaccia e scheletrita.
Lord Shesbury trov a stento due seggiole
su cui potersi sedere senza pericolo. Don Alberto
disse amaramente:
- Questa casa  stata, in altri tempi, bella
e piena di vita; mio padre mi diceva: Alberto,
tu darai nuovo lustro alla nostra razza.
Ohim! -
Chin la testa, e segu un silenzio imbarazzante,
doloroso, che Gualtiero ruppe cominciando
a parlare di Firenze; e don Alberto
si sforz ad ascoltare; poi, dopo qualche
minuto, lord Shesbury si alz e disse che
andava a fumare una sigaretta in giardino.
Orietta rest sola col padre. Questi cerc
la sua mano e la strinse mormorando:
- Povera figliuola! Non ho fatto il mio
dovere con te! Non ne ho avuto il coraggio!
Dimmi: sei felice? Nella lettera in cui mi
annunziasti il tuo fidanzamento, mi parlavi
della tua felicit...
- Non conoscevo ancora lord Shesbury,
come lo conosco oggi! -
La voce aspra e dolorosa fece trasalire don
Alberto.
- Come? Di gi?... Di gi soffri per lui?
Anche tu... anche tu soffri! Dio mio,  dunque
come suo padre?
- Suo padre era buono, e lui no!... -
disse Orietta con calore. - Ha voluto spezzare
il mio orgoglio, trattarmi come una colpevole,
soltanto perch avevo avuto il torto
di credere a quello che diceva di lui (con
tutta l'apparenza della verit) un uomo che
tutti stimavano. Il mio carattere non pu
sopportare questo... non lo sopporter mai!
- Questa voce! Questa voce! - mormor
don Alberto. - Ed ha anche il suo carattere! -
Sospir, stringendo pi forte la mano di
Orietta, che tremava nella sua.
- Bambina, tu sei figlia di due grandi
orgogliosi. Procura di non rovinarti la vita
come hanno fatto loro... Stai attenta! Te lo
dico io che sono sull'orlo della fossa e che
mi pento... -
Un singhiozzo gli sal alla gola: tacque,
abbattuto, stringendo sempre la mano di
Orietta. Essi formavano un gruppo strano:
il malato, pallido, scarno, avvolto in una
vecchia veste da camera, coperta di macchie;
Orietta, radiosa di bellezza, elegante, di una
eleganza che colpiva ancor pi in mezzo all'abbandono
e alla povert di quella sala in
cui viveva l'ultimo dei conti Farnella.
Quando lord Shesbury riapparve, trov che
il suocero e la moglie si tenevano ancora per
mano. Un'ombra velava lo sguardo di Orietta,
ma, vedendo Gualtiero, la giovane vinse
la commozione che la turbava; don Alberto
disse con voce stanca:
- Vorrei offrirvi qualche rinfresco... ma
qui non c' nulla...
- Oh, non pensateci, vi prego! - disse
lord Shesbury. - Ripartiamo subito per Perugia,
perch non vogliamo stancarvi con una
visita troppo lunga. -
Aveva visto, con un'occhiata, che il malato
era molto abbattuto.
- S, sono debole... e questa figliuola ha
risvegliato emozioni e ricordi... -
Una dolcezza malinconica si diffuse sul viso
sofferente, trasformandolo.
- Orietta, ti dar il ritratto di tua madre
ed il mio.  quasi tutto quello che posso lasciarti...
Lord Shesbury, volete aprire il cassetto
di quel mobile? - disse don Alberto,
porgendo una chiavetta a Gualtiero.
Questi trov nel vecchio mobile di noce due
miniature e le consegn al suocero.
Una raffigurava don Alberto da giovane:
viso magro, aristocratico, la cui espressione
un po' triste lasciava indovinare un'anima
chiusa in se stessa; l'altra raffigurava Beatrice,
giovane, bella, vestita di bianco, con
alcuni fiori color porpora fra i capelli ricciuti...
Beatrice, maravigliosamente bella,
con un sorriso altero sulle labbra, e una malinconia
orgogliosa nei grandi occhi turchini.
- Le assomiglia, non  vero? - domand
don Alberto a lord Shesbury, indicando
Orietta, poi il ritratto.
- Le assomiglia molto, - rispose Gualtiero
con calma e con freddezza.
- Ha anche i suoi occhi?
- S, precisi. -
Orietta chin le palpebre, come se avesse
temuto d' incontrare lo sguardo del marito...
ma lord Shesbury, parlando, si era voltato
per prendere il cappello che aveva posato
sopra un mobile.
- Gli occhi di Beatrice... L'anima di Beatrice! -
Don Alberto sospir e porse i due ritratti
alla figlia.
- Prega per noi, figliuola mia... prega per
lei, che fu disgraziata e che io non seppi consolare...
Addio, Orietta! -
Orietta s'alz e, soffocando i singhiozzi,
baci in fronte suo padre.
- Don Alberto, volete che vi mandi qualcuno
per assistervi, per procurarvi un po' di
benessere? - domand lord Shesbury. - Sarebbe
per me un dovere e un piacere potervi
essere utile in qualcosa.
- Vi ringrazio, figlio mio; ma a un morente
come me non occorre pi nulla.
- Potrete vivere ancora a lungo, padre
mio, - disse Orietta. - E qui siete quasi
abbandonato, e vi manca tutto... Lasciate
che resti vicino a voi per curarvi, ve ne
prego!
- No, figliuola mia, no! Rester solo...
morir solo.  l'espiazione... l'espiazione! -
Le sue labbra abbozzarono un sorriso doloroso,
e alz la mano come per benedirli.
- Addio... figliuoli miei... figliuoli miei
cari... -
Orietta e Gualtiero uscirono dalla sala
buia, e, nel vestibolo, passarono accanto al
servo che dormiva sempre. Varcando la soglia,
lord Shesbury disse:
- Andiamo dal curato, Orietta. Bisogna
fare in modo che don Alberto abbia le cure
che gli sono necessarie, nello stato in cui si
trova. -
Orietta fece un cenno affermativo, perch
in quel momento non avrebbe potuto parlare,
senza scoppiare in singhiozzi.
Il curato di Faletti, un prete giovane, dall'aspetto
rustico, ma dall'aria intelligente,
accett volentieri l'incarico affidatogli da
lord Shesbury, obiettando, per, che non garantiva
di riuscire, perch don Alberto era
molto ombroso e fermo nelle sue idee.
- Mi sar difficile, tanto pi che vive cos
per espiare le colpe della sua vita.... poich
egli mi ha confessato che gli piacerebbero
ancora l'ordine, la pulizia e l'eleganza. La
sua anima ha dovuto passare attraverso tempeste
orribili, che non si sono ancora calmate.
La sua anima soffre, - concluse il prete.
Un'anima che soffre!... Orietta si ripeteva
queste parole, nella carrozza che la riconduceva
a Perugia con Gualtiero. Povero padre!
Egli gastigava se stesso crudelmente, con
ostinazione eroica! Che orribile esistenza, in
quella solitudine desolata! Se almeno avesse
accettato ch'ella restasse presso di lui! Avrebbe
diviso la sua vita di privazioni, felice di
servirlo, di curarlo, di addolcirgli gli ultimi
giorni di vita... Almeno, sarebbe stata utile
a qualcuno, mentre nella vita di lusso e di
solitudine morale che conduceva... a chi, a
che cosa serviva?
S, c'era Rosa, che le voleva bene, non c'era
che Rosa che le volesse bene...
I singhiozzi le gonfiavano il petto, ed ella
si asciug furtivamente una lacrima; ma lord
Shesbury non la guardava: appoggiato alla
spalliera di velluto, seguiva distrattamente
con lo sguardo la fuga del paesaggio pieno
di sole. Orietta pens con amarezza:
Se non lo conoscessi, potrei dire ch' stato
buono con mio padre; ma so che agisce
soltanto per amor proprio, per non lasciare
in quella povert il suocero del marchese di
Shesbury. Perci non gli debbo nessuna riconoscenza.
Ed anch'ella cerc d'immergersi nella contemplazione
delle dolci colline dell' Umbria,
tentando di sfuggire al peso dei ricordi, dei
rimpianti, delle angosce per l'avvenire... peso
che quella visita a don Alberto aveva aggravato
ancor pi.


Capitolo 18.

Il giorno dopo, lord Shesbury ed Orietta
lasciarono Perugia. Gualtiero aveva detto
che, a motivo del caldo, non conveniva fermarsi
a Roma, e aveva stabilito di andare
a passare qualche giorno a Tivoli, presso un
cugino di sua nonna, don Leo Alterri, che
vi risiedeva ogni anno durante l'estate.
La villa Alterri era un'abitazione signorile,
dove don Leo, nonostante le rendite molto
diminuite, continuava a ricevere con la tradizionale
fastosa ospitalit. Le spese di casa
erano, d'altra parte, sostenute per met dalla
figlia, la contessa Farmente, la quale, rimasta
vedova, viveva col padre. Cos spieg
Gualtiero ad Orietta, comunicandole la sua
nuova decisione.
- ... Il conte Farmente ha lasciato alla
moglie l'usufrutto di un capitale ragguardevole,
ma donna Vittoria ha i denti lunghi!
Credo che il bilancio pareggi sempre con
molte difficolt, ed  una fortuna se la bella
Vittoria non fa dei debiti per pagare i numerosi
abiti eleganti con cui abbaglia ancora,
dicono, i suoi adoratori, come faceva,
cinque anni or sono, quando la conobbi a
Roma, durante la mia permanenza. -
Con un sorriso d'ironia, lord Shesbury
soggiunse:
- Il povero Farmente era un marito ottimo...
che ella non meritava! -
Questi giudizi non disposero favorevolmente
Orietta verso la loro futura ospite,
ed ella provava gi dell'antipatia contro quella
donna che Gualtiero le descriveva come
una civetta prodiga e spensierata.
Alla stazione di Tivoli i viaggiatori furono
ricevuti dal conte Alterri, un vecchio curvo,
dal passo vacillante, ma dallo sguardo vivace
ed acuto. Egli fece molti complimenti ad
Orietta e rivolse alcune parole lusinghiere a
Gualtiero, ma Orietta lo giudic per un uomo
insinuante e poco sincero.
Alla villa Alterri, donna Vittoria aspettava
gli ospiti sulla terrazza coperta di rose. Lenta,
agile, con delle movenze serpentine, ella
and loro incontro, mostrando, nel fulgore
della luce estiva,, una carnagione bruna, capelli
neri e folti, ed occhi grigio-scuri velati
da lunghe ciglia nere. Un abito di seta color
turchese modellava la persona elegante, ed
una collana di topazi gettava lampi di fuoco
attorno al collo ben modellato.
- Il vostro arrivo  una vera gioia per
noi, Gualtiero, - diss'ella con voce bassa,
e con un' inflessione di felicit a stento contenuta.
Poi lady Vittoria guard la giovane lady
Shesbury e il suo sguardo si emp di stupore
doloroso che si tramut immediatamente in
odio. Ma fu un lampo! Subito dopo, le labbra
sottili, ravvivate dal carminio, sorrisero,
e la contessa Farmente diresse un delicato
complimento ad Orietta, e le diede un bacio
dichiarandosi felicissima di conoscerla; poi
offr la mano al bacio di Gualtiero, e ripet
con calore:
- Il vostro arrivo  una vera gioia per
noi, Gualtiero! -
Egli sorrise con leggera ironia e la guard
lungamente. Orietta vide fremere il bel viso
bruno e una fiamma appassionata accendere
quegli occhi che fissavano Gualtiero; allora
cap perch lord Shesbury era voluto andare
a Tivoli e rabbrivid di dolore, di collera e
di spavento.
... Passarono otto giorni alla villa Alterri,
e donna Vittoria procur agli ospiti mille distrazioni,
cosa facile in quel luogo di villeggiatura.
Due feste, di cui una da ballo, riunirono
tutta la societ aristocratica attorno
a lord e lady Shesbury, e tutti osservarono
l'allegra vivacit della giovane marchesa, la
cui bellezza era ammirata da quanti l'avvicinavano;
ma lord Shesbury accoglieva con
freddezza sorridente i complimenti che gli
facevano per la sua sposa. Anch'egli, non
meno di Orietta, mostrava una grande animazione
per i divertimenti. Egli frequentava
tutte le riunioni eleganti di Tivoli, sia solo,
sia accompagnato dalla moglie e da donna
Vittoria; e la sera, quando non uscivano, la
contessa e Gualtiero facevano un po' di musica.
Seduta sulla terrazza, accanto a don
Leo, Orietta si perdeva in un sogno: rivedeva
Gualtiero durante il loro fidanzamento,
un Gualtiero innamorato, la cui tenerezza
imperiosa l'avvinceva con incanto invincibile.
Forse, se ella avesse voluto!... Chi sa che,
quando le aveva offerto il perdono, non fosse
sincero?
- Che musicista  vostro marito, donna
Orietta! - diceva la voce dolce di don Leo.
- Riesce a dare un'anima alle frasi melodiche
pi semplici. Quante belle serate ha passato
Vittoria, in altri tempi, accompagnandolo
al pianoforte! -
Il sogno svaniva, interrotto bruscamente,
e rimaneva la realt: Gualtiero e Vittoria
si erano amati, e si amavano ancora! Sincero,
lui! Che ingenuit averlo soltanto pensato!...
Si era divertito con la sua inesperienza,
gli era piaciuta la sua bellezza che
tutti ammiravano e aveva voluto farla sua.
Non altro! E infatti, in seguito, aveva lasciato
vedere che quell'amore non esisteva.
- Ascoltate, ascoltate! - diceva don Leo,
il quale era un melomane appassionato. -
Che dolcezza profonda! Sentite come alla violenza
della passione segue una tristezza sognante?
Chi potrebbe pensare che un uomo
del suo carattere possa esprimere con tanta
verit la dolcezza e il sogno, due sentimenti
che egli non deve conoscere? -
Orietta, altre volte aveva pensato la stessa
cosa, ascoltando Gualtiero sonare il violino.
S, pareva che un altro uomo si rivelasse in
lui; e spesso, durante il loro fidanzamento,
le era parso di vedere in quello sguardo mutevole
un riflesso di quella dolcezza misteriosa
e patetica, di quella malinconia sognante
che, quando sonava, contrastavano
in un modo cos strano con la foga, l'ardore,
la passione impetuosa. Era un miraggio
ingannevole! Tutto in lui era miraggio!
Gli ultimi suoni del violino e del pianoforte
si spensero... Saliva dai giardini il profumo,
quasi troppo acuto, delle rose e dei
garofani. Orietta socchiuse gli occhi, pregustando
la felicit di poter posare la testa
stanca sul guanciale. Il vecchio principe parlava
dei musicisti celebri che aveva conosciuti,
e Orietta ne udiva la voce monotona
come in un sogno, mentre pensava:
Vorrei addormentarmi... vorrei non pensare
pi!
Si udirono un fruscio di seta ed una lieve
risata, e donna Vittoria e Gualtiero apparvero
sulla soglia.
- Padre mio, sapete che cosa sta complottando
Gualtiero? - disse allegramente la
contessa.
- ... Di portarvi via vostra figlia per un
po' di tempo, don Leo! Ella ha promesso che,
fra tre settimane, verr a trovarci a Falsdone-Hall.
-  davvero un complotto contro di me!
- rispose allegramente il vegliardo. - Ma
io son buono e non ho nessuna intenzione di
oppormi a questo programma. -
Donna Vittoria si avanz lentamente: lo
strascico del suo abito, di seta color arancio,
guarnito di trine nere, frusciava sul pavimento
di marmo. Le piacevano i colori vivaci
e i gioielli sontuosi, ma sapeva scegliere
ci che s'addiceva alla sua bellezza bruna,
e il suo gusto di gran dama le impediva di
cadere nelle eccentricit volgari. V'era un
contrasto enorme fra lei e la giovane presso
la quale ella in quel momento s'era fermata.
Le grandi lampade del terrazzo illuminavano
le due donne con una luce vivida, e, in quello
splendore, Orietta pareva una sorprendente
visione, dinanzi alla quale la bella romana
spariva nell'ombra. Orietta indossava un abito
rosa pallido; le sue perle (le celebri perle
degli Shesbury) splendevano sul candore vellutato
del suo collo; e le trine preziose di
Alenon formavano una delicata cornice alle
sue spalle maravigliosamente modellate. Non
c'era bisogno che lord Shesbury le insegnasse
l'eleganza raffinata e discreta che a lui piaceva
per s e per tutto ci che lo circondava.
Orietta, istintivamente, conosceva soltanto
quella!
- S, cara cugina: presto sar ospite vostra.
Donna Vittoria sed accanto ad Orietta e
le sorrise amichevolmente pronunziando queste
parole. Era sempre gentilissima con lei,
e pareva non accorgersi della freddezza cortese
con cui era contraccambiata la sua affabilit.
- ... E sono tanto contenta di conoscere
Falsdone-Hall! -
Affond nella sua poltrona, con un gesto
agile e indolente, volgendo verso Orietta un
viso sorridente, con le labbra schiuse sui
denti piccoli: una stella di rubini splendeva
nei suoi capelli neri, ma la rosa purpurea
che pochi minuti prima s'affacciava fra le
ciocche seriche della capigliatura corvina, era
sparita.
- ... Come vedr volentieri i capolavori
maravigliosi di Falsdone-Hall! Ma, mio caro
Gualtiero, che cosa fate laggi? Venite a
fumare una sigaretta: vi racconter una storiella
molto divertente! -
Lord Shesbury era rimasto sulla soglia del
salone: stava nella penombra e vedeva, in
piena luce, il gruppo formato dal vecchio
principe e dalle due donne; si avvicin e sedette
di fronte a loro. Aveva fra le dita una
rosa rossa, con cui giocherellava distrattamente,
ascoltando la cugina.
Donna Vittoria sapeva raccontare con vivacit
i pettegolezzi e i fatti diversi della societ
aristocratica, e lo faceva con linguaggio
ardito, senza indietreggiare neppure davanti
agli episodi pi scandalosi. Ma ogni
volta che aveva sfiorato qualcuno di questi
argomenti in presenza di Orietta, lord Shesbury
aveva cambiato subito conversazione.
Egli sapeva dominare i suoi interlocutori,
chiunque fossero, con tale disinvoltura che
essi non arrivavano neppure a sospettare che
lo faceva intenzionalmente. Anche questa
volta, donna Vittoria non pot continuare
la sua storiella divertente, e, senza saper
come, si trov ridotta al silenzio, ascoltando
Gualtiero che raccontava alcuni episodi del
suo viaggio in Oriente.
Ella aveva incrociato sulle ginocchia le
mani lunghe e bianche, scintillanti d'anelli,
e guardava lord Shesbury attraverso le palpebre
chine. Orietta aveva imparato a conoscere
quello sguardo subdolo della bella contessa,
che poteva essere, secondo i casi, dolce
e carezzevole, languido e affascinante, appassionato
o freddo, ma, soprattutto, era uno
sguardo misterioso, e questo mistero aumentava
la seduzione di donna Vittoria.
Gualtiero, con la sua bella voce, maschia
ed armoniosa, a cui la lingua italiana dava
un fascino nuovo, parlava dei monumenti antichi
dell' India, rievocando i fasti delle vecchie
dinastie; e, appoggiato alla poltrona,
sfogliava la rosa rossa, i cui ptali, ad uno
ad uno, gli cadevano ai piedi. Orietta seguiva
con attenzione febbrile i movimenti delle dita
affusolate. Un altro... un altro ancora... fra
poco, non sarebbe rimasto pi nulla della
bella rosa purpurea.
- Gualtiero, che cosa vi aveva fatto quella
povera rosa? L'avete massacrata! -
La contessa Farmente apr gli occhi e guard
il cugino con un rimprovero carezzevole.
Egli ebbe un lieve riso scherzoso.
- Lo sapete, cara!... Faccio sempre cos,
quando ho un fiore tra le mani.
- S, s...  una brutta abitudine... che,
naturalmente, vi viene perdonata... Oh, voi
non conservereste certo, per ricordo, una povera
cosa, com' un fiore! Avete un cuore
insensibile. -
Donna Vittoria parlava scherzando, ma si
sentiva che nelle sue parole c'era un rimprovero
velato.
Il riso di Gualtiero si trasform in un sorrisetto
enigmatico: egli gett lontano il gambo
della rosa, con un gesto indifferente, e rispose
con sarcasmo:
- Come mi conoscete bene, Vittoria! -
Orietta arross: un giorno, quando erano
fidanzati, Gualtiero aveva aperto un piccolo
portafogli che portava sempre in tasca, ed
ella aveva visto un suo ritrattino a carbone,
che egli le aveva fatto, e i garofani color
porpora che ella gli aveva dato vicino allo
stagno dei Cigni.
- Li porter sempre con me, - aveva detto,
guardandola con quella tenerezza affettuosa
che l'ammaliava.
Manovra abile per ridurre schiavo il suo
cuore ardente e ingenuo? S, certamente...
Ma con una donna come Vittoria che lo conosceva
bene, non fingeva neppure quella
commedia sentimentale.
Lord Shesbury accese una sigaretta e si
mise ad ascoltare don Leo che rievocava l'antica
Roma dei papi, e le lotte fra i baroni
romani, fra i quali erano i suoi antenati.
Nell'aria satura di profumi caldi, non alitava
un soffio; le falene volavano attorno alle lampade
fasciate di garza rosa; donna Vittoria,
quasi sdraiata sulla poltrona, agitava lentamente
un gran ventaglio di piume nere. La
seta color arancio splendeva sotto la luce, che
faceva scintillare la stella di rubini, la lunga
catena di perle, i braccialetti di diamanti.
Orietta, in un atteggiamento pensieroso, appoggiava
sul bracciuolo il braccio perfetto,
il cui polso era adorno di un semplice cerchietto
d'oro su cui splendeva un diamante
magnifico. I suoi capelli d'oro scuro, fra i
quali non c'era nessun gioiello, erano pettinati
a riccioli vaporosi, e il loro colore caldo
risaltava ancor di pi vicino ai capelli neri
di donna Vittoria. Ella non ascoltava don
Leo: pensava, col cuore angosciato:
Che cosa ha fatto di quei garofani? Dove
sono, ora? Certamente, li ha gettati via...
calpestati... come quella rosa... quella orribile
rosa...
Con una specie di gioia selvaggia ella guardava
il piede elegantemente calzato, che calpestava
i ptali rossi.
Alz gli occhi e vide che Gualtiero la guardava;
arross e volt la testa per prendere
sulla sedia accanto il ventaglio, che, fino a
quel momento, non aveva mai adoprato.
- Vi d noia il caldo del nostro paese,
mia cara Orietta? - le domand la contessa
Farmente.
- No, non lo soffro molto: anch'io sono
meridionale...
- Ma il ventaglio sta molto bene tra le
mani delle signore... e a volte fa loro assai
comodo... - disse la voce ironica di lord
Shesbury.
- Ah, state per dire qualche cattiveria
sulle donne! - esclam allegramente donna
Vittoria. - No, vi prego, caro Gualtiero, non
sciupate questa bella serata! Siate buono con
noi povere donne, almeno una volta!
- Povere donne! Mi fate ridere! Esse, sappiatelo
bene, sono da compiangere soltanto
per colpa loro.
- Ah, questa  grossa!... Ardireste sostenere
che nessuna donna soffre ingiustamente
per colpa di un uomo? -
Lord Shesbury alz le spalle e scosse la
cenere della sigaretta.
- S, non bisogna esagerare! Io intendo
dire che nel mondo ci sono molte donne che
rovinano la loro esistenza per propria colpa.
Basterebbe, qualche volta, che dicessero una
parola, perch il loro tormento finisse.
- Una parola!...  poco! - disse ridendo
donna Vittoria.
Orietta chiuse gli occhi, perch si sentiva
svenire dalla commozione. Una parola! Quale
parola?... Ah, lo indovinava! Voleva che
gli domandasse perdono!
Ella doveva domandare perdono a lui?...
A lui che le faceva soffrire tutte le umiliazioni,
tutte le angosce? Mai... mai! Anche
se avesse dovuto soffrire di pi, non avrebbe
ceduto all'orgoglio di quell'uomo che le aveva
fatto vedere come poteva trattare una moglie
fedele, innamorata e delicata.
-  tardi, e domattina partiamo, - disse
lord Shesbury. - Orietta, credo che sia ora
di augurare la buona notte ai nostri ospiti. -
Orietta si alz, disse qualche parola, strinse
macchinalmente la mano a don Leo e a
donna Vittoria; poi sal la scala accanto a
Gualtiero, e giunta sul grande pianerottolo
del primo piano, si ferm e gli porse la mano.
- Buona notte, Gualtiero. Ho un mal di
testa terribile e desideravo di andarmene a
letto.
- Perch non lo avete fatto? I miei cugini
non sono persone cerimoniose. -
Ella teneva gli occhi bassi, per non incontrare
i suoi che li cercavano... lo sentiva!
- Buona notte, Orietta. -
Si chin e le baci le dita ardenti, quasi
febbricitanti, con un bacio pi lungo del solito,
il cui calore fece correre un lungo fremito
nelle vene di Orietta.
Ella ritrasse quasi bruscamente la mano,
e si diresse verso il suo appartamento. Quando
fu sola, cadde sopra una poltrona, con un
singhiozzo soffocato, pensando:
Ah, questa... questa  la prova pi dolorosa
di tutte!


Capitolo 19.

Lord e lady Shesbury, prima di tornare
in Inghilterra, si fermarono dodici giorni 
Deauville dove erano i Sanzof e altri membri
dell'aristocrazia inglese e francese conosciuti
da Gualtiero. Anche l furono festeggiati
e ammirati, e Orietta ebbe nuovi trionfi
in cui tentava stordirsi e dimenticare.
In questo periodo, vide pochissimo Gualtiero,
che la lasciava in custodia delle signore
Sanzof per andare a giocare al golf, al polo,
o per fare lunghe gite a bordo del suo yacht,
e, la sera, faceva in modo di non andare dove
era sua moglie.
- Povera figliuola! C'era da aspettarselo!
- diceva la contessa Sanzof. - Ma non cos
presto! Una donna come quella! Lord Shesbury
 pazzo e delinquente. -
Tutti erano di questo parere, perch, naturalmente,
il disaccordo tra i due giovani
sposi non poteva passare inosservato. Si notava,
con lode, il contegno dignitoso di Orietta,
e la sua calma orgogliosa, che tenevano
a rispettosa distanza gli ammiratori pronti
a consolare la giovane trascurata dal marito.
Per altro, due giorni prima che gli Shesbury
partissero, il barone Parmier, giovane
finanziere parigino, os scrivere ad Orietta
un biglietto per manifestarle tutto l'ardore
dei suoi sentimenti. Questa missiva non giunse
nelle mani di Orietta, ma il giorno dopo,
lord Shesbury and da Parmier e gli disse,
senza preamboli:
- Conoscete la boxe, signore?
- Ma... no, mylord! - balbett il giovanotto
stupito e spaventato.
- Allora difendetevi come potete, perch
ho promesso a me stesso di cambiarvi i connotati
per qualche giorno. -
Un quarto d'ora dopo, lord Shesbury ricomparve
al Casino, senza che fossero fuori
di posto n una piega del suo abito, n un
capello sulla sua testa. Il giorno dopo, Parmier
lasci alla chetichella Deauville, nascondendo
il viso tumefatto, gli occhi orribilmente
gonfi, la bocca rovinata e con qualche dente
di meno... (I bei denti di cui era tanto orgoglioso!)
Gualtiero s'imbarc sul suo yacht con la
moglie e i Sanzof, che egli voleva con s durante
la stagione delle cacce, che stava per
cominciare.
Durante l'assenza del figliastro, lady Pamela
aveva fatto gli onori di Falsdone-Hall,
ma ora che erano tornati i giovani castellani,
arrivavano molti altri ospiti, desiderosi di
prender parte alle superbe cacce del marchese
di Shesbury, celebri in tutto il Regno
Unito. Orietta esord quindi, come padrona
di casa, in circostanze che sarebbero state
molto difficili per la sua inesperienza, se tutto
nel castello non fosse stato perfettamente
organizzato. Quanto alle distrazioni da offrire
agl'invitati, ella volle che lady Pamela
l'aiutasse coi suoi consigli e conservasse la
direzione dei divertimenti da organizzare,
cosa alla quale lady Pamela acconsent gentilmente.
Lady Pamela, dopo il tradimento
di Goffredo Barford, odiava pi che mai
Orietta, ma stimava necessario nascondere i
propri sentimenti, ora che quella piccola
Farnella era diventata la moglie del potentissimo
figliastro. Per altro, s'accorse ben
presto che non andavano d'accordo e ne prov
una gran gioia: avrebbe potuto sfogare il
suo malanimo, perseguitare con le sue cattiverie
subdole la giovane odiata, che aveva
preso il suo posto e che, con la bellezza radiosa,
lasciava nell'ombra la donna, ormai
quarantenne, ma sempre avida di omaggi.
Dodici giorni dopo il ritorno di lord Shesbury
e di Orietta, giunse a Falsdone-Hall la
contessa Farmente.
Rosa, non appena la vide, disse ad Orietta:
- com' antipatica, quella donna!
- Ah! - fece semplicemente Orietta, e
strinse le labbra per non dire le parole amare
che vi si affollavano.
Rosa la guard pensosa e un po' inquieta:
aveva visto che l'aspetto della sposina non
era florido, e glielo aveva detto appena ella
era arrivata. Ed ancora notava che il viso
grazioso pareva alterato; gli occhi erano leggermente
cerchiati e, a volte, avevano una
malinconica espressione, e spesso erano cupi,
dolorosi, come se avessero rispecchiato pensieri
angosciosi.
Ma soltanto lo sguardo affettuoso di Rosa
vedeva questo, perch Orietta prendeva parte,
gaia e animata, ai divertimenti di Falsdone-Hall,
e bisognava essere osservatori
attenti per capire che ella tentava di stordirsi.
Nessuno, fra gli uomini che la circondavano
di omaggi, avrebbe tuttavia ardito farle
la corte, perch l'inconveniente capitato al
barone Parmier, nonostante le precauzioni
da lui prese, era stato risaputo, e il timore
di esser puniti da lord Shesbury, imbattibile
su qualsiasi terreno, rendeva prudenti i pi
arditi.
Gli ospiti non si rendevano conto di quale
potesse essere il motivo di disaccordo tra i
due sposi, ma se ne interessavano, e l'arrivo
della contessa Farmente e le attenzioni di
cui la circondava lord Shesbury, diedero nuovo
pascolo alle curiosit, ai pettegolezzi di
coloro che si occupano sempre dei fatti degli
altri. Si osserv con malignit il contegno
di Orietta verso donna Vittoria: si not la
sua freddezza altera, la sua indifferenza cortese
verso la bella romana, e si dov riconoscere
che, pur essendo cos giovane, Orietta
dava prova di molto tatto e di una dignit
che non si poteva fare a meno di ammirare,
biasimando segretamente il marito.
Pareva che lord Shesbury non si desse pensiero
dell'opinione e dei commenti degli ospiti:
era d'umore capriccioso, spesso caustico
e mordace, e non risparmiava neppure donna
Vittoria. Questa, che pur non aveva un carattere
facile, si mostrava sempre di buon
umore, sorridente, e lo guardava, con quel
suo sguardo felino, con adorazione infinita.
Possedeva a fondo l'arte della lusinga e ne
usava con Gualtiero con tale abilit da fare
avvampare l'anima di Orietta di collera e di
disprezzo.
Capisco che egli non possa sopportare la
mia sincerit, ella pensava. Queste donne
lo hanno abituato all'adulazione, all'adorazione
di se stesso.
Con lei Gualtiero era sempre cortese; ma
dopo l'ultima serata di Tivoli, la sua fisonomia
s'era fatta pi aspra, e, quand'egli parlava
con Orietta, il suo sguardo prendeva
un'espressione d'ironia provocante e la sua
voce diventava secca e imperiosa, eccitando
nella giovane sposa una sorda irritazione.
Quasi ogni mattina lord Shesbury invitava
alcuni ospiti a fare una cavalcata, e fra questi
non mancava mai donna Vittoria, bench
ella fosse un'amazzone poco brava. Dapprima
anche Orietta prese parte a quelle passeggiate;
ella montava con una grazia, un'abilit,
un' intrepidit, che erano l'ammirazione
di tutti, fuori che del marito, il quale pareva
non la guardasse mai, per cavalcare sempre
accanto alla contessa Farmente. Ma ben presto,
nonostante la passione per andare a cavallo,
Orietta rinunzi a quelle cavalcate, adducendo
il pretesto che la stancavano. Non
fu, d'altra parte, costretta a dare nessuna
spiegazione a lord Shesbury, che parve non
essersi neppure accorto della sua assenza.
In realt ella era stanca, ma la sua stanchezza
era provocata da cause morali, ed ora,
per quanto grande fosse la sua energia, Orietta
si sentiva proprio sfinita.
Clandestinamente, lady Pamela sfruttava
la situazione: fra tutte le donne che erano
invidiose di Orietta, cominci a spargere la
voce che certo lord Shesbury non l'aveva giudicata
senza colpa, nell'avventura con Goffredo
Barford. La sua complice pi compiacente
nelle calunnie era donna Vittoria, perch
le due donne si erano legate in amicizia:
una pensava cos per rendersi amico il figliastro
e tormentare Orietta; l'altra, indovinando
con scaltrezza l'odio di lady Pamela
contro la giovane lady Shesbury, diceva a
se stessa che quella donna le sarebbe stata
d'aiuto per nuocere ad Orietta, ch'ella odiava
per la sua bellezza, per la sua grazia, per
le sue qualit e perch lord Shesbury l'aveva
scelta per moglie.
Che ami chi vuole, ma non lei, non lei!
pensava con rancore. Ah, se potessi dividerli
per sempre!
Perci si era fatta complice di lady Pamela,
e tutt'e due tramavano nell'ombra per rovinare
la reputazione di Orietta.
... Un pomeriggio, dopo colazione, lord
Shesbury disse alla contessa Farmente:
- V'invito a venire fra poco con me, con
lady Grazia e con lord Rodswin ad Aberly,
dove debbo presiedere la cerimonia d'inaugurazione
di un ospedale. Prenderemo il t
laggi. -
Lady Grazia Robsay, una graziosa bionda,
vivacissima e civetta per la quale Gualtiero
mostrava molto interesse, applaud:
- Che idea felice, lord Shesbury!
- Felicissima! - disse la contessa Farmente.
Erano nella piccola biblioteca, e donna Vittoria,
seduta vicino ad una finestra, sfogliava
una rivista francese; Orietta cercava un libro
per Rosa, e questa scherzava col levriero
della cognata; lady Grazia, quasi distesa nella
sua poltrona, aveva in mano la sigaretta
che lord Shesbury le aveva acceso.
Gualtiero si volt verso la moglie:
- Orietta, immagino che quell'inaugurazione
non v' interessi?
- No, difatti non m'interessa, - ella rispose
senza voltare la testa.
- Forse sar divertente... Qualche volta
ci sono alcuni tipi di provincia molto curiosi,
- disse lady Grazia. - Farete un discorso,
lord Shesbury?
- Qualche parola soltanto.
- Serba la sua eloquenza per la Camera
dei Lords, dove occuper il suo seggio l'inverno
prossimo! - disse sorridendo donna
Vittoria.
-  vero! Sar un godimento ascoltarvi!
Verr a tutte le sedute, nella speranza che
prendiate la parola!
- Ed io sono capace di venire apposta da
Roma! - soggiunse la contessa sorridendo
e guardando lord Shesbury con gli occhi carezzevoli,
socchiusi sotto le ciglia scure.
- Allora sarebbe meglio che veniste a stabilirvi
a Londra, - disse Gualtiero con tono
sarcastico.
- Eh, chi lo sa! Pu darsi che lo faccia!
- E le nebbie londinesi di cui avete tanta
paura?
- Oh, le nebbie! Forse le troverei pi radiose
del nostro sole del Sud!
- Pu essere. I cervelli femminili hanno
tanta immaginazione! -
Un piccolo rumore sordo interruppe lord
Shesbury: Orietta aveva lasciato cadere sul
tappeto il libro che aveva in mano.
Gualtiero lo raccolse, porgendoglielo: la
mano di Orietta tremava, ma il suo viso era
calmo, teso per lo sforzo interno.
- Non trovo il libro che volete, Rosa, -
disse tranquillamente.
- Che cos'? - chiese lord Shesbury.
- Le fiabe di Perrault. Le avr forse qualcuno
degli ospiti.
- S, ho inteso Natascia Sanzof dire che
le avrebbe rilette volentieri... Io ne posseggo
un'edizione dell'epoca, e ve la far portare,
Rosetta. Ma tenetela di conto, - disse Gualtiero,
dandole un buffetto sulla guancia; poi
soggiunse: - E non sognate di perdere la
pantofolina, come Cenerentola.
- O l'anello, come Pelle d'Asino, - continu
lady Vittoria, voltandosi un poco per
guardare il gruppo di Gualtiero, di Orietta
e di Rosa.
Un sorrisetto ironico le stendeva le labbra,
e Orietta lo not.
- ...  pi facile! E un anello si pu perdere
dappertutto. Pelle d'Asino lo lasci nella
pasta per attirare l'attenzione del principe,
e ce lo lasci a bella posta... -
Tra le palpebre semichiuse, uno sguardo di
felina malvagit filtr verso la mano sinistra
di Orietta, dove scintillava il diamante di un
anello che Gualtiero le aveva mandato qualche
giorno dopo il ritorno da Rockden-Manor,
e che ella aveva infilato nel posto dell'anello
di fidanzamento, restato a casa del
signor Barford.
Il sangue afflu al viso di Orietta. Che cosa
intendeva dire, quella donna?... Ardiva forse
insinuare che l'anello perduto (questa era la
versione ufficiale) era stato regalato? Regalato
da lei, Orietta?
- ... Questo mi rammenta un dramma avvenuto
nella mia famiglia. Il mio prozio don
Iacopo Alterri aveva regalato alla fidanzata
un anello di famiglia di gran valore. Ella
pens bene di venderlo per fuggire con un
altro che amava e che spos. Ma don Iacopo
scopr il loro rifugio e, con giustizia sommaria,
li fece passare tutt'e due da vita a
morte.
- Il vostro prozio era un assassino, donna
Vittoria, e quella fanciulla una ladra!... -
disse Orietta con ironia fredda.
- Fortunatamente il prozio e la sua fidanzata
sono esistiti soltanto nell'immaginazione
inesauribile di donna Vittoria, - soggiunse
lord Shesbury con sarcasmo.
La contessa rialz il capo in atto di protesta.
- Gualtiero, intendete dire ch'io sono una
bugiarda?
- E qual'  la donna che non prende qualche
confidenza con la verit? Ma ce n' qualcuna
che non mentisce mai. Rosa, per esempio...
ed Orietta! -
Donna Vittoria sbatt le palpebre; la sua
mano sgualc nervosamente la rivista che
aveva sulle ginocchia, poi ella disse con un
riso forzato:
- Vi ringrazio del complimento che mi
fate.
- Certamente vi faccio i miei complimenti
per la vostra immaginazione; ma bisogna non
lasciarsi prendere la mano, perch si pu correre
incontro a qualche rischio... serio. Posso
chiedere a voi e a lady Grazia di essere
pronte fra un'ora precisa?
- Certo, saremo pronte! - disse lady Grazia
premurosamente.


Capitolo 20.

Lo stesso giorno, sul finire del pomeriggio,
lord Shesbury and nella biblioteca per prender
visione della corrispondenza che il segretario
gli aveva portata, e fra le molte lettere,
ne trov una la cui lettura suscit in lui una
collera violenta. Son il campanello e ordin
che fosse chiamato Nortley; poi cominci a
passeggiare in su e in gi, con le sopracciglia
aggrottate, le labbra strette, mentre
sgualciva nervosamente la lettera fra le dita.
Quando Nortley entr, gli si pose davanti
e disse con voce brusca:
- Leggete!
- Una lettera anonima! - disse il giovane
con disprezzo, dopo aver letto le poche
righe. -  spregevole! Non resta che bruciarla,
mylord!
- E scoprirne l'autore, - disse lord Shesbury,
a denti stretti. - Punir chi ha osato
attaccare l'onore di mia moglie. Che si tratti
di una manovra di Barford?... Che ne dite,
Nortley?
- Credo, mylord, che il signor Barford
non si arrischi a sfidarvi cos.
- Chi, allora?
- Ah, ecco il difficile! Debbo per dirvi,
mylord, che voci odiose stanno circolando in
questo momento contro lady Orietta. Ieri,
lady Grazia, mi ha fatto una domanda insidiosa
su ci ch'ella chiama: la strana avventura
di lady Shesbury, e poco dopo fui
interrogato anche da sir Arturo Fenwall.
- Vi hanno fatto delle domande? Allora
la sorgente di queste voci  qui... Ma bisogna
scoprirla, Nortley, e subito!... -
Lord Shesbury batt il pugno sulla tavola
e ripet con violenza:
- Subito, Nortley! Nulla pu farmi dubitare
dell' innocenza e della sincerit di mia
moglie, ma non voglio che gli altri possano
sfiorarla con un sospetto. Bisogna trovare
l'origine di queste voci e colpire alla radice.
Sorvegliate, fate un' inchiesta; voi mi avete
aiutato a smascherare Barford; e sono certo
che condurrete queste nuove ricerche con lo
stesso zelo e la stessa abilit.
- E con la stessa devozione, mylord, -
aggiunse Nortley. - Spero di potervi dare
presto qualche notizia precisa.
- Al pi presto possibile, perch voglio
schiacciare queste vipere, senza riguardi per
nessuno. -
S, credo che le schiaccer sul serio, se
le scopre! pens Nortley uscendo.
Quando fu solo, lord Shesbury sed davanti
ad una tavola e, con la fronte tra le mani,
rest in quella posizione a lungo, finch la
soneria dell'orologio lo fece sobbalzare.
- Ah, ho perso la cognizione del tempo!
- mormor; e, salito nel suo appartamento,
si vest per il pranzo, sempre con la fronte
aggrottata, distratto, inquieto.
Ma quando entr nei saloni, dove cominciavano
ad arrivare gli ospiti, il suo aspetto
era calmo, come sempre. Lady Grazia gli
and incontro, vivacemente, guardandolo in
modo provocante; la mattina, durante la
caccia, per stare con lei, che era un'amazzone
perfetta, aveva trascurato donna Vittoria,
ed ora lady Grazia voleva approfittare
del suo vantaggio, soppiantando la bella romana.
Parve che lord Shesbury si prestasse
al suo desiderio, poich le sedette vicino ed
ascolt gli aneddoti bizzarri ch'ella raccontava,
chinata verso di lui, guardandolo negli
occhi. Cos li vide Orietta quando entr
nel salone.
La mattina si era scusata di non poter scendere
a colazione, perch era affranta moralmente
e fisicamente. Rosa e le contessine Sanzof
erano andate a trovarla, e lord Shesbury
aveva mandato Ram-Sal a chiedere notizie.
Orietta aveva risposto che sperava di poter
scendere a pranzo, ed aveva fatto uno sforzo
per comparirvi. Ed ora entrava nel salone,
vestita di broccato azzurro e argento, e aveva
al collo e fra i capelli le opali maravigliose
che avevano adornato la Regina della
Notte. Nel viso, un po' pallido e dimagrito,
gli occhi profondi e languidi conservavano
un riflesso dei pensieri dolorosi e delle lotte
che le straziavano l'anima. Forse non era stata
mai cos commoventemente bella, e questa
fu l'opinione di quasi tutti i presenti.
Con un sorriso lieve e incantevole, ringrazi gli ospiti che le domandavano, con premura,
notizie della sua salute.
S, bisognava sorridere, bisognava essere
spensierata e gaia davanti a quegli sguardi
estranei, davanti al suo sguardo, quando per
caso, con indifferenza, l'avesse sfiorata.
Evidentemente, per lui erano pi interessanti
la contessa Farmente e la bionda, spiritosa
e audace lady Grazia!
Ed ella avrebbe dovuto andare a dirgli...
No, no, ora non voleva pensarci... Pi
tardi, s... ma non ora, davanti a quelle
donne che suscitavano in lei una tempesta
di ribellione.
E Orietta continu a parlare, a sorridere,
mentre i brividi l'assalivano, e il cuore le
batteva tanto forte da soffocarla.
Quattro giorni dopo, Ram-Sal fece entrare
Adalberto Nortley nella sala dei Cigni, dove
lord Shesbury stava esaminando alcuni manoscritti
antichi, trovati negli archivi del castello.
- Avete qualcosa di nuovo da farmi sapere?
- gli domand subito Gualtiero.
- So tutto, mylord. Lady Pamela e la contessa
Farmente sono quelle che hanno sparso
le voci e insinuato la calunnia.
- Ah! - disse semplicemente lord Shesbury, ma un lampo
terribile gli pass negli occhi.
- La lettera  stata scritta dalla cameriera
francese di lady Pamela, naturalmente
sotto dettatura della padrona, e qualcuno
(ignoro chi) s' incaricato d'impostarla a
Londra. Ecco quello che ho saputo, ma mi
pare che basti.
- Basta. Grazie, caro Nortley; c' quanto
occorre per agire. Voi limitatevi a ribattere
energicamente le insinuazioni malevole che
potreste udire.
- Lo far certo, mylord. Oltre la devozione
che ho per voi, sono indignato del torto
che si fa a lady Shesbury, e non so come si
ardisca attaccarla, dal momento che l'avete
creduta degna di darle il vostro nome.
- Forse s' immaginano che da allora abbia
cambiato parere, - disse lord Shesbury
con voce aspra - e il mio modo d'agire pu
aver lasciato pensare cos. Ma vi autorizzo,
Nortley, a smentire ci nella maniera pi
categorica. Il... dissapore che c' tra mia
moglie e me non ha nulla a che fare con queste
calunnie spregevoli. -
E con queste parole lord Shesbury conged
Adalberto Nortley. Questi, recatosi poco dopo
sul campo del tennis, vi trov la signora
Pelham, un'ottima signora cinquantenne, ma
un po'curiosa, la quale, dopo alcune circonlocuzioni,
gli domand:
-  vero, come ho sentito dire, che lord
Shesbury  in collera con sua moglie e che
vuole separarsi da lei, perch ha saputo che,
nella sua fuga col signor Barford, ella si 
resa colpevole di torti gravi?
- Chi vi ha detto questo ha mentito, signora
Pelham, - rispose Nortley indignato.
- Lord Shesbury non ha mai avuto un'idea
simile, ed ha sempre conservato, come mi ha
detto personalmente, la pi perfetta stima
per lady Orietta.
- Eppure la trascura... Una donna cos
bella, incantevole pi di tutte le altre... No,
se non ci sono dissapori gravi, non si trascura
una donna come quella, dopo alcune
settimane di matrimonio, per una contessa
Farmente o una lady Grazia, pur essendo incostante
come si dice che sia lord Shesbury.
- c' difatti tra loro un dissapore, ed io
ignoro quale sia, ma so con certezza che non
 da attribuirsi a nessun demerito di lady
Orietta. E vi consiglio, signora Pelham, a
non propagare queste voci.
- Oh, io non ripeter certo una sola di
queste menzogne, di queste cattiverie!... -
esclam, impaurita, la signora Pelham.
Benissimo! disse fra s Nortley. Bisogna
impaurirli! Infatti, penso che la matrigna
e la bella Farmente passeranno un brutto
quarto d'ora, se debbo giudicar dall'espressione
della fisonomia di Gualtiero quando ho
pronunziato i loro nomi!... E se lo saranno
meritato, quelle odiose calunniatrici!...


Capitolo 21.

La mattina dopo, quando lord Shesbury e
la contessa Farmente lasciarono il castello,
piovigginava. La sera prima, al momento di
salutarla, egli le aveva detto:
- Volete che domani facciamo una passeggiata
a cavallo? -
Ella aveva accettato subito, tanto pi volentieri
in quanto che, durante tutto il giorno,
pareva che Gualtiero si fosse dimenticato
di lei. Per dire il vero, quella mattina egli
non era molto pi gentile della sera innanzi;
aveva un contegno altero e freddo, e rispondeva
ai discorsi di lady Vittoria col minimo
di cortesia imposto dall'educazione. Ma ella
sapeva che Gualtiero era, con le donne, di
umore capriccioso e superbo, e non s'inquietava
del contegno di lui, per quanto le fosse
penoso; d'altra parte, quando ella andava a
cavallo, la paura le faceva dimenticare tutto;
poich aveva veramente una gran paura, soprattutto
quando cavalcava accanto al magnifico
sauro, dai riflessi d'oro, che godeva le
preferenze di lord Shesbury. La bestia, focosa,
difficile, che soltanto Gualtiero sapeva
domare, impauriva il cavallo di lady Vittoria
e, peggio ancora, l'inesperta amazzone.
Ma per nulla al mondo ella avrebbe voluto
rinunziare a quelle passeggiate, e sopportava
eroicamente quel supplizio ogni volta che a
lord Shesbury piaceva d'imporglielo. Oggi il
sauro era pi focoso del solito, e Vittoria,
pur ammirando la facilit con cui Gualtiero
lo tratteneva, si sentiva a disagio. E fu ancora
peggio quando, ad un tratto, lord Shesbury
spinse il suo cavallo al galoppo, dicendo:
- Stiamo camminando proprio come tartarughe! -
Il cavallo della contessa segu il sauro, con
grande spavento della signora; giunsero nella
foresta e s'inoltrarono lungo un viale: Gualtiero
era sempre silenzioso, e lady Vittoria
not che un cattivo sorriso gl' increspava le
labbra.
Ella pens con angoscia:
Che cos'ha? Ce l'ha forse con me?
Non pioveva pi, ma il terreno era fangoso,
e gli zoccoli dei cavalli affondavano.
La contessa disse, esitando:
- Non vi pare che andiamo troppo in
fretta?
- In fretta? Ma come? Non abbastanza in
fretta, volete dire! Maometto vi far vedere
che cosa vuol dire andare in fretta! -
E la corsa pazza cominci. La contessa,
pallida di terrore, si aggrappava alle redini,
non sapendo come fare a trattenere la sua
cavalcatura che correva dietro a Maometto,
per cui, giunta in fondo a un sentiero, si
trov sulla sponda del torrente che traversava
la foresta.
Il cavallo, trascinato dallo slancio, sarebbe
certo caduto nell'acqua se lord Shesbury non
lo avesse afferrato al morso, trattenendolo
con un pugno di ferro. Era uno di quei tours
de force ch'egli sapeva compiere con la facilit
con cui altri avrebbe compiuto un atto
insignificante. Maometto s'impenn, ma alcune
pressioni energiche delle ginocchia lo
calmarono subito. Vittoria, spettinata, livida,
mezza morta dalla paura, balbettava con
la voce spenta:
- Mi avete salvata, caro... caro!
- Io, vi ho salvata? Me ne dispiacerebbe
molto! No, ho voluto risparmiare al cavallo
una caduta in cui avrebbe potuto spezzarsi
una gamba. Ma che m'importa di voi, Vittoria
Farmente? -
Essa lo guard sconvolta, stupita, e incontr
uno sguardo pieno di collera sorda, di
disprezzo profondo.
- ... Oh, avete avuto paura? Ma non avete
tremato, quando, vigliaccamente, avete seminato
la calunnia contro l'onore di una donna...
di ma moglie!
- Che cosa?... Che... che volete dire? -
balbett la contessa.
- Non tentate di negare. Sapete che con
me  inutile. Vi scaccio da casa mia, capite?
Oggi stesso partirete, e badate che non-senta
pi parlare di voi.
- Gualtiero... ma  un'infamia!... Gualtiero!... -
e tese una mano in atto di preghiera.
- Trattarmi cos!... Io che vi amo...
voi che mi avete amata... -
Un riso sarcastico sfugg dalle labbra di
Gualtiero.
- Ah, s, vi ho amata come meritavate,
contessa Farmente! E quanto al disprezzo
di cui siete degna, oggi cresce un poco, ecco
tutto! -
Vittoria, con le mani contratte sulle redini,
lo guardava spaventata, ma, con voce
tremante, tent ancora di protestare:
-  atroce... ...
- Basta! - interruppe duramente Gualtiero.
- Avete tentato di macchiare, per bassa
invidia, la reputazione di una donna innocente,
di una donna a cui non siete degna
di baciare dove mette i piedi. Vi punisco come
meritate, e ritenetevi soddisfatta di cavarvela
cos, perch, se foste stata un uomo, avreste
fatto conoscenza con questo! - e con un gesto
violento alz il frustino. - Ditelo ai vostri
complici: per gli uomini il frustino, per
le donne l'espulsione da casa mia. Cos saranno
trattati tutti coloro che oseranno offendere
lady Orietta Shesbury... E ora torniamo. -
Fortunatamente per donna Vittoria, il suo
cavallo la ricondusse salva al castello, seguendo
passo passo Maometto, perch ella
non avrebbe certo saputo guidarlo. La rabbia,
la disperazione, l'umiliazione, l'avevano
completamente abbattuta ed ella segu lord
Shesbury come una bestia domata.
Prima di arrivare al cancello, i due cavalieri
incontrarono un carrozzino, tirato da
una pariglia di poney, in cui erano Orietta
e Rosa. L'elegante attacco era un dono di
Gualtiero alla sorella. Orietta guidava e rispose
con un cenno della testa al saluto del
marito, mentre Rosa sorrideva al fratello,
facendogli un cenno affettuoso con la mano.
- Che faccia ha donna Vittoria!... - osserv
la giovinetta. - Ha un'aria proprio
disfatta. E ci ha salutate appena. -
La sposina strinse le labbra nervosamente.
Da quattro giorni lottava col suo orgoglio
ribelle, col suo cuore torturato, e 1' incontro
con Gualtiero e la contessa Farmente sollevava
di nuovo in lei una tempesta di collera
e di dolore.
Lady Rosa, guardandola con la coda dell'occhio,
pensava:
Ma che cosa c' tra lei e Gualtiero? Vedo
ch'ella soffre, cara piccola Orietta, e la colpa
 di lui... Quella Vittoria ch'io odio, deve
aver qualcosa a che vedere nella faccenda!
Ritornata dalla passeggiata, Orietta and
a cambiarsi il vestito per la colazione, poi
diede un' occhiata alla corrispondenza, che
veniva messa nel salottino delle Ninfe, dove
ella stava di solito. Cominci ad aprire alcune
lettere, che quella mattina erano numerose,
ma la sua prima cameriera la interruppe,
portandole alcuni campioni mandati
da una casa di mode parigina. Cos giunse
l'ora di colazione: la contessa Farmente non
c'era, e lady Pamela era truccata pi del solito,
per nascondere le tracce d'una emozione
violenta... la paura, una paura terribile che
l'aveva afferrata allorch donna Vittoria era
andata da lei, sconvolta, quasi impazzita, e
le aveva detto:
- Egli mi scaccia! Sa che abbiamo parlato
male di sua moglie... State attenta, perch
non avr piet: diventa un demonio,
quando si vendica! -
Lady Pamela, tremante, non osava guardare
in faccia il figliastro; e, a coloro che
le domandavano della contessa Farmente, rispondeva
che questa era stata chiamata vicino
al padre ammalato.
Lord Shesbury disse con indifferenza:
- Gi,  vero, - e si volt verso uno degli
ospiti, parlando di un avvenimento diplomatico
recente.
Orietta, all'annunzio di quella partenza, si
era sentita sollevare: donna Vittoria l'aveva
fatta soffrire molto, in quelle ultime settimane
e, soltanto a vederla, ella si sentiva
irritata e addolorata.
Ma, ohim, quell'enigmatico Shesbury non
sarebbe cambiato per questo! In quegli ultimi
quattro giorni, era stato con lei indifferente,
glaciale, chiuso, pi del solito. Eppure bisognava
che... che andasse da lui per dirgli...
Domani, s, domattina dopo aver pregato
ferventemente per chiedere a Dio la forza e
il coraggio di domare la ribellione dell'anima
sua.
In quel pomeriggio, Orietta fece una passeggiata
in carrozza con alcuni ospiti, fino
alle rovine di una fortezza, lontane alcune
miglia da Falsdone-Hall. Lord Shesbury guidava
una delle carrozze, e accanto a lui c'era
lady Grazia, vestita di rosa, fresca, incantevole
pi del solito. Orietta ripens, con uno
strappo al cuore, al giorno in cui, andando
ad Aberly, ella era seduta accanto a lui, mentre
egli guidava i focosi cavalli: ripens alla
terrazza di quell'albergo, dove avevano preso
il t. Una fiamma ardente, una carezza ammaliante
erano, quel giorno, negli occhi di
Gualtiero, sempre fissi su lei. Ed egli le aveva
dimostrato un'attenzione discreta e continua
in modo da darle l'impressione deliziosa,
inebriante, che ella era tutto per lui.
Ohim, ohim! Certamente oggi guardava
cos lady Grazia... come ieri guardava donna
Vittoria. No, no. era meglio scacciare
tutti quei ricordi d'una felicit passata, che
non sarebbe tornata mai pi, qualunque fosse
la risposta di Gualtiero al tentativo ch'ella
stava per fare.
I gitanti tornarono tardi al castello, e
Orietta si vest subito per il pranzo, con
l'idea di finire lo spoglio della corrispondenza,
interrotto la mattina. Sedette davanti
alla scrivania e prese, a caso, una delle lettere.
La busta non aveva nessun timbro, e
non era stata aperta; non era quindi passata
tra le mani di Gualtiero.
Orietta l'apr e lesse:
Mylady,
Tutti conoscono, ormai, il vostro colpevole
intrigo col signor Barford.
Anche lord Shesbury lo sa, e sta per scacciarvi.
Se volete evitare questa umiliazione
terribile, partite, finch siete in tempo. Vi
do questo consiglio, perch ho compassione
della vostra giovent e della vostra inesperienza...
Le vendette di lord Shesbury sono
terribili.
uUna donna che ha sofferto
quello che voi soffrite.
Il foglietto cadde dalle mani di Orietta,
che divenne ad un tratto rossa in faccia come
il fuoco, poi pallidissima. La povera giovane,
che aveva sofferto tanto, fu per svenire.
Ma si raddrizz con un sussulto d'energia.
Chi aveva scritto quell'orribile menzogna senza
firmarla? Chi era quel vigliacco?
S, una menzogna... quella lettera era tutta
una menzogna, perch ella sapeva bene
che lord Shesbury...
Eppure quel contegno pi freddo... quello
sguardo che da qualche giorno evitava il
suo...
- Oh, Dio mio, Dio mio! Non ero punita
abbastanza? - disse Orietta, gemendo e stringendosi
il viso tra le mani.
Questa era una cosa spaventevole, soprattutto
se egli la credeva.
Ma, pochi giorni prima, non aveva riconosciuto
la sincerit di sua moglie, in presenza
di lady Grazia e di donna Vittoria, quando
questa aveva fatto una specie d'insinuazione
a proposito di un anello rubato?
S, ora lo capiva! Quella era stata un' insinuazione!
Come espiava la sua follia!
Orietta singhiozzava, con la testa appoggiata
sulle mani che ardevano. La luce blanda
delle lampade velate di rosa, illuminava
l'oro scuro dei capelli, il candore delle spalle
e delle braccia; i riflessi d'argento dell'abito
di seta. Il levriere, disteso poco lontano, si
alz e venne ad appoggiarle la testa sulle ginocchia.
Orietta lo allontan con dolcezza,
rialz la testa e si asciug le lacrime. Non
era il caso di piangere: bisognava avere il
coraggio di agire, ed ora, pi che mai, tra
loro due, era necessaria una spiegazione definitiva.
And a lavarsi gli occhi e poi si diresse
verso la biblioteca. Lord Shesbury, a volte,
vi andava per dare un'occhiata alla corrispondenza,
prima di ricevere gli ospiti; ma
quel giorno non c'era.
Orietta pens:
Posso aspettarlo... Ma se non viene?...
Non posso sopportare pi questa tortura!
E allora? Andare nel suo appartamento?
Era l'unica cosa da fare, bench le costasse
molto.
Travers la galleria dei Ritratti e, giunta
alla porta ad arco che la chiudeva in fondo,
si arrest un momento.
Le gambe le vacillavano e le pareva che il
cuore stesse per fermarsi dall'emozione.
L, dietro quella porta, era la sala dei Cigni
dov'ella sapeva che stava volentieri Gualtiero.
Buss, e la voce ben nota rispose:
- Avanti! -


Capitolo 22.

Lord Shesbury, semisdraiato in una poltrona,
leggeva la posta, fumando. Si volt
con un movimento d'impazienza e rest qualche
secondo immobile, guardando la giovane
sposa in piedi sulla soglia. Poi si alz, pos
la sigaretta e le and incontro dicendo con
fredda cortesia:
- Desiderate parlarmi, Orietta?
- S, io... bisogna che vi mostri una lettera
che ho ricevuto... Credevo di trovarvi
nella biblioteca... -
Le parole uscivano a stento dalle sue labbra
tremanti, eppure Orietta tentava, con
ogni forza, di vincere il tumulto dell'anima
per mantenere un contegno calmo, dignitoso
e altero senza eccessi; ma non poteva impedire
che il sangue le affluisse al viso, e che
le tremasse la voce.
- Sono sempre pronto a ricevervi, qui o
nella biblioteca, - disse Gualtiero con la
stessa gelida cortesia.
Le offr una sedia e torn a sedersi in poltrona.
Il lampadario veneziano, in cui, quella
sera, tutte le candele erano accese, illuminava
di luce vivida tutta la sala: le tappezzerie
di Bruxelles in cui i cigni navigavano
sugli stagni azzurri, i mobili preziosi incrostati
di tartaruga e d'avorio, e tutte le cose
maravigliose di quella stanza che un giorno
Orietta aveva ammirato accanto al suo fidanzato.
All'aroma del tabacco d' Oriente, si mescolava
il profumo inebriante dei fiori rari,
accomodati nei vasi e in piccole urne antiche
di marmo.
Senza dire una parola, Orietta porse la lettera
a Gualtiero, che la scorse con un'occhiata.
Le sue labbra si contrassero rapidamente,
e il suo viso frem per un istante...
Orietta, mentre si sforzava a non abbandonarsi
a un tremito convulso, non not in lui
altri indizi di commozione. Gualtiero strapp
la lettera con un movimento secco e la butt
lontano. Poi guard Orietta:
- Desiderate che vi ripeta che ho stima
di voi e che smentisco queste infamie? -
Che freddezza in quella voce!... Che freddezza
terribile!...
- S, lo desidero, - rispose Orietta, con
apparente fermezza.
- Lo faccio volentieri. Nulla  cambiato
nei sentimenti che ho per voi. -
Nulla! No, ohim, nulla, nulla!
- Vi ringrazio... Ma chi pu avere osato
di scrivere... quella lettera?
- Ci sono tanti miserabili al mondo! Ma
non datevi pensiero! Sapr difendere l'onore
della donna che porta il mio nome. -
Un silenzio... un silenzio opprimente, pesante.
Lord Shesbury, con la punta delle dita,
batteva dei colpetti leggeri sulla rilegatura
antica di un volumetto che era sopra la tavola.
Non guardava pi sua moglie, e non
vedeva quel viso fremente, un po' emaciato
dalla sofferenza, quelle labbra che tremavano,
quegli occhi azzurro-cupi, cos belli nel
loro splendore febbrile.
- Non sono venuta soltanto per questo,
Gualtiero. Padre Maxwell, al quale ho domandato
consiglio, mi ha detto che non possiamo
seguitare a vivere in questo modo; mi
ha dimostrato che anch'io ho avuto dei torti
verso di voi e che il dovere m'impone di ripararli. -
La sua voce bassa, incerta, si spezz.
- S, capisco benissimo!... Compiete soltanto
un dovere, senza abbandonare le vostre
prevenzioni, i vostri rancori? - chiese
Gualtiero, senza guardarla.
- Compio un dovere, - rispose Orietta
con voce fioca.
- Voi non rispondete alla seconda parte
della mia domanda...
- Risponder, se ci tenete, ma fareste meglio
a non insistere...
- Perch? -
I loro occhi s'incontrarono. A Orietta parve
di leggere nello sguardo scintillante di
Gualtiero un trionfo orgoglioso, una sfida...
e con un movimento impetuoso di dolore, di
fierezza, di ribellione, si alz, fremendo, con
gli occhi scintillanti.
- Perch? Voi dovete saperlo... voi che
vi siete vendicato crudelmente, voi, che mi
avete umiliata! Contentatevi di vedermi piegata
dal dovere, e non chiedetemi altro! -
In quell' istante, sulla soglia di una delle
porte aperte sul parterre, apparve la sagoma
d'un uomo... Orietta vide un braccio che si
tendeva... vide un luccichio d'acciaio: con
un salto, si pose davanti a Gualtiero con le
braccia aperte. Rison una detonazione, e nel
medesimo istante, dal giardino, un corpo agile
balz sull'aggressore, cacciandogli un pugnale
nella schiena. Si ud un grido sordo...
il corpo dell'uomo oscill, poi cadde in avanti
sulla soglia del salone.
Gualtiero reggeva Orietta tra le braccia.
- Vi ha ferita? Orietta mia, amore mio!
Siete ferita?
- Non... credo, - ella mormor.
E svenne tra quelle braccia che la sorreggevano.
- Ram-Sal, porta via quel corpo, ch lady
Shesbury non lo veda quando riprende i sensi! -
esclam Gualtiero.
Egli sed, stringendo al petto la sua sposa
e baciandole le palpebre chiuse, che cominciarono
a fremere sotto le sue labbra.
- Oh, mia amatissima, guardatemi! Sono
io... io che vi ho amata sempre... io, che vi
ho fatto soffrire... e che voi, per vendetta,
avete salvato a rischio della vostra vita... -
Orietta apr gli occhi e vide, chino su lei,
un viso ardente, uno sguardo pieno d'amore.
Disse con voce fremente di commozione:
- Ah, pensare che avrebbe potuto uccidervi!
- Allora, mi amate?
- Non dovrei... non dovrei. -
Richiuse gli occhi, scossa da lunghi brividi,
e mormor:
- Quell'uomo?... Non c' pi nessun pericolo?
- No, cara, no!... Ram-Sal! -
L'indiano, che era rimasto fuori, entr.
-  morto?
- S, mylord!
- Chi era?
- Il signor Barford, mylord.
- Lui... lui!... -
Orietta si sollev, con uno sguardo di spavento.
Le braccia che la circondavano la cinsero
ancor pi strettamente.
- Calmatevi, Orietta mia! Ora non potr
pi nuocere a nessuno. Ram-Sal, chiudi la
porta e vai a chiamare qualcuno per trasportare
quel corpo in uno dei padiglioni. Poi
andrai a dire a Nortley che mi aspetti nella
biblioteca... Orietta, siete sicura di non esser
ferita? Vi sentite nulla?
- Nulla, nulla!
-  stata la commozione prodotta dallo
spavento... Vedremo poi se sar il caso di
chiamare il dottore, ma ho la presunzione
d'esser pi bravo di lui... data la circostanza! -
Sorrideva, guardandola con amore infinito.
- ... Non basterebbe, per guarirvi, sapere
che siete amata, unicamente, ardentemente?
- Unicamente?... - ripet Orietta.
E le sue labbra tremavano, mentre nel suo
sguardo si leggeva l'angoscia, il dubbio.
- Unicamente, Orietta. Ve lo prover, perch
avete il diritto di dubitarne.
- Ho paura! - diss'ella sottovoce.
- Hai paura? Di chi? Di fantasmi... -
Gualtiero, ora, parlava in italiano, e la sua
voce calda aveva una dolcezza incantatrice.
- ... Di fantasmi, di ombre che sono state
cos poca cosa per me! Non resta pi nulla...
soltanto il rimorso, a volte... Quelle due donne
morirono per avermi amato troppo! -
Egli appoggi il viso sui capelli di Orietta,
il cui corpo fremette.
-  meglio che tu lo sappia, poich quel
miserabile Barford ti ha avvelenata col dubbio.
La rame Parvti, per vedermi pi spesso,
commise delle imprudenze, ed io, nel mio
egoismo d'uomo, ebbi il torto di non preoccuparmene.
Ella cadde vittima del fanatismo
dei suoi sudditi. L'altra... cio Apsra, era
un'anima violenta, appassionata, e aveva per
me delle servilit di schiava, ma sentivo in
lei la belva feroce pronta a slanciarsi. Aveva
un' intelligenza profonda, chiaroveggente, e
indovin che l'amore era fiorito nella mia
vita. Il giorno in cui venisti nel padiglione
in seguito all' incidente di Rosa, ti vide e cap
chi aveva preso il mio cuore. Ma indovinai i
suoi sentimenti soltanto la sera che sorpresi
i suoi sguardi fissi su te, mentre ballava. Erano
sguardi di odio e di minaccia. Poich la
conoscevo, temetti subito per te, e diedi ordine
a Ram-Sal di sorvegliarla, cosa che fortunatamente
egli fece. Dopo l'attentato, sicura
della mia collera, disperata e impaurita,
si cacci un pugnale nel cuore. Quando giunsi
al padiglione, per cacciarla via, la trovai
morta. Ecco la verit su quei due episodi
della mia vita. Orietta, mi credi?
- S... s! - e alz su lui gli occhi brillanti
di fede. - Mi pento d'aver dubitato...
d'aver dato ascolto, di... Oh, Gualtiero, vi
domando per... -
Un bacio le tronc la parola.
- No, amatissima!... Tutt'e due abbiamo
avuto torto, ma sono io che devo chieder perdono.
Il mio orgoglio ha voluto vendicarsi,
ed ho calpestato il tuo cuore... ed il mio!
Per due volte, Orietta, l'amore ha vinto, e,
se tu avessi voluto, sarei stato pronto ad
aprirti le braccia; ma tu mi hai sfidato, ti
sei fatta una corazza del tuo rancore.
- S, avevo perduto la testa! - diss'ella,
nascondendo il viso sulla spalla di Gualtiero.
- Ma l'ho pagata cara!
- Avresti potuto risparmiare molte sofferenze
a tutt'e due, mio povero amore! Soprattutto
questi ultimi giorni, quando mi vedevi
cos freddo con te, mentre io fingevo
un'allegria che non sentivo... Che sforzo dovevo
fare per mantenere quel contegno, quando
tutto il mio essere ti chiamava... correva
verso di te... Ma ora  finita: l'orgoglio non
deve esistere tra noi; se ci sar qualcosa su
cui non saremo perfettamente d'accordo, ci
spiegheremo con lealt, e avremo il nostro
amore. Vuoi?
- S, lo voglio! -
Con slancio, butt le braccia al collo di
Gualtiero.
- ... Il mio cuore vi appartiene... Un
giorno vi ho detto quanto fosse esigente...
- E che bisognava ti amassi, come ti amava
Nino, il tuo cane... - Sorrise, avvolgendola
con uno sguardo, la cui carezza ardente
l'ammaliava. - Che bisognava mostrassi i
denti a chiunque volesse nuocerti; che mordessi
crudelmente, in modo che ne serbassero
un ricordo eterno, coloro che tentassero di
farti del male; che dovevo amarti esclusivamente,
gelosamente fino al mio ultimo giorno.
 chiedere molto a un cuore umano, cara
Orietta; eppure mi sento capace di promettertelo,
e non mancher a questa promessa. -
Avvicin le labbra al viso della giovane
e soggiunse a voce bassa:
- Nessuno mi conosce a fondo: mi credono
un libertino, un orgoglioso, uno scettico,
incapace di affetti. S, sono stato cos,
ma posso esser diverso. Tu puoi farmi diverso,
cara Orietta, se mi ami come voglio,
come nessuno ha saputo amarmi... prima
di te! -


Capitolo 23.

Gli ospiti di Falsdone-Hall seppero il giorno
dopo con stupore, da Adalberto Nortley,
il tentato assassinio commesso da Barford
contro lord Shesbury; e seppero anche che
lady Shesbury si era gettata davanti al marito
per proteggerlo, a costo della vita. E il
pericolo era stato gravissimo per lei, perch
la pallottola l'aveva sfiorata, perforandole
una piega del vestito.
La Giustizia stava facendo un'inchiesta,
dopo di che il corpo del miserabile verrebbe
trasportato a Rockden-Manor e sotterrato nel
cimitero del villaggio, perch lord Shesbury
non voleva che la cappella dei Falsdone fosse
contaminata da quel cadavere.
Nortley aggiunse anche che lady Shesbury,
molto scossa dal doloroso incidente, sarebbe
rimasta, per qualche giorno, nel suo appartamento,
e che lord Shesbury si scusava coi
suoi ospiti, perch avrebbe fatto compagnia
alla moglie.
Se ne concluse che i due sposi si erano riconciliati,
e qualcuno insinu che forse l'incidente
aveva qualche retroscena ancor pi
drammatico. Lord Shesbury, fino dall'adolescenza,
aveva fama d'essere un violento...
Non poteva darsi che, in un accesso di collera
e di gelosia, avesse ucciso Barford e ferito
Orietta?
Ma queste fantasie furono ridotte al silenzio,
quando qualcuno rifer di aver veduto
lord Shesbury in carrozza con la moglie, in
un viale della foresta.
Orietta, del resto, aveva ricevuto Rosa e
Faustina, poi le signorine Sanzof, e tutte
trovarono che aveva un bellissimo aspetto,
calmo, felice, radioso.
Cos pensarono anche gli ospiti, quando
Orietta ricomparve fra loro. Gualtiero non
si era vantato, dicendo che, dato il caso, sarebbe
stato un dottore pi abile di tutti quelli
della Facolt di Medicina. Del resto, anche
egli era d'umore allegro e di un'affabilit
squisita. Ma inutilmente, lady Grazia mise
in opera le sue civetterie provocanti: Gualtiero,
fin dal primo istante, fece capire a tutti,
in modo chiaro e definitivo, che gli premeva
soltanto la moglie.
- L'infame Barford, almeno, e senza volerlo,
ha servito a riavvicinarli, - disse il
conte Sanzof a Nortley.
- S, grazie al Cielo, - rispose il giovane
commosso.
Ma qualcuno, a Falsdone-Hall, stava passando
le pene dell' Inferno: lady Pamela,
ogni giorno, si aspettava di essere mandata
a chiamare dal figliastro. Ella era certa che
egli sapeva benissimo qual'era la parte avuta
da lei nella campagna calunniosa svolta contro
Orietta. Bastava vedere il disprezzo freddo,
l'aria ironica con cui egli la guardava,
con un certo sorrisetto appena abbozzato...
Lady Pamela rabbrividiva di terrore, perch
le pareva che Gualtiero, con crudelt raffinata,
si divertisse della sua angoscia, come
una belva con la preda che non pu sfuggirle.
Inoltre, l'attentato di Barford e la morte
di lui l'avevano scossa profondamente. Nonostante
gli artifici della toilette, ella pareva
invecchiata ad un tratto e riusciva soltanto
con gran fatica a nascondere il tormento
che la straziava.
Finalmente, dieci giorni dopo l'aggressione
di Barford (dieci notti in cui ella non aveva
chiuso occhio) lord Shesbury le mand a dire
che doveva parlarle.
La ricevette nella sala dei Cigni, e senza
preamboli le disse:
- Naturalmente, voi sapete qual  il motivo
per il quale vi ho fatta chiamare! Mi
resta soltanto da comunicarvi le mie decisioni.
- Ma, Gualtiero... ma... no, io non capisco!
- Voi capite perfettamente. Voi tremate,
lady Pamela! Come ho detto pochi giorni
or sono ad un'altra, non avete tremato n
indietreggiato davanti alla vigliaccheria di
calunniare una donna innocente. In quel momento,
avete creduto che si potesse impunemente
offenderla, perch pareva che io la trascurassi.
Errore grave di cui subirete le conseguenze.
Una cosa al mondo non perdoner
a nessuno, a voi meno che a gli altri: oltraggiare
mia moglie.
- Ma io vi giuro... vi giuro!... -
Senza ascoltarla, lord Shesbury continu
inesorabilmente:
- Ho detto alla contessa Farmente che
tutti i colpevoli sarebbero stati puniti: gli
uomini con un castigo inflitto dalla mia
mano, le donne... cacciandole dalla mia casa.
Mantengo la parola. Domani lascerete Falsdone-Hall 
e vi tolgo le rendite che vi passavo.
- Gualtiero! Gualtiero! No, no! - Lady
Pamela, livida, tremante, tendeva le mani
verso il figliastro in atto supplichevole. -
Non  possibile! Non lo farete! Perdonatemi!
Perdonatemi! - Cadde in ginocchio,
torcendosi le mani. - Abbiate piet! Abbiate
piet!
- E voi, avete avuto piet di Orietta quando
era bambina, e dopo? Avete avuto piet,
quando tentavate di calunniarla agli occhi di
tutti?
- Non sapevo quello che facevo! Mi pento!...
In nome di Rosa, piet! Morr, se la
cacciate da qui!
- Io, scacciare mia sorella? Non ci penso
davvero! Ella star con me, e vi autorizzer
a vederla qualche volta ogni anno.
- Ah, non avete il diritto di separarmi
da mia figlia!
- Fate come volete; ma se Rosa viene con
voi, non penser pi al suo mantenimento.
- Ma sapete bene che io non posso... che
io stessa non ho di che vivere!...
- Ci non mi riguarda: vi ho detto quali
sono le mie condizioni: accettatele o rifiutatele,
come vi accomoda.
- No, non  possibile!... Non lo farete!...
Abbiate piet... in nome di Orietta!
- In nome di Orietta? Ah, vile... vile! -
Gualtiero guard con disprezzo sardonico la
donna inginocchiata. - Voi sapete che essa
 buona, generosa, che ha tutte le qualit che
voi non avete, e sperate ottenere, per la sua
intercessione, che io vi perdoni. No, e vi proibisco
di rivolgervi a lei! Ora andatevene.
Tutto ci che potreste dire sarebbe inutile. -
Lady Pamela si alz e, barcollando, raggiunse
la porta.
Gualtiero le diede un ultimo sguardo di
disprezzo e pens:
In fondo, era quasi degna di Barford!
Poi usc e, traversato il parterre, si diresse
verso la grande vasca di marmo.
Orietta, in piedi sull'orlo del bacino, guardava
le evoluzioni dei cigni. Un lungo mantello
di seta bianca, guarnito di volpe argentata,
la riparava dall'aria fresca di quel pomeriggio.
Sentendo un rumore di passi, volt
la testa e sorrise stendendo le mani verso
Gualtiero.
- Siete qui, caro? Avete finito con lady
Pamela?
- S, l'esecuzione ha avuto luogo.
- Non siete stato troppo... duro?
- Sono stato quello che dovevo essere, mia
cara.
- Che cosa dir Rosa?
- Rosa non ha una grande affezione per
la madre, che l'ha viziata e non ha saputo
farsi amare da lei. Spero che non soffrir
molto di questa separazione, soprattutto perch
avr voi che la consolerete. Forse il dolore
pi grande sar per lei sapere che il motivo
di questa punizione sta nelle calunnie
che ha sparso contro di voi; ma non posso
fare a meno di dirglielo, perch  molto perspicace
e non sarebbe facile dissimularglielo.
E poi credo che conosca bene sua madre, e
che questa sia la ragione del poco affetto che
le dimostra.
- Povera piccina! Ma, Gualtiero, forse la
punizione  troppo severa?... Porse potreste... -
Egli le chiuse la bocca con la mano.
- Tacete! Non voglio che intercediate per
lei... Tutto quello che vorrete, cara, ma questo
no!
- Gualtiero, non prendete il vostro tono
di comando! Sapete che vi'obbedisco sempre! -
Orietta rideva, chinando la testa sulla spalla
di lui, e guardandolo con tenerezza maliziosa.
- S, sempre... perch io cedo a tutti i
desiderii della mia adorata! -
Gualtiero abbracci la moglie, guardandola
appassionatamente.
- Siete il bel cigno degli Shesbury, l'emblema
superbo del nostro blasone. Siete la
mia Orietta, la mia vita, il mio amore. Credete,
ora, che sapr amarvi come volete essere
amata? -
Ella rispose con calore:
- Oh, s! Oh, s! -
E i begli occhi azzurri come l'acqua profonda
completarono la risposta con eloquenza
appassionata.


Capitolo 24.

- Coloro che amano gli avvenimenti drammatici
e straordinari, possono essere soddisfatti
quest'anno, a Falsdone-Hall, - disse
qualche giorno dopo il conte Sanzoff, mentre
veniva commentata, davanti a lui, la partenza
di lady Pamela.
Tutti ne erano rimasti stupiti, e coloro che,
per malanimo, per invidia, o semplicemente
per amore dello scandalo, avevano ascoltato
le insinuazioni di lady Pamela e della contessa
Farmente, ora avevano paura, perch
lord Shesbury aveva svelato il motivo per il
quale la matrigna era caduta in disgrazia.
Ma egli si era limitato a trattare con freddezza
coloro che avevano creduto, o finto di
credere, le due calunniatrici, cancellandoli
per l'avvenire dalle sue liste d'invito. Aveva
licenziato soltanto la signora Rockton della
quale, interrogando Faustina, aveva conosciuto
l'ipocrisia.
Rosa era andata a intercedere per la madre
(per dovere, pi che per affetto), ma
Gualtiero, pur ricevendola con bont, oppose,
dapprima, un rifiuto categorico; poi,
davanti alla sua insistenza, dichiar:
- Vi permetto, Rosetta, d'aiutare vostra
madre con la rendita che passo a voi, e che
aumenter perch, ormai, siete una signorina.
Perch vi voglio bene, chiuder gli occhi
su quest'argomento, ma non chiedetemi
altro. -
Rosa apprezz al suo giusto valore questa
concessione, perch sapeva che suo fratello
era incrollabile nelle sue decisioni. Pens,
giustamente, che Orietta doveva avere influito
su quest' indulgenza relativa.
... Mentre stava finendo la stagione delle
cacce, il curato di Faletti inform Orietta che
il padre stava per morire. Quand'ella arriv
laggi, insieme con Gualtiero, tutto era finito.
Don Alberto fu accompagnato alla sepoltura
dei Farnella dalla figlia e dal genero,
i quali, subito dopo, lasciarono Faletti per
andare in Francia, dove dovevano passare
due mesi nella propriet di Neuilly, di cui
Gualtiero aveva fatto una maraviglia di eleganza
raffinata. Il lutto di Orietta li dispensava
dagli obblighi di societ, ed essi vissero
ritirati, contenti di starsene soli, senza rimpianto
per i divertimenti che li avrebbero
distratti dalla loro felicit.
Poi si stabilirono a Londra per il resto
dell' inverno. Alla Camera Alta, dove aveva
il suo seggio di Pari, lord Shesbury fece delle
esposizioni chiare e concise sulla politica
coloniale, e furono molto ammirate la sua documentazione
precisa, la sua eloquenza convincente
e brillante. Era ricercato pi del
solito, adulato... Ma egli se ne curava poco,
gustando soltanto le gioie del suo focolare,
dove, fra qualche mese, ci sarebbe stato un
ospite nuovo.
- Credo che sar un ottimo padre, - diceva
Gualtiero sorridendo. - Ma educher
i miei figli con severit, perch non voglio
che siano, come me, abbandonati ai capricci
della loro indole; ed essi non potrebbero avere
la fortuna d'incontrare una Orietta che
li trasformi, perch di Oriette ce n' una
sola al mondo. -
In primavera fu celebrato il matrimonio
di Faustina e di sir Piero Melville, che si
era consolato a met, e in questo aveva avuto
fortuna, perch, diceva Gualtiero, se Orietta
avesse rifiutato lui, egli non si sarebbe consolato
mai!...
- Fortunatamente per voi, non sono stata
tanto crudele! - ribatt ridendo Orietta, a
questa riflessione del marito. - E poi avete
saputo conquistarmi cos bene!... S, conoscevate
il modo... che non conosce quell'ottimo
sir Piero. -
...
.
...
FINE.